strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Il Nulla e gli Antipodi

16 commenti

Ok, questa dovete sentirla.
Ma partiamo da lontano, volete?
Facciamo il giro largo.

Immaginate, se volete, un uomo di quarant’anni e rotti, con quindici e più anni di esperienza nel mondo dell’intrattenimento – concerti, tournée, eventi nazionali e internazionali. Come freelance, a cercare fondi e sponsor, valutare e contattare band e locali, gestire le trasferte.
Con in più un proficiency per la Lingua Giapponese certificato dal Ministero Giapponese della Cultura.
Immaginate come si può quest’uomo sentire nel momento in cui i moduli dell’Ufficio del Lavoro lo intrappolano nel suo vecchio diploma di perito, preso a 17 anni, all’ITIS. Perché tutto il resto non appartiene a categorie previste.
Tutto il resto perciò non esiste, non conta, non ha valore.
Provate a pensarci.

E mentre voi ci pensate…
Ieri pomeriggio, in una pausa di scrittura1, ho fatto un salto sul sito del ministero dell’Immigrazione della Nuova Zelanda, e ho registrato la mia disponibilità a trasferirmi, anche domani, ovunque nel loro arcipelago.
Ovunque.

Il sito dell’Imigrazione Neozelandese è di una pulizia e di una chiarezza esemplari, iscriversi è stato un attimo, e mi sono subito state fornite una serie di opzioni relative a una serie di strumenti online per cominciare a cercare un lavoro in Nuova Zelanda.
Perché ovviamente, lavoro = visto di soggiorno.

Ma la cosa assolutamente spettacolare è stato questa.

Selezione_016

Lo so, è un robot. Però loro ce l’hanno.

Potrei tornare a parlare di curriculum scomparsi nel nulla, di uffici in cui devi portare documenti urgenti e ti dicono

ci chiami prima, così le dico quando sono disponibile a ritirare il suo modulo

Ma non è solo quello.
Non è solo la modulistica che si compila in un amen, non è solo il software interattivo per la compilazione del curriculum. Non è il fatto che specifichino che l’età viene richiesta per motivi statistici ma non sarà rivelata ai potenziali datori di lavoro perché devono selezionarti sulla base delle competenze, non dell’età o dell’aspetto.
Non è solo questo, anche se tutto questo vuol dire tantissimo.
È il semplice livello di comunicazione – l’impressione (che può essere solo tale, ma c’è) di non essere abbandonati.

Sentite questa…
Quando sono andato ad iscrivermi all’Ufficio del Lavoro, qui a Nizza, l’impiegato mi ha accolto con

certo, facciamo l’iscrizione, ma tieni presente che il lavoro non c’è, di nessun tipo

Siamo passati poi alla compilazione a mano di un modulo cartaceo, che mi ha intrappolato come un insetto nell’ambra – perché un buon 70% di ciò che so fare non ricade nelle categorie predeterminate. E se non c’è nel modulo, non conta.
I master, il proficiency di inglese, tutto il resto.
Analisi Statistica di Dati Ambientali?
Ma non scherziamo, per cortesia. Ma anche i tre anni passati a insegnare inglese agli italiani e italiano agli inglesi, o il diploma di Tecnico di Rilevamento Ambientale, l’esperienza come traduttore… tutto questo non rientra nella categoria “Laurea in Scienze: Geologia.”
Anche il PhD è abbastanza complicato, da inserire.
Fatta l’iscrizione, mi è stato detto

ora cerca in internet il nostro sito, c’è un elenco di offerte di lavoro, guarda se c’è qualcosa che ti può interessare, poi li contatti e gli spedisci il tuo curriculum…

Come dicevo, l’assoluto senso di abbandono.
Ora aggiustati.
Scoraggiante, avvilente, capace di annientare una persona, distruggerne ogni motivazione. Il Nulla.

Non una cosa così. Che sì, lo sappiamo, è un robot, ma per lo meno loro ci hanno pensato, a metterci un robot così…

Selezione_017

… eccetera.
È come se, non so, ritenesero di avere a che fare con delle persone, non con dei numeri.
Come se ciò che viene dopo la compilazione della scheda, della collezione del dato statistico, avesse una minima importanza.
E lo ripeto, lo ripeto per l’ennesima volta, lo so che è solo interfaccia, è tutto automatizzato, non garantisce nulla.
Ma non avvilisce, non uccide ogni speranza, non lascia questa inimmaginabile sensazione di vuoto.
Non suona come una burla, come una scusa per giustificare delle spese, per mascherare le statistiche.
Sembra… mah, normale.

E allora, intanto, ci avete pensato all’ultraquarantenne che parla e legge il giapponese, e per tre lustri è stato un freelancer nel mondo dell’intrattenimento, ma per il nostro sistema è ancora e sempre il ragazzino di diciasette anni a cui insegnarono a usare un tornio che già allora era superato? Vi siete fatti un’idea di come si deve sentire, nello scoprire che quindici anni della sua vita non contano nulla?
Io ci penso spesso, a come si deve sentire.
Perché è mio fratello.


  1. perché gli uffici sono chiusi, il caldo incombe, e quindi si sta a casa e si scrive 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

16 thoughts on “Il Nulla e gli Antipodi

  1. Ho avuto i tuoi stessi problemi — anche se in misura meno drammatica — diversi anni fa, quando ho chiuso la mia attività di libero professionista e cercavo un impiego nel settore in cui avevo lavorato negli anni precedenti. E bada bene la mia non era un’attività esotica o di avanguardia, facevo il semplice perito edile. Anche se poi il grande discrimine era la mia età (non potevano più inquadrarmi con un contratto di formazione e lavoro, che andava per la maggiore in quegli anni).
    Uno dei problemi principali con questi uffici è che se non hai un foglio di carta rilasciato da qualche ente che certifica le tue competenze e soprattutto, queste, non sono incasellate in qualche categoria ben precisa: non esistono. Tutto il vissuto in ambito lavorativo, specialmente come libero professionista, e che esula dall’ordinario impiegato e operaio è oltre le loro capacità di comprensione. In pratica sono fermi ancora agli anni ’50 o giù di lì.
    Ma poi, in tutta onestà, conoscete davvero almeno una persona che ha mai trovato lavoro tramite un ufficio di collocamento (o centro per l’impiego o ufficio del lavoro o come diavolo si chiamano adesso)? Io personalmente nemmeno una. Qualcosa questo vorrà ben dire…

    • Né attraverso l’ufficio di collocamento, né attraverso le famigerate agenzie interinali.
      E concordo, sono fermi agli anni ’50 e completamente alieni rispetto al mondo del lavoro ed alle sue dinamiche.
      A tutti gli effetti, una presa in giro.

  2. Io con le agenzie interinali ho avuto più fortuna (in fondo dovrebbe essere nel loro interesse “piazzare” più lavoratori possibile). Tuttavia dalle mie esperienze ho potuto constatare che anche con loro è difficile trovare delle offerte di lavoro qualificate. Per richieste nell’ambito della mia attività, ad esempio, non ho mai ricevuto nessuna proposta, e dopo un pò trovandomi alle strette ho “alleggerito” il curriculum e ho accettato quello che mi veniva proposto.

    • Una delle cose che io non riesco a capire è la necessità di alleggerire il CV – lo hanno consigliato anche a me… tagliare gli ultimi vent’anni di attività ed esperienza.
      A che pro? Per facilitareil lavoro di chi, per lavoro, dovrebbe avere la capacità di vedere tutte le mie competenze, e valorizzarle?
      Si confondono se vedono troppe parole di più di tre sillabe, poverini?
      L’idea cheuno possa aver studiato geologia e fatto il venditore di auto usate li manda nel panico?
      E li pagano, per questo?😀

      • Da quello che ho potuto capire io: in parte certe attività o competenze non riescono proprio a capire che cosa siano e quindi non sanno come associarle alle relative offerte di lavoro in loro possesso. Inoltre l’aver svolto troppi lavori e di tipo diverso, invece di essere visto come un valore aggiunto di arricchimento professionale, è considerato in modo negativo, del tipo “questo non è riuscito a mantenersi lo stesso lavoro per più di qualche anno”. Senza contare, poi, il passaggio da lavori qualificati, tipo impiegato in qualche ufficio, a non qualificati, come un corriere o un operaio generico. Questo li manda completamente nel pallone. Sembra quasi inconcepibile che un ex perito industriale libero professionista possa fare il magazziniere. Quasi come se ci fosse una divisione a caste o che il tipo di lavoro sia un’investitura divina e che dovrai fare solo quello per tutta la vita.

        Secondo me sono tutti schemi mentali e culturali da cui sarà molto difficile liberarsi. Perlomeno a breve.

        • A me è stato detto che per unlaureato, fare un lavoro come magazziniere o meccanico “è umiliante”… e loro non hanno nessuna intenzione di permettere che io mi umilii… piuttosto muoio di fame, dormendo in macchina, ma la mia dignità di laureato deve essere intatta.
          Sì, sarà difficilissimo liberarsene.

  3. Conosco bene questa situazione.
    Zero fiducia in uffici di collocamento, agenzie per il lavoro e cose simili. Alla fine dei conti la cosa si risolve in un deprimente dialogo con un mero funzionario che ti spiega che appunto devi compilare un modulo e poi andare a “guardare sul sito”. Che a quel punto uno può direttamente guardare sul sito ed evitare il triste spettacolo di un tizio che per scrivere al computer usa la tastiera solo con gli indici e ci mette qualche secondo ogni volta per trovare la lettera che gli serve…

    Per quanto mi riguarda, credo che la strategia più efficace sia di contattare direttamente i potenziali datori di lavoro, magari presentandosi di persona anziché affidarsi alle email. In questo modo (almeno per quello che riguarda gli ambiti in cui cerco solitamente io, ovvero studi professionali o uffici di dimensioni medio piccole) c’è anche una buona probabilità di riuscire a parlare direttamente con i titolari ed avere una sorta di mini-colloquio seduta stante.
    A questo punto si è eliminata una buona fetta della trafila burocratica e nel caso ci possa essere interesse si riesce ad instaurare un dialogo più efficacemente; mal che vada ci si è fatti vedere, ed una chiacchierata di persona resta più impressa che non un curriculum spedito via email. Non dico che garantisca di trovare da lavorare, ma almeno si è sicuri che il proprio messaggio è stato veicolato come vogliamo noi e si corre meno il rischio di essere solo numeri.

    Chiaramente se si parla di realtà più grandi che hanno una struttura aziendale più definita, questo approccio non funziona altrettanto bene, perché bisogna sempre passare da uffici d gestione del personale e via dicendo.

    • Concordo – l’approccio diretto funziona meglio, e anche se ci si sente rispondere picche, si è comunque avuto un confronto.
      Resta il fatto che molto spesso la prima domanda è una variante di “chi conosci?/chi ti ha mandato?”
      Perché questa è l’Italia del 1950, non dimentichiamocelo.

  4. Il fatto è che, ormai, i tempi di lettura dei CV da parte dei recruiter sono inferiori al minuto, visto che devono gestirne migliaia. Pertanto, se incontri un’offerta di lavoro che corrisponde a una parte delle tue competenze, ti conviene decisamente mettere in rilevanza quelle, e soltanto quelle. Anche perché un mix di competenze troppo eterogenee può portare il recruiter a pensare che, affermando di possedere competenze in dieci ambiti diversi, in realtà tu non sappia fare bene nulla. Inoltre, i continui cambi di settore lavorativo vengono interpretati in maniera negativa -il candidato non aveva un’idea chiara di come costruire la propria carriera, il candidato non è riuscito a trovare un ambito lavorativo in cui crescere a lungo termine, ecc. La specializzazione paga ancora parecchio, tant’è che se si possono vantare esperienze a lungo termine sempre nello stesso campo, le cose vanno meglio. Vivo a Bruxelles da un anno, e qui la ricerca di lavoro è giunta a livelli di psicosi difficilmente immaginabile…i CV ormai si portano direttamente a mano negli uffici, anche per quelle opening che prevedono la possibilità di fare un’application online. Il motivo è semplice: nella massa, nessuno si ricorda di te. Se hai un CV troppo diversificato, non va bene. E’ un sistema malato e inefficiente, ma queste sono le regole del gioco.
    Ah, e il CV non deve mai, MAI, superare le due pagine. Sad but true.

    • Io ho una versione killer del mio CV che sta tutta in una pagina – funziona all’estreo (dove funziona anche il CV di tre pagine), ma non in Italia.
      Qui vogliono la foto, la “bella presenza” anche se devi tosare cani barboni nel retrobottega di un veterinario, e soprattutto non vogliono dover pensare. Devi dargli le loro categorie precotte – il diploma, la laurea… già esattamente che differenza ci sia tra laurea magistrale, master e dottorato non lo sanno, lo vedono come una complicazione inutile, non la vogliono capire, quindi non importa.
      Sulla questione della specializzazione, sarebbe bello vivere in un mondo del lavoro nel quale fosse possibile costruirsela, la specializzazione – ma il mercato del lavoro è cambiato.
      Ci hanno sfrancicato gli zebedei a forza di *flessibilità*, ma se sei stato flessibile ti considerano una persona poco seria.
      Il mondo del “grande lavoratore” che faceva per quarant’anni lo stesso lavoro nello stesso posto non esiste più.
      Solo chi si occupa professionalmente del mercato del lavoro sembra non essersene accorto.

  5. Sai cosa potresti cercare all’estero? Molte università offrono contratti da Academic Assistant, di solito cose che durano un anno -il che, per gli standard attuali, significa molto a lungo – e che ti permettono di fare un lavoro di “supporto” al prof. Sono posizioni pagate decentemente, ma il lavoro è duro, c’è da fare le 4 di mattina a correggere centinaia di elaborati degli studenti. Con un PhD in scienze della terra, hai buone possibilità di trovare una facoltà da qualche parte nel mondo – e dopo un anno di lavoro nello stesso posto, hai sicuramente più possibilità di trovare qualcosa lì, se sei riuscito a scovare nuovi lavori.

    • Infatti continuo a battere le offerte in ambito accademico.
      E qualcosa si è mosso – e già solo sentirsi dire “Abbiamo ricevuto il tuo CV, grazie, ti faremo sapere” è una meraviglia, perché qui da noi i CV scompaiono nel limbo.

  6. Credi che quando mandai i miei curriculum in giro, agenzie comprese, contasse qualcosa il fatto che avevo diretto una squadra di 8 persone per più di 10 anni, che sapessi usare un PLC, che sapessi fare manutenzioni a un impianto a centraline oleodinamiche da 4 milioni, o che conoscessi le “ricette” per vari tipi di leghe leggere? No, nessun diploma lo diceva. Come nessun diploma che ho in mano dice che assemblo computer e installo software da anni.
    Ah, e il patentino da carrellista che avevo era scaduto perché non più valido per le normative vigenti (cambiate dopo 3 anni?), e quindi avrei dovuto fare un nuovo corso a carico mio.
    Ottimo.

    • È un sistema anti-uomo.
      Esiste per distruggerci.
      Io ormai ne sono assolutamente convinto.
      Io sono tre giorni che giro per uffici per fare un certificato che sarebbe risolvibile con una autocertificazione, ma le poste vogliono un documento in carta bollata che non esiste.

  7. Davide,
    sono a Boston cercando uno spostamento da accademia ad industria in ambito medico/biologico. Per quel che sto vedendo al momento la gestione statistica di grossi data tira moltissimo in ambito farmaceutico. Considerando la conoscenza di inglese e giapponese, Takeda potrebbe essere un target molto promettente, ma cosiddetta che ora Big Pharma in generale ha quintilioni di dati di screening genetici e poca gente che sappia che farne.

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