strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

La Grande Fuga

14 commenti

Se ne parlava nel cortile, durante l’ora d’aria, qui nel Blocco C della Blogsfera, un paio di giorni or sono.
La Grande Fuga.

greatescape

No, non il film con Steve McQueen – che pure è un gran bel film – ma la grande fuga che da un paio di decenni interessa il nostro paese.

Prima c’è stata la fuga dei cervelli.
Ve la ricordate?
Laureati che andavano a cercare un posto dignitoso all’estero, lasciandosi alle spalle una nazione che ripagava quindici anni di tasse e sforzi con l’invito a ignorare il curriculum e mettersi a fare i ciabattini1.

I cervelli in fuga hanno avuto uno strano destino.
Prima sono stati additati come vigliacchi opportunisti – i topi che abbandonano la barca che affonda.
Si sono invocati amor patrio e senso della responsabilità.
Poi, improvvisamente, complice – credo – un cambio di governo, sono diventati i nostri brillanti giovani che andavano a far sbocciare il proprio potenziale là dove esistevano le vere opportunità.
Poi, per un breve periodo, sono stati i salvatori dell’accademia italiana e i costruttori del futuro della nostra ricerca – quando si supponeva che sarebbero tornati, portandosi dietro competenze e (soprattutto) borse di studio e fondi per la ricerca.
Ma è durata poco – pochi hanno abboccato, e non hanno impiegato molto a pentirsene.
Chi aveva trovato un posto da ricercatore o docente all’estero, nella maggior parte dei casi all’estero è rimasto.
Infine, ci siamo sentiti dire che quelli in gamba e svegli se ne erano andati, e che chi era rimasto in Italia era solo un fallito privo di competenze spendibili a livello internazionale2.
Gente che aveva usato l’università come un alibi per non dover lavorare.

Ma nel frattempo un’altra fuga era iniziata, ed era ormai ben avviata – la fuga delle realtà produttive.
Fra coloro che possedevano una azienda, molti, fatti due conti, si sono ingegnati per trasferirla all’estero.
meno tasse, manodopera più bassa, spesso meno tutele sindacali per chi lavora.
La cosa è stata avvertita come un rischio per il tessuto produttivo nazionale, ma non è che si sia fatto proprio molto a riguardo – poi coi piccoli si sono spostati anche i grandi, FIAT ha chiuso Mirafiori e si è trasferita all’estero, e (ancora una volta, credo, complice un cambio di governo) spostare le linee all’estero è diventato ok.

Più o meno a questo punto, i media nazionali hanno cominciato – probabilmente ve ne siete accorti – a costruire la mistica dell’emigrante, raccontandoci con toni enfatici e vagamente fasulli quanto il mondo debba all’ingegno ed al duro lavoro di quei nostri antenati che, valigia di cartone sotto il braccio, hanno lasciato l’Italia in cerca di un futuro migliore.

Certo, così, solo per dire.
Non era certamente un suggerimento.
Figuriamoci.

2-1iwqk7

Ma a questo punto, e parliamo di questi ultimi anni, una terza grande fuga è in atto – la fuga dei portafogli.
È dimostrato che esistono posti dove è possibile vivere dignitosamente con un quarto netto di ciò che si spende in Italia. Trecentocinquanta euro mensili per una vita da upper middle class in sud est asiatico, per dire.
Piccoli imprenditori e professionisti – fra i quaranta e i cinquanta – non trasferiscono più la propria attività all’estero: si limitano a venderla, a monetizzare tutto ciò che possiedono, e poi a spostarsi altrove, a ricominciare da capo, partendo da zero.
Con loro si stanno spostando i pensionati che possono godere di una buona pensione e non devono pensare a mantenere dei figli o dei nipoti disoccupati.
Chi ha dei figli in età prescolare di solito aggiunge alla lista delle motivazioni quella di garantire un futuro migliore ai propri figli.

A spostarsi all’estero non sono più competenze o potenziale produttivo, non sono più capitali sociali e fondi sottratti al fisco.
Sono i pochi risparmi sopravvissuti.
In termini estremamente brutali, sta scappando chi può permetterselo.

E chi non può?
Chi non può – e i motivi sono tanti, una lista lunga un braccio – deve pensare di non poterlo ancora fare.
Se davvero si tratta di una Grande Fuga, allora è necessario pianificarla con cura, proprio come un’evasione.
Studiare le possibili destinazioni.
Risparmiare denaro per avere un fondo di sopravvivenza.
Prepararsi, materialmente e psicologicamente.
Non arrendersi.

the_great_escape

Il lato positivo – se volete considerarlo tale – è che il nostro paese non sta facendo nulla per trattenerci, ma anzi ci facilita ogni giorno di più la decisione di abbandonare la nave.

Io?
Sì, sto pianificando anch’io la mia evasione3 – con estrema incertezza e tempi molto molto lunghi.
Sto calcolando non meno di cinque anni per poter riuscire a farcela – pagare debiti e ipoteche, vendere tutto ciò che posseggo (non è molto, libri soprattutto), e poi mettermi sulla strada.
Non sarà una cosa facile e non sarà una cosa piacevole, ma considerando ogni altra prospettiva che mi viene offerta dal paese in cui sono nato e cresciuto, trascorrere gli ultimi anni della mia vita con pochi soldi in tasca a vagabondare per il mondo non appare poi una brutta prospettiva.
Per lo meno sarebbe una mia scelta, quella di diventare un vagabondo, e non un accidente dell’economia del nostro paese, o una catastrofe annunciata da una raccomandata di Equitalia.

Se ne parlava nel cortile, durante l’ora d’aria, qui nel Blocco C della Blogsfera, un paio di giorni or sono.
Io non voglio morire in questo paese.


  1. con tutto il rispetto per i ciabattini – qualunque attività artigianale richiede tempo, pratica e duro lavoro per acquisire una competenza; non è che perché ho una laurea, qualunque laurea, posso mettermni a fare dalla sera alla mattina qualunque lavoro che non richieda una laurea. Chi pensa sia possibile è un idiota, che probabilmente non ha mai lavorato in vita sua. 
  2. forse perché da anni il Ministero sembra lavorare per declassare le qualifiche dei laureati italiani. 
  3. bisogna stare attenti a certi termini – non è che mi preparo a far nulla di illegale. Non posso permettermelo. Ma andarmene per non tornare? Sì. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

14 thoughts on “La Grande Fuga

  1. Mi ha fatto sempre rabbia il tono di enfasi e gloria col quale si è sempre parlato dei “cervelli in fuga”, in particolare perché fanno passare per deficienti quelli che, per infiniti motivi, hanno scelto di restare nel proprio paese.

    Ma hai intenzione di trasferirti in qualche paese asiatico o ti diventerai un neobeduino?

  2. Anni or sono, qualcuno mi disse che nel mio lavoro la lingua madre sarebbe diventata il tedesco. Qualche giorno fa uno dei miei superiori mi ha chiesto, scherzando(?), come me la cavo col polacco.
    Andrò in pensione martellando lamiere sul Mekong, me lo sento.

  3. La Fiat ha chiuso Termini Imerese, non Mirafiori a quanto ne so.
    Le aziende che scappano lo fanno spesso per andare in posti dove non sono perseguitate da fisco e burocrazia, in Austria, ad esempio, dove le tasse e il lavoro non è tanto più basso come costo di quello che trovi qui, ma nessuno ti entra armato in casa perché non hai fatto uno scontrino (solo in Italia e pochi altri paesi al mondo lo scontrino è obbligatorio, questo perché tutti sanno che la percentuale da evasione per scontrino e fattura è una quantità quasi irrilevante del totale, fatto per lo più, in ordine, da malavita, grandi banche e multinazionali), inoltre, cosa non trascurabile, in quasi tutti i paesi occidentali vige il criterio di progressività nelle imposte, ovvero se ti è andata male e non ha guadagnato allora non paghi tasse, in Italia se ti è andata male lo stato ti chiede solamente 5000 euro di IMPS, tasse di camere di commercio, più Tarsi e bolli vari. In Italia sei un criminale se sei in proprio (l’onere delle prova invertita nel fisco esiste solo qui), vedi la bellissima pubblicità progresso, che indica chiaramente una categoria fra i parassiti, all’estero sei accolto a braccia aperte. In soldoni, ecco perché principalmente le ditte italiane scappano.

    Detto questo, perché andare via quando hai internet? Posso capire quando cerchi un lavoro, o imbastire una nuova attività, ma se puoi lavorare attraverso la rete? Ho visto filmati e ascoltato persone che mi parlano di una vita infernale a Londra o in Germania. Lavoro (come freelance) di tanto in tanto per un Italiano che ha aperto una ditta in Cina, farebbe carte false per ritornare in Italia, invece ha l’aspetto di un condannato che deve vivere li dove lavora.
    Insomma, se il tuo lavoro si svolge attraverso la rete, quindi potenzialmente hai il mondo a disposizione, e infondo qui hai una casa, appoggi, sai come muoverti, a parte il desiderio di avventura (che ho anche io), perché spostarti?

    • >solo in Italia e pochi altri paesi al mondo lo scontrino è obbligatorio, questo perché tutti sanno che la percentuale da evasione per scontrino e fattura è una quantità quasi irrilevante del totale

      Questa bufala che l’evasione del medio piccolo commerciante sia inifluente e’ abbastanza ridicola. I paesi in cui la polizia non deve costantemente dare “la caccia allo scontrino” sono quelli in cui lo scontrino e’ battuto sempre (e il pagamento e’ digitale quindi tracciabile). In cinque anni in USA non m’e’ capitata una volta che non venisse battuto lo scontrino, aggiunto che si paga con carta anche il caffe da due dollari, nessuno usa il cartaceo, e pertatanto la tracciabilita’ e’ quasi 100%.

      Capisci ora perche’ non devono perdere tempo a dare la caccia ad ogni scontrino?

      • Quale bufala? Se il moderatore me lo consente posso benissimo postare link con dati. Secondo ISTAT (che è comunque un organismo statale, non propriamente terzo, chi ha avuto a che fare con lo Stato sa cosa vuol dire)l’evasione da scontrino o fattura costituisce in Italia dal 6 al 12% del totale (è una stima ovviamente), il resto è evasione di grandi enti (banche e multinazionali) e, ovviamente, malavita organizzata. PEr inciso, è al massimo al 12% perché in Italia esistono anche gli studi di settore, che non esistono da nessun’altra parte al mondo. Informatevi a proposito.
        Negli altri paesi (Austria, Svizzera, Canarie etc. etc.) non è obbligatorio lo scontrino non tanto perché si paga in digitale, ma perché c’è un concordato con lo stato, un conto forfettario diremo noi, perché non vale la pena perdere giorni ad indagare sul piccolo venditore di hotdog ambulante (hanno bancomat anche quelli? per favore…), mentre in Italia la Finanza si accanisce con l’ambulante per qualche centinaio di euro ma elargiamo sconti fiscali consistenti a grossi enti e banche.

        Dando per buono quello che ho appena scritto, è credo sia d’accordo con me quando affermo che i grandi evasori non sono quelli da scontrino, le smonto l’altra (questa si) bufala: i grandi evasori evadono già in digitale, cosa credete, che le banche trasferiscano soldi con galoppini (i piccoli fanno cosi), è tutto già in digitale. Ancora, solo il 15% della massa monetaria mondiale è fisica, il resto è già digitale. Rinunciare al contante vuol dire solo una cosa: rinunciare al diritto di proprietà. Tanto per fare un esempio: se oggi giorno posso rifiutarmi di consegnare i miei soldi, incorrendo in pene o quant’altro, posso però scegleire di farlo se ritengo di essere nel giusto (pensare che lo Stato e i suoi enti abbiano sempre ragione vuol dire credere nelle favole) , di contro se tutto è digitale allora non posso più. Ne sa già qualcosa l’anziano che si vede contestare un bollo di 20 anni fa (già fatto di per se ridicolo ma anche contro le stesse leggi dello stato delle banane) e gli viene bloccato il conto corrente su cui viene accreditata la pensione e se va bene riesce a provare di essere nel giusto (castroneria dell’onere della prova invertita) se gli va male attenderà qualche mese, dove nel frattempo può anche morire di fame. Rinunciare al contante è la porta di ingresso per un futuro distopico della peggior specie.

        Per finire sulle tasse (e siamo già fuori argomento, mi dispiace), perché tutta questa smania di vedere altri soldi in mano ai nostri politici/legislatori? Riesco solo a pensare al mal comune mezzo gaudio, non vedo altro. Siamo in deficit perenne (malgrado l’aumento continuo della tassazione) eppure assistiamo a stillicidi di fior fiore di quattrini in opere inutili o malfatte, dirigenti ultrapagati, sperperi per capricci, clientele politiche e tutto il resto… ma davvero devo fare esempi? Non crederà alla panzana del “se tutti pagano le tasse, paghiamo tutti di meno”? vero? L’istituto Von Mises ha stilato un grafico, dove si mostra come al salire del gettito fiscale sale sempre la spesa pubblica, lei ha visto tutto questo incremento in qualità e quantità dei servizi negli ultimi 10 anni? Senza citare dati, la tassazione al tempo del fascismo (lungi da me fare apologia, è solamente a titolo d’esempio, sono acerrimo nemico di qualunque governo coercitivo e antiliberale) le tasse erano una frazione rispetto ad oggi, eppure le opere pubbliche sono state fatte e a bizzeffe, in molte città ne usufruiamo tutt’ora, faccia un raffronto con quante opere utili vengono realizzate con 4 volte tanto la tassazione di oggi.

        ecco, un buon motivo per scappare dall’Italia sono le tasse e non solo, anche la gente felice di essere presa per i fondelli, aderente a quella che è una sorta di propaganda di regime, gaudente nell’essere assoggettata e solidale con il carnefice.

        Mi scuso per la lunga replica, tutto sommato non proprio fuori argomento.

        • >hanno bancomat anche quelli? per favore…

          Basta un cazzillo connesso ad uno smartphone e qualunque venditore ambulante puo’ accettare carte. Per cui si’, in usa anche l’hoddoggaro col carretto accetta carte.

          >6 al 12% del totale
          E che no sia la percentuale maggioritaria siamo tutti d’accordo. Quel che contesto e’ che sia “irrilevante”.
          Se ti devono pagare un lavoro cento euro, qualunque cifra da 86 a 100 va bene, perche’ la differenza e’ trascurabile?

          Quanto alle tasse, replico soltanto che era fuori tema e dato che non si stava parlando di quello mi hai messo in bocca posizioni che non ho espresso.
          Meno evasione vuol dire piu’ spesa pubblica e questo si traduce in piu’ servizi, solo in assenza di un debito pubblico mostruoso generato dalla generazione precendente e da una riduzione della corruzione.

          Che non ci sia stato alcun miglioramento nel passato prossimo forse e’ dovuto agli strascichi del craxismo, dove la gente evadeva e lo stato pagava servizi facendo debito a go go. Solo che questo ha portato ad una stretta sulla generazione successiva (che ancora sogna i tempi d’oro e apologizza l’evasione fiscale).

          Per cuisono d’accordo con te che la lotta all’evasione sia inutile senza un contemporaneo risanamento del bilancio e soprattutto lotta alla corruzione e agli sprechi.

          • Il deperimento o peggioramento dei servizi non può essere imputato alle tasse.
            «Se l’Italia si regge ancora è grazie al mercato nero ed all’evasione fiscale che sono in grado di sottrarre ricchezze alla macchina parassitaria ed improduttiva dello Stato per indirizzarle invece verso attività produttive» Non lo dico io, lo diceva Friedman. Sembra paradossale, ma fintanto che spendano i soldi in Italia piuttosto che portarli all’estero si, aiutano l’economia più di quanto faccia la TAV (tanto per dirne una)

            Anche io sono stato in America, li i venditori ambulanti di hotdog (tanto per citare una categoria) non fanno affatto scontrini (in mezzora, 12 clienti, neanche uno scontrino, un paio di clienti erano polizioti) e i ragazzini vendono limonate sulle strade oppure metti fuori tutto perché traslochi e vendi come usato, fallo in Italia e vedi il risultato.

            La differenza fra me e lei e che lei crede alle istituzioni, io no, affatto, come detto, devo fare davvero esempi sullo sperpero del denaro pubblico? Oggi con il controllo asfissiante dello stato lei vede un economia fiorire? A me non pare, anche considerando la crisi.

            Davide Mana@ mi scuso, credo che il mio tono sia parso tutt’altro che amichevole. Capisco cosa voleva dire, stavo solo (inutilmente ai fini del discorso) precisando.

    • Quando dico che la FIAT ha chiuso Mirafiori intendo dire che ha spostato direzione ed amministrazione all’estero.
      Mi dispiace di non essere stato abbastanza chiaro.

  4. E’ da quando ho iniziato a leggere il blog dei NomadiDigitali che mi sto attrezzando pure io, anche se non ho ben chiaro dove andare… mi piacevano le Canarie!

  5. Mio padre sta ormai pianificando con cura la sua fuga da questo paese da qualche anno ormai,un pò mi dispiace perchè non so quanto potremo vederci in seguito ma lo invidio perchè sta facendo esattamente quello che vorrei fare io. Non ha senso vivere in un paese che sta affondando ed è ben intenzionato a portarti con se.

  6. Sono fuggito dallo Stalag Italia tre mesi fa. Vivacchio a Bruxelles, in attesa di inventarmi -letteralmente- una collocazione lavorativa. Nel frattempo, sto esplorando la fase “lavori per mera sopravvivenza”. Intanto leggo l’opera omnia di Jack London che trovo decisamente adeguata al momento. Benvenuto nel club Davide, ti aspettiamo tutti qui, nell’ignoto spazio profondo.

  7. Scusate se non rispondo ora – sono bloccato in un prontosoccorso.
    Appena la cosa si normalizza cerco di dare risposta a tutti.

  8. Come dicevo, è stata una giornata anomala, grazie a tutti per aver partecipato alla discussione, alla quale non mi pare di avere nulla da aggiungere.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...