strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Il confine della sconfitta

11 commenti

Il mio amico Fabrizio Borgio ha fatto un tweet che diceva così:

Lo scoramento degli scrittori è una pericolosa deriva che confina con la sconfitta…

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Pochi giorni or sono, io mi domandavo, qui durante l’ora d’aria nel Blocco C, se io soffra di momenti di profonda infelicità perché scrivo, o se io scriva per sopravvivere ai momenti di profonda infelicità.

Non ho una risposta.
Edna O’Brien sosteneva che le persone felici non scrivono – e io posso anche crederci.

Resta il problema della sconfitta, citata da Fabrizio.

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La sconfitta non intesa – naturalmente – come sconfitta da parte di un avversario fisico, da parte della concorrenza.
La concorrenza non esiste.
Chi scrive è sempre e comunque solo in competizione con se stesso, per fare oggi un po’ meglio di quanto si è fatto ieri – scrivere qualche centinaio di parole in più, scrivere meglio, far quadrare quelle due scene che non funzionavano, superare la paura e contattare una nuova rivista con una proposta.

Gli altri – e speriamo che non si offendano – non hanno alcuna importanza.
La concorrenza non esiste.

Resta il fatto che troppo spesso chi scrive è il proprio peggior nemico – il proprio unico nemico.
E io continuo a dirmi che deve esistere una correlazione fra creatività, espressione della creatività, e neurochimica.
Perché quando va bene va molto bene, ma quando va male è terribile.
Ci deve essere per forza un meccanismo di ricompensa/punizione biochimica.

Poi però passa.
E si ricomincia a scrivere.
È un confine lungo il quale si cammina a lungo, quello della sconfitta.
L’importante è non attraversarlo.

Soluzioni?
Ciascuno ha le sue – queste non sono poi male.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

11 thoughts on “Il confine della sconfitta

  1. Sono onorato di aver ispirato un post con un semplice tweet e si, penso che tu abbia colto in pieno il senso recondito di quel che volevo intendere

  2. Io continuo a essere uno scrittore (se mi si passa il termine) molto produttivo nei rari momenti di euforia o soddisfazione. Quando ho dei problemi o il morale è a terra, non riesco a mettere giù una riga.

  3. “Perché quando va bene va molto bene, ma quando va male è terribile.”

    Hai TOTALMENTE ragione e non è semplice spiegarlo a quelli che non scrivono e leggono solo e vedono lo scrittore come uno che sta sempre a fissare il cielo con l’ispirazione in tasca!
    Mi piace molto anche la tua ipotesi di una meccanismo di ricompensa/punizione biochimica mi piace moltissimo. Io la appoggio in pieno!🙂

  4. Diciamo che scrivere in Italia è particolare. Quelli che vendono vengono se stessi e non il libro. C’è la tendenza a fare dell’autore un personaggio. Il libro diventa secondario e questo per chi come noi non è personaggio pubblico rende le cose un pelo più difficili… Oltre alla frustrazione aggiunta se sei autore “di genere”

  5. Dipende molto da quanto sei tollerante verso ciò che fai – scrivere, dipingere, fare una saldatura o costruire barriere frangiflutti é indifferente.

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