strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Everybody in the old Cell Block…

4 commenti

The_Prison_AlbumSi discuteva, l’altra sera, durante l’ora d’aria, qui nel Blocco C della blogsfera… si discuteva, dicevo, del Blocco C della blogsfera.

Terribilmente autoreferenziale, non trovate?
Ma è un po’ più complicato, di così, quindi credo che farò un giro un po’ più largo.
Potrei anche spoilerarvi un libro (o forse un disco)…

Allora, nel 1974, Michael Nesmith scrisse una storia intitolata The Prison
Che in effetti è (anche, e soprattutto) un disco.

Photo of Michael NESMITH

Mike Nesmith era – ed è – un individuo brillante, e questo esperimento di multimedialità a bassa tecnologia gli venne decisamente bene.
A quarant’anni di distanza (mio Dio, 40 anni!) The Prison è un curioso esperimento, che se è compiutamente realizzato sul piano tecnico, forse scricchiola leggermente sul piano narrativo.

Sul piano tecnico, si tratta di un libro con una colonna sonora.
Si mette su il disco, si inizia a leggere, e i pezzi del disco “entrano” al momento giusto, aggiungendo un livello in più alla narrazione.
Storia e disco si possono apprezzare separatamente, ma insieme moltiplicano la quantità di informazioni, la profondità dellla storia1.

Peccato che la storia abbia una profondità scarsina.
E d’altra parte è logico – nel 1974, un disco in vinile poteva contenere sì e no 45 minuti di musica.
Per accoppiare una storia alla musica, serviva una storia leggibile in circa tre quarti d’ora, con una pausa in mezzo per girare il disco.
La “colonna sonora” di The Prison dura 49 minuti e dieci secondi.
Il libro è una storia di circa… mah, diciamo 8/10.000 parole.
Difficile riuscire a comprimere in così poco spazio una storia con quattro o cinque protagonisti, e una trama che vuole anche toccare alcuni spunti zen.

Ma tutto considerato, l’esperimento fu davvero interessante e divertente.

Il che ci porta agli SPOILER.

spoiler-alert

Di cosa parla The Prison?
Di una prigione, della gente che ci sta dentro, di quelli che vogliono evadere.
E di coloro che non vogliono evadere.

controlPerché la prigione, vedete, non esiste.
Per evadere, è necessario acquisire questa consapevolezza – che non ci sono muri, non ci sono sbarre. È  tutto nella nostra testa.
Ma accettare una simile ipotesi richiede coraggio.
Credere nell’esistenza della prigione è meglio – per questo molti prigionieri non solo non riescono a fuggire, ma hanno paura dell’idea stessa della fuga.
La prigione è una sicurezza.

Ecco, l’altra sera nel Blocco C parlavamo del Blocco C, e naturalmente tutti noi qui dentro sappiamo che il Blocco C è come la Prigione di Michael Nesmith2.
Esiste solo nella mente di coloro che non hanno il coraggio di accettarne la non esistenza.

cobraE ci sono, sapete, queste persone.
Che preferiscono ipotizzare cricche, cospirazioni, conventicole di incappucciati, strette di mano segrete e riti di iniziazione, anziché ammettere che no, la Prigione non esiste, non c’è alcun Blocco C, non c’è nulla se non il libero scambio di idee.
No strings attached, niente do ut des.
Ma ammetterlo significherebbe rinunciare a una semplice sicurezza. Per cui è meglio restare prigionieri.
Prigionieri di un Blocco C che non esiste, e del quale si desidera disperatamente essere parte, o che si detesta – perché se ne è esclusi.

Paradossale, non trovate?
I miei maestri zen apprezzerebbero certamente.


  1. The Prison, la colonna sonora, lo trovate tutto su Youtube, ma non ascoltatelo. Davvero! È prevalentemente acustico e cantautorale, vagamente country, Nesmith ha una voce tranquilla, non vi piacerebbe. Oltretuto ora che l’ascolto, quella sul tubo è la versione che il Nez rimasterizzò nel 2007, aggiungendoci gli archi e i synth. Non vi piacerebbe di sicuro. Evitatelo. 
  2. anche se naturalmente è ispirato a una canzone di Elvis Presley, e io comunque quando ci penso, penso a Hotel California degli Eagles. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

4 thoughts on “Everybody in the old Cell Block…

  1. “Il cucchiaio non esiste” (cit.)😉

  2. Già, la paranoia cospirazionista (per quanto in piccolo) è una prospettiva più facile, più allettante. Spiega così tante cose in una botta sola…
    Sigh.

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