strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Eredi dell’Impero

6 commenti

518v7lY89+L._SX331_BO1,204,203,200_La buona fantascienza sta bene e vi saluta tutti.

Heirs of Empire, di Evan Currie è l’anello di congiunzione fra la space opera classica e la space opera moderna.
Se le situazioni e le premesse – un vasto impero, una congiura dipalazzo, eredi in fuga – è prersa di peso dall’epoca di Jack Williamson e di Edmund Hamilton, il setting è quello che ci aspetteremmo dal compianto Iain Banks, o da Karl Schroeder.

È sensato affermare che in Heirs of Empire si entra per l’avventura, si rimane per il mondo.
E per il generale senso di divertimento – perché questo è, anche e soprattutto, un bel romanzo divertente.

Da millenni, l’umanità ha colonizzato il Mondo – un colossale artefatto alieno con il suo clima, la sua ecologia. Una distesa sterminata, spazzata da venti terribili e nel cielo della quale si inseguono isole volanti, unica fonte di ombra sotto a un sole che non tramonta mai.
Gli umani hanno colonizzato e stanno esplorando questa nuova realtà, ed hanno adottato alcune delle tecnologie trovate abbandonate dai precedenti proprietari. Nel corso dei secoli, l’Impero ha arginato gli aspetti più pericolosi del nuovo mondo, e creato una struttura politica più o meno stabile, più o meno feudale.
Il tradimento cova da generazioni, e ci sono segreti che pochi conoscono.

Nel momento in cui il Generale Corian – tanto abile e carismatico sul campo di battaglia quanto clamorosamente inetto sul piano umano e politico – prende il potere con un sanguinosissimo colpo di stato, ciò che resta delle forze lealiste deve tentare di riorganizzarsi attorno a tutto ciò che resta del potere originario: due adolescenti in fuga, figli cadetti del defunto imperatore.
Ammesso che si riesca a trovarli.

Se c’è un senso di deja-vu, nella trama di base – siamo già stati qui, da The Star Kings di Hamilton a Dune, a Star Wars – Currie utilizza il senso di familiarità per facilitare l’accesso dei lettori ad un universo popolato di treni supersonici e aquiloni, di deserti sterminati e di città volanti, di armi psioniche e cittadelle abbandonate, di pirati e mercenari.
La politica è complessa senza essere eccessivamente bizantina, i personaggi sono ben caratterizzati e divertenti pur restando familiari (il generale ribelle, l’ultimo cavaliere leale, gli eredi in fuga, il guerriero riciclatosi come pirata…)

L’autore riesce in questo modo a intrattenere con una storia divertente e piena di colpi di scena, dedicando al contempo la sua attenzione a dissimulare la realtà del mondo nel quale l’azione si svolge, a disseminare la trama di indizi e sugestioni.
Siamo in una sfera di Dyson?
In un mondo-anello?
O si tratta di un oggetto completamente diverso?
Lo hanno creato degli alieni?
O è il relitto di una precedente civiltà umana poi decaduta?
Dove sono finiti i costruttori?
O siamo in presenza di qualcosa di radicalmente diverso?
Davvero l’universo ha un diametro di tre anni luce, ed oltre si estende il nulla?
E quale strana direzione ha preso l’evoluzione umana?
O non si tratta di evoluzione?

I big dumb objects, gli artefatti alieni incomprensibili, sono un cavallo di battaglia della fantascienza, da Rama di Clarke a Ringworld di Niven, passando per decine di altri titoli.
Ciò che rende curioso Heir of Empire è che anziché portare i propri artefatti in primo piano, al fine di suscitare un qualche tipo di sense of wonder, Evan Currie sembra impegnato a nascondere il più possibile. In questo, il titolo che torna più facilmente alla mente è Hegira, di Greg Bear.
Ma forse siamo in presenza di qualcosa di completamente diverso.
In questo modo, Currie ci inganna, ci affascina, ci attira sempre più all’interno della sua storia.

La buona fantascienza sta bene e vi saluta tutti.
Heirs of Empire uscirà il 22 di Settembre – e potrebbe essere una buona lettura per l’autunno.

Oh, e qualcuno dovrebbe mandarne una copia a George Lucas, per fargli vedere come avrebbe dovuto fare la nuova trilogia di Star Wars.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

6 thoughts on “Eredi dell’Impero

  1. Che voglia che mi hai messo di leggere buona sf!

  2. Uscirà a Settembre, ma mi sembra di capire che tu l’abbia già letto, in un qualche modo, però?
    Comunque si, sicuramente leggendo il post mi è venuto alla mente molto di ringworld. In questo caso, però non mi sembra sia space opera, essendo limitato all’interno di questo artefatto alieno/umano.
    Mi interesserebbe, se avessi tempo, avere un esempio di space opera classica e moderna, giusto per capire cosa intendessi con questa metafora.

    • Advanced Reviewer Copy – ne ho ricevuta una copia due settimane fa.
      Per la space opera classica, intendo quella avventurosa degli anni d’oro… come dicevo, Hamilton, o Williamson. Per space opera moderna, penso alla serie della Cultura di Banks.

  3. Un giorno o l’altro dovrò iniziare a leggere in inglese…..se solo non fossi così pigro.

  4. Ottima notizia in un finale di estate noioso…

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