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Mars surface close to equator

Il Campione di Marte

4 commenti

Vediamo…

Marte è un pianeta morente, illuminato da un sole artificiale sfuggito al controllo e sul quale cinquantaseimila anni di civiltà stanno per collassare in un succedersi di guerre e scontri che una elite degenerata considera l’unico passatempo e l’unico strumento di mobilità sociale.

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Oppure…

Marte è un pianeta in fase di terraformazione, popolato da una manciata di tecnici e scienziati che devono confrontarsi con un mondo ostile e misterioso, pieno di meraviglie e di sfide, e tentare di domarlo con gli strumenti messi a loro disposizione dall’ingegno umano.

E perché non tutti e due?

51-hKDDro8L._SX308_BO1,204,203,200_Originariamente pubblicato nel 2012, Champion of Mars, di Guy Haley, fa esattamente tutte e due le cose.
Giocando su due storie che si svolgono in parallelo, Haley ci mostra da una parte un Marte hard del primo ventiduesimo secolo, alla maniera di Kim Stanley Robinson, e costruisce la storia del Dr. Holland, esobiologo arrivato di fresco sul pianeta rosso, e di Cybele, l’androide col quale Holland si troverà – non proprio entusiasticamente – a collaborare.
Dall’altra, ci proietta avanti di cinquanta millenni su di un Marte selvaggio e barbarico, alla maniera di Brackett o di Burroughs, a seguire la ribellione del campione Yoechakenon Val Mora e della sua partner spirituale Kaibeli, una ribellione che è forse l’ultima speranza per la sopravvivenza della civiltà umana.

E il gioco riesce.
Le due storie, ovviamente, non sono distanti o separate quanto potrebbe sembrare – e se il Marte del ventiduesimo secolo risulterà molto più avventuroso di quanto si potesse sperare, anche il Marte avventuroso del lontano futuro si rivelerà molto più hard e ricco di nuove idee stimolanti di quanto la copertina (peraltro splendida) lascerebbe presagire.

Champion of Mars è stato criticato da alcuni per la struttura disordinata e per l’esuberanza mostrata da Haley nel buttarci dentro tutto, eppure il risultato finale è esilarante, e coinvolgente.
Per gli stessi motivi, il romanzo è stato paragonato a certe opere di Roger Zelazny1 – e giustamente, perché con l’opera di Zelazny il romanzo di Haley condivide il gusto per la narrazione mitologica, la creazione ex novo di una mitologia fantascientifica.
Il libro è ben scritto, è una lettura velocissima e zeppa d’azione, e segnala come sia possibile scrivere fantascienza moderna, intelligente e ricca di idee senza per questo doversi vergognare del passato delle riviste e della tradizione del genere.

81fwmsjeisl-_sl1500_Il romanzo è stato pubblicato nel 2012, come dicevamo, da Solaris – e successivamente ristampato l’anno passato, sulla scia del successo di The Martian, con una copertina molto meno classica dell’originale.
Ed è in fondo un peccato, perché il romanzo di Haley è qualcosa di molto diverso dal film di Scott, e cercare di spacciarlo per un clone è profondamente ingiusto.
Ma il marketing, immagino, ha le sue regole ferree.

Acquistato d’impulso e lasciato a riposare per sei mesi, il romanzo di Haley (che ha all’attivo una quantità di titoli della serie Warhammer 40000 e una propria serie di hard-boiled fantascientifici) si è rivelato una piacevolissima sorpresa in questa primavera che mi ha fatto tornare la voglia di leggere (e chissà, magari anche scrivere) fantascienza.
E qualora ce ne fosse stato bisogno, Champion of Mars ci conferma che la fantascienza è viva e sta bene, e vi saluta tutti.


  1. i lettori abituali di questo blog sanno che non uso il nome di Zelazny a casaccio – e avvicinare Zelazny a Haley è per me una delle più alte forme di complimento per l’autore inglese. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

4 thoughts on “Il Campione di Marte

  1. A proposito di Marte, pare che la Fanucci pubblicherà l’intera trilogia di Kim Stanley Robinson…😀

  2. Pingback: Angeli e ferrovie | strategie evolutive

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