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Facciamo due conti

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OVB volume uno gold smallPassato Halloween, la mia collezione speciale delle prime sei storie della Valle Belbo è stata ritirata dal mercato – era una mossa prevista da quando il volume era entrato in pre-ordine, diciotto giorni or sono.

Ora, il contratto di Amazon mi impedisce di dirvi quante copie io abbia venduto e, conseguentemente, quanti euro io abbia incassato – pena la segregazione in uno dei dodici inferni subappaltati dall’azienda di Mr Bezos1.
Ciò non mi impedisce, d’altra parte, di fare un po’ di conti e qualche considerazione generale.
Proviamo.

Pork chop express, ladies and gentlemen…

Gli Orrori della Valle Belbo – Anno 1 ha visto la luce per tre motivi.

  • fissare un punto di arrivo della serie, con la prospettiva di proseguire con una “seconda stagione”
  • soddisfare le richieste di tutti coloro che mi avevano chiesto una raccolta delle storie, favorendo intanto chiunque avesse voluto provare la serie
  • fare un paio di esperimenti sul prezzo e sulle potenzialità del preordine Amazon nel nostro paese

Gli Orrori della Valle Belbo – Anno 1 si è venduto, per diciotto giorni, a 3.99 euro, mentre le sei storie incluse nel volume restavano in commercio a 99 centesimi l’una.

E allora facciamoli, questi due conti…

Acquistare i singoli volumetti comporta una spesa di 5.94 euro.
Il volume singolo offriva lo stesso materiale con un risparmio di circa 2 euro – due dei volumi erano gratis, in altre parole.
È ovvio che per chiunque avesse letto più di 3 delle storie, il volume unico non era interessante.

Ora, un ebook da 99 centesimi mi frutta il 35% di royalties. che farebbe circa 35 centesimi, che, date le tasse (il 23%), diventano 28 cent.
Un lettore che acquisti quindi tutti e 6 gli Orrori spende 5.94 euro, dei quali io intasco 1.68 euro.

Vendendo la collezione a 2.99, posso incassare una royalty del 70%, che farebbe 2.10 euro, ma che al netto delle tasse fa 1.69.
Un centesimo in più di quanto mi frutti la vendita dei volumi singoli – ma il lettore spende la metà.

Vendendo la collezione a 3.99, posso incassare una royalty del 70%, che su 3.99 farebbe 2.80 euro, ma che al netto delle tasse fa 2.27.
Ergo, il pubblico paga due euro in meno, io intasco 60 centesimi in più (10 cent in più per ciascun racconto).
Tutti vincono.
Bello liscio.

Ha funzionato?
Diciamo che le vendite sono state più che soddisfacenti2, ma in realtà l’esperimento ha avuto un successo insperato sul piano delle informazioni raccolte.
E quelle, a differenza dei dati di vendita, posso condividerle, e non ci saranno demoni di Amazon a tormentare le mie carni.

Primo – il pubblico italiano non preordina.
A livello di preordini, i miei ebook in inglese fanno normalmente quattro volte il volume di quelli in italiano.
Agli occhi di una vasta fetta del pubblico, usare il preordine significa pagare anticipatamente qualcosa di intangibile.
Poco importa che la cifra venga incassata il giorno della pubblicazione, e che se l’autore per disgrazia dovesse mancare la scadenza, lasciando il pubblico a bocca asciutta, Amazon lo sanzionerebbe con un anno di sospensione. La maggior parte dei lettori non lo sa, e comunque non si fida.

Secondo – 3.99 euro per 134 pagine di buona3 narrativa sono “un prezzo poco agevole”, come ha osservato un commentatore.
Osservazione più che lecita.
Ma qui sorge un problema, perché stando allo stesso commentatore, anche 99 centesimi per un racconto sono troppi. Dopotutto, ci sono fior di editori – e infiniti self-publisher – che per la stessa cifra vendono più pagine, anche romanzi interi.

E questo innesca un cortocircuito.
Perché ne risulta che il prezzo è sempre e comunque eccessivo – che siano 99 cent sulla storia singola, o 66 cent per ciascun racconto, ma venduti in bundle.
C’è comunque chi vende a meno, e se è una questione di un tanto al chilo – e per una parte del pubblico è palesemente così – allora lo sweet spot, l’accoppiata ideale prezzo/pagine sembra essere 99 cent per 300 pagine.

E qui potrei mettermi a fare una serie di considerazioni sulla questione tempo, impegno e fatica vs incassi. O sulla questione della qualità percepita.

Ma preferisco fare un altro discorso.
Due settimane or sono, uno dei sei Orrori, tradotto, è stato acquistato da una ezine americana, per la vertiginosa cifra di 25 dollari – che è il minimo sindacale per la singola pubblicazione di una storia di 4000 parole su una rivista elettronica professionale.
Per fruttarmi la stessa cifra, la versione in italiano ha dovuto vendere 90 copie, al prezzo eccessivo di 99 centesimi.
E le ha vendute, sull’arco di alcuni mesi4.

Ecco allora la semplice domanda: a parità di impegno, rispetto ricevuto dal pubblico, tempi e introiti, cosa è meglio?


  1. sì, lo so – c’è chi lo fa; evidentemente essi non temono la furia del Grande Diavolo Americano
  2. e quindi devo ringraziare tutti i miei lettori là fuori – spero siate consci, ragazzi e ragazze, che voi siete fuori dalla media. 
  3. ok, me lo dico da solo. 
  4. niente dati precisi, ricordate? Bezos vi guarda. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

7 thoughts on “Facciamo due conti

  1. tutto questo giro di parole per sottintenderci che stai diventando schifosamente ricco,in dollari!
    ti denuncerò all’associazine peripatetica salvataggio autori falliti e piangenti!
    (non ho comprato l’antologia perchè avevo a suo tempo comprato i singoli racconti.
    bella mossa,il preordine.a ma piace.)

    • Ricco in dollari, visto il cambio attuale, è una battuta a doppio senso😉
      A me piacciono i preordini per due motivi…
      . data la quantità di materiale che esce ogni mese, spesso ci si scorda di un bel libro che non si è acquistato subito. Preordinandolo, pospongo la spesa e non rischio di scordarmelo
      . spesso il preordine comporta anche uno sconto.

  2. Da profano chiedo: decido di autopubblicarmi ma non sono un mago della grafica e commissiono una copetina, poi dato che mi dispiacerebbe pubblicare roba fatta male faccio revisionare il testo da un editor e infine un’iimpaginazione decente. Visto che sembrano essere tutti con le pezze al culo, decido di vendere il racconto ai canonici 99 cent. Quante copie devo vendere per rientrare almeno nelle spese? Ma soprattutto: rientro nelle spese?🙂
    Sinceramente, non se ne può più. Penso che la risposta tu la sappia già.
    P.S.
    Io ho preordinato!🙂

    • Allora, stando a Holly Lisle, che è stata la mia insegnante in un corso intitolato “Come Pubblicare quando si è in Bolletta”, è possibile autopubblicarsi con una spesa-base di 10 dollari… il che vorebbe dire che i primi 35 ebook se ne vanno per ammortizzare le spese.
      Il sistema della Lisle d’altra parte comporta uno scambio di prestazioni – per cui la spesa di revisione/editing NON rientra nei 10 dollari.

  3. Interessanti l’articolo e le considerazioni… Mi aggrego a Mauro per la questione preordini: non ho preordinato (né acquistato) la raccolta perché gli Orrori li ho presi e letti tutti singolarmente… Però ho approfittato dei tuoi preordini (e non solo dei tuoi) in ogni occasione che si è presentata: dal primo (Hand of Isfet mi pare) fino ai più recenti… E sto ancora cercando di scoprire il tuo pseudonimo!😀

  4. Pingback: La percezione degli ebook in Italia | Plutonia Experiment

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