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Un gatto e un canarino nella brughiera inglese

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Nel 1978, la Paramount aveva fatto un sacco di soldi con Assassinio sul Nilo, adattamento del romanzo di Agatha Christie, e con Peter Ustinov nei panni di Hercule Poirot1.
Richard Gordon, produttore inglese di lungo corso che aveva alle spalle un buon numero di B-movies di genere horror decise che sarebbe stata una buona idea mettere insieme un film in costume (come Death on the Nile), con un buon cast di caratteristi di lusso (come Death on the Nile), in una storia del mistero “alla Christie” (come Death on the Nile).

cat_and_canary_1978

Gordon recuperò perciò la vecchia commedia di John Willard, The Cat and the Canary, e ne affidò sceneggiatura e regia a Radley Metzger.
Metzger era un regista e sceneggiatore specializzato in film erotici e “porno chic” (sì, esiste davero una tale categoria), spesso con lo pseudonmimo di Henry Paris (per la regia) e Jake Barnes (per le sceneggiature). Per The Cat and the Canary – il suo unico film non-pornografico, Metzger lavorò con il proprio nome, sia come sceneggiatore che come regista.
E se è vero che persino il poster ricorda, con la composizione dei volti dei protagonisti, quelli dei film tratti dalla Christie, il resto, come si suol dire, è storia…

E la storia ormai la conosciamo: miliardario eccentrico morto da vent’anni, lettura del testamento, un gruppo di potenziali eredi che si accapigliano in una grande casa buia, con l’extra di un maniaco omicida fuggito dal vicino manicomio.

La commedia di Willard si svolgeva appena fuori da New York, la versione classica con Paulette Goddard e Bob Hope si svolgeva fra le paludi della Louisiana.
Metzger decise di ambientare la sua versione nella brughiera inglese – la sua era una produzione britannica, il cast era prevalentemente inglese, quindi, perché no?

Sia il lavoro teatrale di Willard che il film del ’39 avevano una ambientazione contemporanea, ma per seguire la strada tracciata da Death on the Nile, in questo caso si optò per una ambientazione d’epoca – e il film si svolge nella notte tra il 27 e il 28 settembre 1934. Piove incessantemente.

Il “buon cast di caratteristi” dovette adattarsi al budget non esattamente stellare – James Mason, Flora Robson e Horst Bucholz diedero picche, e vennero rimpiazzati da bravi attori inglesi un po’ meno noti.www.kobal-collection.comTitle: GOLDFINGER  Pers: BLACKMAN, HONOR

Altre scelte furono assai più… creative: Honor Blackman venne contattata perché era stata Pussy Galore in Goldfinger, e quindi aveva un legame col titolo (Cat — Pussy). Per sottolineare ulteriormente il riferimento, il personaggio di Susan Silsby, interpretato dalla Blackman, venne trasformato da vecchia zia inacidita in aggressiva e sfrontata femme fatale con forti sfumature omosessuali (proprio come Pussy Galore). Questo portò a riscrivere completamente il rapporto fra Susan e la svampita cugina Cecily, che nell’interpretazione di Olivia Hussey (reduce proprio da Death on the Nile) svampita proprio non è, ma diventa oggetto delle attenzioni della zia/cugina.
Ma forse erano solo i trascorsi di Metzger che tornavano a galla nella sceneggiatura.

Massey e McEnery, i due litigiosi cugini destinati a non beccare un centesimo, vennero arruolati all’ultimo minuto.

3100566811_1_5_3M6SqQbRInfine, per i ruoli che erano stati di Paulette Goddard e di Bob Hope venero chiamati due midlister americani (probabilmente per garantire un interesse oltreoceano) con ampi trascorsi televisivi – Carol Linley nel ruolo dell’erede designata (e quantomai petulante) Annabelle West e Michael Callan in quello del cugino artista spiritoso per forza – che in questo caso si chiama Paul Jones e scrive canzoni per musical (nel film del ’39 il personaggio era un attore). Certo, Callan è probabilmente più simpatico di Bob Hope, ma non è che ci voglia poi questo grande sforzo.

Edward Fox, uno dei pilastri della cinematografia britannica, ha un ruolo limitato ma fondamentale come direttore del manicomio dal quale è fuggito il misterioso killer2 che “si crede un gatto” e come tale ama giocare con le proprie vittime.

In effetti, finalmente scopriamo quale sia il modus operandi dell’omicida – cheha l’abitudine di intrufolarsi nelle abitazioni delle vittime per strangolarle nel sonno e/o farle a brandelli con le sue unghie affilate.

Cat And The Canary, The (1978)

Che è infinitamente più esplicito di quanto si sia mai mostrato nelle versioni precedenti, ma ben si adatta al taglio orrifico della pellicola. Che diventa anche, in questo modo, un esempio primitivo di “home invasion”.

Ma forse l’unico, vero e grande colpo di genio del film consiste nella lettura del testamento – che viene proiettata su schermo durante la cena, e nella quale il defunto Cyrus West (Wilfrid Hyde-White) apostrofa di persona i propri eredi attraverso un gramofono…

La scena, come avrete potuto apprezzare, è ben costruita e coreografata, e venne girata in una sola giornata – poi Hyde-White, da bravo professionista, incassò il proprio assegno e tornò a casa.
Da allora è stata copiata, imitata e rifatta un buon numero di volte.

catcanary1Il resto del film è piacevole, anche se nulla di trascendentale. La commedia passa in secondo piano rispetto all’horror (siamo dopotutto alla fine degli anni ’70) e se il dialogo è discretamente frizzante, beh, forse questa gente parla un po’ troppo.
Forse è per questo, alla fine, che l’omicida fuggito dal manicomio ne accoppa molti di più in questo film che nei precedenti adattamenti del lavoro di Willard – per zittire il loro incessante chiacchiericcio.
O, più probabilmente è l’epoca, che richiede un body count maggiore.
E forse per dare il tempo all’assassino di eliminare più personaggi, il film dura 98 minuti contro i 72 del film del 1939.

 

Però non è un brutto film.
Il risultato finale è un horror atipico con un paio di buoni colpi di scena, non-proprio-slasher-ma-quasi, e ci offre un buon intrattenimento e per lo meno due scene decisamente memorabili. Potremmo anche accontentarci.
In fondo, lo sappiamo, si tratta di un remake.
E voi lo sapete, vero, cosa dice la gente dei remake…


  1. gran bel film, in effetti – dovremo riparlarne. 
  2. nota curiosa – non sappiamo chi abbia interpretato la parte del Gatto sotto al pesante make-up discena. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

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