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La leggenda di Pulgasari

8 commenti

Nella Corea feudale, un re malvagio opprime la popolazione, esigendo tasse che riducono i sudditi alla fame. La ribellione cova nei villaggi ormai allo stremo. Un anziano fabbro, imprigionato per esersi opposto al governo, crea il simulacro di una creatura leggendaria, il Pulgasari. Quando il simulacro viene in contatto col sangue della figlia del fabbro, cresce e prende vita, tramutandosi in Pulgasari, un colossale lucertolone corazzato che si nutre di ferro.
Il mostro si schiera dalla parte dei ribelli, e affronta con loro le forze del re.

Pulgasari (o, secondo altre edizioni, Bulgasari, 1985) è un kaiju-movie nordcoreano, forse il remake di un ormai dimenticato film del 1962. È una sorta di Godzilla populista, asservito alla propaganda di Kim Jong-Il, Amato Leader nonché produttore della pellicola.
Ma è molto meglio di così.

È stato Roger Ebert a dire che esistono film la parte migliore dei quali si svolge sul set, dall’altra patrte della macchina da presa, e sarebbe meglio (e più divertente) vedere per due ore il cast che chiacchiera che non il film vero e proprio.

Pulgasari

Pulgasari è opera del leggendario Shin Sang-ok, pluripremiato regista e produttore sudcoreano, definito “il principe del cinema coreano” e sposato con la superstar Choi Eun-hee.
Il (colossale) catalogo di pellicole dirette da Shin Sang-ok comprende tanto opere di classe “da festival” che film di cassetta, e procurò al regista uno scaffale carico di premi.

Poi, nel 1978…

Facciamo una pausa.
Ci sono cose, nella storia, che sfidano la narrativa.
Lo abbiamo detto spesso.
Una di queste è certamente la pratica, avviata dall’Amato Leader Kim Jong-il, di rapire cittadini stranieri per portarli in Corea del Nord al fine di sfruttarne le competenze.
Un piano degno del Dottor Male1.

kim-jong-il-godzilla-pulgasari-movie

E nel 1978 toccò a Shin Sang-ok e a sua moglie, trascinati a forza in Corea del Nord al fine di produrre, dirigere e interpretare delle pellicole che potessero generare attenzione internazionale per la cinematografia del regime.
Un piano ardito, in un paese serrato in una censura ferrea e sostanzialmente isolato dal resto del mondo.
Per otto anni, Shin lavorò per Kim Jong-il, dittatore, Amato Leader e produttore esecutivo di sette pellicole, l’ultima delle quali è proprio Pulgasari.

wpulgasari

Che è una strana bestia (in tutti i sensi), perché è uno strano mix di polpettone storico e mostroni giganti, certo, ma anche perché se è vero che sulla carta si tratta di un bel pezzo di propaganda, con la popolazione oppressa che si collettivizza e scaccia il sovrano capitalista, grazie all’aiuto di un mostro colossale che rappresenta la forza della rivoluzione, è anche vero che se ne può fare una lettura differente.
In fondo, il popolo oppresso e affamato si crea un liberatore, Pulgasari, che si rivela essere un mostro che consuma le risorse del paese, e schiaccia chi gli passa sotto ai piedi… una metafora non troppo scoperta di Kim Il-sung, che cavalcò la rivoluzione per configurarsi poi come dittatore.

Nel 1986, finalmente, il piano di Kim Jong-il andò in porto – e la cinematografia nordcoreana venne riconosciuta per la sua importanza: Shin e la moglie Choi vennero invitati ad un festival del cinema in Svizzera, e ne approfittarono per tagliare la corda. Ci hanno anche scritto un libro, sulla loro (dis)avventura, del quale parleremo prossimamente.

Resta il fatto che i vertici della Toho, interpellati a riguardo, definirono Pulgasari
“megliodel Godzilla di Emmerich”.
Non che fosse difficile.
Il ruolo del mostro, tra l’altro, venne interpretato dal veterano della Toho Kempachiro Satsuma, che aveva esordito nel 1971 nel ruolo di Hedorah in Godzilla – Furia dei Mostri.

pulgasari031_mitt
Distribuito in occidente solo a metà anni ’90, Pulgasari è oggi oggetto di un piccolo culto in Giappone (da cui viene il trailer qui sopra).
Voi, se siete curiosi, potete vedervelo tutto su Youtube.


  1. il governo nordcoreano naturalmente nega tutto. Si trattò sempre di persone che spontaneamente decidevano di emigrare in Corea del Nord… con un sacchetto sulla testa, legati nel bagagliaio di un’auto. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

8 thoughts on “La leggenda di Pulgasari

  1. Ci sarebbe da farci una serie di post, sui registi delle varie filmografie “di regime”. Il cinema di propaganda, soprattutto se declinato nel fantastico o comunque nel genere, offre delle vere e proprie chicche imperdibili.
    Io tutta questa storia non la conoscevo. Credo che mi vedrò il film su youtube, ma soprattutto, mi andrò a cercare il libro.

  2. libro da recuperare assolutamente. Il film l’ho già visto anni fa prima che fosse youtubizzato, non ricordo in quale festival (copia rigorosamente bootleg)

  3. Mio fratello mi aveva raccontato che anche il resto della troupe formata da veterani dei film di Kaiju erano stati rap..ehm gentilmente convinti dal regime a partecipare. L’intera faccenda è stata usata dallo scrittore Orrin Grey come base per un suo racconto Strange Beasts.

  4. wow! ottima questa tua piccola chicca, quante cose nuove si scoprono nel tuo blog! bel post, grazie!

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