strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

IDD, baby!

14 commenti

12195894_1047804378566091_7030728815196741204_nDodici di Novembre, International Dieselpunk Day.
E ne abbiamo parlato un paio di mesi or sono, di dieselpunk – definendolo il genere a cui appartengono

storie d’immaginazione ambientate fra la fine della Prima Guerra Mondiale e il lancio dello Sputnik

… e scritte oggi, ci sarebbe stato da sottolineare: la fantascienza degli anni ’40 resta fantascienza anni ’40.

E allora, in attesa che qualcuno decida di chiamarlo Carburopeppa e di recintarselo, perché non facciamo due chiacchiere sul dieselpunk, in questo giorno di festa?

51eaUfwW2IL._SX371_BO1,204,203,200_Il dieselpunk è meno codificato rispetto allo steampunk – non solo non ha un testo di riferimento definitivo, ma il fatto che si innesti su quattro decenni durante i quali la nostra civiltà subì una quantità di cambiamenti permette agli autori una certa flessibilità.

Ci sono elementi dominanti – la macchina, la velocità, le architetture moderniste e decò…
E in effetti alcuni parlano anche di decopunk.
Ma finora il dieselpunk è rimasto libero e ruspante, spesso nascosto nell’ombra del più popolare steampunk.
Il grosso della narrativa d-punk è pubblicata da autori indipendenti, non ci sono (o non mi risulta ci siano – correggetemi nei commenti) opere Young Adult di ambientazione strettamente dieselpunk.
Una assenza che è indicativa – allo stesso modo non esiste (anche qui, mi pare) erotica dieselpunk.
Sono segnali che il genere non è ancora così popolare.

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I cosplayer paiono al momento limitati alle uniformi in stile anni ’40.
Un sacco di altri media – film e, soprattutto, anime – sono diventati dieselpunk senza saperlo, nel senso che l’etichetta gli è stata appiccicata a posteriori.
Film?
Pochi, e fallati – il migliore rimane probabilmente The Rocketeer, e resta comunque inferiore al fumetto da cui è tratto.

Ma questo stato di flusso del genere – o sottogenere, o modalità, o semplicemente pulp-con-un-altro-nome – è bene.
È molto bene.
Non esistono padroni del genere, scuole, manuali, ortodossie, dittature.
E va bene così.

Storie di guerra?def14a51f9c693c120e1171f5b5e3f3d
Superscienza?
Nazisti dati in pasto ai dinosauri al centro della Terra?
Mummie redivive?
L’occidente balcanizzato?
Yog-sothotheries assortite?
Pinup che fanno il meccanico su autovetture supercarrozzate?
Robot che fanno i detective?
La Grande Sfera di Coprosperità Panasiatica?
Gli zeppelin?
Il jazz?
I clipper transpacifici della PanAm?

Sì.
Va bene.
Non ci sono barriere artificiali alla creatività – o al gusto del pubblico – al di fuori di quelle due date fatidiche, il 1918 e il 1957.
La libertà dell’autore va di pari passo con l’avventura di chi legge – per trovare nuovi titoli è necessario spulciare liste, frequentare forum, e soprattutto cercare e valutare da soli, col proprio dervello.
Non esiste una autorità che possa legittimare ciò che scriviamo o approvare ciò che leggiamo.
È bello.

51TrYfOuEILEsiste, ed è florida e attiva, una sottocultura dieselpunk – hanno i loro siti, i loro blog, i loro forum.
Molti si allineano al movimento del retro living – non fanno cosplay, ma vivono davvero negli anni fra le guerre.
Ascoltano swing e jazz, e le contaminazioni del neo-swing – ed in effetti le due sottoculture si intersecano sovente; così come ci sono intersezioni con gli appassionati di noir e sì, di narrativa pulp, quella vera.
Sono gente in gamba.

E voi a questo punto magari vorreste dei titoli.
Dei punti di partenza.
Beh, guardatevi attorno – io un paio di titoli, in questo post, ve li ho segnalati.
Buona caccia. Potreste restarne sorpresi.
Di più… di più no.
Toglietevi dalla testa questa ossessione per le etichette, e cercate delle buone cose da leggere che vi paiano in linea coi vostri gusti.
E divertitevi.
Facciamo festa come se fosse il 1941…

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

14 thoughts on “IDD, baby!

  1. Quindi ludicamente parlando Dust di Paolo Parente é un grosso e grasso esempio di dieselpunk ( a me piace tantissimo ma qui da noi non é molto conosciuto ), sia mai che pian piano prenda il volo…

  2. Amo alla follia la fascinazione estetica del diesel punk e da tempo progetto di scriverne. Aggiungerei tra le pellicole il semi ignorato Sky captain and the world of Tomorrow, che è quasi un Bignami del diesel punk dal punto di vista di atmosfere e riferimenti.

  3. Carburopeppa è un ottimo neologismo…attento a non fartelo rubare😀

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