strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Nuove frontiere dell’imprenditoria

20 commenti

Ieri mi è capitato di vedere questo.

 

due millesimi a parola

E ci sono così tante cose che mi fanno infuriare in queste poche righe, che ci vuole per forza un bel pork chop express…
La prima cosa a farmi infuriare, naturalmente, sono i soldi.
Allora, facciamo due conti – stiamo parlando di (200 x 250)… 50.000 parole al mese, l’equivalente di un romanzo, a fronte di un lauto compenso di 100 euro.
Due millesimi di euro a parola.
Cinquanta centesimi ad articolo, con una media di sette articoli al giorno.

Non intendo assolutamente fare un calcolo sui tempi – perché la scrittura non è un lavoro a ore come sgranare piselli. Ma anche se un autore riuscisse a fare sette post in un’ora, parleremmo comunque di 3,5 euro l’ora.
Ah, e metterci anche le due foto!

E così, mentre in rete e nella vita reale si fa fronte comune – o si tenta – perché scompaia la pratica di non pagare i creativi, o di pagarli in visibilità, ecco che abbiamo trovato il modo di aggirare il problema: paghiamo i creativi una miseria.
Non potranno certo lamentarsi.
E dopotutto, non è mica un lavoro, no? Si tratta di star seduti comodi al caldo (o al fresco, a seconda della stagione) e scrivere.
Chiunque potrebe  farlo, no?
E nessuno li obbliga ad accettare – se credono che un pagamento di questo genere li offenda o vada a ledere la loro dignità, beh, liberissimi di continuare a fare la fame1.

Ma la seconda cosa che mi fa infuriare è quel

Si tratta di riscrivere articoli già esistenti su altri siti notizie.

Quindi, aspetta – io devo leggere un articolo e riscriverlo con parole mie, per cinquanta centesimi.
Mi paghi per copiare idee altrui, insomma.
Mi paghi una miseria per plagiare il lavoro di altri.

A che pro?

Beh, sostanzialmente a supporto di una attività di web-farming.

Selezione_013

Si crea un blog tematico su un tema commerciale caldo, si acquistano dominio e template da WordPress per meno di 100 euro, si crea una pagina Facebook e si spendono una cinquantina di euro per pubblicizzarla in maniera molto targettizzata (che brutta parola), si sottoscrivono affiliazioni commerciali e syndication, e poi si paga qualcuno per creare alti volumi di contenuti, con aggiornamenti frequenti.

E dopo un annetto, si mette un annuncio su un forum di quelli giusti, e si vende il blog.

due millesimi a parola2

Il che, naturalmente, è perfettamente legale.
Beh, ok, quella di plagiare i contenuti altrui è una pratica disgustosa – ma sappiamo che al pubblico l’originalità dei contenuti non interessa. Anzi, il blogger che copia piace, perché è un imbecille, e quindi palesemente non uno snob pseudointellettuale.
Non li odiate anche voi gli snob pseudointellettuali?

E quindi ecco fatto. A fronte di un investimento minimo, si ottengonpo incassi a breve termine, e poi un bell’introito finale2.
Si tratta di imprenditoria.
Perfettamente legale, anche se moralmente molto discutibile.

Certo, chi compra il blog poi dovrà mantenere il ritmo o veder sfumare gli incassi.
Ma quello, naturalmente, è un problema loro.
Caveat emptor.

Potranno sempre mettere anche loro un annuncio.
E, badate bene, c’è gente dispostissima a vendersi per due millesimi di euro a parola… per cui il piano imprenditoriale può svilupparsi anche su più blog in parallelo…

due millesimi a parola 3Tre persone – a 200 post al mese, sono 7200 post all’anno.
Fatelo per tredici mesi, ed avrete tre blog di due anni di vita, con 2500 post per ciascuno.
Come qui sopra.
E c’è chi fa la fila, per incassare i suoi 100 euro – perché son tempi dirissimi, e allora perché non approfittarne?

È bellissimo.
Certo, manca di rispetto ai lettori, agli autori, a chi ha prodotto i contenuti originali che vengono plagiati (ma anche riscritti – vallo a dimostrare, il plagio).
Però è ok. Squallido all’estremo, ma funziona.

Come dite?
Squalifica il blogging e l’intera categoria, e dà un’immagine pesima del pubblico?
Certo.
Ed è un modo meraviglioso, io trovo, per far soldi alle spalle di quelli che

piuttosto che pagare un euro al mese per leggere il tuo blog, non lo leggo

Ve li ricordate?
Io sì.


  1. non che accettando questi termini uno possa prosperare – per fare i famigerati 600 euro minimi per sopravvivere, con queste tariffe, sarebbe necessario scrivere 300.000 parole al mese. 
  2. sì, lo so, è la scoperta dell’acqua calda. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

20 thoughts on “Nuove frontiere dell’imprenditoria

  1. Cavolo, 100 euro! Mollo tutto e mi metto a fare questo a tempo pieno. Coi miei ritmi arrivo a fare 100 euro quasi tutti i mesi🙂

  2. Interessante, non sapevo che un blog potesse essere anche redditizio (io immaginavo si facesse solo per passione, autorevolezza, mitomania o tanto per cercare di scacciare noia e solitudine.

    Comunque, anche se faccio parte dei creativi, e faccio qualche fatica di questi tempi a trovare lavoro, non me la prendo cosi tanto. Anche nel mio campo c’è gente che si vende per l’ormai popolare tozzo di pane, eppure la cosa mi tocca poco o nulla, peggio per loro, ma peggio anche per se li piglia, di solito il risultato è penoso o semplicemente pessimo nel migliore dei casi, roba a cui mai vorrei vedere associato il mio nome.

    • In realtà in tutto il resto del mondo i blogger hanno degli introiti regolari, e gestire un blog è considerato un lavoro. È solo quio da noi che si pensa che passione ed autorevolezza non debbano essere pagate, e che il blogger sia un mitomane solitario ed annoiato.
      Si tratta di pregiudizi.
      E chi si svende, comunque, squalifica l’intera categoria – non importa di quale categoria parliamo.

      • No no, per carità, non volevo insultare i blogger, oltre ad ammettere la mia ignoranza a tale proposito ero sarcastico; pensavo infatti che oltre all’autorevolezza che si guadagna dal mantenere un blog molto seguito si avesse decisamente poco o nessun introito. Massimo rispetto per chi mette impegno nel proprio lavoro.

        Faccio lo scultore di vari soggetti (dalla pedina per il gioco da tavolo fino alla statuina per pittori e collezionisti). Nel mio ambiente c’è chi è disposto a lavorare per una settimana per una settantina di euro (comprese le spese per i materiali). La qualità del lavoro però è a dir poco bassa, mi sta bene che quel genere di lavoro venga fatto da altri. La soluzione quale sarebbe? Un preziario minimo approvato da qualche ente esterno? Porre una barriera di ingresso di qualche genere? Non funzionerebbe a mio avviso, l’unica è distinguersi con il proprio lavoro, e non curarsi di questi personaggi che hanno scelto quella via, non vedo altra soluzione.

        • Anch’io sono convinto che creare listini prezzi standard o istituire albi e gilde sia alla lunga controproducente.
          La teoria – ma ahimé, si risolve spesso proprio solo in teoria – è che si dovrebbe sottolineare la qualità, ed educare i “clienti” a valutare, apprezzare e pagare la qualità.
          Ma non è affatto facile.
          Quanto al non curarsene… concordo sul fatto che non ci si debba far influenzare dalla presenza di simili scalzacani. Resta il fatto che presentare un mio prodotto sullo stesso scaffale su cui sono allineati i lavori degli scalzacani, svilisce il mio lavoro.
          Soprattutto se il pubblico non capisce o apprezza la qualità, per cui “va bene tutto”.
          È un circolo vizioso.

          • beh, se il cliente a cui va bene tutto è il tuo target allora si, è un problema. Altrimenti, se non lo è non c’è motivo di preoccuparsi.

            Chi cerca gente che faccia di questi lavori non è affatto un buon cliente, senza questi personaggi che si vendono per pochi euro (per disperazione? Per ignoranza o voglia di provare?), molto probabilmente non sarebbero disposti, magari proprio per mancanza di disponibilità economica, ad ingaggiare gente professionale che pretende un giusto compenso.

            • Il problema è che in certi ambiti non puoi selezionare il tuo target con una precisione sufficiente – chi scrive ha un target preciso, ad esempio, ma ha una capacità di selezione molto bassa.
              Io posso scrivere dei post sul mio blog cercando di mantenetre un certo livello (ci si prova), ma a parte bannare i troll, e a parte i lettori che smettono di leggermi perché mi considerano un arrogante elitario che parla di cose troppo difficili, il mio potere di selezione è vicino allo zero.
              Però questo del potere di selezione del pubblico da parte di chi scrive è un argomento interessanyte, e credo ci farò un post, prima o poi.

              • Capisco, non ho mai affrontato i problemi dello scrivere, anche se, a dire il vero, ho iniziato a fare quello che faccio perché volevo scrivere (cosa strana, lo so, ma l’obiettivo è ancora quello. Nel mio settore io ricevo le richieste e le cestino a seconda della richiesta (sono pochissimi quelli che mi chiedono lavori per un tozzo di pane), immagino che per te sia diverso.

                Confermo che anche a me appari un po’ arrogante, pure un po’ antipatico, ma, eccetto i post sulla musica, leggo il tuo blog con piacere, ho acquistato un paio di tuoi libri (il che vuol dire che ti ho elargito qualche euro, niente di che) e un giorno mi piacerebbe poterti fare una proposta di lavoro interessante, spero giù nel 2016, nel frattempo, in bocca al lupo.

  3. Ti dirò, se per cento euro al mese devo consumare i tasti CTRL, C e V andrebbe anche bene. Anche perché, visti gli obiettivi, se nella copia inverti una parola ogni tre e una frase ogni due lo prende come un articolo nuovo di pacca.

    In ogni caso, nulla di meglio servirebbe a ‘sti furboni, come lezione d’imprenditoria, quanto la coltivazione coatta di patate in climi artici.

  4. … e poi ci sono le persone denunciate per istigazione all’odio razziale per aver pubblicato notizie false aventi al centro minoranze etniche, per stimolare gli accessi…

    Comunque io penso che anche all’estero ci siano situazioni simili, ma credo che tutti i blog veramente di successo, che possono permettersi di pagare articolisti un prezzo onesto, non siano nati così. Ma siano nati con contributori disposti a scrivere materiale originale, con un ottimo background sull’argomento, e con capacità di comunicazione notevoli. Dubito che nessun blog veramente di successo sia potuto nascere in questa maniera con articoli fotocopia pagati 50 centesimi.

    Poi, sappiamo dove sono i veri soldi per un blog di successo, ma questo è un altro discorso con altri risvolti morali🙂

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