strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

You’re not going to control us forever.

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Diciamo subito che

ora faccio un remake di Out of the Past

non è la migliore delle idee che possano venire a un regista.
Out of the Past, come si diceva, è un classico immortale, un caposaldo del genere noir, un film praticamente perfetto, l’opera inarrivabile di un genio, con un cast colossale.
Rifarlo?
Ci vuole del fegato.
E non andrà bene. Non può andare bene.
DGAQFall2015InterviewHackfordAgainstAllOddsMa che volete farci – erano gli anni ’80 e Taylor Hackford aveva alle spalle Ufficiale e Gentiluomo, con Richard Gere e Lou Gossett Jr., che aveva fatto una quantità inconcepibile di danaro (129 milioni di incasso contro 6 milioni di spesa), e quindi, perché no?

Perciò, la storia – un tizio competente ma in fondo debole viene incaricato di rintracciare la donna di un personaggio pericoloso, e commette il grave errore di innamorarsene.
Da lì in avanti, non potrà che andare malissimo.

E davvero non andò bene – il film costò tredici milioni di dollari, e non riuscì a raddoppiarli.
Pessimo risultato. E se il publico non comprò i biglieti, i critici lo odiarono.

Quanto al titolo, non avendo la facciatosta di usare quello del vecchio classico, Hackford optò per Against all Odds.
Un titolo profetico, se volete.

Un buon titolo, Against al Odds.
Io lo andai a vedere, questo film, al cinema, anche per il titolo originale.
Suonava cool, avventuroso, cattivo.
Per il titolo e per il cast, lo andai a vedere.
Era il 1984. Avevo diciassette anni. In Italiano lo intitolarono Due Vite in Gioco.

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E dobbiamo dare il credito a Hackford di aver messo insieme un cast di tutto rispetto, per questa sua pessima idea: Jeff Bridges nel ruolo che fu di Robert Mitchum, James Woods assolutamente perfetto nella parte dello psicopatico a suo tempo interpretata da Kirk Douglas, e Rachel Ward (oggettivamente bellissima) nella parte della bella fuggiasca che fu di Jane Greer.
E Jane Greer ricompare nella pellicola, nel ruolo della madre della protagonista, in un omaggio diretto all’originale. Insieme a lei Paul Valentine, che era stato Joe Stephanos, l’Uomo in Nero di Out of the Past. E poi c’è Richard Widmark, un attore colossale e un volto iconico del noir classico.

La sceneggiatura è di Eric Hughes, alla sua seconda prova dopo il disastro commerciale di Raise the Titanic del 1980 e la cui carriera si sarebbe interotta un anno dopo, con il peraltro ottimo White Nights, e la trama si discosta dall’originale per una quantità di particolari.
Il protagonista, Terry Brogan (Bridges) non è un investigatore privato, ma un giocatore di football disoccupato dopo un incidente. A coinvolgerlo (per soldi) nella caccia alla bella Jessie Wyler (Ward) è un conoscente, Jake Wise (Woods), un viscido che di professione fa il biscazziere e il gestore di night.

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Jessie è scappata con una bella cifretta e si nasconde in Messico – come nell’originale – ed è qui che il film è al suo meglio, nelle lunghe e splendide riprese di Tulum e Chichen Itza. Il film fu il primo a ricevere il permesso di filmare fra le rovine, e gli scenari messicani venero sfrutati fino all’osso.

Da qui la storia precipita nello stesso binario obbligato dell’originale – Terry e Jessie diventano amanti, vengono scoperti, ci scappa il morto, iniziano i doppiogichi e i cambi di schieramento. Jessie torna da Jake, ma forse ama Terry – e Jake non ne è esatamente entusiasta.

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Ma è nel finale, che il film di Hackford devia in maniera drammatica dall’originale – e non in maniera completamente detestabile. Anzi.
Nell’inserire un ulteriore strato all’intrigo, nel creare dei cattivi ancora più cattivi, corrotti e deviati di Jake Wise – che in fondo è semplicemente uno psicopatico con deliri di onnipotenza – il film assume un significato diverso, una diversa carica emotiva e sociale.

Ben Caxton: Remember, Brogan – you’re out of her life.
Terry Brogan: Figure that’s up to her. You’re not going to control us forever.

Davvero, considerando il twist finale di Against all Odds, possiamo parlare di neo-noir, e di un neo-noir efficace e che funziona.

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Certo, è un film degli ani ’80, è a colori,  ha una colonna sonora fatta di brani pop, c’è una quantità di sesso esplicito che avrebbe fatto venre i capeli bianchi alla RKO nel 1947. E c’è un elemento scopertamente romantico che fa a pugni coi temi del noir.
Ma c’è quel finale.

Se Out of the Past era un film sulla corruzione personale e sullo scontro fra individui, Against all Odds è un film sul potere, e su come il potere distrugga tutto ciò che non riesce a corrompere.  Non sono più gli anni quaranta – non siamo più in un mondo in cui i peccati si pagano con la vita, e le regole sono discutibili e alla fine non ce ne importa nulla. Gli anni ottanta nascondono sotto alla maschera scintillante un autoritarismo che le regole le detta e le fa rispettare in ogni maniera, e alla fine chi è sconfitto non sprofonda nell’abisso della morte, ma viene condannato ad una semi-vita nella quale si possono ancora coltivare delle illusioni, ma nella piena consapevolezza che sono solo quello.
Illusioni.
Il potere, ci dice il film col suo finale carico di malinconia,  non ha alcun interesse a ucciderci, ci vuole semplicemente sconfitti, per l’eternità.
Se Out of the Past è un film sulla colpa, allora Against all Odds è un film sulla sconfitta – e riassume in sé la sconfitta di una generazione.

30

È per questa chiusura finale, oltre che per il cast, che a mio parere il film si salva.
Non sarà mai il capolavoro inarrivabile che è e rimane Out of the Past, ma è un buon neo-noir, e non merita la fucilazione che ricevette da parte dei critici, né il flop al botteghino.

Oggi come oggi il film viene ricordato principalmente per la canzone dei titoli di coda, cantata da Phil Collins – che l’aveva scritta anni prima quando la moglie lo aveva piantato, e che ricevette una candidatura all’Oscar ma venne battuta da I Just Called to Say I Love You di Stevie Wonder.

Io me lo sono riguardato l’altra sera, Against all Odds, e ancora una volta sono rimasto senza fiato per la bellezza dei ruderi precolombiani.
E per la bellezza di Rachel Ward.

E quel finale in chiave minore, che all’epoca non era piaciuto a nessuno, ora risuona con una nota crudele.
Tyler Hackfordh – che sarebbe andato avanti a girare film di successo come L’Avvocato del Diavolo aveva scorto i semi del mondo in cui viviamo, e forse aveva cercato di avvertirci.
O forse era solo stato molto fortunato, contro ogni pronostico.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

3 thoughts on “You’re not going to control us forever.

  1. E tanto per aggiungere qualcosa, ho sempre trovato. I Just call una canzone insopportabile e Against all odds una tipica struggente ballata alla Phil Collins

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