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All’angolo di Wilcox e Hollywood

4 commenti

usheretteC’era un cinema, all’angolo fra Hollywood Boulevard e Wilcox, nel 1951… a dire il vero c’è ancora, e si chiama Hollywood Pacific Theater.
Ma nel 1951 si chiamava Warner Brothers Theater, ed era uno di quei cinema di una volta, che parevano templi pagani o, in alternativa, appendici di hotel di lusso. Nel 1951 ci stavano proiettando Strangers on a train, di Hitchcock, quando capitò un increscioso incidente.
Due spettatori regolarmente muniti di biglietto arrivarono a dieci minuti dalla fine del primo spettacolo e si apprestarono ad entrare in sala1.
Una delle maschere, una ragazza di diciott’anni in uniforme scarlatta, intercettò la coppia e suggerì loro di aspettare fuori, su uno dei divanetti appositamente sistemati. Era dopotutto un film di Hitchcock, spiegò loro, un poliziesco, meglio non rovinarsi la visione scoprendo subito il twist finale.
Il direttore di sala osservò la scena, lasciò entrare i due spettatori, e poi licenziò sui due piedi la maschera, strappandole simbolicamente le spalline dalla giacca dell’uniforme.
Fine della prima parte.

Seconda parte

Submitted for your approval, the case of one Miss Agnes Grep, put on Earth with two left feet, an overabundance of thumbs and a propensity for falling down manholes. In a moment she will be up to her jaw in miracles, wrought by apprentice angel Harmon Cavender, intent on winning his wings. And, though, it’s a fact that both of them should have stayed in bed, they will tempt all the fates by moving into the cold, gray dawn of the Twilight Zone.

burnettCavender is Coming è un episodio della serie The Twilight Zone trasmesso nel Maggio del 1962, e ha due caratteristiche interessanti – in primis, si tratta dell’episodio 101 della serie, e segna quindi un traguardo importante per Rod Serling (che scrisse l’episodio) e per Christian Nyby (che lo diresse). In secondo luogo è l’unico episodio di The Twilight Zone ad essere trasmesso con una laughing track, quelle insopportabili risate registrate che dovrebbero dare l’impressione che lo spettacolo si svolga dal vivo, e che segnalano a noi spettatori (presunti) beoti quando è successo qualcosa di divertente sullo schermo – in modo che noi non si perda il ritmo, e si rischi di non ridere alle gag.
L’episodio era stato scritto come pilot per un eventuale spinoff incentrato sull’angelo-apprendista Cavender, ma la cosa non andò da nessuna parte. Chissà, forse senza risate registrate…

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Il ruolo di Miss Agnes Grep – showgirl imbranata e stanca ma felice – venne affidato a Carol Burnett, che all’epoca aveva già mietuto ampi successi a Broadway, oltre ad una buona infilata di nominations agli Emmy Awards per i suoi ruoli comici in televisione. La CBS, rete televisiva che trasmetteva Twilight Zone si era affrettata ad accaparrarsela, con un contratto faraonico.
ef0fb26c466e460b53a120eb481e4563Tale era il successo della Burnett in quegli anni, e tale fu il successo del suo personaggio in quell’episodio di Twilight Zone, che – andata a gambe all’aria l’idea di fare uno spinoff con l’angelo custode – si pensò di fare uno spinoff incentrato su Agnes.
La cosa piaceva inparticolare a Lucille Ball, superstar della TV, boss della casa di produzione Desilù e amica della Burnett.
E quindi l’attrice si vide proporre “Here’s Agnes” – una sit-com tutta sua.
E Carol Burnett disse di no.
La CBS non era convinta, comunque, e quindi tornò alla carica negli anni successivi.
Era il 1967 quando per l’ennesima volta Carol Burnett si vide offrire la sit-com “Here’s Agnes”. Ma a quel punto venne fuori una cosa curiosa – il contratto della Burnett con la CBS non era solo faraonico, ma includeva una clausola per la quale, in qualunque momento durante i dieci anni di validità, l’attrice avrebbe potuto chiedere e ottenere il suo spettacolo, trenta episodi da un’ora, esattamente come voleva lei.
E Carol Burnett chiese di fare uno spettacolo di varietà, registrato dal vivo col pubblico – due  ospiti la settimana, orchestra, commedia, numeri musicali e di ballo. E un bel po’ di interazione col pubblico. Risate, sì, ma non registrate.
Le dissero che era pazza – le dissero, chiaro e tondo, che uno spettacolo di varietà incentrato su una donna non poteva funzionare.
Perché fare comicità dal vivo davanti a un pubblico, le spiegarono, era una cosa da uomini.
Sarebbe stato un disastro, le dissero.
Fine della seconda parte.

Terza parte

Pochi giorni or sono, la Screen Actors Guild ha assegnato a Carol Burnett il Lifetime Achievement Award. Considerata la decana delle attrici comiche americane, Carol Burnett – che da noi è quasi sconosciuta – negli USA è famosissima per The Carol Burnett Show, storico varietà televisivo che tenne cartellone, per così dire, sulla CBS per undici anni, dal 1967 al 19782.
Lo show è considerato uno dei grandi spartiacque nella storia della TV americana, e il Lifetime Achievement è considerato il massimo tributo che la comunità degli attori possa tributare ad un proprio membro.
Non male, per una ragazza che aveva cominciato facendo la maschera al cinema.
E Carol Burnett ha uno scaffale carico di simili premi – inclusa la Medaglia per la Libertà conferitale da Bush e il premio Mark Twain per la satira.
Ha anche una stella sulla Hollywood Walk of Fame – ce la misero negli anni ’70, quando milioni di americani la guardavano in TV ogni sera.
“Dove vuole che la mettiamo?” le chiesero i responsabili.

“Mettetela di fronte a dove c’era il vecchio Warner Brothers Theater, all’angolo fra Hollywood e Wilcox.”

Mi pareva fosse il genere di storia che andava raccontata.
E ora beccatevi la premiazione – e abbiate un minimo di compassione per Leonardo DiCaprio


  1. suona folle, ma una volta si usava così – si arrivava, si pagava il biglietto e si entrava in sala… e poteva capitare di entrare sugli ultimi minuti del primo spettacolo per prendere posto e poi vedersi il film dall’inizio nel secondo spettacolo. Succedeva anche da noi. 
  2. abbastanza curiosamente, al cinema Carol Burnett ha quasi sempre interpretato ruoli drammatici. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

4 thoughts on “All’angolo di Wilcox e Hollywood

  1. Questa è una grande storia. Ti fa pensare che, a volte, la vita ripaghi l’arte. Penso che non succeda quasi mai, per questo quando lo si vede accadere -in prima persona o stando attorno al diretto interessato- dev’essere veramente bello. Grazie, un post così oggi ci voleva.

  2. Una storia spettacolare, sembra quasi un film, di quelli che glorificavano il “sogno americano” in passato!
    Comunque, la parte più scioccante è la prima: licenziata per aver osato suggerire agli spettatori un modo per non guastarsi la visione del film!

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