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Ecosistemi

7 commenti

La notte scorsa ho iniziato a seguire un corso online – un MOOC1 – sugli studi ecologici.
Ho lavorato per anni allo studio di sistemi ecologici, di solito raccogliendo dati (osservando campioni di popolazioni fossili, ad esempio) e poi analizzando i dati statisticamente.
È il mio lavoro, e mi piace. Credo di averne amche già parlato.
Il corso della Open University ospitato da FutureLearn che ho iniziato a seguire è qualcosa di diverso – è un corso di studio dell’ecosistema, di definizione del soggetto di studio, in altre parole. Non si lavora su fossili ma su sistemi attuali, si parte dalle basi, si fanno mappe e si definisce il network di interazioni fra organismi e ambiente.

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È molto diverso da ciò che ho sempre fatto – più in spirto che nella sostanza – l’altra faccia della medaglia, se volete, e si focalizza sugli ecosistemi terrestri, mentre io ho sempre lavorato su ecosistemi marini. Va anche ad intersecare il mio vecchio progetto di lettura del paesaggio – che da anni propongo alle scuole e alle amministrazioni locali, ricavandone degli sguardi persi e delle scrollate del capo.

Il corso della OU è molto buono, ben struturato e con un sacco di materiale extra.
E mi ha permesso di scoprire l’esistenza di iSpot – una piattaforma social gestita dalla Open University per condurre progetti di studio ecologico a qualunque livello.

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Si tratta di uno strumento molto interessante, e fa venire la voglia – con la bella stagione – di cominciare a fare delle passeggiate e mappare gli ecosistemi della Valle Belbo.

Perché, e questa è la parte interessante, seguendo la prima settimana di lezione mi sono reso conto di quanto mi manchi il mio lavoro di scienziato ambientale. E la cosa non dovrebbe poi sorprendermi – in fondo è il mio lavoro, ho dedicato buona parte della mia vita ad approfondire questi argomenti.

E davvero, ricominciare a ragionare in termini di interazione atmosfera/oceano/substrato, studiare i fattori fisici al lavoro sul bioma e tutto il resto, mi ha fatto venire un sacco di idee che potrei mettere in piedi qui in questi boschi.
Cominciare a mappare gli ecosistemi e gli habitat della Valle Belbo, magari fare un po’ di lavoro sulla biodiversità locale.
Da solo, e senza soldi – perché se ci fossero dei soldi sul piatto, qualcuno lo starebbe già facendo, male: un cugino di qualche sindaco, un amico di qualche consigliere comunale, un consorzio di maestre. O qualche ricercatore o docente, che considera queste colline il suo feudo personale, e che vedrebbe comunque malissimo il mio ipotetico lavoro, anche se fatto gratis.
Quindi no – una cosa privata, personale, a costo zero, appoggiandomi ad una comunità internazionale di ricercatori ed appasionati.

E sarebbe davvero curioso, perché significherebbe trasformare quello che è stato il mio lavoro, la mia materia di studio, alla fine, proprio solo in un hobby.
Ma significherebbe anche (tornare a) fare ciò per cui ho studiato tanti anni, e trovare un modo per condividerlo. Potrei ad esempio trasformare quel corso che a nessuno interessa, da anni, in un agile volumetto – magari ottimizzato per girare su smartphone, in modo che chi è curioso se lo possa portare in tasca, e applicare una manciata di principi semplici al guardare il paesaggio, per riuscire davvero a vederlo.

Chissà. Le idee, come sempre, sono tante.
Per ora, ci sono sei settimane di corso.
Cinque, perché la prima è andata.
Poi staremo a vedere.


  1. uno dei quattro corsi, in effetti, ai quali mi sono iscritto per il primo trimestre del 2016. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

7 thoughts on “Ecosistemi

  1. Sono rimasto suggestionato da questo tuo post. La mia formazione è umanistica, quindi mi comporta una prospettiva diversa ma credo pienamente integrabile con ciò che proponi – e che ti auguro di realizzare per il tuo territorio. Sarebbe bello infatti realizzare una mappatura virtuale del territorio che ne integri in sé la storia materiale – opere dell’uomo, piccole o grandi, direttamente innestate nell’ecosistema “naturale” – sia quella immateriale, delle tradizioni e degli avvenimenti. Io credo che con un supporto minimo da parte del pubblico – anche perché certe cose chi ha passione le farebbe anche gratis, non che però debbano esserlo – si potrebbe archiviare il materiale già esistente e coordinare fra loro quei cento mini-progetti, promossi dai vari enti, che non comunicano assolutamente fra loro ed il cui lavoro va spesso perso. Gestire razionalmente una mappatura sia ecologica che storica del territorio garantirebbe così d’evitare una dispersione di energie, e riuscirebbe soprattutto a integrare i risultati in percorsi finalmente fruibili a tutti, e che aiutino a “leggere” il paesaggio.

    Sarebbe davvero molto bello. Eventualmente da fare anche senza nessun supporto pubblico, ma creando una piattaforma ad hoc.

    • In realrtà, come dicevo, le piattaforme esistono – cos’ come esistono una miriade di progetti avviati da scuole, associazioni, università.
      L’integrazione è il vero problema – e certamente sarebbe ideale integrare la parte naturalistica con la parte storico-umanistica.
      Ma temo sarebbe, alla fine, come cercare di pascolare una mandria di gatti – ciascuno correrebe in una direzione diversa.
      Farsi carico di un progetto del genere pro bono sarebbe improponibile, e i pochi soldi che ci sono, in queste terre, devono andare a foderare i conti dei soliti noti, o venire spesi per l’ennesima sagra della polenta e coniglio.

      • Quando sul finire del mio commento parlavo di piattaforma, infatti intendevo una piattaforma informatica unificante ed integrativa, nel cui contesto creare un coordinamento – una uber-piattaforma, per intenderci. Dove per “coordinamento”, tra l’altro, non dico necessariamente una irrealizzabile direzione tecnica (concordo sulla mandria di gatti!), ma quantomeno rendere noti fra loro progetti inerenti un territorio che, senza lo strumento di una piattaforma unica, rimarrebbero sconosciuti fra loro e scatole chiuse e dimenticate.

        • Ah, ma una cosa del genere dovrebbero offrirla le istituzioni – diffondere la conoscenza sulla presenza, sul territorio, di diversi progetti… mentre ciasdcun ricercatore, accademico o dilettante che sia, deve dedicare parte del proprio tempo (sottraendolo alla ricerca) per scoprire altri progetti, altre realtà… che sono di solito molto ben nascoste.

          • Anche io penso che se ne dovrebbero occupare le istituzioni. Almeno in teoria. Perché in pratica io non so se le attuali istituzioni, politiche o culturali, abbiano la flessibilità mentale e – perché no? – l’onestà intellettuale di portare avanti un progetto del genere. E’ sempre il solito problema: chi ha le risorse non ha volontà, chi ha (buona) volontà non ha le risorse.

            In ogni caso fra qualche giorno mi informo su cosa posso fare sul mio territorio. Hai generato il male, Davide Mana.😛

            Ps: Grazie per il consiglio di “The Shockwave Rider” di Brunner che mi hai dato in un post di FB sul cyberpunk in cui un amico ti ha trascinato a mia insaputa (REALMENTE “a mia insaputa”, non come gli “insaputa” all’italiana🙂 )

  2. Molto interessante, ho memorizzato il link a questa FutureLearn in FireFox, chissà che non riesca a seguirne uno anch’io, prima o poi.
    Anche iSpot sembra molto ben fatto, ma se ti interessa una piattaforma di questo tipo, ti consiglio iNaturalist, che è comunque un qualcosa di grosso (è nato a all’università di Berkeley e adesso fa parte della California Academy of Sciences) e quindi non rischia di sparire da un giorno all’altro (come la triste storia della banca dati piemontese Aves, sigh) ed è comunque più globale di quanto non mi pare sia iSpot (iNat adesso è anche localizzato in italiano, anche se per te non sarebbe un problema l’interfaccia inglese). Inoltre c’è una comunità italiana non enorme ma in fortissima crescita, e ultimamente ci stanno entrando anche parecchi parchi, ad es. questo che è abbastanza dalle tue parti (credo):
    https://www.inaturalist.org/people/parco_paleontologico_astigiano
    E’ poi molto facile creare dei “progetti” dedicati ad aree e/o taxa specifici, come questo:
    https://www.inaturalist.org/projects/orchidee-piemonte
    o quest’altro:
    https://www.inaturalist.org/projects/save-red-squirrel

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