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Dov’è il Remake? – Nomads

18 commenti

maxresdefaultNel 2013, il regista John McTiernan venne incarcerato per dodici mesi – non per aver girato i remake di Rollerball o de L’Affare Thomas Crown, ma per aver spiato le comunicazioni del produttore proprio di Rollerball, per aver mentito in una investigazione dell’FBI e commesso il reato di spergiuro.
La pena include anche tre anni di libertà vigilata (siamo agli sgoccioli) e 100.000 dollari di multa.
Mentre era in carcere, il regista di Caccia a Ottobre Rosso, Predator e Die Hard, dichiarò bancarotta.
Il carcere badate bene, non è uno scherzo: mentre era in carcere, McTiernan ha sofferto di depressione e perso trenta chili di peso, e ha scritto il sequel de L’Affare Thomas Crown.

Ed è un peccato, se ci pensate, perché a parte i blockbuster degli anni ’80, McTiernan ha scritto e diretto un interessante thriller sovrannaturale, intitolato Nomads, e nessuno pare ricordarsene.

La trama – per quanto sia possibile riassumerla…
Jean-Charles Pommier (Pierce Brosnan) si stabilisce a Los Angeles con la moglia dopo molti anni di lavoro sul campo come antropologo.
Quando un gruppo di teppisti gli vandalizza il garage, Pommier comincia a studiarli, scoprendo delle curiose similitudini con le culture nomadi che ha studiato negli angoli più remoti del mondo.
E i paralleli si rivelano presto estremamente inquietanti.

Nomads non è un film perfetto – McTiernan ha delle ottime idee, ma forse privilegia eccessivamente la forma rispetto al contenuto.

E le buone idee sono tante, a cominciare dal fatto che l’intera storia si svolga in flashback, quando Pommier, morendo, “infetta” con le proprie memorie il medico del pronto soccorso che lo sta esaminando (Lesley-Anne Down).
In questo senso, Nomads recupera e aggiorna una struttura tipica del noir – e di film come DOA o Sunset Boulevard, in cui a narrare la vicenda è la vittima dell’omicidio.nomads3

Così come è buona, ottima, l’idea di una cultura primitiva e nomade nel deserto di neon e calcestruzzo che è Los Angeles, e l’ipotesi che la cultura nomade porti con sé i propri demoni, le proprie creature sovrannaturali, i propri rituali magici.

Facendo di Pommier uno straniero, McTiernan replica esattamente l’esperienza dell’antropologo – circondato da estranei, immerso in una cultura che non è la sua, intento a rimettere assieme i pezzi di un puzzle che si rivela sempre più inquietante e surreale.

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E l’uso della colonna sonora – di Bill Conti – è eccellente.

Poi sì, ok, c’è Adam Ant che fa il nomade soprannaturale, ma passiamo sopra a certi dettagli.
Rivisto a trent’anni di distanza – la pellicola è del 1986 – Nomads è una splendida occasione mancata, con dei buoni attori e una struttura interessante, senza spiegoni esagerati e con un più che discreto livello di tensione – e con un finale agghiacciante.
McTiernan (che venticinque anni dopo sarebbe stato definito dal giudice “un uomo che si crede al di sopra della legge”) era alle prime armi – e qua e là si vede – ma aveva anche il coraggio della giovinezza.
Nomads è un film che ha l’arroganza della gioventù, e secondo la leggenda, fu dopo aver visto Nomads che Schwarzenegger offrì a McTiernan la regia di Predator.
E naturalmente, si tratta anche del primo ruolo da protagonista al cinema per Pierce Brosnan.
E sì, qualora non ve ne foste accorti, Lesley-Anne Down è splendida.

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Si parlava, qui su questo blog, la settimana passata, dei remake che infestano ormai le sale cinematografiche.
Ecco, dovendo rifare un film poer mancanza di idee, perché non provare a rifare una cosa come Nomads, che arrivò a tanto così dall’essere qualcosa di straordinario, e mancò il bersaglio per una quantità di motivi?
Perché non rifarlo e non ampliarlo?
Affidandolo magari a un buon regista e non, per dire, a Rob Zombie.
Sarebbe interessante – se possibile, le nostre città sono oggi più aliene ed alienanti delle metropoli di metà anni ’80, e l’idea di estranei ostili che si aggirano non visti nelle nostre strade, nelle nostre case, è il genere di paura con la quale siamo sempre più familiari.
Sarebbe bello.
Dov’è il remake?

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

18 thoughts on “Dov’è il Remake? – Nomads

  1. Lo ricordo eccome. Davvero affascinante e forse proprio perché dimenticato nessuno ha pensato al remake. Io ci vedrei bene David Lynch a dirigente un remake sicuramente complesso e provocatorio

  2. Personalmente Nomads è uno dei miei Horror preferiti di quel periodo proprio per l’elemento antropologico,onestamente (e personalmente) parlandoun remake di Nomads io non lo vorrei,anche perchè molto probabilmente lo affiderebbero a Snyder o Abram o Nispel, ringiovanirebbero i protagonisti del film di una ventina di annie trasformerebbbero gli Inuats in un gruppo di punks fighetti (il tutto condito da una bella fotografia patinata da videoclip).

    • Mah, uno spera sempre in bene – quando dico che ci vorrebbe un remake, dico che ci vorrebbe un remake fatto bene.
      È il genere di storia che vedrei bene, ad esempio, fatta come miniserie in sei puntate dalla BBC – che di ringiovanire il cast probabilmente se ne fregherebbe.

  3. Ma sarebbe anche perfetto con al timone il regista di Wolf Creek, che è quanto di più distante dall’estetica videoclip esista al mondo ed è molto bravo a rappresentare elementi estranei che si muovono ai margini della società.

  4. Colgo perfettamente lo stile provocatorio del post… rispondo con disincanto: c’è da sognarsela una pellicola così, Davide. Alla fine, a ben guardare, anche film che abbiano avuto un carattere seminale importante come Nomads – che io gradii più da pre-adolescente/adolescente che rivisto oltre i 30 x scriverci su una recensione – si sognano un trattamento di recupero (per quanto disonesto sia sempre) come quello del remake. Lo hanno forse avuto Wampyr o Il buio si avvicina? No, molto più facile lo abbia una pellicola come Lost Boys… che francamente (restando al filone vampiresco che ho scelto come sempio) ebbe più appeal all’uscita. L’autorialità non paga quasi mai, nè tantomeno le trovate di nicchia (a meno che poi da quelle genialate anche cialtrone non venga fuori tutto un “genere”).

    • Io invece l’ho apprezzato di più da vecchio – ma visto da giovane, mi è comunque rimasto impresso per l’eternità.
      Sui remake – si cerca di rifare ciò che ha già avuto un successo enorme, nella speranza che la magia si ripeta.
      Ma è una strategia, in generale, perdente.

      • Emblematico l’ultimo Point Break che, invece, a detta di chi il film originale non l’aveva visto, è quasi un capolavoro… Credo che il problema principale è che queste operazioni – ddi mero marketing – vengano condotte manualetti alla mano, con l’intenzione di conquistare fette di mercato e consumers ben precisi (nuovi teen e 20-30) che, per evidenti differenze anagrafiche e di gusti/tendenze, cercano prodotti in realtà differenti. Pur esulando dal remake, è quello che è successo col nuovo Villain di Star Wars: un emo depresso e problematico che non ha del nonno neppure un briciolo di tetragonica e incrollabile malvagicità. E così al surf si sostituiscono gli sport estremi, ai vampiri new wave di Lost Boys potrebbero far seguito gli hipster succhiasangue berlinesi… le acchiappafantasmi ai maschiacci che ci deliziarono a metà degli anni ’80…
        Al fondo, enorme tristezza

        • Beh, definire “maschiacci” Bill Murray, Dan Ackroyd, Harold Ramis e Ernie Hudson mi pare già abbastanza estremo…

          • 3 dei 4 erano dei pirlacchioni e siamo d’accordo… ma la parte del cascamorto di Murray chi la fa? E come riconvertire tutto il pezzo “looking for milf” con la Weaver? Cioè… quella è una trama al maschile! O la sceneggiatura tirata fuori è davvero un ribaltamento robusto o…

            • Il remake, o reboot (o anche un semplice sequel che arriva una buona trentina d’anni dopo il capostipite) aggiorna il vecchio film ai gusti attuali che, per forza di cose, sono cambiati nel corso del tempo.
              Io però una cosa non la capisco e non la capirò mai: se fanno una fotocopia dell’originale, non va bene, se cambiano delle cose, non va bene lo stesso.
              Sembra che i vecchi film li abbiano cancellati e invece a me sembra che possiamo rivederli ogni volta che vogliamo e non ce li toglie nessuno.
              Intendiamoci, io non amo la pratica del remake, non perché “rovina” i vecchi film, ma perché indica una desolante mancanza di idee originali nel cinema mainstream.
              Ma ci sarebbe anche da aggiungere che i film nuovi e originali sono, di solito, dei flop clamorosi, mentre i remake, reboot, sequel, saghe infinite di supereroi incassano spropositi di quattrini.
              Ergo, smettete di andarli a vedere e smetteranno di produrli a nastro.
              Perché, quando anche un film tutto sommato mediocre (anche se divertente) come Jurassic World, fa un botto micidiale al botteghino, significa che il pubblico vuole quella roba.
              L’unico blockbuster originale degli ultimi sei o sette anni è stato Pacific Rim. Ed è stato il blockbuster che ha incassato meno.
              Adesso, Ghostbusters sembra un tentativo a metà: si prende il nome di un film importante e lo si stravolge, cambiando il sesso dei protagonisti.
              Lesa maestà, maledetti! Queste femmine che ci distruggono l’infanzia,
              Insomma, che si prenda una decisione, perché i fanz mi sembrano piuttosto confusi

  5. io ricordo che mi inquietò parecchio. Trasmesso alle 1 di notte in TV, forse Raitre?

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