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Il Grande Flop: The Midas Box

2 commenti

I romanzi di G.P. Taylor dedicati alle avventure del giovane Mariah Mundi vennero salutati alla loro uscita nel 2007 come la cura perfetta per le malinconie degli orfani di Harry Potter.
E già nel 2008 l’ex rocchettaro tramutatosi in pastore anglicano Taylor si vide presentare un contratto per tramutare i suoi libri in film.
Voi cosa avreste fatto, al suo posto?

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Il primo film della serie uscì nel 2013 – e a quel punto le cose avevano preso una strana piega.
Forse il potterianesimo era ormai al tramonto, forse ancora una volta Hollywood si rivelò incapace di fare un film d’avventura di genere steampunk, certo la pellicola aveva attraversato infinite difficoltà prima di arrivare in sala.
L’originale Mariah Mundi – The Midas Box, primo romanzo della serie, si era trasformato in un improbabile Adventurer: Curse of the Midas Box.
Diretto dal non proprio conosciutissimo Jonathan Newman e con un cast decisamente promettente – Sam Neill, Michael Sheen, Lena Headey e Keeley Hawes – il film costò 25 milioni di dollari, e ne incassò, al primo weekend… ehm, 4750.
Dollari.
Fu, in poche parole, una catastrofe.

Eppure The Midas Box non è necessariamente un brutto film, e sorge davvero il dubbio di cosa non abbia funzionato.

Ambientato in una Inghilterra di fine ottocento vagamente steampunk, la vicenda vede il giovane Mariah Mundi (Aneurin Barnard) mettersi sulle tracce del malvagio Otto Luger (Sam Neil – e come non essere malvagi con un nome simile?), che ha rapito i suoi genitori e suo fratello. Luger è alla ricerca di un fantomatico amuleto, che permetterebbe di controllare l’altrettanto fantomatica Midas Box.
Ma se il ragazzo dà la caccia a Luger, è anche vero che gli sgherri di Luger sono a caccia del giovane.
Poi l’azione si sposta in una località termale su un’isola nel Mare del Nord…

OK, prendiamo un bel respiro.
Il cattivo di questa storia possiede un albergo con impianto termale su un’isola nel bel mezzo del Mare del Nord. E il protagonista si fa assumere come facchino per spiare l’uomo che… ehm, lo sta cercando per torturarlo e probabilmente ucciderlo.
Ma nessuno si è mai lamentato quando certe cose le faceva James Bond, giusto?

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Cominciamo allora col dire che The Midas Box è un film molto bello a vedersi – i costumi, le scenografie e gli esterni (girati in Cornovaglia) sono davvero splendidi. C’è una ricchezza di dettagli in quasi ohgni inquadratura da rendere il film una gioia per gli occhi.

La trama, come dicevamo è se non altro veloce, se non proprio coerente, ed è supportata da un paio di interpretazioni di ottimo livello: Michael Sheen, nella parte dell’avventuriero Will Charity, ruba la scena ogni volta che il suo personaggio entra nell’inquadratura, e Sam Neil gigioneggia felice per gran parte della pellicola.
Gli effetti speciali sono ottimi e non invasivi, ed un paio degli elementi “magici” della storia sono resi benissimo – a cominciare dalle carte capaci di rispondere a una singola domanda del questuante, purché questi metta in gioco i propri sentimenti nell’interrogarle.

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Uno degli elementi cruciali è forse il giovane Aneurin Barnard, che non è il massimo del carisma, e si ritrova intrappolato in un personaggio che alterna momenti di ipercompetenza quasi bondiana a momenti di ingenuità inammissibile.

Ma il film procede a un buon ritmo, ed è un buon film per ragazzi.
Questo non vuol dire che The Midas Box sia stupido, oi infantile, o chissà che altro – semplicemente che si tratta di una storia che ha deglia dolescenti per protagonista, e che affronta problemi adolescenziali con un taglio e un linguaggio adatti a un pubblico di ragazzi.
E nel complesso stiamo parlando di una poellicola qualitativamente superiore, per struttura e plot, per linguaggio e stile, rispetto ad un sacco di cose uscite di recente per il pubblico dei teenagers1.

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Forse, ancora, il problema  è che il film viene presentato – a cominciare dal titolo e dal materiale pubblicitario, fino al trailer – come un baraccone avventuroso che non va troppo per il sottile, come tante altre pellicole prima di questa. E questo crea una aspettativa che viene, in generale, disattesa.
Questo film non è una sagra dell’esplosione e del capitombolo. C’è tutto ciò che ci viene promesso – la magia, il mistero, la scienza retrofuturibile, i cattivi cattivissimi… ma è tutto troppo diluito, troppo “pensato”.
Infine, The Midas Box è meravigliosamente costruito a tavolino, ma carente dove conta – nelle emozioni, nell’anima – e risulta perciò inferiore alla somma delle sue parti.

O chissà, magari dandogli quindici o venti minuti in più…

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E quindi per due ore di intrattenimento leggero è buono, davvero – ma non sarà mai memorabile – e sarebbe un fantastico pilot per una serie televisiva, una cosa semplice in sei episodi, come fa la BBC.
Ed è un peccato che il film sia stato una tale catastrofe al botteghino – perché la pellicola si chiude con un cliffhanger abbastanza inaspettato – ancorché classico – che avrebbe dovuto agganciare l’episodio successivo. E chissà, forse le sorti del franchise si sarebbero risollevate.
Ma il secondo film della serie “The Adventurer” da tre anni risulta “in lavorazione”.

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Resta evidente come Hollywood (intesa come l’industria cinematografica in genere) abbia ancora parecchie difficoltà con generi ibridi come lo steampunk – The Midas Box è un ennesimo film2 che azzecca il look, mette sul tavolo gli elementi giusti, investe tempo e denaro sulla produzione ma scricchiola sul world building e soprattutto sulla narrazione.
È un buon intrattenimento, dignitoso e divertente, per un pomeriggio piovoso, ma poco più.
Peccato.


  1. Percy Jackson? Io non ho detto Percy Jackson! 
  2. penso ad Adele Blanc Sèc, altrettanto sontuoso, bello a vedersi, ma altrettanto senz’anima. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

2 thoughts on “Il Grande Flop: The Midas Box

  1. Vidi al cinema la trasposizione del primo romanzo degli shadowhunters, i cacciatori angelici di demoni. Una tristezza infinita. E dire che anche da lì avrebbe potuto nascere una bella serie cinematografica per adolescenti. Occasioni sprecate.

  2. Ecco, mi lambiccavo da qualche giorno cercando di ricordare il titolo di questo film, quando avrei dovuto fare un salto qui. Grazie😀
    Come film non era male, ma di sicuro partiva con un titolo tanto anonimo che nemmeno lo ricordavo😛 comunque, che mega-disastro al botteghino, siamo ai livelli del film con Alberto Tomba, mi sa..

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