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Il fantasy è finito (fatevene una ragione)

30 commenti

Una tendenza generalizzata della blogsfera nazionale negli ultimi mesi – diciamo nell’ultimo annetto o giù di lì – è data dal fiorire di #massimiesperti che con estrema prosopopea parlano a vanvera di argomenti che non conoscono, salvo poi dare dei ritardati a coloro che fanno notare che no, non è proprio così.

La spiegazione che ci siamo dati, qui nel Blocco C, è che i lettori non sono (più?) in cerca di informazioni, ma di conferme – e leggere quindi blogger molto più ignoranti di loro è in fondo rassicurante. Gli piace, li fa sentire vincenti.

Esempio segnalatomi ieri da un compagno di prigionia – un articolo sulla storia del fantasy che comincia con Conan e finisce con Game of Thrones, e che porta avanti la tesi secondo la quale l’assenza di idee nuove ha fatto del fantasy un genere moribondo, in attesa di grandi idee innovative che lo rivitalizzino.
No, davvero.

E io so che ora voi questo post lo vorreste leggere, e quindi vi passo anche il link.
Quando avrete finito di ridere, tornate qui, se avete voglia.
Fatto?
OK.

Cominciamo col far notare che il genere fantasy non nasce con Bob Howard e Conan il Barbaro.
La letteratura accademica sul genere concorda – più o meno – sul fatto che il primo fantasy propriamente detto sia The Wood beyond the World, di William Morris – che esce nel 1894.757018
Partire coi pulp, e non con Morris, taglia via quasi quarant’anni di storia del genere, in cui vanno a collocarsi non solo George MacDonald con Lilith, e poi J.B. Cabell e E.R. Eddison, ma anche e soprattutto Edward John Moreton Drax Plunkett, diciottesimo Barone di Dunsany, meglio noto come Lord Dunsany.
E tagliar via Dunsany è proprio sbagliato – anche perché R.E. Howard (così come i suoi soci C.A. Smith e H.P. Lovecraft) trae abbondante ispirazione da Dunsany. Oltre che da Harold Lamb e Talbot Mundy (mi pare ci siano lettere in cui Howard dice che di Cabell poco gliene cale).

E sulla popolarità istantanea e plebiscitaria di Conan, beh, parliamone1 – perché morto Howard fu necessario attendere fino al 23 marzo del 1964 perché Conan diventasse davvero popolare, coi paperback della Lancer.
Anche le precedenti ristampe della Gnome Press degli anni ’50 ebbero una diffusione relativa – erano libri costosi – e fecero poco per render popolare il cimmero e il suo autore.

Lo stesso destino, tra l’altro, lo ebbe Tolkien – l’edizione Unwin de Il Signore degli Anelli, costosa e a bassa tiratura (in Inghilterra c’era ancora il razionamento della carta), se la filarono in pochi.
Furono le edizioni in paperback della Ballantine (ufficiale) e della ACE (pirata) a rendere popolare il romanzo di Tolkien a metà anni ’60.

hosas31E fra gli anni ’30 e gli anni ’60?
Non capitò davvero nulla a parte Narnia e Harold Shea2?
A quanto pare non c’è traccia di Fritz Leiber – che pure inventò l’espressione sword & sorcery introducendo nel genere, con le storie di Fafhrd & Gray Mouser, elementi colti e letterari di matrice shakespeariana.
Non c’è traccia di Poul Anderson – che pure parla di elfi e di nani esattamente quanto Tolkien, ispirandosi alle stesse fonti per scrivere storie radicalmente diverse come La Spada Spezzata.
E la povera Andre Norton, che riempì di libri interi scaffali e che fece da ispirazione per tutta una generazione di autori e autrici?
No.
E ora mi direte

ma non si possono mica citare tutti!

Vero.
Ma almeno un paio di quelli che con le loro idee innovative hanno rivitalizzato il genere sarebbe il caso di citarli – visto che è di quello che stiamo parlando, giusto? Di come in assenza di idee nuove il genere scivoli nell’obsolescenza.
Così, un nome a caso – Michael Moorcock?
Mai sentito parlare di Elric?

elric2

Ma no, neanche Michael Moorcock – e neanche Mervyn Peake che Moorcock cita come suo ispiratore.
Neanche Jack Vance. Neanche John Crowley. Robert Holdstock non è mai esistito.
Niente Glen Cook e niente Black Company.
E stiamo citando solo autori che hanno radicalmente influenzato lo sviluppo del genere attraverso i decenni.
E allo stesso modo, niente Anne McCaffrey, niente Ursula K. Le Guin, niente Tanith Lee, niente Marion Zimmer Bradley – apparentemente, non ci sono donne che abbiano avuto importanza per il genere fantasy.

earthsea1

Niente Stephen R. Donaldson, niente Guy Gavriel Key.
Niente Dungeons & Dragons, nel bene e nel male.

E poi, sì, ok, Brooks, Pratchet, Gemmel, e alla fine arriva George R.R. Martin.
E dopo, il nulla.
Il pubblico perde interesse, il fantasy si spegne progressivamente, ma forse qualcuno un giorn avrà un’idea originale e ricomincerà il ciclo.

Davvero?

E Neil Gaiman?
E il Malazan Book of the Fallen di Steven Erickson? Ha venduto a carrettate, ma a quanto pare non conta.

stevenerikson

Niente Joe Abercrombie, Richard K. Morgan o Mark Lawrence… e sì che hanno un sottogenere tutto per loro, che fino a cinque anni or sono non esisteva e che oggi vi infilano ovunque.
E Brandon Sanderson?
E Kameron Hurley?
E le centinaia di nuovi titoli che si pubblicano ogni anno nel mondo?
Davero nessuno li legge?

Resta il dubbio, in seguito alla lettura di questo strano articolo, e una volta smesso di ridere, se si tratti di selezione delle fonti per sostenere una tesi (evidentemente insostenibile), o se sia ancora una volta un caso di articolo scritto senza conoscere ciò di cui si discute.
Di sicuro, sì, di questo siamo abbastanza certi, i lettori si saranno sentiti rassicurati.
È quello che è importante, vero?


  1. ce la ricordiamo tutti, vero, la lettera di Robert Bloch a Weird Tales in cui il futuro autore di Psycho suggerisce di mandare in pension Conan nel Valhalla, a ritagliare bamboline di carta, perché ha francamente stancato? Cos’era, il 1935? 
  2. incidentalmente, il ciclo di Harold Shea è stato il primo fantasy che io abbia letto – ed è un fantasy razionalizzat, pubblicato sulla rivista Unknown, e che ha ben poco a che vedere tanto con Howard che con Tolkien. Adoro Lyon Sprague de Camp e Fletcher Pratt, ma proprio per questo mi piacerebbe vederli trattati bene e non citati a vanvera. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

30 thoughts on “Il fantasy è finito (fatevene una ragione)

  1. ahh la storia di Bloch non la sapevo🙂

  2. Beh, il blogger in questione dice che ci prova a tratteggiare la storia del fantasy. Ci prova e non ci riesce e ho il sospetto che non ci riesce perché ha costruito il tutto basandosi solo su quel che ha letto

  3. L’articolo su Finzioni è veramente la cosa più approssimativa che io abbia mai letto. Oggi😄

  4. Applauso a scena aperta!
    Un numero di Graham di applausi!
    ‘moh ti metto ner fiiiid der niusrider🙂

  5. Si ma uno che cita J-Ax dai…. è un rincoglionito…..🙂

  6. Riferendomi all’articolo citato, i casi sono due: o ha una conoscenza minimale ed episodica del genere e ne vuole comunque ragionare (bah!) o è davvero convinto che quello che ha scritto ne sia pienamente rappresentativo (ri-bah!). La cosa bella è che in entrambi i casi il ragionamento non sta in piedi logicamente e che il livello di scrittura sia roba da tesina delle medie. Non aggiungo altro.

    Parlando invece di cose serie, non solo il genere fantasy è in piena salute come idee, scrittori ed interesse del pubblico (è il genere più pagato dalle CE, vorrà dire qualcosa?) ma si sta sempre più contaminando con altri elementi, il che ne dimostra ulteriormente la vitalità. Questo ovviamente se si ha il buon senso di vedere come vanno i mercati maturi. Se la visione è limitata a quanto viene pubblicato in Italia le cose sono decisamente meno entusiasmanti.

    • Il panorama nazionale è certamente più triste di quello internazionale – ma si traducono buoni autori e si pubblicano buoni autori (e unmare di pattume? Certo – ma concentriamoci sul positivo).
      Il problema credo nasca dal considerare un solo binario, un solo sottoinsieme molto risytretto di fantasy – ma il fantasy è amplissimo: metti fianco a fianco Conan, “Little Big” di Crowley, Earthsea della LeGuin e “Jack the Giant Killer” di De Lint… e in fondo è il bello del genere.

  7. Anche Il Serpente Ouroboros di Eddison è precedente a Conan (1922)

    Mi permetto di aggiungere alla tua lista di autori ignorati da quell’articolo anche i seguenti: Terry Goodkind (anche de “La Spada della Verità” hanno fatto la serie tv, ma ha meno successo da noi perché non c’è sesso), il monumentale Robert Jordan (La Ruota del Tempo), Raymond Feist (Riftwar), Markus Heitz (il ciclo dei nani), David Eddings (Belgariad), Anthony Ryan (più recente, il ciclo di Vaelin Al Sorna), Patrick Rothfuss.

    E l’elenco potrebbe proseguire parecchio.

    • Sì, io ho citato solo i principali assenti fra quelli che mi venivano in mente… e la parte divertente è che sono tantissimi, e non necessariamente devono piacerti tutti … però vale la pena di conoscerli, se si sostiene di amare il genere.

      • appunto.
        Dire che il fantasy è finito solo perché, secondo te, non è più rivolto agli adolescenti dimostra solo una cosa: tu consideri il fantasy una roba da adolescenti.
        Poi, è normale che non tutti apprezzano le stesse cose allo stesso modo, e questo ci sta tutto.
        Ma da lì a emettere sentenze ce ne passa

  8. Sono l’autore dell’articolo che hai citato, mi piacerebbe precisare alcune cose. Non mi sono mai spacciato per un esperto di fantasy e non volevo scrivere una storia del fantasy, non ho problemi con le scrittrici di fantasy e, di sicuro, non ho dato del ritardato a nessuno.
    Probabilmente non sono riuscito a spiegarmi bene (difetto non da poco visto il tipo di articolo, lo ammetto), avevo da qualche tempo questa idea sul andamento della letteratura di genere, idea che può essere sbagliata ma che mi interessava condividere con altri. La tua risposta, e una discussione sui vari punti di vista, era una cosa che mi sarebbe piaciuto vedere nei commenti (anche se non nego che avrei preferito un tono leggermente più pacato), anche perché l’idea di fondo del pezzo e anche di Finzioni è quella di stimolare i lettori a leggere, e quindi le tue indicazioni sui vari autori che contraddicono la mia teoria sarebbero risultate utili.

    • Davide (siamo omonimi!) – ho scritto quasi 1000 parole, e ho dovuto tagliare… sarebbe stato poco pratico risponderti nei commenti.
      Mi dispiace che il mio post ti sia parso poco pacato – francamente, a parte segnalare delle carenze evidenti, non mi era parso di essere stato troppo aggressivo. In questo caso, non posso che scusarmi – resta il fatto, che parlare del genere tagliandone via i primi quarant’anni e gli ultimi venti è rendergli un disservizio. Ma c’è sempre spazio per migliorare, no?

    • Un conto è non spacciarsi per esperto di fantasy, un conto è scrivere un mucchio di cose approssimative e spesso sbagliate. Un po’ di umiltà (anche nella risposta a Davide) non avrebbe certo danneggiato la reputazione di nessuno

  9. Se i temi che Tolkien lascia sono quei 3 che vengono citati nell’articolo incriminato io non ho capito un c***o di Tolkien. Il fatto che esistano emuli (mediocri) che prendano le frivolezze dai suoi scritti per elevarle a paradigmi di un genere non significano che lui abbia voluto lasciare quelle cose ai posteri. Le lingue? La coerenza narrativa perfetta al 99%? (roba che 3/4 degli scrittori,sceneggiatori ecc moderni si sognano) Il processo di subcreazione come processo principe di un opera del tutto slegato da intenti morali,religiosi,metaforici ecc? La lotta morale e concreta (mai scontata, Morgoth voleva distruggere un mondo che lo stesso Eru indica come imperfetto) tra bene e male? Sia maledetto Terry B. a questo punto.

    Oltre al non citare caterve di autori esiste anche un altro errore nel (mediocre) articolo incriminato, ovvero Tolkien non crea nessun mondo staccato dal reale. Quel mondo è il nostro mondo, solo in una preistoria mitica e dimenticata. Secondo alcune risposte del professore oggi noi viviamo nella settima era o giù di li. A che pro un uomo che voleva creare una mitologia anglosassone avrebbe creato un mondo staccato dalla realtà?
    ah perchè fantasy=lettura d’evasione certo.

    • Vero – la Terra di Mezzo non è un mondo secondario, così come non lo è il mondo hyboriano di Howard.
      Io però Brooks lo maledico solo per essersi incuneato in una eterna ripetizione di se stesso, non per aver avviato la serie di Shannara – credo sia scorretto paragonare Shannara a LotR, perché sono due cose estremamente diverse, con due intenti differenti (Shannara è intrattenimento, LotR no, per dire).

  10. Lo spazio per migliorare c’è sempre, e per tutto. Capisco i problemi di numero di battute ed è in parte anche per questo che l’articolo è lacunoso. Per me parlare di libri con altre persone che amano i libri è (quasi) sempre interessante e stimolante, per questo penso che, anche se molto parziale, il pezzo possa servire a suscitare interesse in qualcuno e, in questo senso, renda un servizio. Magari la prossima volta potresti inserire il link del tuo pezzo completo nei commenti, in modo da stimolare la discussione, nel frattempo se dovesse ricapitarmi di scrivere qualche cosa sul fantasy potrei magari disturbarti chiedendoti un parere. Intanto darò un’occhiata ai titoli da te segnalati, per aggiornarmi🙂

  11. io ora leggo tutto, eh
    ma bada che ci vuole fiducia nello spacciatore-blogger, per continuare un post che attacca con j-ax e prosegue coi recinti e le regole.

    io mi fido, del mio spacciatore. leggo e poi torno.

    ma spero apprezzi il coraggio😀

  12. Più che le evidenti lacune da te segnalate (in alcuni casi comprensibili e dettate probabilmente da necessità di spazio, in altri non scusabili in un pezzo che si propone una analisi di mercato con radici di analisi storica di un fenomeno) quel che credo manchi in modo determinante è uno sguardo al fantasy come “motore” e “contenuto” di tutta una serie di “prodotti dell’industria culturale” che proprio dalla passione per i temi e dall’affezione dei lettori vecchi e nuovi traggono linfa vitale e senso proprio. Non è possibile dare coordinate e prevedere oscillazioni di un mercato editoriale come il fantasy senza uno sguardo sereno ma un minimo documentato anche a tutto quel che non è dierttamente editoria libraria ma attorno ad essa, su di essa o grazie ad essa vive (gdr, videogames, comics, serie tv, pellicole). In un mondo sempre più interconnesso, tutti i prodotti dell’industrai culturale ed i loro andamenti influenzano e contribuiscono a creare le sorti e fare il mercato: ignorare questo dettaglio mi pare davvero grave.

    • Ma volendo ci si può anche concentrare solo sull’editoria propriamente detta – al limite ci si potrebbe allargare sui tie-in e spin off ludici e cinematografici. Resta il problema che anche guardando solo a uno dei settori del mercato – quello dei libri – i buchi sono colossali.

  13. Lo sottolineiamo il fatto che oltre a essere un necrologio del fantasy, l’articolo dà anche la narrativa di fantascienza come morta? Trovo tutto quanto piuttosto divertente, visto il numero enorme di opere classificabili come fantasy o fantascienza che vengono pubblicate ogni anno😀

  14. Io ho letto quell’articolo e ho sprecato sette minuti della mia vita.
    L’intento era di tratteggiare la storia di un genere moribondo, ma:
    1) Non è moribondo.
    2) La storia non è stata tratteggiata perchè ne sono stati mancati pezzi fondamentali.
    3) Se non si ha la conoscenza per scrivere una cosa simile, come è evidente, farlo male non ha senso.

    Il fantasy è vivo, sta bene e ci saluta tutti😀

  15. Pingback: Il fantasy è finito (fatevene una ragione) | Italian Sword&Sorcery

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