strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Lovejoy

7 commenti

253361d96cb3371b1b4bc862fa30a2dbec9e1f1aCome accade di solito d’estate, sto leggendo un sacco, e sto guardando un sacco di film e telefilm – di vecchi film e telefilm.

Complice il nulla che alligna sui nostri video, gli orari strambi che ho dovuto tenere nelle ultime settimane e il caldo soffocante, mi sono preso qualche notte per rivedermi la prima stagione di Lovejoy.
Ed è stata un’esperienza particolarmente interessante.

Lovejoy è una serie della BBC – la prima stagione venne trasmessa nel 1986.
Un versatilissimo Ian McShane interpreta Lovejoy (il nome di battesimo non viene mai rivelato) un antiquario in precario equilibrio sulla linea di confine fra onestà e cialtronaggine, perennemente impegnato nel tenersi due passi avanti rispetto a creditori e esattori delle tasse, in una campagna inglese che risente chiaramente gli effetti di una vasta crisi economica.
I dieci episodi della prima stagione presentano dieci avventure del nostro eroe – fra truffe, antichità rubate e perdute, ricatti, qualche pestaggio, l’occasionale omicidio.

E questa è già una curiosa faccenda – Lovejoy è una serie mystery che non si limita all’omicidio, ma affronta ogni genere di crimine… e anche, spesso, situazioni che non sono esattamente criminali o illegali, ma solo eticamente discutibili.
Lovejoy rimane di solito coinvolto per caso, e provvede a schierarsi dalla parte della giustizia (e non, necessariamente, della legge), riuscendo comunque a ricavarne un profitto.

Lovejoy: Ian McShane and Phyllis Logan

Ma si tratta solo di una delle “stranezze” della serie.
Che dire del vezzo del protagonisti di rivolgersi direttamente alla telecamera, parlando agli spettatori?
E cosa pensare di una serie di trent’anni or sono in cui compare regolarmente un personaggio scopertamente omosessuale che tuttavia non è né una macchietta, né il cattivo, né l’oggetto di scherzi o battute?1
E il protagonista, che ha una relazione paritaria e platonica con una donna non bellissima ma affascinante e intelligente, che non si riduce a damigella in pericolo, ma anzi di solito si dimostra più sveglia dell’eroe?

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E c’è anche dell’altro.
Girato nell’Essex dell’epoca Thatcher, Lovejoy è una curiosa capsula temporale.
Il paesaggio è quello della Merrie Englande di tanta narrativa inglese – villaggi perduti nel verde, la chiesa medievale con il cimitero annesso, il pub, i negozi di antiquario, i cottage e le ville signorili.
Le dame snob, le associazioni, le partite a cricket e, visto il tema della serie, le aste di antichità, i negozi dei robivecchi, le vecchie case abbandonate…
Ma l’ombra lunga del periodo storico è percepibile nell’atmosfera, negli edifici in demolizione, nei personaggi che si devono vendere i mobili per pagare le tasse o che cercano di inventarsi un lavoro.
In questo senso, Lovejoy fa scivolare quasi senza sforzo una nota di critica sociale e di satira senza essere una serie satirica o politica.
E altrettanto senza sforzo la serie costruisce un senso dei luoghi e del tempo (che all’epoca, naturalmente era la contemporaneità) che arriva allo spettatore in maniera quasi subliminale; a titolo di esempio, tutta la musica di sottofondo è fornita da radio e jukebox, e costituisce una sorta di ancora temporale per la serie2.

81drZc30+QL._SY550_Per gli standard del ventunesimo secolo, Lovejoy è una serie povera, con un ritmo lento e un sacco di chiacchiere (divertentissime), ma si tratta di falsi problemi.
E sì, il cast è straordinario, la scrittura (con la sola eccezione di un singolo episodio, il secondo, abbastanza scarso) è ottima, e la sensazione che si prova nel rivederlo – la campagna inglese degli anni ’80 rivisitata ora, nella campagna italiana del 2015 – è quasi straniante.
Davvero, la prima stagione di Lovejoy per certi versi descrive meglio una certa Italia dei nostri giorni, rispetto a tante serie italiane uscite negli ultimi anni.
Ma non parliamo di politica…

Nelle prossime settimane credo che recupererò le serie successive3, e darò anche un’occhiata ai romanzi originali – scritti a partire dagli anni ’70 da John Grant con lo pseudonimo di Johnatan Gash, e che a quanto pare sono molto più scollacciati e violenti, ma altrettanto buoni.


  1. in effetti, l’unico personaggio che nella prima stagione faccia delle battute su Jack è un individuo disgustoso, e si rivelerà essere il colpevole. 
  2. e ammettiamolo, una serie TV che abbia come musica “buttata lì”, sotto ai dialoghi, una selezione di Rockpile, Tenpole Tudor, Dire Straits e Iron Maiden e una dozzina di altri gruppi e artisti dell’epoca dimostra da una parte una facciatosta incredibile, e dall’altra si gioca una carta decisamente “forte” per definire la propria epoca. 
  3. grazie, Beeb, per i tuoi vecchi DVD reperibili usati a prezzi ridicoli. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

7 thoughts on “Lovejoy

  1. Non mi è mai capitata sotto gli occhi, ma ormai è da qualche anno che sospetto che le serie inglesi tendano ad avere una marcia in più, rispetto a quelle statunitensi. E dopo aver visto quella palla di Tomorrow People (USA) vorrei vedere l’originale inglese.
    Ma tornando in tema, sembra una serie interessante – punti extra perché i protagonisti non sembrano fighetti presi al 3×2.
    Gli episodi sono autoconclusivi, o c’è anche una trama orizzontale?

    • No, autoconclusivi – al limite ci sono personaggi ricorrenti. E c’è un episodio in due parti.
      Alcuni episodi sono adattamenti dei romanzi, altri sono sceneggiature originali.
      In totale, le sei stagioni fanno 71 episodi, più un Christmas Special (alla faccia di Dr Who).
      E i personaggi non sono fighetti, variano su tutto lo spettro di età, e hanno uncampionario di facce imperdibili.

      Tomorrow People, la serie della Beeb, era una cosa anni ’70, orientata al pubblico dei ragazzi – ma con una sceneggiatura molto solida, affidata a autori di fantascienza tosti.
      Credo sia abbastanza facile da reperire, di riffa o di raffa.

      • A me, le storie cosiddette “per ragazzi” piacciono, se sono fatte con criterio😀 e non ho nulla nemmeno contro le storie “stagionate” – non vorrei fare il vegliardo lagnoso, ma visto che le serie moderne mi deludono tre volte su quattro😛

        • Diciamo che il principale prodotto del vecchio Tomorrow People è proprio che si tratta di una serie vecchia di quarant’anni.
          Tra l’altro credo se ne trovino parecchi episodi completi su Youtube.

          Quanto a Lovejoy, come nota a margine – l’episodio doppio che chiude la prima serie è girato a Venezia, durante il primo grande picco di acqua alta, ed è interamente giocata sul terrore che Venezia fosse sul punto di affondare – è quasi un documentario di com’era l’Italia della prima repubblica.

  2. Questa serie sembra davvero divertente! Non ne avevo mai sentito parlare… Ma del resto sono un profano della tv, e soprattutto ho cominciato da pochissimo a vedere roba in inglese anche senza sottotitoli, e considerando che nell’86 ci sono nato diciamo che mi sento giustificato!😄
    Tra l’altro adoro Ian McShane… Mentre leggevo il post mi è venuto spontaneo un parallelo con la serie tv che trasmettono da noi in Italia, “il Restauratore”, un tentativo di mystery con sprazzi di soprannaturale (il protagonista, che fa appunto il restauratore, ha delle visioni del futuro in cui muore la gente). Il protagonista è un mitico Lando Buzzanca che però pare invecchiato davvero male, recitativamente parlando… Insomma, una porcheria, nel caso ci fossero dubbi. Niente, mi è venuto in mente il parallelo e ho riso amaramente…

    • Mi hanno detto orrori de Il Restauratore😀
      Nel caso di Lovejoy non c’è nulla di sovrannaturale – e la derivazione da una serie di romanzi molto popolari garantrisce la qualità della scrittura.
      McShane è anche un mio idolo, e qui mostra tra l’altro una verve comica insospettata.

  3. Pingback: Quattro per il crimine | strategie evolutive

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