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La Ballata di Tam Lin

9 commenti

995261238537022Diciamo che siete produttori cinematografici.
Diciamo che è il 1972.
Nel 1970, avete acquistato la pellicola di un giovane attore e regista, la sua opera prima, con per protagonista una delle attrici più famose di Hollywood.
Il ragazzo ha consegnato la pellicola, ma da due anni voi state cercando di decidere cosa farvene: non solo è francamente incomprensibile, ma ha un titolo che pare il nome di un ristorante cinese.
Tam Lin.
E cosa diavolo sarebbe, un Tam Lin?

Diciamo che siete produttori cinematografici, è il 1972 e avete un grosso problema…

Facciamo un paio di passi indietro.
La Ballata di Tam Lin è una classica ballata Scozzese.
La prima versione scritta risale al 1547, ma ha chiaramente origini medievali.

La trama in nuce – una fanciulla va a farsi una scampagnata nella foresta di Carterhaugh, e qui incontra un baldo giovane; si tratta di Tam Lin, rapito a suo tempo dalla regina delle fate. Per sfuggire alla sua prigionia, Tam Lin ha bisogno dell’aiuto della giovane…

E facciamo presente che questo è davvero il minimo comun denominatore, perché della ballata di Tam Lin ne esistono una infinità di versioni. Con un sacco di trasformazioni, magie, inseguimenti, episodi inquietanti… ce n’è per tutti i gusti.
Francis James Child, nel suo fondamentale The English and Scottish Popular Ballads (cinque volumi 1882-1898), ne identifica quattordici versioni diverse.Tam_Lin_by_Pamela_Dean

Robert Burns ne fece una famosa versione in versi.

E se ci mettiamo tutte le versioni incise da questa o quella band nel corso degli anni, i numeri lievitano. Fairport Convention, Steeleye Span, Mariah Carthy…
E non parliamo degli adattamenti in prosa – Wikipedia ne elenca più di trenta, solo nel ventesimo secolo. Molti, moltissimi fiscalizzati come fantasy (la versione della McKillip, quella di Pamela Dean e quella di Delia Sherman sarebbero da recuperare, per dire).

Nel 1970, Roddy McDowell decide di lanciarsi nella regia, con un adattamento della ballata di Tam Lin.
McDowell è famoso, oggi, per aver vestito i panni di Cornelius e di Caesar nella serie dedicata al Pianeta delle Scimmie, ma è in realtà un personaggio molto più complesso e sfaccettato.
Ex bambino prodigio, eccellente fotografo, McDowell colleziona pellicole di serie B – ed è a lui che dobbiamo dire grazie se molti film noir sono arrivati sani e completi fino a noi. Scrive di cinema, ed è amico e confidente di Louise Brooks, la stella degli anni ’20 che grazie al suo supporto si è rilanciata come critico cinematografico.
McDowell conosce Hollywood dentro e fuori, hatalento, ha i contatti giusti.
La britannica Commonwealth United decide di finanziare il suo primo progetto da regista, da girarsi interamente in Gran Bretagna.
E poi, come rifiutare? McDowell ha messo sul piatto nientemeno che Ava Gardner.

1d61f37857996d3b330d1056d7f6c584Nel 1970, Ava Gardner ha quarantotto anni ed è “vecchia” per Hollywood.
Ed è esattamente la persona che McDowell desidera – e farà pressioni per mesi per riuscire a convincerla.
Alla Gardner, infatti, non va di girare scene di sesso con un partner di vent’anni più giovane di lei – e ha visto troppe colleghe finire a fare le vecchie megere in pellicole horror.

Il film che ha in mente, McDowell dichiarerà in seguito, è un gesto d’amore nei confronti di Ava Gardner.
In realtà, ciò che McDowell ha in mente è un bel pezzo di giustizia sommaria sulla Swinging London e, più in generale, sul jet set di fine anni ’60, e sull’ambiente artistico Hollywoodiano – un ambiente che conosce bene e detesta. Il film ha una forte voglia di Blow Up, nella sua furia iconoclasta.
Un’altra definizione fornita dal regista è una allegoria della fine degli swinging sixties.
Ci sta.

Ecco quindi la storia di Tom Lynn (un giovanissimo Ian McShane), giovanotto di belle speranze che viene sedotto e arruolato come toy boy dalla “vecchia” Michaela Cazaret (Gardner), donna ricchissima e visiosa all’estremo, che ama circondarsi di giovani gaudenti ed intrattenersi con loro nel suo maniero sul confine scozzese.

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Tutto fila grossomodo scollacciatamente liscio finché il buon Tom non incontra la figlia del vicario locale, e se ne innamora.iantamlin.th
Questo scatena la furia della signora del castello, pronta a sguinzagliare il suo esercito di sudditi/succubi/adoratori per impedire a Tom di andarsene.

È un fantasy?
È un horror?
È un soft porn?

McDowell intende fare un fantasy – ed in effetti la traduzione della ballata medievale in termini moderni (automobili ai posti dei cavalli, sostanze allucinogene al posto della polvere fatata), Tam Lin è certamente un ottimo esempio di urban fantasy comme il faut. Esiste un elemento sovrannaturale suggerito e inquietante, sottolineato dalle location scozzesi e dalla colonna sonora (che include una versione della ballata, eseguita dai Pentangle).
Sul mercato anglosassone, dove il film esce – in teoria – nel ’70 col titolo di Tam Lin, la pellicola non ha una designazione esatta. È un film drammatico.
Ma la casa produttrice inglese (che avrebbe voluto intitolare il film Games and Toys) è andata in bancarotta nel ’69 – e l’americana AIP è subentrata, acquistando i diritti.

Internazionalmente, il film viene distribuito come The Ballad of Tam Lin – ma sugli schermi italiani arriva con il titolo di Sapore di Donna1 e spinto come film sexy, complice il rilassamento della censura nazionale.

devils_widowNel 1972, finalmente, qualcuno alla AIP ha un colpo di genio – il film è vendibile come horror, ma ha bisogno di un titolo un po’ più facile per il pubblico.
E la pellicola esce negli USA, variamente editata, come The Devil’s Widow, e fatta circolare nel circuito dei drive in.
Con una bella tag-line di classe…

She drained them of their manhood – and then of their LIVES!

Non è un clamoroso successo.

Eppure è un film notevole, per quanto scoordinato (e non sappiamo se scoordinato per davvero, o solo vittima di tagli e remixaggi successivi).
Ava Gardner, a parte la bellezza ancora devastante, costruisce un personaggio di una malvagità inusitata.
tam-lin-affiche_397609_45865McShane è più che adeguato come giovane bellimbusto in cerca di una via di uscita, e riesce a passare dalla recitazione imbambolata della prima parte alle sequenze action della seconda senza particolari problemi.
Ottima fotografia, grandissime scenografie, costumi perfetti.
E poi c’è l’atmosfera, che cattura benissimo il senso di futilità e di vuoto, lo stato di animazione sospesa della “bella gente” che compone l’entourage di madame Cazaret.
Ci sono un paio di scene nelle quali il soprannaturale è lì lì per mostrarsi, ma rimane nascosto nelle ombre – spettacolare la scena inquietantissima con la medium sotto stupefacenti.
Il finale, con la caccia selvaggia – sì, il riferimento mitologico è esplicito – sulle tracce del povero Tom, resta inquietante e farà da template per un sacco di pellicole successive che ci mostrano la classe superiore tramutarsi in bestie assetate di sangue.
Eppure tutto resta sottile e suggerito, mai mostrato, mai sbattuto in faccia agli spettatori.
Fantastico il resto del cast, che allinea Cyril Cusak, Joanna Lumley e un sacco di altre facce che col tempo troveranno i loro spazi sul piccolo e sul grande schermo.

Si trova, in circolazione?
Sì, in una miriade di edizioni diverse, con durate che vanno dai 90 ai 120 minuti.
Una sorta di Director’s Cut uscì nel ’98 ma, cosa quantomai adatta per una storia che ha così tante versioni, della Ballata di Tam Lin non esiste una versioneunica e definitiva.


  1. no, ok, lasciamo perdere. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

9 thoughts on “La Ballata di Tam Lin

  1. Il titolo italiano mi ha dissepolto un ricordo remoto… Mai più rivisto da… Una trentina d’ anni? Probabilmente di più.

  2. Lurko da anni senza pudore, ma con questo articolo mi costringi a uscire dalle tenebre e dirlo: signor Davide Mana, se non ci fossi, bisognerebbe inventarti.

    S.

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