strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Weekend su Marte

20 commenti

martianÈ andata così.
Era da un po’ che volevo buttare un occhio a The Martian, il romanzo di Andy Weir.
Ma come sempre, il mio budget per le letture è attentamente parcellizzato – non c’è un centesimo che non abbia già una destinazione.
E il romanzo di Andy Weir, originariamente autopubblicato nel 2011 e poi ripubblicato da un editore vero nel 2014, è passato in secondo piano.

Poi però, un paio di giorni or sono, sono successe due cose, indipendenti l’una dall’altra.
La prima, l’ebook in lingua originale è stato drasticamente ribassato per 24 ore.
E secondo, proprio in quelle 24 ore ho letto un tale numero di opinioni così incredibilmente cretine sul libro, che ho deciso che dovevo farmi la mia, di opinione.
E così ho acquistato una copia di The Martian, e me lo sono letto durante il weekend.

E sì, si trattava indubbiamente di opinioni cretine.
Ma procediamo con ordine.

Di cosa stiamo parlando…
Durante la terza spedizione umana su Marte, l’astronauta Mark Watney viene dato per morto durante una evacuazione di emergenza, e lasciato indietro dai suoi compagni di missione.
Solo, ferito e lontano milioni di chilometri da casa, Watney ha una prospettiva di vita molto breve.
A meno che non metta a frutto ogni briciola di competenza tecnica in suo possesso per sopravvivere il più a lungo possibile.
In capo a quattro anni, arriverà una nuova missione.

spirit-n-1-1200

Il romanzo di Weir è eccellente.
È un’ottima storia, ben costruita e raccontata con una struttura divertente.
Mette in gioco un personaggio principale simpatico e col quale è molto facile empatizzare, e costruisce una serie di stuazioni che mantengono vivo l’interesse del lettore.
E c’è dell’altro.

In primo luogo, il romanzo di Weir è un romanzo sulla scienza.
E sì, alcuni individui francamente patetici sono andati a ripescare i libri del liceo per verificare che la scienza nel romanzo sia corretta1.
Ma a parte i complessi di inferiorità di alcuni lettori2, il punto non è la correttezza scientifica del romanzo (che è comunque molto molto alta – Weir è molto ben documentato).
Il punto è la centralità della scienza e della tecnologia nello svolgimento della storia.
Watney deve usare la scienza e l’immaginazione per sopravvivere in un ambiente ostile. Il romanzo mette in campo una scienza presentata in termini accessibili e divertenti, che è funzionale alla storia, è plausibile, e suscita un certo interesse e una certa curiosità anche nei lettori che non si occupano di scienza per professione.
Il romanzo è una lunga, inesaustibile ode all’ingegno umano, e all’importanza della conoscenza.

Ladon_basin_in_full_colour

In secondo luogo, The Martian è un romanzo ottimista.
È vero, il povero Watney ha la sua bella dose di incidenti e disastri, ma non si arrende.
Il protagonista principale semplicemente non accetta di sedersi e morire. È parte di una civiltà – la nostra – e quella civiltà ha fra i suoi elementi centrali anche la convinzione di poter risolvere i problemi.
Al contempo, il resto dell’universo che ruota attorno a Watney è un universo positivista – la civiltà umana, finalmente dopo anni di tetraggine, ne esce bene.
Gli uomini e le donne che lavorano per la NASA, gli astronauti, i tecnici, la maggioranza della popolazione umana è composta di persone decenti, con una sensibilità normale.
Nel momento in cui viene rilevato che Watney è sopravvissuto, non ci sono insabbiamenti, colpi bassi o reticenze – tutti si mettono al lavoro per salvare Watney. O per lo meno provarci.
In The Martian la NASA è una organizzazione capace di trovare uno slancio vitale nel disastro.
Esattamente come Mark Watney non si siede ad aspettare la morte rimuginando su quanto gli manchi la fidanzata, allo stesso modo la società di cui Watney è espressione, reagisce.

E questi, ne sono fermamente convinto, sono elementi che irritano una parte del pubblico.
Siamo stati bombardati per decenni da storie che ci dicono essenzialmente

tanto è tutto inutile, rassegnati e cerca se puoi di godertela

Watney non si rassegna.
Non si rassegnano i suoi compagni di missione quando scoprono che è sopravvissuto.
Non si rassegna la NASA, non si rassegna la comunità scientifica.

Scrivere una storia di rassegnazione sarebbe stato molto più facile.
Le distopie – per divertenti che siano – sono facili: basta inventarsi i problemi, e non dovremo sbatterci per trovare le soluzioni.

mp_main_wide_thebucketlistPosso immaginarlo, come drammone user friendly, The Martian – Watney che si lascia morire pensando alla fidanzata, girovagando per Marte, con un sacco di flashback, alternando momenti di depressione e momenti di “simpatica esuberanza”… come quei film sui malati terminali che corrono verso la morte spassandosela, e ridendo contenti, avete presente?
Non vi fa orrore questa propaganda spudorata per la rassegnazione?
Ci starebbe anche un bel discorso sull’arroganza della scienza, sull’impossibilità di comprendere il cosmo, sulla nullità dell’uomo. Magari anche un bel pistolotto sull’importanza dei sentimenti.
E intanto potremmo goderci la NASA (crudele e senza volto come qualunque organizzazione, giusto?) che insabbia la notizia della sopravvivenza dell’astronauta, perché salvarlo costerebbe troppo, e creare un martire sarebbe un ottimosistema per far finanziare nuove missioni. I dirigenti cinici e bastardi che cavalcano il dramma per portare avanti la propria carriera mentre la civiltà umana si sintonizza sul canale dei reality.
Sarebbe facile.
Facile identificarsi con il protagonista, perché tutti abbiamo pianto per la mancanza della fidanzata, ma non in molti abbiamo rischiato di farci saltare in aria distillando acqua dall’idrazina.
Facile incunearsi nella solita, qualunquistica convinzione che tanto tutto è inutile, la società è contro di noi.

Eh, cosa ci vuoi fare, è così che vanno le cose.
Il mondo è un brutto posto. La gente è cattiva.

Vaffanculo, no!

E badate bene – credo che Capricorn One sia un gran bel film, e tutte le volte che lo ripassano in TV me lo riguardo con piacere. Grande storia, grande cast.

capricorn-one-5

Ma mi infastidisce che Capricorn One sia diventato il modello concettuale di default di questo genere di storie – scordandosi che anche in Capricorn One la rassegnazione non esiste.
Quella è venuta dopo, perché, ancora una volta, è facile agganciare il pubblico con la rassegnazione.
La rassegnazione assegna ad altri la responsabilità, e si richiude nel suo guscio di depressione e di autocommiserazione.
Ma Andy Weir non ha accettato l’idea di scrivere un romanzo facile facile che glorifichi la rassegnazione – ed ha scritto un romanzo eccellente.

Un romanzo che parla anche, in via assolutamente indiretta, del potere dei simboli – della necessità che noi abbiamo di simboli, di modelli positivi.
E di problemi.
Perché è stato affrontando i problemi che la nostra civiltà ha finora espresso il suo meglio.
E per affrontare problemi bisogna essere ottimisti.
E rischiare.

La fantascienza, ancora una volta, sta bene e vi saluta tutti.


  1. dopotutto l’autore è solo un fisico delle particelle, immaginatevi quante sciocchezze avrà scritto riguardo a fisica e chimica. 
  2. quelli che devono trovare i difetti, perché ammettere che il romanzo è piaciuto significa che l’autore è più in gamba di loro. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

20 thoughts on “Weekend su Marte

  1. Come ti ho scritto anche altrove, io ne ho sentito parlare solo in termini più che lusinghieri. Anche ieri, parlando di un libro che mi è piaciuto molto – e di cui non ho citato il titolo -, qualcuno l’ha tirato in ballo dicendo che è un ottimo libro.
    Ora ti ci metti anche tu.
    Era in coda da un bel po’, vorrà dire che a breve sarà un recupero essenziale.
    Anche perchè vorrei andare a vedere il film, che pure mi ispira non poco.😀

    • Il film promette bene.
      E credo che a un pubblico “normale” possa solo piace – sono gli addetti ai lavori che si sentono minacciati, e devono ridimensionarlo.
      Dicendo sostanzialmente delle cretinate.

  2. È una storia sulla speranza, come lo sarà il film: la speranza che Ridley Scott abbia ancora qualcosa da dire come regista!😀
    Comunque grazie, non sapevo di queste discussioni sul libro (che non ho letto), la tua analisi mi sembra credibile, probabilmente azzeccata.
    Lo leggerò, magari, prima o poi🙂

  3. Letto quest’estate: ottima recensione !

  4. Temo che l’idea di un individuo che, in circostanze estremamente sfavorevoli, sceglie di non arrendersi mai e si adatta alla situazione, trovando soluzioni pratiche e intelligenti a problemi molto complessi, li mandi in tilt.
    Siamo abituati alla retorica del “non arrendersi mai”, ma è appunto solo una forma di retorica. E di solito, il survivalismo si riduce al solito giochino del trasformarci in bestie per restare vivi.
    The Martian fa l’esatto contrario: per restare vivi dobbiamo tirare fuori il meglio di noi.
    Ed è una cosa impegnativa e difficile da fare.

    • Ma è anche il nostro retaggio evolutivo – alla faccia di chi vorrebbe che l’espressione della normalità umana sia la bestialità.
      Se siamo qui, è grazie a chi ha dato il meglio, non a chi ha dato il peggio.
      Ma come dicevo, il peggio è facile.

  5. Non potrei esser più d’accordo, direi su tutto. Basta, ci siamo rotti le palle di rassegnazione e cinismo un tanto al chilo.

  6. Bellissimo articolo!! Non ho letto il libro, ma ora credo che lo farò. Apprezzo e condivido ciò che hai detto…ci pensavo proprio stamattina, mentre leggevo parole simili alle tue, in merito alla sovrabbondanza di distopie nell’ultimo periodo, dette dalla LeGuin. Tra l’altro è la prima volta che ti vedo usare una parolaccia in un articolo, i commenti dei fan della rassegnazione devono essere stati davvero imbecilli!😄

  7. Ho amato ogni singola sillaba del libro, che lessi alla sua uscita e che sto rileggendo in attesa del film, che sono abbastanza sicuro non mi deluderà.

    Sulla questione distopie\rassegnazione la penso esattamente come te. Parafrasando Orwell “Nel tempo della rassegnazione universale, essere ottimisti è un atto rivoluzionario”.

  8. C’è acqua su Marte, giuro quando l’ho letto ho capito che niente succede per caso.

  9. Letto quest’etate in pochi giorni, scorre via come un diario ed è anche piuttosto istruttivo.
    Attendo con ansia la trasposizione di Scott.

  10. Pingback: Intrattenere è una nobile arte | Plutonia Experiment

  11. Grazie, Davide. Naturalmente, non è tradotto?

    • È talmente tradotto che ne esistono due edizioni con due titoli diversi – uno è L’Uomo di Marte (Newton Compton) e l’altro è Sopravvissuto.
      Lo trovi facile, e credo costi anche una cifra ragionevole (9 euro e rotti, mi pare, in cartaceo).
      Non so dirti nulla della qualità della traduzione, avendo letto quello in originale.

  12. In fondo, anche “Apollo 13” dava più o meno lo stesso messaggio, oltre ad essere una storia vera…

  13. Pingback: The Martian | ilgiornodeglizombi

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...