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Quasi Vermeer

6 commenti

225px-Goering1932Nel 1940, i Nazisti occupano l’Olanda, una nazione che si era dichiarata neutrale l’anno prima, e come tale era stata regolarmente riconosciuta dalla Germania.
Vatti a fidare.
I Nazisti impongono la Gleichschaltung (“conformità forzata”) e cominciano coi rastrellamenti e la repressione.
Ma non sono solo alla ricerca di comunisti, antinazisti assortiti ed ebrei.
Hermann Goering ha una lista di 140 tele di maestri fiamminghi che intende aggiungere alla propria collezione privata, e che sono state nascoste in un luogo sicuro all’atto dell’invasione.
Perché, dove sta scritto che non ci si possa guadagnare, facendo la guerra?

Ma a questo punto, Goering viene avvicinato da un banchiere poco scrupoloso, che gli fa un’offerta che sarebbe molto stupido rifiutare – perché non lasciare quelle 140 tele in Olanda, ovunque siano, e non portarsi via invece un unico capolavoro che vale da solo molto più di quelle altre croste? Un Vermeer, mai esposto al pubblico nell’ultimo secolo, un’opera unica che si credeva perduta per sempre…
Goering sgancia 1.65 milioni di guilders (che al cambio attuale farebbero 7 milioni di euro e rotti), e si porta  casa “Cristo e l’Adultera”, di Johannes Vermeer.

Christ and the Adulteress

Poi, lo sappiamo, la guerra non gira proprio come speravano i Nazisti, e nella primavera del 1945 il Vermeer viene ritrovato dagli alleati e restituito al governo olandese.
Che provvede ad arrestare e mettere sotto processo come collaborazionista Han van Meegeren, il pittore e mercante d’arte che ha fornito la tela. Il suo crimine, aver svenduto il patrimomnio nazionale ai Nazisti.
Al che Van Meengeren si chiama fuori.
Quello, dice, non è un Vermeer.
Quello, lo ha dipinto lui – come tutti gli altri.
Gli altri?

6f4bcd7bcddb3717c681342ba78de8adHan van Meegeren è nato nel 1889, e già negli anni ’20 ha alle spalle una lunga carriera come pittore mediocre.
Sì, mediocre – lo hanno detto i critici.
Ha uno stile figurativo antiquato, una tecnica che non vale granché e scarsissime prospettive di miglioramento.
Ed è a fronte di queste critiche che il pittore decide di vendicarsi – e trascorre anni a sviluppare una serie di tecniche e tecnologie che gli permettano di creare dei falsi così perfetti, che tutti i critici ne verranno abbindolati.
Vendicarsi, e già che c’è farci un sacco di quattrini.
Impiega sei anni, a lavorare su colori, additivi per simulare l’invecchiamento, forni da essicazione… Poi, nel 1937, van Meegeren riesce a vendere “La Cena ad Emmaus” alla Rembrandt Society per una cifra che, al cambio attuale, si aggirerebbe sui quattro milioni e mezzo di euro.

VanMeegeren_The_Disciples_at_Emmaus

Seguono un paio di ultime cene, un volto di Cristo, un lavaggio dei piedi degli apostoli, un Giacobbe e l’Adultera che piacque tanto a Goering.

La rivelazione al processo causò uno scandalo inaudito – e i primi a difendere l’autenticità dei Vermeer di van Meegeren furono proprio i critici, che su quelle tele “ritrovate” avevano costruito una carriera, una bibliografia ed una credibilità.
Era impossibile, sostennero, che un mediocre come Han van Meegeren avesse riprodotto e falsificato l’opera di Vermeer.
E allora lui si offrì di fargliene uno lì, sul posto, davanti a tutti – e in sei mesi dipinse “Il Giovane Cristo al Tempio”.
Di Vermeer.

Han-van-Meegeren-fake

Beh, ok, non proprio di Vermeer…

Perciò van Meegeren venne prosciolto dall’accusa di collaborazionismo, e condannato per truffa e traffico di falsi.

I critici, comunque, non si diedero per vinti, e le tele di van Meegeren vennero sottoposte a test, analisi e revisioni fino agli anni ’80 – sempre nella speranza che si rivelassero autentiche.
Ma tutte le analisi finirono per dimostrare che davvero il mediocre van Meegeren le aveva dipinte. E intanto ne emersero altre, di opere fasulle, attribuite a maestri fiamminghi “minori” – ad oggi, sappiamo che van Meegeren dipinse diciassette falsi fra il 1932 ed il 1946.
Ricavandoci, in totale, una cifra che al cambio attuale si aggirerebbe attorno ai 30 milioni di euro – che il pittore investì in immobili (cinquantadue case e quindici ville antiche), gioielli e altre amenità.
Senza tuttavia godersele granché – provato nel fisico dall’abuso di alcoolici e sonniferi, abbandonato dai familiari, Han van Meegeren morì il 30 dicembre 1947, all’età di 58 anni, per un attacco cardiaco.
Tutti i suoi beni vennero venduti all’asta.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

6 thoughts on “Quasi Vermeer

  1. Contestualizzando all’oggi e in Italia, un Signore cosi da noi come minimo girerebbe a tenere lectio magistralis per gli istituti d’arte e magari guadagnerebbe anche un seggio al senato

  2. Storia interessante, e che insegna parecchio.

    • Soprattutto sui critici😀
      Ma scherzi a parte, mi sono ritrovato a domandarmi cosa avrebbe potuto fare, van Meegeren, se avesse applicato il suo ingegno e la sua creatività alla propria arte, e non a quella di Vermeer.
      Strana cosa, le ossessioni.

  3. Questa storia, tra le tante cose, dimostra che non si può mettere un’ipoteca su quale sarà il futuro di una persona, abilità compresa. E truffe a parte, non si può negare che abbia dato il suo contributo alla preservazione dei beni culturali dalle ruberie naziste, questo van Meegeren!
    Una storia molto divertente – finale a parte, mi dispiace per il protagonista che si sia chiusa in modo così amaro😦

    • Ha< anche contribuito, indirettamente, a migliorare le tecniche per la rilevazione dei falsi – molti dei metodi applicati attualmente dalla polizia e dagli esperti vennero sviluppati per dimostrare che i Vermeer di van Meegeren erano autentici.

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