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il fantasy ha, onestamente, rotto il c*zzo

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d12Da ieri circola su Facebook un comunicato-stampa di un nuovo editore che è una meraviglia di arroganza e sciocchezza, un monumento alla cattiva comunicazione.
Non starò a darvi un link o uno stralcio, perché certe cose vanno consegnate quanto prima all’oblio, ma se volete farvi un’idea, la mia amica Marina ha sommariamente giustiziato questi esordienti sul suo blog.
Avete letto?
Bene.

Ora, io personalmente non mi curo granché di come altri decidano di suicidarsi – ammettiamolo, pessima comunicazione o meno, costoro hanno la patacca di editori, e ci saranno decine di anime semplici a far la coda alla loro porta.
Storicamente, insultare lettori e autori si è dimostrata nel nostro paese una pratica vincente.

Ciò che a me interessa è quella frase che fa da titolo a questo post, e che è stata il fuoco dell’attenzione di molti dei commentatori.

il fantasy ha, onestamente, rotto il cazzo

(citato verbatim)

In un certo senso non hanno torto.
Facciamo un po’ di pork chop express, volete?

Ora, badate bene, io leggo – e talvolta scrivo – fantasy. Mi piace, mi diverte, ritengo sia una modalità utile per raccontare un certo tipo di storie e fare esperimenti con un certo numero di idee ed ipotesi.
E resto fermamente convinto che il genere che viene genmeralmente etichettato come fantasy stia bene e ci saluti tutti.
Escono ottimi romanzi ed eccellenti racconti.
Si ristampa molto, anche nel mondo anglosassone, e quindi esiste una memoria storica accessibile – si possono recuperare i grandi (e i piccoli, perché no) autori del passato.
Stanno succedendo un sacco di cose – i vecchi autori sono ancora decisamente sul pezzo, mentre i nuovi autori appaiono agguerriti e coraggiosi.

Poi si passa su Amazon e si guarda la Top100 Fantasy nel nostro paese

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Ne conosco un paio, gli altri mi destano una certa perplessità.
Facciamo un gioco: scelgo a caso una sinossi – uso un dado a dodici facce (ne ho parecchi, per motivi che non sto a spiegare).

Alyssa Gardner riesce a sentire i sussurri dei fiori e degli insetti. Peccato che per lo stesso dono sua madre sia finita in un ospedale psichiatrico. Questa maledizione affligge la famiglia di Alyssa fin dai tempi della sua antenata Alice Liddell, colei che ha ispirato a Lewis Carroll il suo Alice nel Paese delle Meraviglie. Chissà, forse anche Alyssa è pazza, ma niente sembra ancora compromesso, almeno per ora, almeno fin quando riuscirà a ignorare quei sussurri. Quando la malattia mentale della madre peggiora improvvisamente, però, Alyssa scopre che quello che lei pensava fosse solo finzione è un’incredibile verità: il Paese delle Meraviglie esiste davvero, è molto più oscuro di come l’abbia dipinto Carroll e quasi tutti i personaggi sono in realtà perfidi e mostruosi. Per sopravvivere e per salvare sua madre da un crudele destino che non merita, Alyssa dovrà rimediare ai guai provocati da Alice e superare una serie di prove: prosciugare un oceano di lacrime, risvegliare i partecipanti a un tè soporifero, domare un feroce Serpente. Di chi potrà fidarsi? Di Jeb, il suo migliore amico, di cui è segretamente innamorata? Oppure dell’ambiguo e attraente Morpheus, la sua guida nel Paese delle Meraviglie?

Hmmm… chissà cosa ne direbbe Neil Gaiman?
Ne scelgo un’altra…

[…]
La saga Heaven, una trilogia di tre volumi, è ispirata alle strofe dell’omonima canzone di Bryan Adams e segue il filone paranormal fantasy di film come Ghost, Passaggio per il Paradiso, City of Angels e La vita è meravigliosa, con continui riferimenti a Gioventù bruciata.
600full-james-deanRyan è un moderno James Dean, la saga inizia come commedia fantasy romance nel primo volume, per evolversi in un crescendo di pathos fino al thriller paranormal, e affronta vari argomenti controversi come l’esistenza dell’Aldilà, il bullismo, l’emarginazione sociale, il suicidio, la violenza domestica e soprattutto il disagio adolescenziale.
Per descrivere alcune scene, l’autrice si è basata sulle testimonianze di persone che hanno avuto vere esperienze di pre-morte.
Un altro punto focale della saga è la musica: le canzoni citate e le relative strofe sono state scelte con accuratezza, perché descrivono gli eventi e lo stato d’animo dei protagonisti.
La trilogia Heaven è un romance emozionante, ma anche una commedia divertente e un thriller paranormal denso di misteri, dove i colpi di scena si susseguono di continuo. Il finale, inaspettato e inconsueto, farà rivalutare tutto il senso della storia, spingendo a rileggere la saga dall’inizio.
Benvenuti a Heaven, la città degli angeli custodi.

Statisticamente, il campione non è rappresentativo.
Proviamo con un terzo titolo…

Primo libro della serie “Lux”.
E se l’amore viaggiasse alla velocità della luce?
Katy, una book blogger diciassettenne, si è appena trasferita in un paesino soporifero del West Virginia, rassegnandosi a una noiosa vita di provincia. Noiosa finché non incrocia gli occhi verdissimi e il fisico da urlo del suo giovane vicino di casa: Daemon Black è la quintessenza della perfezione. Poi quell’incredibile visione apre bocca: arrogante, insopportabile, testardo e antipatico. Fra i due è odio a prima vista. Ma un giorno Daemon salva Katy da un’inspiegabile aggressione, bloccando il tempo con… un flusso sprigionato dalle sue mani. Sì, il ragazzo della porta accanto è un alieno. Un alieno bellissimo invischiato in una faida galattica, e ora anche Katy, senza volerlo, c’è dentro fino al collo. L’unico modo per sopravvivere è stare incollata a Daemon. Sempre che lei non lo uccida prima…
Sexy, appassionante e irrinunciabile, Obsidian è il primo capitolo della serie “Lux”.

Daemon Black?
Seriously?

… e poi un quarto.

In una Inghilterra di fine ‘800, epoca di profondi e irreversibili cambiamenti economici e culturali, lotte sociali e discriminazioni femminili, una giovane donna cerca di affermare la propria indipendenza.
Claire proviene da un ottima famiglia ed è impegnata ad aiutare i più sfortunati dei quartieri poveri londinesi, quando accetta la corte dell’affascinante ed enigmatico milionario, Alexander Wilson, che ben presto finirà per sposare.
Durante la luna di miele nel sud della Francia, tra panorami romantici e incontri esoterici, conoscerà Samuel Mc Gregor, il giovane di cui si innamorerà perdutamente e che cambierà tutta la sua vita.
Sam è un giovane dal passato oscuro e impenetrabile, con il quale intraprenderà un viaggio avventuroso e avvincente che li porterà in una piccola meravigliosa isola del Nord America: “CULLATA DALLE ONDE”.
In un susseguirsi di colpi di scena, cambiamenti sociali e panorami mozzafiato, Claire cercherà di costruire la sua nuova vita con Sam, in una continua altalena di emozioni, passioni e sconvolgimenti.
Ma chi è Sam veramente?

Già, chi è Sam, e cosa ci fa nella classifica fantasy, al secondo posto?

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Ecco, forse il problema è questo – mentre il genere è vivo e vivace, sui nostri scaffali arrivano prevalentemente solo certi libri, che sono certo ascrivibili al fantasy1 – perché quando diciamo fantasy intendiamo un campo vastissimo ed estremamente differenziato – ma ne rappresentano solo una frazione minima, in termini di temi e situazioni.
Però bisognerebbe saperlo.
Bisognerebbe potersene rendere conto, di questa diversità e varietà.
Ma a questo punto, un lettore che volesse farsi un’idea del genere, pescando a caso, o anche solo guardando le copertine, avrebbe un’immagine falsata del genere.

Fantasy = adolescenti, angeli, bei tenebrosi, nomi ridicoli, problemi pressanti quali il bullismo e l’esistenza dell’Aldilà2, con elementi tratti da film popolari, poi scopano…
E Bryan Adams3.
Storie in cui sono tutti fighissimi, tra l’altro – specie i cattivi.

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E forse sì, questo genere di fantasy privo di fantasia ha stancato.
E non starò qui a discutere se questi siano buoni o cattivi romanzi – perché è innegabile che questo di narrativa vende.
Ha un pubblico, che compra e legge felice4.
Ma poiché non si offrono alternative, è difficile che il pubblico possa ampliare i propri gusti – il pubblico non può crescere, non può ampliare i propri orizzonti, affinare il proprio gusto, lasciarsi alle spalle l’adolescenza.
Un pubblico che un girono deciderà che certe cose son scemate che si leggono da ragazzini, e abbandonerà il genere.
Oppure deciderà di scrivere un romanzo uguale a tutti gli altri – perché non si è mai accorto che esiste una varietà.

Cosa se ne farà di Mythago Wood, di Lud-in-the-Mist, di The Paladin o anche semplicemente dei romanzi della serie di Redwall, chi ha sempre solo incontrato Sam e i suoi amici?
Riconosceranno come fantasy Little Big oppure Hawksmoor?

QUESTO, per me, è il vero, grosso disastro che sta vivendo il genere nel nostro paese5.

Certo, resta poi il problema di trovare un “colpevole”, se volete.
Sono gli editori? Ma in fondo a un editore interessa ciò che vende.
Sono gli autori? Ma gli autori vengono selezionati dal mercato.
Sono i lettori? Ma i lettori leggono ciò che gli piace.

Io credo che la colpa, se di colpa vogliamo parlare, sia la fondamentale mancanza di coraggio.
Di tutti.

D’altra parte… (no, non è Bryan Adams)…


  1. ricordiamo che secondo alcune teorie critiche, anche tutta la fantascienza non è che una istanza particolare del fantasy. E in effetti, l’alieno Daemon Black (ma dai…) del terzo esempio, ci parla di fantascienza, non di fantasy. 
  2. chi di noi non riflette quotidianamente su bullismo e Aldilà? 
  3. povero Bryan Adams. 
  4. ormai è la regola,m vero? Se diverte è ok, tutto il resto passa in secondo piano e chi sostiene il contrario è uno snob pseudointellettuale a cui non piace ciò che piace a tutti
  5. mi si dirà però anche all’estero si pubblicano questi romanzi – certo, ma non si pubblicano esclusivamente questi, non rappresentano il 95% del mercato. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

26 thoughts on “il fantasy ha, onestamente, rotto il c*zzo

  1. Quando passo nel reparto fantasy delle librerie di milano esco sempre col cuore lacerato e l’anima a brandelli.
    Metà è dedicata a Martin, mentre il resto è un accozzaglia tra gli esempi che hai scelto (o simili) e ristampe di Shannara e Goodkind.

    L’ultima cosa decente che ho trovato è il ciclo di Malazan

  2. Anche io quando ho sentito di Malazan ho pensato di aver letto male😄
    Chissà… Forse un errore di Matrix.
    Nel frattempo ho scoperto che la “casa editrice” (virgolette d’obbligo, in certi casi) ha per così dire… limato il discorso nella pagina di invio manoscritti. Niente più scurrilità. Probabilmente di autori fantasy ne hanno abbastanza, ma di lettori no. Chissà che non sperino di pescare anche loro nel mare di poveri ignoranti che leggono fantasy, fantascienza e quant’altro…
    Certo, sarebbe bello se una ce seria si rendesse conto che, in effetti, “certo” fantasy ha proprio rotto il ca**o, e magari si decidesse a tradurre roba un po’ più variegata… Non dico scovare autori nostrani capaci e originali, per carità, troppo lavoro. Ma almeno tradurre…

    • Si ritorna al discorso della pigrizia che facevamo giorni addietro – perché fare lo sforzo di cercare qualcosa di nuovo, e correre un rischio, quando la solita sbobba vende e piace.
      Poi si ammazza il mercato?
      Non è un problema, tanto il futuro non esiste,e non ci si pensa…

  3. Sono in una stazione in piedi a leggere questo post in nezzo alla gente ignara che mi sciama attorno e non capisce perché io rida come un pazzo.
    Perché loro non sanno di Daemon Black.

  4. Certo che se per fantasy intendono quello, non posso dar loro torto ma ho paura che alla base esista un misto d’ignoranza e devastante generalizzazione

  5. Daemon Black è inarrivabile, ma la “trilogia in tre volumi” dove vogliamo metterla?

  6. Una domanda: ma non c’è nessuna, proprio nessuna, casa editrice italiana (grande o piccola) che pubblichi del Fantastico (e quindi ci butto anche fantascienza e horror) leggermente diverso da cloni di twilight e/o ristampe di asimov e brooks? Grazie ai consigli di questo blog (grazie Davide) ho imparato a servirmi soprattutto di e-book e a leggere questi generi quasi esclusivamente in inglese. Talvolta, però, tutto questo stanca. Sarebbe bello, allora, avere qualcuno che traduca roba vecchia (Leiber? Kuttner? Boh) o nuova (Mielville?) in italiano. Possibile che TUTTI si siano adeguati a questo trend? Non parlo di grandi case editrici, pensavo anche a una realtà più piccola.

    • L’impressione – ma è solo una mia impressione – è che per sopravvivere, anche una piccola realtà virtuosa debba scendere a compromessi.
      Lo ripeto, la “colpa” non è solo di chi pubblica – è anche di chi legge. E per troppo tempo il pubblico è stato abbandonato a se stesso, sommerso di ciarpame e imbonito da ipoteticoi guru che spesso non conoscevano (e non conoscono) l’argomento di cui parlano.
      Poi sì, certo, si pubblicano anche Leiber, Mieville e tanti altri… ma mi domando seriamente wquante copie vendano.

    • Io adoro Kuttner e Leiber. sono d’accordo con te. Ci vorrebbe un editore specializzato nella ristampa dei classici.

  7. secondo me, il problema è anche la scarsa cultura dei lettori. questi libri sono il riflesso del livello intellettuale medio italiano, e il fatto che questi titoli vendano ne é la conferma. e sono anche sicura che queste persone, nel loro giro, vengano persino con considerate acculturate.

  8. Giuro, essendo un visitatore abituale della Feltrinelli nella mia città, ero convinto di essere abituato a certo schifo.

    Ma Daemon Black mi ha ucciso.
    Non posso crederci.

  9. Di ce che pubblicano fantastico non-mainstream mi vengono in mnte Acheron, Vaporteppa, Hypnos, LaPiccolaVolante, Plesio, Dunwich, Elara…

    Comunque la polemica aveva come oggetto il tono del messaggio e non il gusto della ce. Che poi “rompano il cazxo” tremila versioni pomodoro e basilico di Tolkien, o fantastici viaggi in terre di elfi svenevoli, o amori tra demoni neri e vergini eburnee ecc… sarà pure vero, ma compito dell’editore è (sarebbe?) selezionare i manoscritti in entrata, creandosi magari un proprio e originale catalogo di generi rinnovati.

    Ps. Bell’articolo.

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