strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Idioti privi di immaginazione

20 commenti

Perché, fortunatamente, una storia d’amore è una cosa che capita più di frequente che combattere in un’arena, arco e frecce, per la sopravvivenza.

Ok, mettiamola così – non hanno capito nulla.

No, va bene, poi mi dite che sono cattivo – andiamo con ordine.
Mi hanno segnalato un post sul blog della rivista Wired, edizione italiana.
Pare – se dobbiamo credere a loro, che credono al Guardian1 – la nuova frontiera della letteratura Young Adult è il realismo.
Basta con le distopie, il fantasy, le storie inventate, i nani, gli elfi, i paesi sconosciuti (se sono sconosciuti un buon motivo ci sarà), l’avventura e il mistero.
I ragazzi vogliono il realismo.

E stando all’articolo…

Per realismo intendiamo problemi di comunicazione con mamma e papà, tensioni tra coetanei lungo i corridoi del liceo, i palpiti dei primi incontri amorosi consumati nella stanzetta o sulla panchina di un parco pubblico.

Peccato che poi l’articolo prosegua citando come esempi del neorealismo adolescenziale

After, trilogia che racconta l’amore tormentato di una teenager per Hardin, bello e dannato, sosia di Harry Styles, il leader degli One direction

Welcome-To-Reality

E poi un po’ di libri sull’amore ai tempi della malattia terminale.
Perchè in fondo, da adolescente, chi non ha immaginato che bello sarebbe stato morire, e tutti quelli che ci volevano male e non ci avevano capiti sarebbero stati al nostro funerale a piangere.
Questi romanzi sono una realistica rappresentazione di una fantasia adolescenziale diffusa.

E quindi sì, forse c’è qualcosa che non funziona…

Ma è sulla frase con la quale ho iniziato il post che vorrei concentrarmi, perché è dove si dimostra che esiste una profonda incomprensione di fondo.
non solo della narrativa d’immaginazione e del fantastico, ma proprio della letteratura in toto.
Della fiction.
Questa gente non ha capito nulla.

La narrativa – è questo che è sfuggito a tanti, apparentemente – non è manualistica.
Non sembrerebbe un’idea così difficile, ma maledizione, non pare entrare nel cranio a certe persone.
Se io compro un manuale per balenieri (chessò, Whaling for Dummies), immagino mi insegnerà a cacciare balene, a macellarle e a farne olio combustibile e cibo per gatti.
Ma se leggo Moby Dick, che pure alla caccia alla balena dedica uno spazio imbarazzantemente ampio, non ne ricaverò una competenza nel campo della pesca dei cetacei – né tale competenza è ciò che sto cercando.
A meno che io non sia molto molto stupido, ne magari ricaverò una meditazione sull’ossessione e sulla passione umana, sugli effetti distruttivi dell’orgoglio e sul posto che compete all’uomo, forse, nel grande quadro della natura.
E sì, scoprirò anche quanti uomini stanno su una lancia a remi per la pesca alla balena, ma quello non è il punto che interessa a Melville, e si suppone che non interessi più di tanto neanche a me.

In inglese si dice literal-mindedness – prendere tutto alla lettera, non comprendere le metafore, i simboli, ciò che sta scritto fra le righe.
Accoppiato con la nefasta cognizione – tipicamente vittoriana, possiamo aggiungere – che la letteratura debba essere istruttiva al fine di elevare le masse popolari al di sopra della loro bieca condizione sociale, questo atteggiamento ha creato non solo dei commentatori che scrivono sciocchezze, ma anche un pubblico che pare ossessionato dal realismo.

Li avete mai sentiti, quelli che vi dicono che il romanzo fantasy che stanno leggendo, zeppo di draghi, mostri, incantesimi ed eventi improbabili, è “realistico” per via di sangue, brutalità, stupri e turpiloquio?
Ne abbiamo parlato, vero?

È come se una forma di letteratura che non pretende di essere in relazione diretta con la verità2, potesse essere in qualche modo inutile, brutta, indegna di essere considerata.

Eppure non ci sono pagine di Tolkien, zeppe di draghi, elfi, nani e pessima poesia, che ci parlano dell’amicizia, della speranza, del tener duro quando tutto sembra fallire?
Non ci sono pagine in Asimov, fra dozzine di robot e altro ciarpame, che ci parlano dell’importanza della logica, del movimento colossale, massiccio ed inarrestabile della storia, della meraviglia dell’universo.
E quando John Carter dice, in faccia alla catastrofe, “E tuttavia, io vivo ancora!”, siamo davvero troppo distratti dai marziani verdi e dalle marziane discinte per cogliere il senso di questa incrollabile volontà di non soccombere?

how-augmented-reality-can-change-teaching

Certo, che diamine, per cogliere ciò che c’è sotto, mentre ci divertiamo da pazzi – perché, fateci causa, è divertente! – dobbiamo essere vivi.
E di gente viva, là fuori, pare ce ne sia sempre meno, non vi pare?

Gente che legge di una ragazzina che combatte usando l’arco e le frecce e crede che il libro che stringe fra le mani esista per insegnare il tiro con l’arco: come definirli?
Idioti privi di immaginazione, mi informa il mio editor, è forse un’espressione troppo forte per il delicato pubblico della rete italiana.
Ma posso difendermi sostenendo che è realistico, e maledettamente accurato.

E quindi sì, poiché capita più spesso di innamorarsi che di combattere contro avversari malvagi con armi pretecnologiche, ben vengano le storie delle adolescenti innamorate del bello e dannato di turno, però uguale-uguale a un cantante di successo.
Il realismo è salvo.
Il libro potrà essere letto come un Prendersi una sbandata per uno stronzo for Dummies, e migliaia di adolescenti sapranno finalmente cosa fare nel caso incontrassero il sosia del loro cantante preferito, e questo le trattasse come immondizia.
Viva la realtà.
Viva il realismo.

“Science fiction isn’t just thinking about the world out there. It’s also thinking about how that world might be—a particularly important exercise for those who are oppressed, because if they’re going to change the world we live in, they—and all of us—have to be able to think about a world that works differently.”
Samuel R. Delany


  1. niente di male in questo, il al Guardian ci credo abbastanza… molto ma molto più che a Wuired, a dirla tutta. 
  2. che poi lo sia davvero o meno, è un altro discorso – per il marketing, deve fingersi realistica, qualunque cosa significhi. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

20 thoughts on “Idioti privi di immaginazione

  1. Concordo in pieno. Purtroppo le mie passioni letterarie mi hanno sempre messo in cattiva luce fra parenti e molti amici, ma sono io che non riesco a spiegarmi, piuttosto, come loro non abbiano modo di vedere al di là del preconcetto.

  2. “Sad but true” dicevano i Metallica.
    Eppure voglio vedere il lato positivo nel fatto che, se Wired dice il vero, gli autori fantasy e sci-fi smetteranno di piegare ciò che scrivono ai gusti di quella marmaglia brufolosa.

  3. Anche io mi accorgo che spesso le storie con elementi fantastici siano considerati “robetta” in confronto ai più “seri” romanzi mainstream, e non ho mai capito il perché. Dopotutto, una storia realistica non è così difficile da inventare, di storie “vere” se ne leggono a decine sul giornale, l’unica abilità dello scrittore deve stare nello riscriverla (con questo non voglio dire che gli scrittori mainstream siano solo capaci di copiare storie vere, magari alcuni nemmeno lo fanno – semplicemente credo che abbiano il compito più facile); per scrivere invece un romanzo fantasy o di fantascienza bisogna creare un mondo che non esiste, che sia coerente e avvincente (se no viene fuori una porcata, come ne ho lette diverse ultimamente). Affrontando anche io il secondo genere, me ne sono accorto molto bene, di quanto sia difficile questo. Proprio non riesco a capire, quindi, per quale motivo gli autori del fantastico siano posti su un piano inferiore rispetto a quelli del mainstream, quando a livello di creatività sono sicuramente un gradino sopra (questo senza nulla togliere, ripeto, a chi scrive mainstream).

    • Una delle spiegazioni possibili è che la critica seria è sempre stata a corto di strumenti per valutare la qualità della narrativa d’immaginazione – ed il fatto che questa sia diventata un genere a parte (si può dimostrare che un tempo non lo era) ha facilitato il lavoro a chi, invece di approfondire e studiare il genere, ha preferito bollarlo come inutile e indegno di attenzione.

  4. Personalmente ho sempre mal digerito il realismo in letteratura, preferendo nutrirmi di metafore (preferisco Pirandello a Proust per capirci).
    I ragazzini, che vedono l’eroina al cinema sconfiggere i cattivi con l’arco, arrivano al campo di tiro convinti di sapere tutto… diciamo che sono una bella sfida

  5. Sono estremamente disgustato dal giornalismo d’approfondimento del secolo ventunesimo, che ci dice che ai gggiovani piacciono (o così dicono) sempre di più gli Harmony rispetto ai Piccoli Brividi.
    Lo vedo come un problema molto più diffuso rispetto a questo esempio, quello delle testate giornalistiche che crescono e invecchiano coi loro lettori. Colla postilla che, se non s’inventano qualcosa, gli uni (i giornali) non si perpetueranno mai più come nel ventesimo secolo, mentre la fine che faranno tutti questi della generazione a cui i giornali tipo Uaird e Gardion si rivolgono è uno dei misteri e dei tabù più custoditi e meno raccontati dei nostri giorni.
    Che il diavolo si porti entrambi i gruppi, imho.

  6. Questi sono discorsi che ho sentito fare per lo più da persone di una certa età, per le quali è più realistico “Don Matteo” di “Star Wars”, il che è – ovviamente – relativo😀
    Io l’ho sempre pensata così, la Vita la conosco, so che la gente muore di malattie, so che i matrimoni finiscono e i figli sono infelici, tutte cose molto importanti delle quali mi interessa sicuramente essere al corrente, ma quando leggo un libro e vado al cinema non mi interessa elaborare la quotidianità, ma voglio sognare.
    Voglio essere trasportato centinaia di anni nel futuro o nel passato, “vedere” cose che altrimenti non potrei sperimentare.
    Come dici tu, dopotutto, la fantascienza – nella sua migliore espressione – parla del futuro per ricordarci del presente. Se vogliamo riferendosi a cose ben più importanti di una cotta adolescenziale..
    Se questo articolo fosse realistico, non avremmo speranze. Fra 30 anni la NASA passerà dal mandare sonde a esplorare il sistema solare allo studiare come purificare le ascelle degli adolescenti.

    • In effetti, la purificazione dell’ascella genera certamente più introiti dell’esplorazione spaziale, e ciò che interessa a chi scrive questi articoli di solito sono gli introiti.
      E, come ha spesso osservato M. John Harrison, il più grande editore di fantasy al mondo è l’Oreal.

  7. Credo che uno degli attori di questo terribile delitto sia anche la continuità coi social. Dopo aver passato la massima parte del tempo immersi in qualcosa che ha la parvenza del reale, si cerca altro che ha più o meno le stesse caratteristiche. Quello che si potrebbe ritrovare verosimilmente in bacheca.

    • Io temo che sia una cosa che arriva da più lontano, e che è molto ben intrecciata con la nostra cultura dominante, e con la nostra scuola.
      È un atteggiamento imparentato con quello che porta tanti a supporre che i lavori creativi, che si fondano dopotutto sull’immaginazione, non siano “veri lavori”.

      • Stavo appena leggendo un incazzatissimo Sofri (figlio) sull’argomento. La sua opinione é più che altro rivolta contro i mega contenitori d’informazione che, non pagando o pagando male, producono notizie a dir poco risibili. Per la serie: paghi noccioline, avrai scimmie al lavoro.
        Altra legna sulla pira della scrittura di qualità.

        • Però sul carro del pagar poco o nulla ci son saltati tutti con entusiasmo, incluse testate nelle quali lo stesso Sofri era coinvolto.
          Non dubito che esistano delle responsabilità – ma temo che siano spalmate su tutta la categoria.

  8. Ah, il realismo in narrativa! Direi che certe menate sulla maggior dignità della cosiddetta “”letteratura”” (le doppie virgolette sono volute) sono figlie dei soliti discorsi sulla tragedia che è più elevata della commedia – mentre ho sempre trovato impegnativo sia far ridere che commuovere, per non parlare del fare paura!

    Io direi che col progressivo sdoganamento del fantastico degli ultimi anni al di fuori dei soliti fruitori – i famosi tizi che non distinguono la realtà, destinati a morir vergini per carenza di barbare cobolde in bikini mail o di fustacci pericolosi e misteriosi, ma tanto sensibili etc. – qualcuno si è accorto che “queste bambinate” attraggono lettori e pubblico variamente pagante, spesso più della “”letteratura”” ufficiale ed elevata.

    Ed ecco che si procede a disinnescare la fantasia, non sia mai che possa ispirare un futuro di meraviglia e scoperte a discapito di uno in cui la gente è prevedibile e demotivata, dunque controllabile: piglia il fantastico e fallo evaporare, quindi un po’ di additivi, presi dai classici ma lasciati scadere per ottenere storie banalotte (che per carità, giusto che abbiano il loro spazio, ma che ci siano solo loro è diseducativo: la realtà è fatta anche di speculazione su altri mondi, così che magari qualcuna di quelle visioni possa essere resa reale per migliorare il mondo, o schivata per non peggiorarlo).

    Quella del fantasticare sulla propria morte e tutti intorno che piangono, poi, da videogiocatore viulento quale sono, non la afferro: da adolescente, le mie fantasie perverse e di morte erano più simili alla scena del ballo in Carrie. Oggi, sembrano andare più di moda gli emo…

    A ogni modo, confido nel futuro e nella guarigione da quella strana malattia detta adolescenza: da ragazzino, non concepivo l’idea che la letteratura non fantastica potesse avere in sé qualcosa di buono, oggi sono più aperto, pur continuando a prediligere il fantastico.🙂

  9. E io mi chiedo, cosa ha in testa questa gente?
    Cosa li porta ad essere così dannatamente… vuoti?

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