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Una separazione involontaria

8 commenti

1915NatGeogAvrete probabilmente sentito anche voi la notizia – dopo aver acquistato il National Geographic, Rupert Murdoch ha licenziato 180 dipendenti della testata – incluso un buonb numero di scrittori e fotografi con un unb ricco paniere di premi per i propri lavori.
La nota di licenziamento è stata definita involuntary separation – una separazione involontaria, quasi un incidente.
Come se non fosse coinvolta persona alcuna a livello decisionale (è involontaria, giusto? Nessuno ha espresso una volontà, nesuno è responsabile… ehi, succede, ok?) – è stata una forza della natura, a causare il disastro…

Una delle nostre scialuppe di salvataggio è scomparsa, con tutti gli uomini a bordo. Involontariamente ci siamo separati e…

Una cosa così – sarebbe piaciuta a William Hope Hodgson.
Una cosa sulla quale il National Geographic avrebbe probabilmente fatto un servizio.

E poiché tutte le tragedie – e qui stiamo parlando di una VERA tragedia – hanno anche sempre un risvolto comico,  la separazione involontaria ha anche colto coloro che si trovavano in trasferta per lavoro.
Immaginate la scena – sei nel Bukuvu a fare un servizio fotografico sull’ultima tribù di feroci Lambashooty, e ti arriva una mail che ti dice…

sei licenziato

… e all’improvviso non hai più conto spese, non hai più copertura assicurativa, non hai più un biglietto aereo per tornare a casa. E i feroci Lambashooty hanno finalmente accettato di farti vedere la loro collezione di teste mozzate.

Marind-Anim_men_dressed_for_ceremony,_south_coast_Dutch_New_Guinea

Battute a parte, l’acquisizione del Geographic da parte di Murdoch è una tragedia – una vera tragedia.
Per 127 anni, la National Geographic Society ha fatto informazione, ed ha portato avanti la causa della scienza, e dell’esplorazione del nostro pianeta e dell’universo in cui viviamo. Lo ha fatta sotto forma di no-profit, che reinvesytiva gli introiti in spedizioni, finanziando imprese improbabili, mandando gente in strani posti per vedere cosa ci fosse e poi tornare a raccontarcelo.
Il Geographic ha sempre rispettato il proprio pubblico, trattandolo come una platea intelligente e curiosa – e il pubblico lo ha premiato per questo1.

Il Geographic con Murdoch diventa ufficialmente una for profit.

La parola chiave è, naturalmente, profit: Murdoch ha fatto un sacco di soldi partendo dal semplice presupposto che il pubblico sia composto da semideficienti – una convinzione che il pubblico ha premiato.
E mettiamo come nota a piè pagina, ma qui, che Murdoch e le sue testate (a cominciare da FOX) da anni sono in prima linea su fronti quali il negazionismo riguardo al cambiamento climatico, o il sostegno al creazionismo.
Questa è gente che con la scienza ci si pulisce il culo.
Questa è gente che per denaro – e per compiacere la fantomatica maggioranza silenziosa2 – non esiterebbe a sostenere che la Luna è fatta di formaggio (e noi non ci siamo mai andati – è tutto un falso bla bla bla).
Gente che si venderebbe la madre.

È abbastanza evidente, quindi, che il Geographic e Murdoch (o per meglio dire, i suoi canali mediatici) si sono sempre rivolti a platee differenti, portando avanti principi e valori opposti.

Ed ora anche il National Geographic si allineerà agli standard di Murdoch.
Perché è sempre successo – ogni volta che il magnate australiano ha acquistato un canale mediatico, lo ha immediatamente e radicalmente allineato al minimo comun denominatore.
Murdoch è un sostenitore, un fautore e un proponente del diritto alla mediocrità.
E se questo concetto non vi terrorizza, allora siete davvero nei guai.

L’acquisizione del Geographic da parte di Murdoch è una picconata alla cultura scientifica e alla curiosità, una carica di tritolo appiccicata alla divulgazione.
Un gesto – perfettamente entro i termini di legge – paragonabile al prendere un museo e demolirnei contenuti col martello.

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E il paragone non è barbino – chi fa a pezzi una statua col maglio agisce sotto la spinta di una fede, per quantodistorta e deragliata, esattamente come chi decide di colare a picco una rivista, o di negare l’evidenza scientifica, o di blandire il pubblico con balle inenarrabili al fine di accrescere gli introiti.
Si tratta solo di una diversa forma di fede, di un diverso dio che viene venerato.

Certo, il nuovo padrone ha giurato e spergiurato che il suo ingresso nella veneranda rivista scientifica non avrebbe portato modifiche nella linea editoriale.
Promessa che il licenziamento in tronco di 180 pluripremiati professionisti disattende dal giorno 1.

Restano i due pubblici, le due platee, le due comunità.
Una è rimasta orfana – ha perduto una rivista che l’ha accompagnata da sempre, ha perduto una finestra sull’universo accessibile a chiunque; anche, e soprattutto, a chi non ha la voglia, i mezzi o la preparazione per leggersi Science, o Nature.
L’altra comunità non è particolarmente interessata al problema.
Forse perché è parte del problema.
Forse perché non se ne rende conto.
O comunque non potrebbe fregargliene di meno.


  1. al punto che, quando il canale digitale del National Geographic ha cominciato a fare edutainment con servizi sugliUFO o sul cospirazionismo, il pubblico lo ha abbandonato, mandandolo in crisi. 
  2. che è tale probabilmente perché narcotizzata 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

8 thoughts on “Una separazione involontaria

  1. Ripeto quanto detto in condivisione: Un altro passo verso il buio

  2. Bene (si fa per dire).
    Sono abbonato all’edizione italiana dal 1998 (uno dei primi …), ma se il NG diventa una specie di novella 2000 della divulgazione scientifica, non rinnoverò.
    Spero che non si avveri la tua profezia….
    Saluti,
    Matteo

  3. Pingback: Una separazione involontaria | strategie evolutive | Buseca ن!

  4. per come la vedo io… in NGM aveva qualcosa come 12 milioni di abbonati a fine anni ’80, ora che ci sono tantissime edizioni “estere” siamo a circa la metà, senza Murdoch non è che continuava tutto come prima, tempo qualche anno e si chiudeva. E l’arrivo di Murdoch non è proprio una novità, il canale tv “del” National Geographic in realtà è di Murdoch, e questo da quasi 20 anni. Infine, la Society comunque rimane, e se la rivista (come la tv) con la cura Murdoch riprende un po’ di vita, beh, la società comunque ne detiene sempre il 27% e i profitti andranno a finanziare “imprese improbabili”… imho meglio così che fare i puri, ritrovarsi comunque a dover chiudere la rivista, e con meno soldi in tasca. O no?

    • Io credo di no.
      Perché io non parlo di profitti o di numero di utenti.
      Ioparlo di qualità della proposta..
      Se non altro vista la qualità sempre piuttosto bassa proprio del canale che Murdoch controllava – uno degli infiniti precedenti.

  5. eh, però non è che una rivista chiusa abbia chissà che proposta di qualità… E senza Murdoch, o chi per lui (perché Airone è ridotta com’è ridotta mica per colpa dell’australiano) il destino della rivista temo fosse segnato, per un po’ ogni volta che passavo dalla Spagna compravo “Quercus”, che era una rivista molto bella e per l’appunto simile al NG o all’Airone di un tempo, bene o meglio male, perché anche lei ormai è passata nel mondo dei ricordi, perché Internet e i cambiamenti degli ultimi 20 anni non sono certo opera di Murdoch

  6. L’ha ribloggato su Primavera Sacrae ha commentato:
    Il sonno della ragione genera mostri. E a volte i mostri sono molto ricchi, ma non per questo meno orribili.

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