strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

5,7 miliardi in 46 anni

18 commenti

Ho quarantotto anni.
Succede.
Se non si muore prima, in un modo o nell’altro ci si arriva.

Ma il fatto è, vedete, che ieri ho letto una cosa che mi ha dato da pensare.
Quarantasei anni or sono, per la prima volta, un uomo camminò sulla superficie della Luna.
E circa una settimana fa, abbiamo visto delle immagini in diretta1 da Plutone.

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Tutto questo è accaduto durante la mia vita.
Ma tutto questo che?

La Luna, durante gli anni della corsa allo spazio, venne definita da Quino, il fumettista argentino, lo zerbino sulla porta dell’universo.
Il corpo celeste a noi più vicino.
Una nostra appendice.

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Quarantasei anni dopo, abbiamo completato la mappatura del nostro sistema solare – e mentre sonde lanciate decenni or sono sprofondano nello spazio interstellare, abbiamo le foto di Plutone, con le montagne, le valli, gli accidenti geologici… e i nomi, una lista di delizie per appassionati di letteratura.
Plutone dista 5 miliardi e 750 milioni di chilometri da noi.

Tutto, in 46 anni.
Io che ne ho 48 sono nato in un mondo diverso da questo, e questo l’ho visto svilupparsi – ho visto Armstrong camminare sulla Luna (ne ho un ricordo estremamente vago, ricordo piuttosto l’eccitazione di chi mi stava attorno).
E poi ho visto tutti i passi successivi, la corsa, lo Skylab, Apollo-Soiuz; poi il raffreddarsi degli entusiasmi, lo Shuttle, il Challenger, la MIR, la Stazione Spaziale Internazionale.
Gli italiani che si affacciano alle finestre per fare ciao ciao con la manina a Samanta Cristoforetti.

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Ho letto The Far Frontier di O’Neill, ho letto tutto ciò che ha scritto Carl Sagan.
Ho visto il Voyager, i lander marziani, la Galileo e la Cassini.
Le foto di Hubble.
E mentre le immagini di pianeti extrasolari cominciavano a moltiplicarsi, ho visto quando la mappatura del nostro sistema solare si è conclusa.

ThomasHarriotCi abbiamo messo davvero solo 46 anni?
O non sarebbe forse più giusto immaginare che questa esplorazione sia cominciata con Galileo che scruta le lune di Giove?
Io credo sia importante ricordarsi di Galileo, e di Thomas Harriot, (che il 26 luglio 1609 tracciò una mappa della Luna) ma anche di coloro che vennero prima, e che si dedicarono a studiare il cielo. Credo sia importante per capire, per ricordare, di quanto lunga sia stata la strada, e di quanto intimamente connessa sia stata questa esplorazione con l’evoluzione della nostra civiltà.
È importante, perchè è parte di noi – siamo noi.
E perché continuano ad esserci persone che non capiscono.
E questo mi sorprende, mi spaventa, mi delude.

Ma che senso ha? A cosa serve?
E le guerre, e le malattie, e la fame nel mondo?
Ci sono cose più importanti…

Davvero?

Sì, forse c’è una singola cosa più importante del fotografare Plutone, ed è riuscire a riaccendere la scintilla della curiosita in una civiltà che senza di essa è morta, ma che da morta sta così tanto bene.
Senza domande… e soprattutto senza risposte – fatalista, rassegnata e persa in inutili chiacchiere.
La vita è uno schifo, e poi muori.
E molti sono già morti, e neanche se ne rendono conto – e ci vorrebbero tutti come loro: con la testa bassa, e la ferma convinzione che l’esistenza umana abbia significato solo attraverso brevi gratificazioni momentanee, senza una direzione, senza una scelta, senza un’opportunità.
Tutti felicemente arrotolati su noi stessi, a scrutare l’universo attraverso il nostro ombelico.
E c’è sempre qualcosa di più importante – ma stanno ad aspettare che qualcuno ci metta mano, perchè loro sono morti, rassegnati, mediocri e stupidi.

Ma come riaccenderla, questa scintilla, se non andando fino su Plutone, a scattare delle foto?

 


  1. per quanto una diretta vagamente differita perché, come dicevano gli Hawkwind, lo spazio è vasto. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

18 thoughts on “5,7 miliardi in 46 anni

  1. Hey grazie! Questa mattina avevo proprio bisogno delle tue parole! Direi che, da un certo punto di vista, hanno centrato perfettamente il mio stato d’animo e ti dico che condivido il tuo punto di vista completamente. Ciao!!!

  2. É un pò come la storia del tecnico che aggiusta un computer in cinque minuti, ma che in fattura si fa pagare anche i vent’anni di studio che gli sono serviti per fare il lavoro così rapidamente.
    Io al conto aggiungerei anche tutti quelli che sono finiti in mano al Santo Uffizio, per essersi posti quei dubbi che ci hanno portato alle foto con quello all’ultimo banco del sistema solare.

  3. Quarantasei anni sono pochi, o tanti, dipende dai punti di vista. All’indomani dello sbarco sulla Luna si vagheggiava di missioni su Marte per i primi anni ’80, poi gli americani si sono impelagati nel progetto di quella meravigliosa macchina che era lo Shuttle, e la stazione spaziale è stata completata solo qualche anno fa. Ricordo l’emozione che mi bruciava dentro quando vidi le prime immagini del Pathfinder provenienti da Marte, e mi chiedo quando lasceremo un’orma simile a quella di Armstrong su quelle lontane terre rossastre. Intanto continuo a cibarmi di fantascienza e a godermi le peregrinazioni dei nostri robottini…

  4. E’ vero, le missioni come New Horizons sono inutili. Volendo però mettere proprio i puntini sulle i, qualsiasi cosa può essere inutile: dopotutto per quanti soldi o per quanti piaceri uno possa aver avuto nella propria vita, quando muore non se li porta certo dietro. La differenza però è che rispetto alle piccolezze di tutti i giorni, è molto più grande la sensazione di sapere che l’uomo con il solo potere dell’ingegno ha raggiunto un puntino infinitesimo nello spazio con un altro puntino infinitesimo di sua costruzione. Capisco però che questa sensazione sia qualcosa in fondo d’elite: come ho letto altrove, infatti, sembra proprio che la maggior parte delle persone non possieda la capacità di stupirsi, e che una foto di un pianeta sconosciuto fino a qualche giorno fa ha su di lui lo stesso effetto della foto di una macchina qualunque ripresa in un giorno qualunque. Tristezza.

  5. Io non ho problemi a dire che mi sono emozionato, guardando quelle fotografie, e sono contento di leggere un articolo come questo. Volevo scriverne uno, ma forse ha prevalso l’influsso nefasto del gramo disinteresse che mi circonda ogni volta che esco di casa. La tappa a Plutone è stato un bel momento e spero sia capitato nel momento giusto per riaccendere un po’ di interesse per l’esplorazione spaziale.

  6. Ho 48 anni, come te. Avrei potuto scriverlo io, questo post. Parola per parola. Grazie.

  7. Chi non ha mai risolto una equazione di secondo grado non potrà mai capire che arrivare dalle parti di Plutone è qualcosa che, anche agli occhi degli Einstein, dei Dirac, dei von Braun e dei Fermi, sarebbe apparso come MAGIA. Così come sembrò magia e non INGEGNO dar retta a Gauss per ritrovare la posizione di Cerere. Ma, naturalmente, le mie son vuote parole, dal momento che tutto ciò lo sai benissimo e meglio di me

  8. Ogni centesimo investito nelle missioni spaziali ha reso dollari sonanti, ogni briciola di conoscenza che ne è derivata ci ha fatto fare passi avanti. Se fossimo meno ciechi, meno dediti a guardare nel fango, saremmo già là fuori sul serio.
    La tecnologia per costruire un habitat ce l’abbiamo da da decenni.

  9. Il discorso sulla “scintilla di curiosità” è molto nobile e condivisibile, ma quando i medici ti dicono che il tumore di tua mamma non ha cure e che dovrai rassegnarti a perderla perché i fondi per la ricerca sulle neoplasie renali e sulle relative metastasi sono pochi, ti viene spontaneo pensare che spendere miliardi per mandare una sonda su Plutone sia uno spreco. Ci sono una marea di domande a cui l’uomo deve rispondere e almeno dal punto di vista finanziario credo ci siano altre priorità. Detto questo non mi ritengo una persona poco curiosa, credo solo che vada data la precedenza alle cose utili.

    • Dubito fortemente che il taglio dei fondi sulla ricerca sul cancro sia motivato dal dirottare fondi sulla ricerca spaziale… quando vengono tagliati i fondi alla ricerca, vengono colpiti tutti. Il discorso è che se ci fossero più fondi per la ricerca, sarebbe bene.
      E sarebbe altrettanto bene che ci si ricordasse dell’importanza della ricerca anche quando non siamo colpiti direttamente da una necessità immediata e tragica.
      Aggiungo che una quantità di farmaci sperimentali e di tecnologie mediche sono stati sviluppati proprio come ricaduta della ricerca spaziale – perché la ricerca non funziona a compartimenti stagni.
      Ci sono certamente delle priorità – la ricerca, tutta la ricerca, è una di queste.

  10. Concordo con Davide, il problema e’ la riduzionedei fondi alla ricerca in generale. Ricordo anche che una serie di sistemi diagnostici attualmente in uso contro il cancro sono risultato di soluzioni di problemi di imaging di telescopi o di sistemi di rilevamento dei robottini.
    Quindi pensare che tagliare la ricerca spaziale volglia dire piu’ soldi alla ricerca medica e’ sbagliato. e penso pure pericoloso.

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