strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Costi di opportunità

4 commenti

Bag-of-MoneyOK, parliamo di soldi.
E siete avvisati – potrebbe essere un post lungo – farò tutto il possibile perché sia anche interessante e divertente.
Cominciamo…

Quello del prezzo degli ebook è un tema che è stato dibattuto e sviscerato ampiamente da una quantità di persone informate dei fatti.
Anch’io devo averci fatto un post da qualche parte.

Diciamo che, sulla base delle esperienze dirette mie e di una quantità di altri internati qui nel Blocco C della Blogsfera, per il lettore standard italiano, il prezzo giusto di un ebook è 0.
Gratis piace a tutti.
99 centesimi, la fermata successiva nella scala dei prezzi, è considerato ampiamente accettabile – certo, bisogna vedere, perché ci sono persone che vendono a 99 centesimi dei racconti (i miei Orrori della Valle Belbo), e ci sono fior di Vere Case Editrici(R) che a 99 centesimi vendono romanzi da 400 pagine.
Ma in linea di massima, 99 centesimi è ok.
La fermata successiva, 1.99, comincia ad essere critica – insomma, sono quasi due euro. Per un romanzo quasi quasi, per qualcosa di più breve, probabilmente è considerato eccessivo. Chi legge saggistica può accettare che un saggio costi un po’ di più, e quindi 1.99 per un saggio è ok.
A 2.99 la maggioranza tira una riga – oltre, comincia la terra di nessuno, dove solo Stephen King e i suoi amici riescono a scucire qualcosa.

Ma capovolgiamo il discorso, volete?
Proviamo a parlare del costo degli ebook…

Guy Kawasaki in Sunnyvale, California at the P...È molto interessante notare come due autori di estrazione tanto diversa quanto Guy Kawasaki e Rachel Aaron indichino quasi esattamente la stessa cifra per ciò che riguarda i costi di autoproduzione di un ebook professionale. Che si tratti di saggistica o di narrativa, un ebook da 300 pagine costa non meno di 3000 dollari.
La cifra è giustificata dai costi di una copertina professionale, e di un editing (copy e content) altrettanto professionale.
Chiaramente, se il nostro ebook non è in grado di rientrare di una simile cifra, la nostra attività è in perdita.

Per gli amanti del dettaglio, un ebook da 99 centesimi, in Italia, dovrebbe vendere 11.600 copie per andare in pareggio1.

Io però appartengo ad un’altra scuola di pensiero – idolatro sia Guy Kawasaki che Rachel Aaron, ma io ho studiato con Holly Lisle al suo workshop Publishing While Broke… e quindi io abbasso il costo di un ebook a 5 euro.

Il che è molto comodo – per rientrare di 5 euro, un ebook a 99 centesimi su Amazon.it deve vendere solo 20 copie… pare più ragionevole.

Ma d’altra parte noi della scuola di Holly Lisle non è che viviamo a Disneyland… sappiamo molto bene che ciò che non si paga in danaro sonante si paga con una risorsa forse ancora più preziosa – il tempo.

Ad esempio, tempo che dovremo spendere noi a farci la copertina – ammesso di esserne in grado. O tempo che impiegheremo a fare da beta reader a chi ci ha cortesemente fatto da beta reader.

Ma la questione tempo ci porta a un altro tipo di costo – il costo di opportunità.
Per citare wikipedia

il costo opportunità è il valore della migliore alternativa tralasciata

Facciamo un esempio brutale.
suntzu amazon smallPer Il Tao e la Top100 di Amazon, io ho mantenuto un ritmo piuttosto stabile di circa 1000/1500 parole l’ora2.
Questo significa che ho impiegato circa 18 ore a scrivere quell’ebook – due giorni, in effetti3.

Ora, quale alternativa ho tralasciato?
Cosa avrei potuto fare, insomma, di remunerativo, in quelle 18 ore?

Ho due alternative – avrei potuto tradurre per 18 ore, o avrei potuto dare lezioni nei due pomeriggi dei due giorni in questione, diciamo non più di 6 ore di lezione, più ragionevolmente 4.

Diciamo allora 4 ore di lezione, che a 25 euro l’ora, fammo 100 euro.
18 ore di traduzione fanno qualcosa come 30/40 pagine tradotte, forse di più (dipende dal testo)… e fanno molto di più, in euro4.

Ma restiamo sulle ore di lezione – per essere vantaggiose, per avere un senso, le 18 ore trascorse a scrivere devono fruttarmi più di 100 euro.

Poiché costa 2.99 a copia, il conto è presto fatto – per rientrare del costo di opportunità, Il Tao e la Top100 di Amazon deve vendere 60 copie.

Aggiungiamoci i 5 euro canonici5, e le copie diventano 62.
Badate bene, per andare in pari.

E come abbiamo detto, mettere un ebook a 2.99 nel nostro paese significa sacrificare… mah, così ad occhio il 70% delle vendite come minimo.

E se lo mettessi a 99 centesimi?
Servirebbero 404 copie secche per andare in pari.

E tutto questo, visto che ci siamo, giustifica tutta una serie di scelte che chi si autopubblica deve fare – perché è un business, e ci sono dei costi, delle tasse, dei ritorni.
E forse il lettore non ci ha mai pensato, chissà…

Ma la questione tempo solleva anche un altro punto – un punto sul quale una semplice operazione matematica, euro x ore / royalty, non è possibile.
Perché può darsi che io ci vada ugualmente, a dare lezioni, che io traduca ugualmente quelle pagine… e che poi il mio libro lo scriva nel tempo libero.
Che valore ha il mio tempo libero?
La decisione di stare a casa e farmi un panino invece di uscire con gli amici a farmi una pizza effettivamente, sul piano meramente economico, è un risparmio… ma cosa mi costa in termini di qualità della vita?

Ah, e qui certamente si può dire è il tuo tempo libero, ci fai quello che ti pare.
Una iterazione del classico mica ti ho chiesto io di scrivere.
Che è un corollario dell’immancabile lo fai per passione, perché dovrei pagarti?
Che è alla base del fatto che il pubblico preferisce non pagare.

Ma, paradossalmente, la questione del tempo di qualità cortocircuita il ragionamento – sentito a suo tempo – secondo il quale

chi scrive dovrebbe regalare i propri racconti, e se vuol guadagnarsi da vivere che si cerchi un lavoro

Non funziona.
Il tempo è un costo – che sia tempo sottratto al lavoro retribuito, o sottratto ad altre attività.

Tutto questo a cosa ci porta?
Io spero ci porti a mettere in prospettiva l’etichetta del prezzo dei nostri libri.
E a segnalare che – per quanto resti il miglior lavoro del mondo6 – scrivere è un lavoro, che comporta costi e sacrifici.
Quando si parla di autori/editori, esiste ancora un marchio indelebile di dilettantismo che porta molti a giustificare il discorso del farlo per passione, il discorso del fatti tuoi, no?
Finché non riusciremo a sfuggire a questa mentalità, a quest’idea che si tratta di un passatempo per il quale alcuni hanno la presunzione di farsi pagare, non si potrà mai arrivare a fare del self publishing un lavoro, una professione dignitosa e non un passatempo per chi tanto il mio lavoro è un altro, il nuovo hobby per l’uomo che ha tutto.

Facciamo due conti.
I numeri sono pubblici.
Facciamoci due domande.
E poi valutiamo se davvero i prezzi sono irragionevoli.
È un buon passatempo, mentre si aspetta la prossima offerta gratuita…


  1. è interessante notare come sia Kawasaki che Aaron concordino sul fatto che un editore tradizionale spenda molto di più – il che solleva la questione di come vengano ammortizzati tutti quei romanzi a 99 centesimi, non trovate? 
  2. sì, è tanto, ma davvero tanto – anche per me. 
  3. come i miei compari della Moon Base Factgory possono confermare, avendo assistito in diretta allo sviluppo del progetto. 
  4. sì, c’è anche ci si fa pagare meno di un euro a pagina per tradurre, ma poi i risultati si vedono… le traduzioni costano. 
  5. nel caso specifico, la cifra è leggermente superiore, ma arrotondiamo per difetto. 
  6. qualunque lavoro ci piaccia fare e ci gratifichi è il migliore del mondo. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

4 thoughts on “Costi di opportunità

  1. Io ho iniziato a vendere più copie da quando ho alzato i miei libri da 0.99 a 2.99.
    Non bisogna lasciarsi intimorire, se il proprio lavoro vale, bisogna venderlo al prezzo che si ritiene equo.

  2. a meno che la stanchezza non m’abbia fatto perdere un pezzo, ci manca il tempo speso a promuoversi. incluso questo blog, che serve anche a quello

    quindi sì, i prezzi sono irragionevoli, nel senso che – per fortuna per chi sta dall’altra parte – sono piuttosto bassi, considerata la qualità
    che comunque, concordo, viene premiata sulla lunga distanza

    • Sì, ci sono i tempi di promozione, è vero, ma quelli sono difficilmente quantificabili – c’è chi ottiene risultati eccellenti con un’ora di promozione la settimana, chi si sfianca quotidianamente senza effetto.
      E si tratta, oltretutto, di tempi sottratti alla scrittura.

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