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L’ultima oasi di pace fra le nebbie della guerra

6 commenti

Last_valley_01Ieri sera, durante una chiacchierata online, il mio amico Luca mi ha ricordato The Last Valley, un film interpretato da Omar Sharif, morto all’età di ottantatré anni pochi giorni or sono.
Come ho detto altrove, Omar Sharif era l’attore preferito di mia madre – e quindi per dovere filiale mi sono sciroppato tutte le sue pellicole, in un modo o nell’altro.
E di sicuro The Last Valley è il mio film preferito, nel catalogo dell’attore scomparso – ed ora mi toccherà rivederlo.
Lo ricordo ancora con una grande chiarezza, nonostante siano passati forse vent’0anni da quando lo vidi per l’ultima volta.
Si tratta di un film strano, ma per me di forte impatto.
E quindi, perché non farci un post?

“The Thirty Years War began in 1618. It started as a religious war – Catholics against Protestants. But in their relentless pursuit of power, princes of both faiths changed sides as it suited them and in the name of religion butchered Europe“.

thelastvalley-0015Pellicola del 1970, The Last Valley è stato scritto, diretto e prodotto da James Clavell – popolare autore di bestseller storici come Shogun, Gai-Jin, Tai-pan e King Rat.
Stando alle memorie di Michael Caine, fu proprio Caine a incoraggiare Clavell a metter mano alla regia di un film – e forse per quel motivo, Caine compare nel film nel ruolo del capitano (il personaggio non ha nome).

La storia in due parole – come se fosse facile: durante la Guerra dei Trent’Anni, un villaggio isolato fra le montagne tedesche rimane miracolosamente intatto, protetto dalla geografia della vallata in cui si trova. Qui cercano rifugio un intellettuale in fuga (l’insegnante Vogel, interpretato da Omar Sharif) e una compagnia di soldati mercenari, guidata dal capitano.
L’arrivo degli stranieri è destinato a turbare quest’ultima isola di pace nellEuropa impazzita.

La Guerra dei Trent’Anni è uno strano accidente storico, che causò una quantità inimmaginabile di morti, produsse un rimescolamento tanto della politica quanto della genetica delle popolazioni d’Europa, una collezione di follie e brutalità che è rimasta stranamente ignorata dal cinema – prima del film di Clavell, bisogna risalire fino al 1933, con La Regina Cristina, con la Garbo, per trovare un film che tratti di quegli eventi.
Strano.

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E pur avendo a disposizione la più sanguinosa guerra dell’Europa pre-moderna, Clavell concentra la brutalità in poche scene di fortissimo impatto, dedicando gran parte della pellicola alla contrapposizione fra personaggi che rappresentano diversi atteggiamenti intellettuali rispetto al conflitto, e al significato della Storia – il capitano col suo pragmatismo e il suo ateismo di fondo (come altrimenti sopravvivere in una guerra di religione?), il filosofo con la sua fiducia nella ragione e nel valore della vita, il sacerdote con la sua visione rigida e sterile della fede, il borgomastro con una visione politica altrettanto ingessata e opportunista, e la strega (Florinda Bolcan, sensuale ed inquietante al punto giusto) con la sua personale visione “femminile” del misticismo.
Si parla molto, in The Last Valley, e l’alternarsi di discussione filosofica e violenza potrebbe stranire uno spettatore abituato a pellicole più tradizionali.
Si tratta di un film insolito, insomma.

Questa stranezza, questa atipicità in parte dipende dal fatto che il film è un adattamento di un romanzo del 1959 (di J.B. Pick) che ben poco spazio lasciava all’azione, e in parte, probabilmente dalla propensione di James Clavell per l’osservazione delle persone coinvolte nei conflitti più che nell’osservazione dei conflitti stessi.

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Forse per la sua natura meditabonda, forse per il mix di discussione politica e brutalità omicida rappresentata senza troppe remore, The Last Valley fu un flop disastroso.
Era costato un sacco di soldi, girato on location in Tirolo, vicino ad Innsbruck, in una vallata dove era stao ricostruito interamente un villaggio d’epoca; costumi e scenografie erano sontuosissimi. Memorabile – come sempre – la colonna sonora di John Barry.

25100 - The Last Valley

Considerato troppo lungo dalla casa cinematografica (la ABC), il film venne tagliato nonostante l’opposizione del regista. Ulteriori tagli venero imposti dall’ufficio censura.
Strano, impegnativo e brutalmente massacrato, The Last Valley non riuscì a rientrare dell’investimento di 6 milioni di dollari del budget iniziale (incassò meno di un quarto della cifra).
Vale comunque la pena di essere recuperato, a mio parere – come valido film storico, e come curioso mix di storia di guerra e rappresentazione simbolica.
C’è palesemente un messaggio, in The Last Valley, un costrutto di metafore che può essere divertente cercare di decifrare, un desiderio di dire qualcosa di significativo.
Forse anche lo sforzo eccessivo nel far arrivare il messaggio al pubblico danneggiò il film al botteghino, chissà…

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La pellicola si apre col personaggio di Vogel che emerge stravolto dalla nebbia, e si chiude con lo stesso personaggio che, rinunciando a una offerta di stabilità che non gli appartiene, torna a scomparire nella nebbia – se si tratti delle nebbie della storia, della nebbia della battaglia, o della nebbia della follia umana che portò a trent’anni di guerra di religione in Europa, resta allo spettatore da stabilire.

Vecchio di quarantacinque anni, The Last Valley (L’Ultima Valle in italiano) merita una seconda occasione.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

6 thoughts on “L’ultima oasi di pace fra le nebbie della guerra

  1. Non l’ho mai visto – ho un sacco di lacune, lo ammetto😛
    Sai se c’è in commercio una versione non tagliuzzata? Perché i tagli a un’opera sono validi, imho, solo per questioni artistiche, di certo non per motivi commerciali o “morali”.

    • Non mi risulta alcuna versione integrale – la versione DVD della MGM è quella che venne distribuita nelle sale, epassata in TV quando ancora la TV passava film così.
      Temo ci si debba acconentare.

      • Certo che, in un tempo in cui tra i contenuti speciali di un dvd ci sono anche le interviste a chi portava il mokaccino al regista, l’assenza di contenuti così basilari spicca parecchio.
        Spero che il materiale tagliato non sia andato perduto…

        • Bah, son passati quarantacinque anni, e il film fu un disastro commerciale – se consideri che le parti tagliate di The Wicker Man vennero usate come parte della mescola di calcestruzzo delle fondamenta di un palazzo, non ho idea di cosa abbiano fatto con gli scampoli di questo😀

  2. Sei semopre una miniera di informazioni…. grazie.

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