strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

36 pagine, 2.99 euro, 2 refusi

9 commenti

91IZwyRKvpL._SL1500_Ieri sera ho letto un racconto – Where the Wild Things Are, di Richard Poche.
Si tratta di un ebook autoprodotto che si vende a 2.99 euro, una storia di 36 pagine, che si legge in un’ora scarsa.
Una storiella leggera, un mix di noir e horror abbastanza prevedibile ma piacevole. Nulla per cui strapparsii capelli, ma ci sono un paio di buone idee.

Ci sono anche due “problemi tecnici”.

Il primo è che per un paragrafo (due righe, una trentina di parole), si passa dalla prima persona narrante alla terza.
Io credo si tratti di un problema di revisione – l’autore in seconda stesura ha deciso che la sua storia sarebbe stata più efficace in prima persona (è vero), e l’ha modificata, perdendosi due righe per strada1.
Succede.

Il secondo problema tecnico è che a una decina di pagine dalla fine un pronome femminile è invece al maschile – his invece di her.
Distrazione – l’errore è palese e si coglie all’istante.
Succede anche questo.

Ora la cosa interessante è che nessuno dei due errori ha causato particolari problemi alla comprensione del testo.
OK, sono refusi, si leggono, si identificano e ci si passa sopra.

Ho visto recensioni negative – una stellina e una bicchierata di vetriolo – per molto molto meno.
Un refuso a pagina tre è disolito sufficiente a molti lettori per chiedere la testa dell’autore.
E questo per ebook venduti a molto meno di 2.99 (ci arriveremo).

Appartengo ad una generazione che si è vista vendere a caro prezzo libri col testo stampato storto, con errori di traduzione che andavano dal ridicolo2 allo straniante3, con pagine e interi capitoli mancanti, o stampati capovolti, con rilegature che cedevano dopo tre giorni di lettura spandendo fogli ovunque.
Refusi ed errori a carrettate.
Nessuno ci sia mai stato crocefisso.

Un ebook di trentasei pagine con due bei refusi di questo genere non è una cosa particolarmente insolita, e non lo è mai stata.
La scelta a questo punto è fra il fare una scena madre, o mandare una mail all’autore – che può coreggere rapidamente il file, che verrà automaticamente aggiornato sui lettori di tutti coloro che l’hanno acquistato.

La differenza fra le due scelte è una e una sola – facendo una scena madre affermiamo pubblicamente la nostra superiorità, attiriamo l’attenzione e la facciamo vedere a quell’arrogante autoprodotto che non sa neanche rileggere i suoi testi4.
Non serve a nulla – o al limite ottiene lo stesso risultato di una semplice segnalazione, ma con in più il fatto che noi abbiamo fatto la figura degli imbecilli.

Perché il punto alla fine p che non si tratta più di un presunto culto della perfezione, ma semplicemente dello strano fenomeno per cui chi legge si sente in competizione con chi scrive, e deve mostrare la propria superiorità al mondo.

E mettendo insieme questo breve post, mi sono anche trovato a pensare che forse qualcuno troverà che 2.99 euro per 36 pagine, per di più zeppe di refusi, sia un prezzo troppo alto.
Dopotutto, mi è statoi detto che non solo 3.99 euro sono troppi per una raccolta di 6 racconti, ma persino che 99 cent sono troppi per un racconto.

Sulla questione, la mia risposta è articolata ed è la seguente:
. li vale, questo Where the Wild Things Are, 2.99 euro? – probabilmente no, ma non per i refusi, per la storia, che resta comunque divertente.
. è lecito vendere 36 pagine a 2.99? – probabilmente sì
Alla fine, l’unico discriminante è quanto i lettori5 siano disposti a pagare – e lì, come si suol dire, YMMV.
Si tratta di stabilire quanto valga il nostro tempo di lettori, e quanto il tempo di chi scrive.
. qual’è il limite? 2 refusi, 8 refusi, 35 refusi? – questa è la parte più spinosa… io resto dell’idea che pochi refusi chenon inficiano la comprensione e il gradimento del testo siano accettabili, specie in un ebook che è eminentemente correggibile e aggiornabile. Poi, è chiaro, se subentra la malafede e si cerca di vendere qualcosa di palesemente trascurato nell’esecuzione, il discorso è diverso. Ma anche lì, YMMV.


  1. finalmente un autentico caso di POV che traballa! Ci sono stimati blogger che da anni ne parlano senza averne mai visto uno! 
  2. il famigerato olio di castoro, lo scalpello del chirurgo e il compasso per trovare il nord. 
  3. un throw up tradotto come tirare su anziché vomitare, con tutte le conseguenze del caso sul senso della frase, un ostrich tradotto ostrica anziché struzzo, con gran confusione nel regno animale. 
  4. mica come noi, vero? 
  5. è noto che gli appassionati di pornografia arrivano a pagare anche 4.99 per meno di venti pagine. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

9 thoughts on “36 pagine, 2.99 euro, 2 refusi

  1. Davide, credo che tu non abbia ancora capito una cosa: i feticisti del manuale (o cacciatori di refusi, o detective del p.o.v. ballerino, fai te) non sono “lettori in competizione con l’autore”… sono “lettori consapevoli” [cit.], graziati della comprensione superiore loro conferita dalla pedissequa osservanza degli insegnamenti degli illuminati guru della blogsfera (che hanno fatto loro conoscere Aristotele, fra l’altro, e che vogliamo ricordare per “tutto quello che hanno fatto per il mondo del fantasy italico” [cit.]).

    bell’articolo, comunque.

  2. Non sono un esperto di editoria, ma magari se noi lettori smettessimo di lamentarci del prezzo degli e-book forse si troverebbero le risorse per pagare un correttore di bozze e saremmo tutti più contenti… spendendo poco di più. Tra l’altro mi sembra che i grandi editori stiano aumentando il prezzo degli e-book, sia in Italia che all’estero…o forse è solo una mia impressione?

    • Sì, i prezzi degli ebook sono aumentati – una iniziativa partita dalle case editrici.
      Non proprio il massimo, come strategia di vendita – e pensare che gli ebook dovrebbero garantire margini di guyadagno maggiori rispetto al cartaceo.

  3. Credo che la maggior parte del problema sia nella percezione distorta che editori e lettori hanno sul valore dell’autore. A tutti è stato insegnato a scrivere, quindi fare lo scrittore non è una professione dalla quale dovrebbero derivare grossi guadagni visto che si è facilmente sostituibili. Se i risultati sono orridi o buoni poco importa, un testo scritto è un testo scritto, no?

    Capisco la passione ma a volte mi chiedo quale maledizione costringa voi scrittori del fantastico a continuare; dovete sgobbare mesi per ottenere un guadagno risicatissimo con un pubblico ristretto che valuta tutto ciò che gli viene proposto con fare da severissimo sommelier. Credo che nella categoria come impiego meno gratificante dello scrittore ci sia solo il traduttore, sbagli una parola e sei un incapace, ed in ogni caso l’originale è meglio perché la traduzione è fatta male a prescindere.

    Non vi invidio.

    • Forse lo facciamo perché non sappiamo o non possiamo fare altro.
      Non so, è un bel mistero, in effetti.
      Ma comunque un paio di tacche al di sotto anche dei traduttori, comunque, ci sono i blogger😉

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