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Angeli e ferrovie

7 commenti

51zaD3GR2oL._SY344_BO1,204,203,200_Ho fatto appena in tempo a finire Champion of Mars, di Guy Haley, che un altro volume dell’autore inglese, preordinato a suo tempo, è cascato sul mio Kindle.
La cosa interessante è che quando avevo preordinato The Emperor’s Rairoad, non conoscevo ancora Haley, e non avevo letto nulla di suo.
Però l’idea mi pareva divertente, e in effetti non ho di che pentirmi.

L’idea, si diceva.
Quelli di Prima sono scomparsi, una razza punita da Dio per il proprio orgoglio. Di loro restano tracce titaniche, città abbandonate, ponti e strade colossali, dove un tempo i carri senza cavalli di quel popolo scomparso sfrecciavano veloci.
Dopo la caduta dei peccatori, Dio ha inviato i suoi angeli, che ora vegliano su ciò che resta dell’umanità.
Ma non tutto va per il meglio, fra angeli e uomini.
L’imperatore della Virginia, vent’anni or sono, costruì una ferrovia – e per punire la sua ribellione gli angeli scatenarono una piaga di non-morti sul mondo, e poi un drago.
Ma forse non andò esattamente così.

Nella sua impostazione e nella sua esecuzione, The Emperor’s Railroad è un ritorno a quella science-fantasy anni ’70/’80 della quale abbiamo parlato – ad esempio – ricordando The Empire of the East di Fred Saberhagen.
Sarebbe perfetto, questo romanzo breve (o novella che dir si voglia) nella vecchia collana DAW col dorso giallo sulla quale spesi un sacco di tempo (e, moderatamente, di denaro) al liceo.
Ci sono tutti gli elementi classici del periodo che abbiamo definito “di interregno”.
Un paesaggio postapocalittico ben riconoscibile come la porzione orientale degli Stati Uniti, popolato di straccioni superstiziosi, che capiscono poco e male quel poco che ricodano del passato. Meraviglie che paiono miracoli agli occhi del narratore – il giovane Abney, profugo con la madre dopo che la loro comunità è stata distrutta dagli zombie (ma sono davvero zombie?) – ma che il lettore – e col lettore Quinn, il protagonista della storia, l’Ultimo Cavaliere di Atlantide – vede piuttosto come tecnologie indistinguibili dalla magia, e una elite (gli Angeli) che dal riparo delle Città Sognanti conduce le proprie guerre e sviluppa la propria politica alle spalle della plebaglia ignorante.

Allo stesso modo, il personaggio di Quinn rimane sospeso fra Mad Max e il western, con una strizzata d’occhio a tanta fantascienza postapocalittica e alla recente sbandata che l’horror ha preso per i morti viventi e per coloro che li affrontano.
È un personaggio laconico e stropicciato, con una storia e una missione, e un suo codice d’onore che va oltre il suo ruolo di (ex?) pedina nei traffici dei fantomatici Angeli.

guyhaleyEppure non c’è nulla di antiquato o nostalgico nella storia di Haley – una novella di 180 pagine, che si legge in due serate e prepara il terreno per il prossimo volume della serie.
La prosa è funzionale e non priva di un certo stile, di una certa atmosfera – e un paio di scelte narrative e strutturali che permettono all’autore di accumulare misteri e meraviglie nel delineare il suo mondo, pur restando brevissimo, e senza sacrificare l’azione e il divertimento.

Per ciò che mi riguarda, Guy Haley è finora la miglior scoperta dell’anno – e aspetto con curiosità il secondo volume della serie delle Dreaming Cities.
Mi piace anche molto l’idea di Tor di far uscire una serie di volumi brevi e autoconclusivi – una controtendenza facilitata dal supporto elettronico.

Un buon libro, che potrebbe piacere – o potrebbe irritare – tanto i lettori di fantascienza, che gli amanti del fantasy, che i cultori dell’horror.
Non male, per circa tre euro.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

7 thoughts on “Angeli e ferrovie

  1. Il mio emisfero cerebrale destro sta dando delle gomitate al sinistro.

  2. E subito penso a Severian…

  3. Pingback: Pax Angelica | strategie evolutive

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