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Il parrucchiere di Conan e l’autorevolezza dei blog

24 commenti

Ho appena letto un post su un blog che non conoscevo e che sto cercando di dimenticare, che mi ha spiegato cosa non mettere in una storia fantasy.
A differenza del mio amico Andrea, che

a “nessuno sa di che colore erano i capelli di Conan il barbaro” ho smesso di leggere

… io ho continuato fino in fondo.

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E, nel momento in cui ho finalmente smesso di ridere scompostamente, mi sono ritrovato a riflettere sul concetto, caro ai guru americani del web, secondo il quale

il blog serve a costruire l’autorevolezza

… perché siamo arrivati al punto per cui un buon template per il blog è sufficiente a dare una impressione di autorevolezza.
E ho  provato un brivido.

Ora, come ha osservato il mio amico Hell1

Ehm… “Qui venne Conan, CAPELLI NERI, accigliato, spada alla mano, un ladro, un ribelle, un assassino…” *coff coff*

… è abbastanza imbarazzante salire su un podio – perché per il blogger in questione il suo blog è quello, in fondo lo è per tutti noi – e mettersi a pontificare sul genere fantasy senza aver mai letto le storie di Conan.
È imbarazzante atteggiarsi ad esperti e toppare malamente dopo poche righe.

E prima che venga fuori il chessaràmai – il colore dei capelli di Conan non è un dettaglio trascurabile. È parte del personaggio, ne definisce l’origine e la diversità all’interno del mondo hyboriano, ha quasi una valenza “ideologica”.
Conan deve avere i capelli neri – esattamente come Brak il barbaro deve avere i capelli biondi e Kane deve avere capelli e barba rossi e Fafhrd capeli e barba rosso-castani. La calvizie di Cohen il barbaro ed i capelli bianchi di Elric non sono incidenti di percorso, decisioni prese dall’autore lanciando una moneta, tanto chissenefrega.

Cohen

Non sono dettagli da nulla – non lo sono nella mitologia, non lo sono nella fiaba, non lo sono in narrativa.
Che si consideri la storia qualcosa di organico o la si consideri un meccanismo di precisione, è sempre bene rifletterci a lungo, prima di sostenere che sistono elementi “privi di importanza”.

E questo mi porta a pensare a quell’editore che si è messo a pubblicare libri condensati, in modo che si possano leggere “nel tempo di un film”.
Come è stato ridotto, un testo da 900 pagine, a 150 paginette?
Semplice – è stato “eliminato il superfluo”.

E chi lo decide, cosa è superfluo?
Non l’editore, non l’editor2.
È una decisione che spetta all’autore, quando scrive, e al lettore, quando salta a pié pari le parti noiose.

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Ma dicevo, l’autorevolezza.
Postare materiale di qualità – quello che piace a Google e lo invoglia a mettervi in alto nelle ricerche – è ciò che serve a costruire,  la nostra authority attraverso il blog.
Non viceversa.
Non vale “è scritto su un blog, suona convincente”.
Come al solito, per citare gli Steely Dan, bisogna camminarla come la si parla, o si perde il ritmo.
Si monta un impressionante articolo su come si scrive il fantasy, e si dimostra al terzo paragrafo di non aver mai letto ciò di cui si parla. O di non averlo capito.
O chissenefrega – perché si sta facendo un numero di illusionismo, si stanno usando una lista puntata e dei titoli in H3 per dare l’impressione di sapere di cosa si sta parlando, tanto quegli imbecilli là fuori si bevono qualunque idiozia purché suoni complicata ma assomigli a ciò che sanno già e li rassicuri, li convinca di aver ragione, di aver sempre avuto ragione.

Alla lunga, vedete, è una questione di rispetto – verso chi ci legge.
Si tratta di dare al lettore il credito dell’intelligenza sufficiente per capire, valutare e riconoscere la qualità, e scansare l’aria fritta.
Ma certo, spesso l’aria fritta è rassicurante.
E il mondo è pieno di gente desiderosa di essere rassicurata.


  1. che ha promesso di pagarmi in visibilità se lo cito, e quindi ecco fatto… 
  2. nonostante i deliri di onnipotenza della categoria, l’editor propone dei tagli, l’autore decide se accettarli o meno, perché quella è la sua storia, il nome sulla copertina è il suo. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

24 thoughts on “Il parrucchiere di Conan e l’autorevolezza dei blog

  1. Gli occhi azzurri di Conan e la sua capigliatura nera e squadrata sono caratteristiche essenziali del personaggio tanto quanto i suoi muscoli (ho letto tutti i racconti di Howard e adesso sto leggendo il Conan di altri autori per completezza). Ma poi sto qua non ha proprio nemmeno sfogliato Conan, Howard ripete fino alla nausea le caratteristiche fisiche del barbaro e che si muove/salta/corre come un …… (qualsiasi animale selvaggio a random, principalmente tigre/pantera e lupo mi pare). Ma di cosa stiamo parlando? Lessi anche Elric, invece Kane e Fafhrd me li segno per il futuro.
    Parlando dei libri condensati, io sono arrivato a una conclusione: è uno strumento ad hoc per il saccente di oggi, perché ti permette un’infarinatura dell’argomento tale da poterne parlare, ma non richiede lo stesso impegno. Una sciocchezza insomma.

    • Sì, già nel secolo scorso il Reader’s Digest pubblicava versioni “condensate” dei bestseller per un pubblico – per lo più composto da manager e altre persone “in vista” – che doveva essere in grado di conversare in società sulle più recenti uscite letterarie.
      Oggi semplicemente la cosa è diretta a chiunque sia interessato a spacciarsela, insdipendentemente dall’ambito professionale.

  2. Vabbé, tanto i libri condensati faranno la fine di quegli altri, quelli minuscoli e rilegati in verticale con le paginette di carta velina dell’anno scorso.
    Purtroppo il problema dei blogger superficiali che inventano o (peggio) incollano gli articoli da wikipedia può essere risolto solo col tempo. E spesso non basta nemmeno quello.

  3. L’autorevolezza dei nostri giorni si perde nei meandri del copia-incolla.

    Non conosco il personaggio al di fuori della trasposizione cinematografica, lo ammetto: per me Conan é uno in braghette di selvaggina con la spada che mena come un dannato. Se ha anche i capelli buon per lui.

  4. Che bello, qualcuno che insulta quel insulso articolo.
    Vederlo condiviso da alcune pagine/persone che mi stanno simpatiche e genericamente seguo mi ha ucciso.

    In particolare perché ho letto quel articolo, due volte. E ci sono rimasto di merda. Due volte.

  5. Ho promesso anche di commentare questo post, come fanno i blogger fighi, che si scambiano i commenti di cortesia.

    Quindi eccomi, sono passato per un saluto. bel blog, bel post.

    E, seriamente, adesso vado a rileggermi qualche racconto del barbaro, così per ristabilire il giusto Karma. Per il resto, che dobbiamo fare, se non ristabilire la verità? Ormai siamo rimasti in pochi.😉

  6. Vorrei spezzare una lancia a favore dei libri condensati.
    D’accordo, l’idea è stupida, non si porta un libro di 900 pagine a 150 solo con dei tagli, lo si deve riscrivere da capo. Ma è anche vero che ci sono tanti, molti, troppi romanzi (soprattutto fantasy) dove, pur di poter aumentare il numero di pagine pubblicabili, si annacqua senza ritegno la trama. E alla maggior parte di questi romanzi una severa dieta dimagrante farebbe solo bene (volendo essere pignoli, il vero lavoro di un editor dovrebbe essere questo)
    D’altra parte, vuoi non pubblicare “almeno” una trilogia? Una volta era l’eccezione, adesso si punta spediti ai sette volumi se non di più (Jordan docet). L’arte del racconto e del romanzo breve sta svanendo.

    • Questa tuttavia non è una giustificazione – io reclamo il mio diritto di lettore di scegliere cosa leggere, e di scegliere da me dove e come saltare, se voglio.
      Perché non è detto che ciò che è superfluo per te lo sia per me – probabilmente salteremmo parti diverse.

      • Ma per sapere cosa saltare, prima devi leggere il malloppo in toto. Di solito i capitoli non contengono avvertimenti del genere “Questo lo puoi saltare, tanto non succede niente” oppure “questo è ininfluente per la trama”.
        Essere un buon editor significa anche saper consigliare come e dove tagliare per rendere più incisiva la narrazione. A meno che ovviamente non si consideri il valore di un libro in base al suo peso.

        • Oh, andiamo, lo abbiamo fatto tutti, di saltare le parti noiose, e alla prima lettura, non alla seconda. Si dà una sbirciata alla pagina dopo, soi vede che l’autore continua a coi suoi borborigmi, si passa alla successiva, stessa cosa… è facile.
          E certamente un buon editor viene pagato per suggerire cosa tagliare – ma non perché non piace alui, ma perché si suppone che l’editor conosca il pubblico, il genere e il mercato, e sappia consigliare tagli motivati.
          Che poi l’augtore – a proprio rischio – è libero di ignorare.

  7. Se mi notificavi era più carino.

  8. Pingback: 9 Regole per scrivere fantasy – Gaspare Burgio

  9. Comunque l’ultimo dei problemi di questo tizio è il colore dei capelli di Conan… cioè, a parte quel pezzo in cui dice “Gandalf non dice mai di essere un mago” (ecco, LI’ io ho smesso di leggere), è proprio da tutto il blog che si capisce che è, come si dice a Roma, un poraccio… Dice una quantità di idiozie disarmante, e soprattutto le dice con una spocchia che definire mostruosa sarebbe poco. Alla faccia dell’autorevolezza… Che poi molti blog di #massimiesperti (cit. Buta) fingono umiltà, con post del tipo “Questi sono 10 CONSIGLI per chi scrive fentasy, che potete anche non seguire ma se non lo fate allora fate schifo”… Questo invece neanche prova a mascherare il tutto: lui scrive REGOLE. E la gente abbocca… Mah.

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