strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Jonathan Creek

7 commenti

Succedono strane cose…

Cominciamo con un dato autobiografico – nel lontano 1984 (o forse era il 1985), mi venne quella che consideravo una buona idea per una serie di racconti.
L’idea era semplice – un anziano prestigiatore, costretto all’inattività per via di una grave artrosi alle mani, si ricicla come “debunker”, una di quelle persone che vanno a sbugiardare i falsi medium e i ciarlatani in genere.
L’idea era di farne una serie di gialli all’inglese, con il presunto sovrannaturale frutto di abili maneggi.

250px-Jcreek_titleNon ne feci mai nulla – l’idea era ed è ancora, io credo, piuttosto buona (se non proprio il culmine dell’originalità), ma semplicemente io, a metà anni ’80, non avevo la capacità per gestirla.

Poi, una settimana fa, per vie molto molto traverse, ho scoperto Jonathan Creek.

Jonathan Creek è una serie televisiva inglese, prodotta con ritmi particolarmente discontinui dalla BBC, a partire dal 1997. Scritta da David Rednick, la serie è anche l’ultimo programma televisivo prodotto dalla co-creatrice di Doctor Who, Verity Newman.
Finora sono stati realizzati cinque stagioni e un certo numero di special, che hanno spazzolato un buon numero di premi e la serie gode di una certa popolarità “di culto”. Eppure c’è pochissimo, in catalogo: appena 31 episodi in vent’anni, meno di quaranta ore di trasmissione.
Curioso, considerando che le aspettative per la serie erano così alte che nessuno dei cinque episodi della prima stagione era ancora stato trasmesso, che già la BBC aveva commissionato altre sei puntate. E forse, la successiva natura erratica della serie, che scompare e ricompare dai palinsesti senza preavviso, è parte del suo successo. E pare comunque che nonostante tutto Jonathan Creek si rifiuti di venire archiviato, e ci siano nuovi film in fase di produzione.

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Ma di cosa stiamo parlando?
Di una serie poliziesca nella quale un creatore di giochi di prestigio e illusioni da palcoscenico si trova a fare da consulente durante le indagini su crimini impossibili (il classico omicidio in camera chiusa dall’interno) o apparentemente sovrannaturali.

Creek è un solitario che vive in un mulino a vento nella campagna inglese, lavora  a tempo pieno per un popolare illusionista che va sotto lo pseudonimo di Adam Klaus, e viene coinvolto di solito controvoglia nelle indagini – solitamente Creek è motiovato più dalla curiosità per il modus operandi del criminale che non per un innato senso di giustizia.
Le storie si concentrano quindi sul come l’omicidio sia stato compiuto – scoprite come, e scoprirete anche chi. L’approccio è sempre di tipo empirico e materialista – se qualcosa è accaduto, significa che non è imposibile, per quanto possa sembrarlo: è solo necessario guardare ai fatti senza pregiudizi e aspettative.

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La gestazione della serie fu abbastanza lunga, a cominciare dalla scelta del protagonista: vennero provinati dodici attori, e ad un certo punto Hugh Laurie (il Dr House) parve destinato a vestire i panni dell’eccentrico, socialmente inetto Jonathan Creek. Poi il comico Alan Davies si presentò per un provino con un’aria unpo’ stravolta e un vecchio cappotto montgomery, e si dimostrò perfetto.
Il suo fu il tredicesimo provino – e sia Davies che il suo cappotto ottennero la parte.

Il cast in generale è sempre ottimo – ed essendo gli episod spalmati su vent’anni, ciascuna puntata funziona un po’ come un compendio di classici volti dela BBC – da ex Signori del Tempo a popolari comici e caratteristi.

tumblr_lxgfv3P1f31qcwxupo1_400Per il ruolo di Adam Klaus, il mefistofelico (avrebbe dovuto chiamarsi Adam Faust) ed ipersessuato prestigiatore per il quale il povero Creek lavora, venne selezionato all’origine Anthony Head – che in effetti nel pilot della serie si diverte come un pazzo a interpretare una sorta di David Copperfield molto stupido e meschinamente cattivo.
Quando Head si trasferì negli USA per interpretare il ruolo di Mr Giles in Buffy l’Ammazzavampiri, la parte di Klaus venne affidata all’americano Stuart Milligan, che è più che adeguato nel ruolo.
Nel risolvere crimini, Creek lavora in coppia con una partner – nelle prime due stagioni una scrittrice specializzata in “true crime”, interpretata con estremo divertimento (e infinita petulanza) da Caroline Quentin.

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Succesivamente Creek ha lavorato con altre partner (un’agente teatrale e una blogger specializzata in sovrannaturale) e, con una mossa a sorpresa nell’ultimo special (del 2013), il pubblico lo ha scoperto sposato, meno stralunato e a capo di una azienda di successo (e senza il montgomery d’ordinanza) – ma ancora comunque invischiato con indagini e misteri strampalati.

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E in effetti, visti i rapporti del protagonista con le propria partner/complici e col proprio principale, la serie – per lo meno al suo avvio – si delinea come una commedia poliziesca più che come un mystery vero e proprio . A cavallo fra la prima e la seconda stagione entrano in gioco elementi weird – da omicidi in case popolate da scimmie a un assassinio la notte di Halloween. Negli anni successivi la leggerezza ha spesso lasciato spazio a toni piuttosto cupi e a crimini meno cerebrali e più violenti.

La scrittura è sempre di ottimo livelo – e non mancano tocchi eleganti come il fatto che molto spesso tutte le vittime, episodio dopo episodio, abbiano nomi che sono l’uno l’anagramma dell’altro.
Giochini, ma piacevoli.

Insomma, ci sto passando le serate.
Si tratta di una serie piccola, prodotta con mezzi limitati, e costruita – come spesso capita per i prodotti della Beeb – più sulla caratterizzazione dei personaggi che non su straordinari production values. I personaggi non sono particolarmente belli o carismatici, ma funzionano proprio perché hanno la faccia giusta per il ruolo, e perché sono disfunzionali al punto giusto, senza esagerazioni paradossali.
I misteri sono invecchiati bene, e un episodio di tanto in tanto (si trova praticamente tutto su Youtube) è un’ottima cura per il deserto televisivo primaverile.

E mi fa pensare a cosa ne sarebbe stato, se nel 1984 (o 85 che fosse) io…
Ma lasciamo perdere.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

7 thoughts on “Jonathan Creek

  1. Mi è successa la stessa cosa con Sense8… dormiva tranquillo nel mio hard disk e poi eccolo lì, tradotto sullo schemo, e nessuno mi ha detto niente…🙂

  2. Su un canovaccio simile (anche se più tipicamente “shonen”) ci feci una storiella a fumetti una quindicina di anni fa più o meno… ricordo che fu tanto divertente quanto ostica da gestire per le mie capacità dell’epoca… ed è uno degli scenari che non ho mai abbandonato del tutto ritrovandomelo sempre in appunti vari per “chissà, magari un giorno…”

    poi vabbè, la vita ha scelto per me diversamente😛

    Ad ogni modo credo sarà interessante recuperare questa serie😉

  3. Standing ovation per il signor Giles prestigiatore

  4. Si può ovviare scrivendo un racconto su uno di quegli investigatori che indagano sulle case infestate, dimostrando che il maniero è occupato da un brillante proprietario che deve pagare le tasse e per attirare turisti si inventa il fantasma formaggino. Naturalmente alla storia si possono dare valenze comiche o horror, o entrambe. I veri trucchi degli illusionisti sono invece segreti custoditi al prezzo della vita. In questo caso si potrebbe fare un racconto vintage che so ambientato negli anni ’20 o ’30 con Harry Houdini che smaschera un medium. Un altro illusionista interessante su cui lavorare è Jean Eugène Robert-Houdin, da cui Houdini prese il nome. Anche Don Bosco ne conosceva di questi trucchi, ed è quasi della tua zona. Pensaci ora che ne hai gli strumenti.

  5. Pingback: Il Mago | strategie evolutive

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