strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Primavere & Autunni

5 commenti

Ve lo ricordate il periodo delle Primavere e degli Autunni?
Se ve lo foste perso, si tratta del periodo cinese feudale, successivo alla caduta della prima dinastia Zhou, dal 770 al 454 avanti Cristo (ma c’è anche chi lo stiracchia fino al 407 a.C.). Un sacco di gente che correva di qua e di là, contrapposizioni fra stati rivali, invasioni barbariche, omicidi politici, spionaggio.
Al periodo delle Primavere e degli Autunni1 seguì il più sanguinoso e caotico periodo degli Stati Combattenti2.

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In quegli anni turbolenti, tutte le principali scuole filosofiche cinesi ebbero il loro inizio, concentrandosi su due questioni assolutamente essenziali:

  1.  come gestire il potere
  2.  come riconoscere la competenza

Ecco, è questa seconda parte che mi interessa, oggi.
Come diamine facciamo a riconoscere la vera competenza?

Il motivo per cui la questione era centrale, ai tempi delle Primavere e degli Autunni, era dato dal fatto che in un periodo di incertezza politica, affidarsi a un incompetente era un modo stupido per suicidarsi – politicamente, o anche proprio nel senso di lasciarci la pelle.
Il sovrano – o più in generale il tizio al comando – deve potersi appoggiare a consiglieri competenti.
Come riconoscerli?

E sì, pensando agli eventi politici degli ultimi giorni, mesi e anni in questo paese, si tratta di un problema che è ancora centrale, non credete?
Ma non è lì che voglio andare a parare. Il problema della competenza mi è tornato in mente, nei giorni passati, sentendo alcuni sostenere un presunto primato di un certo tipo di approccio alla scrittura, di una certa scuola, diciamo così.
Come dice il mio maestro è giusto, il mio maestro è l’unico competente, chi la pensa diversamente sbaglia, perché me l’ha detto il mio maestro.

La domanda che sorge spontanea, ovviamente, è la stessa che un generale o un signore della guerra, o un sovrano locale, si sarebbe potuto porre nel periodo delle Primavere e degli Autunni.

Come faccio a sapere se il mio maestro è davvero competente?

Ora, dalla lunga e complicata mattanza che attraverso alcuni secoli condusse la Cina dalle Primavere ed Autunni fino alla dinastioa Qin, emersero due approcci principali alla questione.
Un bibliotecario, Sima Qian, una manciata di secoli dopo, trovandosi a organizzare i testi filosofici della biblioteca imperiale (che non erano poi molti, perché centocinquant’anni prima, l’imperatore Qin li aveva fatti bruciare tutti), decise di procedere in maniera semplice, e ne fece due pile – di qua i testi che  secondo lui erano Legalisti, di là i testi che lui chiamò Taoisti.

SimaQian.Portrait

L’approccio legalista alla questione della competenza è quantomai diretto: esistono delle regole (le leggi); la persona competente conosce alla perfezione quelle leggi, e le applica con solerzia inflessibile. L’individuo competente è colui che applica alla perfezione le regole.

L’approccio taoista è più… beh, taoista: la competenza corrisponde all’assenza di sforzo, alla fluidità del gesto, alla semplicità che si dimostra nella pratica quotidiana.
Chi sa fare, riesce a fare con naturalezza.

Credo sia abbastanza evidente perché una struttura burocratica come uno stato centralista preferisca l’approccio legalista alla faccenda: posso istituire esami, assegnare testi di riferimento, stabilire una certificazione ISO-9000.
Queste sono le regole, applicale ed è fatta.

E tuttavia, se ci pensate, la soluzione legalista implica un problema molto più complicato – perché se è competente e affidabile chi applica rigidamente le regole… chi mi garantisce che le regole siano buone regole?3
Si presuppone l’esistenza di un ente certificatore – nella fattispecie un imperatore che promulga leggi, e fa decapitare chi non le segue.
Bello liscio – se di imperatore ce n’è uno solo.
Ma se siamo nel periodo delle Primavere e degli Autunni, di sovrani ce ne sono parecchi – e ciascuno detta le proprie leggi. Sfido che poi si scatenano delle guerre.

L’approccio taoista è meno user-friendly, forse, ma è anche decisamente più flessibile e sensato, e non comporta decapitazioni – giudico la competenza dal risultato finale ma anche dall’esecuzione.
Non mi interessa sapere quale metodo venga applicato, per valutare la qualità del prodotto finito.
Posso addirittura non essere in grado di spiegarlo, il mio metodo.
Mi limito a valutare la qualità – l’eleganza, l’armonia, l’assenza di sforzo, l’economia e l’efficacia – dell’esecuzione.

Pensando alla scrittura – così come quando penso alla cucina, o alla musica, o a un sacco di altre cose – io credo che l’approccio taoista sia preferibile. Associa la competenza all’eleganza, alla leggerezza.
Non nega la presenza di regole – nega piuttosto il primato di un set di regole rispetto agli altri.
È un approccio relativista, e scientifico nel suo pragmatismo.
Privilegia la pratica, il che è ottimo per attività sostanzialmente pratiche.
Non dirmi che manuale hai letto, fammi vedere come lo fai.

Dirà qualcuno, è l’anarchia.
Perché, a questo punto, come posso valutare l’eleganza della esecuzione, sulla base di quali parametri e di quali standard potrò decidere se l’esecuzione che avrò osservato certifichi o meno una competenza?
In altre parole, come potrò sapere se un libro è un buon libro senza avere dei parametri oggettivi e standardizzati di valutazione? Come potrò decidere se il cibo che mangio è davvero buono, senza delle linee guida approvate da un ente certificatore? Come potrò sapere se un governante, un amministratore o un generale è veramente competente senza sapere quali leggi immutabili egli segua?

Dinastia-Han-girl-1La risposta taoista è che è i parametri oggettivi non esistono, o vengono comunque applicati soggettivamente, e quindi comunque la si giri si perde definizione, si sgrana l’immagine.
L’unica risposta è fondata sull’esperienza personale di ciò che stiamo valutando.

Gli uomini affermano che Mao Qiang e Madama Li fossero bellissime, ma nel vederle, i pesci si sarebbero rintanati sul fondo dei torrenti, gli uccelli sarebbero fuggiti volando e i cervi si sarebero messi a correre. Di questi quattro, chi sa come fissare la definizione di bellezza nel mondo?
[Zhuangzi, 4° secolo]


  1. non è meraviglioso come gli antichi cinesi sapessero sempre dare un nome poetico anche alle situazioni più caotiche? 
  2. beh, ok, quasi sempre. 
  3. che è poi il problema del sistema ISO – che non mi garantisce la qualità, ma la consistenza del processo. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

5 thoughts on “Primavere & Autunni

  1. Interessante post. Un po’ perché la cultura cinese è affascinante in ogni sua sfumatura, un po’ perché questo discorso mette in luce tutto quello che manca al presunto “legalismo burocratico” dei nostri giorni, basti pensare all’esempio dell’imparzialissimo “concorso pubblico”che dovrebbe valutare appunto la competenza… Al tempo stesso l’approccio taoista è di troppo difficile applicazione: esso rappresenta quello che ai nostri giorni dovrebbere essere il semplice buon senso… e la pretesa che venga usato dai più sconfina nell’utopia.

    • Il sistema dei concorsi pubblici dello stato imperiale cinese era abbastanza terribile da portare alla follia molti dei partecipanti. Cambiando continente, sistema ed epoca, direi che non è cambiato molto🙂

  2. Poi un giorno ti racconterò la leggenda del metodo taoista passato per un monaco napoletano che recava in dono all’imperatore l’Enciclopedia più piccola del mondo…

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