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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Dopo trent’anni, Scorpio

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Neil Langholm è nato a Copenhagen nel 1931, ma è stato educato in Inghilterra, a Eton e Oxford. Ha avviato la propria carriera come chirurgo veterinario ma ha lasciato la professione nel 1960 per scrivere a tempo pieno. È autore di numerosi bestseller western e serie fantascientifiche, che scrive sotto pseudonimo. Mr. Langholm ora vive con sua moglie e i loro cinque figli a Ruislip. I suoi hobbies sono l’allevamento dei cani e il tiro con l’arco.

KennethBulmerPeccato che sia tutto falso.
No, non è vero – quasi tutto falso.
“Neil Langholm” scrisse davvero numerosi western di successo, e molti romanzi di fantascienza.
Ma Neil Langholm non è mai esistito.
Il suo vero nome era Kenneth Bulmer, ed era nato nel 1921.
E Kenneth Bulmer fu anche Alan Burt Akers, Frank Brandon, Rupert Clinton, Ernest Corley, Peter Green, Adam Hardy, Philip Kent, Bruno Krauss, Karl Maras, Manning Norvil, Chesman Scot, Nelson Sherwood, Richard Silver, H. Philip Stratford e Tully Zetford.

Ho investito una manciata di euro nel primo omnibus della serie di Dray Prescott, ieri sera.
Strano il destino di Prescott, nel nostro paese – qui da noi uscirono solo i primi tre volumi della prima serie – che consiste di 5 volumi.

Scorpio

A volte l’impressione è che davvero i nostri editori lavorassero – e forse lavorino ancora – per alimentare la frustrazione dei lettori.
Ora finalmente potrò leggere come và a finire – sono passati quanto, trent’anni?.
Leggerò i primi cinque romanzi della serie e poi potrò decidere se leggere i restanti 47 romanzi – gli ultimi 15 dei quali che uscirono solo in tedesco.

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La serie ebbe inizio nel 1972, con Transit to Scorpio, pubblicato dalla DAW di Donald Wolheim, che all’epoca faceva uscire a cottimo una quantità di romanzi brevi – che oggi sono spesso oggetto di un collezionismo feroce.

180px-Transit_to_ScorpioDi cosa stiamo parlando?
Dray Prescott è un marinaio della Marina Britannica, sotto all’ammiraglio Nelson. Misteriosamente trasportato sul mondo di Kregen, in orbita attorno ad Antares, costellazione dello Scorpione, Prescott si ritrova al servizio dei Savanti, una misteriosa cabala di incappucciati, uno dei tanti gruppi di potere sulla scacchiera politica del pianeta. La sua missione – fare il lavoro sporco per portare avanti l’agenda dei suoi padroni.
Diventato accidentalmente immortale (succede), Prescott viene esiliato dai Savanti, e “ripescato” da una fazione opposta, i Sovrani delle Stelle.
L’avventura continua…

51kRhPnKprL._AC_UL320_SR192,320_Siamo nel campo del planetary romance, o se preferite dello sword & planet – scenari esotici, un mix di superscienza e bassissima tecnologia, alieni pittoreschi e feroci, navi volanti, spade, belle donne in pericolo e un eroe sufficientemente granitico da imporre la sua semplice moralità (britannica) sul caos che si trova ad affrontare. L’antenato diretto è John Carter, e se Bulmer non ha la straordinaria capacità narrativa di Burroughs, sopperisce con esuberanza e col semplice volume di storie prodotte.
Si viaggia molto molto vicini alla science fantasy, categoria oggi poco praticata.

Kenneth Bulmer (scomparso nel dicembre 2005) non fu mai un autore eccelso. Fu un buon produttore di narrativa popolare a cottimo, e per chi produce narrativa popolare la velocità è spesso più importante della qualità.
3781804Il ciclo di Skorpio è l’opera più famosa – o famigerata – di Bulmer, che con i suoi diecimila pseudonimi ha all’attivo svariate centinaia di pubblicazioni – fantascienza, western, romanzi storici.

Per lo meno i primi cinque romanzi… ma no, facciamo i primi dieci… ok, non più dei primi venti… sono leggeri come una meringa, ma francamente divertenti. Sono il frutto di una tecnica narrativa che oggi non si usa più – storie delineate alla svelta, con un sacco di improvvisazione e una struttura ripetitiva ma che ha nella ripetitività il proprio meccanismo di rinforzo. Se prendo in mano le storie di Scorpio non sto cercando altro che una nuova versione della solita storia, con qualche twist inaspettato, e gli eroi che ho imparato ad apprezzare. È come un vecchio telefilm.3782201

Certo, la narrativa di Bulmer non è da prendere come modello.
“Anche i suoi baronetti parlano come dei salumai,” osservò a suo tempo il mio amico Riccardo Valla, ed è innegabile che non si legge Bulmer per la prosa raffinata o per lo stile fiorito.
Ma se ciò di cui si ha bisogno è una dose massiccia di azione ed avventura, magari non troppo sofisticata ma opportunamente muscolare ed esotica, allora Alan Burt Akers (o qualunque altro nome vogliate dargli) è esattamente ciò che ordina il medico.
Si legge in un pomeriggio, ci si diverte, poi lo si dimentica. Esiste solo per questa funzione.
E vale i (pochi) soldi spesi.
Ne riparleremo.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

11 thoughts on “Dopo trent’anni, Scorpio

  1. É un genere di storie, di avventure e di stile di scrittura che ha un suo fascino e accarezzo sempre l’idea di giocare a scrivere qualcosa di simile

    • Bulmer scriveva per pagarsi i conti, e quindi doveva mantenere ritmi da incubo.
      Ma farlo per gioco sì, potrebbe essere divertente.

      • Una figura d’autore tra l’altro che da noi attualmente non può esistere, diciamocelo. Ho fatto due conti e per ricavare un guadagno simile a quello dell’altro mio lavoro, dovrei scrivere un romanzo al mese per tutto l’anno e ogni romanzo venderlo in quantità analoga a quella che vende ogni mio romanzo in uscita una volta all’anno. (Sembra uno sciogli lingua)

        • Sì, guadagnarsi da vivere scrivendo romanzi, nel nostro paese, resta un’utopia – semplicemente il mercato non è strutturato per mantenere autori prolifici.

          • E non è strutturato perchè temo che adesso come adesso, non c’è mercato. Avevo conosciuto a Notti nere di Acqui Terme Wolf Dorn, autore tedesco di thriller a sfondo horrorifico. Mi aveva raccontato che tra il mercato di lingua tedesca e le traduzioni in Inglese, francese e ungherese aveva infine smesso l’attività di psicologo per dedicarsi alla narrativa.

  2. Sarà che io quei tre volumi li ho letti quando avevo circa 12/13 anni, ma ne ho un ricordo bellissimo – e ci rimasi molto male quando capii che all’edicola/libreria dove li avevo trovati non sarebbe mai arrivato il quarto della serie. Li ho letti e riletti diverse volte, all’epoca. Tra l’altro bellissime copertine, a mio parere, dallo stile un po’ diverso dal solito. Ho trovato solo negli ultimi anni gli ebook in inglese di tutta la serie, ma non so se riuscirò mai ad andare avanti nella lettura (anche perché l’inglese lo mastico male, andrei molto lenta).

  3. Lo science fantasy è vivo: Warhammer 40k è di fatto uno science fantasy, non solo l’ambientazione è viva e vegeta ma è anche seguitissima e vanta una gran quantità di romanzi pubblicati di vari autori (di dubbia qualità, per mia esperienza, non spenderò mai più un centesimo su uno di questi volumi), fumetti e storie brevi e che io sappia ne usciranno ancora e ancora negli anni a venire.
    Hai già trattato il libri del nuovo sole?

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