strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Solo chiacchiere

3 commenti

Questo è un post del piano bar del fantastico.
Una decina di giorni or sono, alberto ha scritto in un commento…

Mi piacerebbe un tuo post su “teorie e tecniche” della narrativa orale… o storytelling, fai tu

E naturalmente qui su strategie evolutive noi cerchiamo di rispondere sempre alle richieste del pubblico – ma in questo caso mi trovo vagamente in difficoltà.

E chissà che non sia possibile, parlando delle mie difficoltà con la questione dello storytelling non ne venga fuori qualcosa di interessante.

51f44WDvGYL._SX331_BO1,204,203,200_Prima difficoltà – ho una notevole diffidenza, o se preferite un certo timore, verso l’espressione storytelling da quando ho letto The Art and Craft of Storytelling, un volumetto ingannevolmente esile pubblicato nel 2008 da Nancy Lamb.
Il libro della Lamb ha una concentrazione di informazioni che gli conferisce la densità di una stella a neutroni. È difficile, è complesso, è spaventosamente ricco di idee e informazioni. È, anche, una summa critica di tutti i manuali delle Buone Regole, più un 90% di materiale che i fautori delle Buone Regole non conoscono, o si scordano di citare quando blaterano.
È un manuale sulla narrativa e include, da qualche parte, anche una panoramica della narrativa nella sua forma più primitiva, vale a dire la narrativa orale.
Ma la lascia ben presto indietro, per passare a tecniche, strutture, modelli.
Complicato – forse il manuale di scrittura che mi ha divertito di meno, negli ultimi anni.

Il fatto è che la narrativa orale – e così veniamo al secondo problema – è complicata almeno quanto quella scritta, se non di più, ma utilizza strumenti completamente diversi.
Usa la respirazione anziché la punteggiatura.
Usa l’intonazione della voce invece della sintassi.

jewelhing72Fu il solito Samuel Delany, nel solito The Jewel-Hinged Jaw a sottolineare come di solito leggere i testi di lavori che si sono amati nella loro forma orale comporti una delusione.
La narrazione orale gioca su ripetizioni, su pause e su onomatopee.
E c’è poi la gestualità, da aggiungere.

In realtà, il mio interesse per le narrazioni orali non è legato alla mia scrittura, ma piuttosto a due attività estremamente distanti fra loro – la mia attività accademica e le mie serate a giocare di ruolo.

Una cosa che l’università non ci insegna, e che nessun docente ci anticipa1 è quanta parte della nostra carriera accademica dipenderà sulla capacità di comunicare e di intrattenere2.
Dovremo presentare pubblicamente i risultati dei nostri studi, e potremo trovarci nella necessità di insegnare.
Coinvolgere il pubblico, trasferire le informazioni in maniera corretta e convincente e non mandare in coma i due terzi (quando va bene) del pubblico sono capacità indispensabili.
E nessuno ce le insegna, nel corso della nostra formazione universitaria3.

Io, nel momento in cui mi resi conto che avrei dovuto parlare in pubblico, feci ricorso all’antica saggezza della più bella donna del mondo – che nel lontano 1992 mi aveva detto…

Si può imparare qualsiasi cosa da un libro.

The-Naked-Presenter-Delivering-Powerful-Presentations-With-or-Without-Slides-Voices-That-Matter-0I miei personali guru sono Phil Race, colossale autore di manualistica per insegnanti e per studenti4, e Garr Reynolds, lider maximo per ciò che riguarda la comunicazione frontale e le presentazioni con supporti tecnologici vari.
In particolare, credo che The Naked Presenter, di Reynolds, sia assolutamente indispensabile. È un volume interamente dedicato alla comunicazione senza il supporto di gadget tecnologici, concentrandosi sulla figura di chi deve parlare, non sugli strumenti che usa.
Ottimo davvero – e non si tratta di un manuale di narrativa… ma è un buon manuale per narratori.

51Ua2tizUIL._SX331_BO1,204,203,200_Come giocatore di ruolo – e come master nel 90% dei casi – è indispensabile imparare a usare il poco che abbiamo per costruire, per poche ore ogni settimana, una realtà alternativa.
Anche qui, si tratta di un processo di apprendimento sul campo – ma esistono manuali, supporti, fonti di ispirazione.
Praticamente qualunque manuale di gioco di ruolo della seconda generazione include delle linee guida su come costruire una narrativa.
Qui si trovano di solito gli accorgimenti per definire la narrativa – come darle una forma, un ritmo. E poi c’è Master of the Game, di Gary Gygax.

Poi c’è la parte relativa alla “scrittura” (nel senso dell’esporre al pubblico ciò che si è creato) – vale a dire l’uso della voce.
Io mi appoggiai a suo tempo a un paio di manuali per attori – a cominciare dal testo fondamentale di Dario Fo,il Manuale Minimo dell’Attore. Ma anche un paio di testi sul canto – a cominciare da un vecchio volume intitolato “La Voce”, del quale non trovo più i riferimenti.

E poi?
E poi, esattamente come per imparare a scrivere è necessario leggere leggere leggere, per imparare a raccontare con la voce è necessario ascoltare (e guardare!) persone che lo fanno.
Io per le mie necessità mi tolsi la voglia di guardare i video della serie TED Talks… ma anche un sacco di stand up comedians.
Bil Hicks, George Carlin, Billy Connolly

Per dire, considerate le pause, la respirazione, la gestualità… e poi cercate di immaginare un modo per riportarli sulla pagina.

23913Il tutto senza dimenticare ciò che dicevano i vecchi taoisti, per i quali la composizione e la presentazione erano due delle Cinque Eccellenze, le capacità che salvano la vita.
Per cui forse dovrei aggiungere alla liste delle letture consigliate anche il Chuang Tzu, o quel meraviglioso (e costosissimo!) libriccino che è The Art of Writing – anche se naturalmente una raccolta di saggi sulla composizione poetica potrebbe sembrare avere poco a che vedere con la narrazione orale.

Però funziona.

 


  1. sulla base delle mie esperienze e a meno che voi non siate stati più fortunati di me, naturalmente. 
  2. e scrivere, e a fare marketing, ma questo è un altro discorso 
  3. e posso aggiungere, dall’alto del mio master in comunicazione scientifica, che anche nei master in comunicazione scientifica ci insegnano a scrivere, non a parlare. 
  4. un’altra capacità che la scuola, di tutti i livelli, non ci insegna (più?), se non attraverso metodi brutalmente darwiniani, è come studiare. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

3 thoughts on “Solo chiacchiere

  1. Grazie per l’articolo, lo aspettavo e l’ ho letto con gusto…anche se tardi. Il libro di Gygax è finito dritto nella mia lista desideri…peccato i 90 euro.
    Sempre ottimo il manuale di Fo…
    È molto interessante leggere considerazioni fatte sul “mio lavoro” (perché alla fine insegnamento e recitazione per un pubblico di adolescenti sono un buon 80% del mio lavoro) da un autore che stimo come scrittore di fiction e saggistica. Ed è vero che ahimè a scuola (qualsiasi scuola) questa roba è totalmente ignorata…e questo secondo me pesa per un buon 30% sul disinteresse degli studenti di ogni tipo…

    • Concordo sul fatto che ignorare la recitazione e le competenze legate alla presentazione orale del proprio lavoro sia una carenza orribile della nostra scuola.
      Non basta organizzare lo spettacolo di fine anno (dobve lo fanno).

      • Anzi, spesso è dannoso… È sempre il discorso del fai da te. Io ero bravo in Storia, mi è sempre piaciuta molto, ma non ho mai pensato di entrare in una classe e improvvisarmi professore di Storia… Quindi perché mai un professore di Lettere dovrebbe poter improvvisare il mio lavoro?

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