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birthgrave orbit

Birthgrave, quarant’anni dopo

5 commenti

tlee01Ho parlato già più volte, in passato, di Tanith Lee, un colosso della narrativa fantastica anglosassone, putroppo recentemente scomparsa (e se WordPress farà il suo dovere, troverete i post linkati qui sotto).
E credo anche di aver raccontato come il suo The Birthgrave sia stato il secondo romanzo che io abbia letto in originale – facendo una fatica dannata e mettendoci una intera estate, ma emergendo più sicuro delle mie capacità, se non più saggio.

The Birthgrave è un romanzo estremamente ambizioso – specie considerando che si tratta dell’opera di esordio della Lee. La storia mescola fantasy e fantascienza, sword & sorcery e psicologia, e ricordo che all’epoca mi venne descritto da un conoscente come “ultrafemminista”.
Probabilmente perché la protagonista è una donna.images.mobilism.org

A The Birthgrave Tanith Lee fece seguire altri due romanzi – Vazkor son of Vazkor e Quest for the White Witch.
La trilogia venne perciò ribattezzata, dalle nostre parti, come “Trilogia di Vazkor”, tanto per essere sicuri che in primo piano ci fosse un protagonista femminile.

 

birthgraveCerto, in questo modo ci si perse per strada come la protagonista del primo romanzo resti la dominante fondamentale di tutte e tre le storie, rimanendo protagonista anche in absentia.

Tutto questo accadeva quarant’anni or sono ed ora la DAW Books, che per prima pubblicò i tre romanzi della serie, ristampa con nuove copertine i tre romanzi, The Birthgrave, Shadowfire e Hunting the White Witch, ripristinando i titoli originali della Lee1, e identificando una volta per tutte questa come la Birthgrave Trilogy.Shadowfire

La serie è invecchiata più che discretamente (considerando che il primo romanzo è del 1976), ed è una piacevole deviazione da tutto – ma proprio tutto – quello che viene normalmente etichettato come fantasy.
Che poi, come dicevamo, in realtà è fantascienza.
O forse no.
E poi, alla fine, ha davvero questa monumentale importanza?
Non basta che siano buone storie d’immaginazione?
Perché sono ottime storie d’immaginazione.

white witchI nuovi volumi DAW Books hanno una veste grafica che probabilmente soddisferà i lettori che si vergognano delle vecchie copertine della vecchia gestione Donald A. Wollheim, gli esordi della DAW2, e si vendono a un prezzo risibile – buonissima occasione, per chi se li fosse persi, per recuperarli.
Restano un’opera centrale nello sviluppo del fantastico moderno.
Sono un ottimo pro-memoria su cosa il fantastico possa fare quando ci si distacchi dai cliché, e sono anche una eccellente introduzione a Tanith Lee quando era una giovane esuberante e ancora indisciplinata, ma con un sacco di idee.

Io, dal canto mio, resto fedele alla vecchia copertina di Peter A. Jones della mia edizione Orbit – che è poi il motivo per cui scelsi proprio quel romanzo, quasi trent’anni fa.

birthgrave orbit

E in effetti, ora che ci penso, Peter Andrew Jones mi ha venduto un sacco di libri.
Perché il contenuto è fondamentale, ma anche la presentazione ha la sua importanza.
Ma magari ne parleremo un’altra volta.


  1. qualcuno ha fatto notare che ai vecchi tempi, Donald Wollheim della DAW sarebbe stato capace di pubblicare l’Antico Testamento come War God of Israel e il Nuovo Testamento come The Thing with Three Souls
  2. su questa storia di vergognarsi delle copertine (o dei tioli, si veda la nota precedente) un giorno dovremo fare un discorso. Ormai siete grandi… 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

5 thoughts on “Birthgrave, quarant’anni dopo

  1. Questa è un’ottima notizia, colgo l’occasione per leggere la versione originale

  2. Era da un pezzo che volevo leggere Tanith Lee e quindo ho deciso che quest’estate mi leggerò “The Birthgrave”. Ma ora mi chiedo: Me la leggo in inglese o nella traduzione Fantacollana?

    Devo dire che è una domanda che mi assilla spesso e ancora non sono riuscito a trovare una risposta. Leggo molto in inglese e quindi non sarebbe un problema ma allo stesso tempo so che le traduzioni della Fantacollana sono ottime (e ci sono pure le introduzioni che sono interessanti) e non come quelle che vengono propinate oggi e tuttavia rimango sempre indeciso.

    Tu come ti regoli? Hai una linea di principio (contando che spesso e volentieri ho riletto in originale opere che mi erano piaciute in traduzione)?

    Perché è vero che molti libri meritano di essere riletti -magari la seconda volta in originale- ma purtroppo amazon ti vende solo parole e non il tempo per leggerle (e poi ci sono ancora moltissimi libri nuovi).

    Non mi ci raccapezzo.

    • La traduzione Nord (Serie Oro, non Fantacollana) non la conosco – la precedente edizione Libra era tradotta da Roberta Rambelli e probabilmente aveva le classice scelte editoriali un po’ sui generis dei vecchi libra.
      Io in linea di massima oggi come oggi se posso leggere l’originale leggo l’originale – oltretutto di solito si tratta di edizioni a prezzi molto più contenuti.

      • Grazie per la risposta, E si, Cosmo Oro non fantacollana, errore mio.

        Non vorrei approfittare troppo ma cosa intendi con “scelte editoriali sui generis”?

        • La Libra oltre a tradurre (talvolta? spesso?) adattava i testi ai presunti gusti del pubblico italiano, per cui rileggere in seguito l’originale può riservare delle sorprese curiose – come trovare un”gravitation field” trasformato in “tempesta gravitonica”, o cose del genere.

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