strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Ci sono cose più urgenti

18 commenti

Selezione_003We know that the time for this great transition is short. Climate scientists have told us that this is the decade to take decisive action to prevent catastrophic global warming.
That means small steps will no longer get us where we need to go.

Stilato da un nutrito gruppo di intellettuali, e controfirmato dal meglio della cultura canadese, il Leap Manifesto è frutto di un lungo progetto, avviato nella primavera scorsa, con lo scopo di definire una strategia generale per affrontare i problemi politici, sociali, economici ed ambientali del Canada.

Si era detto che avremmo riparlato del Leap Manifesto.
Riparliamone.

La prima cosa che io trovo particolarmente interessante nel Manifesto è il fatto che si riconosca come i problemi politici, sociali, economici ed ambientali siano espressione di un unico insieme di fattori. Disoccupazione, immigrazione, crisi economica e crisi energetica, conflitti a media e piccola scala, collasso ambientale… tutto è legato agli stessi fattori.
E questi fattori sono tutti dipendenti dal cambiamento climatico in atto.

Ora, la solita puntualizzazione, trita ma necessaria: non ha nessuna importanza se il cambiamento climatico sia resposabilità delle attività umane (Le emissioni di CO2 prima di tutto) o se sia un naturale fenomeno ciclico sul quale noi non abbiamo controllo.
Davvero.
Non ha nessuna importanza.
Ciò che è importante è che la crisi ambientale è palesemente una realtà.
E se non sapremo adattarci, la nostra civiltà scomparirà.

Non è questione di salvare la Terra.
La Terra sopravviverà a questa crisi come da sempre sopravvive ai cambiamenti ambientali.
Siamo noi quelli col cappio al collo.
E a questo punto poco importa se ce lo siamo messi da soli, questo cappio, o se è una cosa naturale.

timeline

Noi abbiamo una possibilità – una possibilità che è stata negata ai cianobatteri, ai trilobiti, alle ammoniti ed ai dinosauri.
Noi possiamoa adattarci – perché siamo intelligenti.
Siamo la prima specie a possedere glis trumenti per veder arrivare la falce, e scansarsi.
È solo questione di intelligenza.
Ma finora abbiamo lasciato tutto in mano ai politici.

E i politici, naturalmente, lo abbiamo già detto, non commerciano in cambiamento, ma in stabilità.
E non hanno quindi gli strumenti dialettici per gestire il csambiamento – a meno di presentarlo come un ritorno al passato.
Tutto cambierà e tornerà come prima.
No, mi dispiace.

E quindi, tocca cambiare o scomparire.
E quindi, il Leap Manifesto.

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I punti illustrati nella versione grafica abbreviata che trovate qui di fianco sono interessanti. Ciascuno meriterebbe un post (magari, perché no?), ma per il momento facciamo un riassunto generale.

Si comincia col rispetto per chi aveva originariamente in carico le terre in cui viviamo.
Questo è un punto importante per i Canadesi, e interessa di meno gli europei – certo, sulla base di questo principio sentiremo i Legaioli frignare perché loro discendono dai Neanderthal, ed erano qui prima dei Cro Magnon, e rivogliono le loro caverne ed i loro mammuth ed il riconoscimento della loro indipendenza linguistica…
Ma seriamente – l’Europa è stata oggetto di tali e tanti rimescolamenti genetici, che andare a cercare gli originari abitatori di queste terre è un esercizio per chi studia il DNA.
Passiamo oltre…

Il 100% dell’energia da fonti sostenibili entro il 2050.
Per il Canada è relativamente facile, viste le proiezioni sullo sviluppo dell’energia eolica.
Qui in Europa ci stanno arrivando gli scandinavi. Curiosamente, o forse no, la Germania ha una produzione da energia solare superiore all’Italia, che si suppone sia il paese del Sole1.
Non è impossibile il 100% entro 35 anni, bisogna lavorarci, ma c’è un ma

Il punto nevralgico, per l’Italia, è il quarto – la democratizzazione dell’energia.
Anche questo è un passo relativamente facile per il Canada, dove la generazione personale di energia – mediante microgeneratori – non è solo una diffusa realtà, ma è soprattutto, in certe aree, una necessità… costa meno costruirsi un microgeneratore che estendere la rete di distribuzione.

Qui da noi è diverso.
Perché la rete di distribuzione è pervasiva, certo, ma anche perché finora tutti i principali incentivi sulle rinnovabili – sul solare soprattutto – sonostati percepiti come incentivi alle aziende.
Gli incentivi, nella maggior parte dei casi, non sono andati a privati cittadini per sistemarsi i pannelli sul tetto e rendere la propria abitazione autonoma, ma sono andati ad aziende, che hanno preso vasti tratti di ex terreni agricoli in affitto (“pagando” il proprietario del terreno con l’incentivo) per impiantare vasti campi di pannelli e rivendere l’energia.
In altre parole, qui da noi è diverso per motivi strettamente politici – il sistema è stato progettato a vantaggio delle aziende a scapito degli individui.

E questo rimane il tono del resto della nostra canzone.
Le cose non migliorano per i punti successivi: dalle case a bassa dispersione e basso impatto, alla ricollocazione dei lavoratori in settori eco-compatibili e trainanti, all’adeguamento delle infrastrutture, al potenziamento delle reti ferroviarie, alle politiche su immigrati e famiglia, allo sviluppo di competenze in settori professionali strategici…
Beh, stiamo disattendendo ogni singolo punto.
Non parliamo poi dell’idea di tassare i ricchi.
O non se ne è mai discusso a livello politico, o quando se ne è discusso il problema è stato considerato secondario, o sono state approntate delle “soluzioni” assolutamente palliative, se non controproducenti.

Angela-Steritt-Leap-largeLeggere il Leap Manifesto standosene qui, seduti in Italia, è un’esperienza desolante.
Perché è facile vedere come questi punti siano perfettamente ragionevoli, e perfettamente ottenibili a breve termine.
È vero, abbiamo smantellato le reti ferroviarie locali e l’alta velocità è il Diavolo, ma abbiamo la smart grid per l’energia già in posto.
È una piccola tessera del puzzle.
Sì, abbiamo un sistema di formazione vecchio di dieci secoli e uno sdegnoso disprezzo per la scienza, ma abbiamo anche qualche settore di eccellenza. Un’altra piccola tessera.
E un’altra… le infrastrutture da adeguare? Parliamone – darebbero lavoro a un sacco di persone, le opere di adeguamento.
Ma non ci stiamo pensando, vero?
Dibattiamo dell’ideologia gender e della necessità di riformare la costituzione, non di come sopravvivere a un cambiamento sul quale non abbiamo più il controllo 8se mai l’abbiamo avuto).

E non si tratta di essere anticapitalisti, comunisti, anarchici o pellirosse…
Si tratta di capire che il cappio si sta stringendo.
Vogliamo allentare il cappio?
Dobbiamo darci da fare.
Sì, spendere dei soldi, tanti soldi, una marea di soldi.
Ma cosa ce ne faremmo di quei soldi, quando fossimo morti?
E alla fine il Leap Manifesto dice poi semplicemente che si tratta di ascoltare le persone migliori, e creare una società giusta, capace di funzionare alle condizioni ecologiche attuali.
Ci guadagnerebbero tutti.

Ed è qui che entra in gioco il più terribile paradosso di tutta questa faccenda – gli unici che potrebbero implementare immediatamente i punti del Leap Manifesto sono i politici.
Che dovrebbero sedersi a un tavolo, e promulgare le leggi opportune, e accertarsi che vengano messe in pratica. Dovrebbero insomma fare il loro lavoro.
Perché non parliamo più del singolo, ma parliamo di una intera società che deve fare il salto, e cambiare direzione. I singoli contano, ma come singoli non possono fare granché, quando si tratta di creare nuove strutture, cambiare le leggi, ridisegnare il sistema fiscale, cambiare radicalmente la scuola.
A poter far cambiare direzione alla società, in questo caso, sono i politici.
E perché dovrebbero farlo?
Perché noi glielo chiediamo.
Ma noi, naturalmente, non glielo chiederemo, vero?

“ci sono cose più urgenti”

Ditemene una.


  1. beh, ok, si suppone sia anche il paese della cultura. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

18 thoughts on “Ci sono cose più urgenti

  1. Più ti ritrovi “voci autorevoli” del nostro giornalismo (Feltri) che dichiara con convinzione che il surriscaldamento è una palla e che non crede a nessuno degli allarmi lanciati dalla comunità scientifica internazionale.
    Siamo alla negazione Dell’ evidenza per puro interesse.

  2. Solo un punto. Nessuno dice più che ci sono cose più importanti. Semplicemente fanno altro, convinti che arriverà qualcuno a salvarci. E magari hanno ragione. Magari ci invade il Canada.

  3. Interessantissimo articolo e concordo al 100%.

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