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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Curriculum – l’ultima frontiera

10 commenti

Sto seguendo un corso universitario via rete, un MOOc… beh, ok, ne sto seguendo tre, in effetti.
Uno, sull’archeologia di Portus, è per sfizio personale (mare e archeologia, cosa potrebbe esserci di meglio?) e per fare un po’ di ricerca per le mie storie di Aculeo & Amunet.
È meglio che guardare la TV dopo cena.
Gli altri due sono più orientati a cercare di aggiungere qualche freccia al mio arco in termini di sopravvivenza e curriculum.

MOOC

Il primo è un corso di programmazione in Python orientata all’analisi dei dati – ho passato gran parte della mia vita accademica ad analizzare dati o a insegnare come analizzare dati, sempre usando software di terze parti. Non sarebbe divertente se riuscissi a programmare il mio?
E poi, naturalmente, programmare un software per eseguire calcoli statistici significa capire da vicino come funzionano certi tipi di analisi, ed è un gran ripasso.
Ma è del terzo corso che vorrei parlare oggi, perché è un corso tenuto dall’Università di Sheffield, e si intitola How to Succeed at: Writing Applications.
Sì, è un corso su come cercare lavoro1.

Ora, dato fondamentale – l’approccio alla selezione del personale, nel mondo anglosassone rispetto all’Italia è profondamente diverso.
Ne consegue che il curriculum che va bene in Italia non va bene in Gran Bretagna, e viceversa.
Più in generale, l’approccio alla selezione… di più, l’approccio alla lettura del CV è diverso.
Un esempio tipico – già citato in un post precedente – è la questione di data di nascita e fotografia del candidato.
Davvero vi frega qualcosa se io sia bello bello bello in maniera assurda o se io sia un orrore innominabile, se ciò per cui mi dovreste pagare è stare in uno sgabuzzino per rispondere al telefono?

Muppets-Animal

Sì, certo, ok, la mia foto fornisce al cacciatore di teste (termine adatto, in questo caso) di valutare come mi so presentare, quanta fiducia ho in me stesso, quanto sono positivo e assertivo.
Certo. Come no.
E poi valuteranno anche la qualità della carta (no, davvero!) e se ho usato una clip o un punto metallico per tenere insieme i due – e mai più di due – fogli del CV.
Perché sono queste le cose importanti.

Perciò, corso universitario sulla ricerca di lavoro.
Con cosine del tipo – come trovare informazioni sul potenziale datore di lavoro e valutare se ci piacerebbe lavorare per lui. Perché magari i valori dell’azienda non coincidono coi nostri.
E c’è un modulo, disponibile in docx o in pdf, con le singole voci da verificare, per stabilire se l’azienda fa per noi.
Vi rendete conto, della differenza?

Lahore-Job-Chef-27-Feb

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Altri argomenti della prima lezione – come analizzare un annuncio di lavoro per determinare quali elementi sottolineare nel CV. O capire se è una trappola2.
Oppure la questione di abilità trasferibili e abilità basate sulla conoscenza.
Quali sono le une, quali le altre, come presentarle in maniera efficace.

La cosa che mi fa impazzire – al di là di tutto – è che esista, all’interno di una università, un corso che insegni come presentarsi al mondo del lavoro, come esplorarlo, come ricavarne (si spera) il meglio.
Voglio dire, quando i miei augusti docenti all’università di Torino parlavano del mondo del lavoro, i discorsi di base erano i seguenti…

i dettagli non importano, tanto quando sarete assunti in azienda, l’azienda vi farà un corso per imparare quello che vi serve

oppure

non abbiate fretta di laurearvi, tanto lavoro non ce n’è

How very motivational…

hard work

Ma fornirmi un modulo in cui incasellare le mie competenze?
Non scherziamo.
Un corso? Da sei a nove ore di lezioni frontali e esercizi per avere una possibilità in più?
Follia.
E dopotutto, come un docente disse al proprio assistente, in mia presenza (mia e di molti miei compagni di corso)…

devi considerare tutti i tuoi studenti come potenziali concorrenti

Per cui io ora imparo ciò che nessuno, di fatto, mi ha insegnato: a vendermi sul mercato migliore. Che, per quel che mi riguarda, si trova oltre confine.


  1. ma anche su come trovare una facoltà universitaria e un corso di laurea a nostra misura. 
  2. ah, ad averlo saputo tre settimane fa, mi sarei risparmiato dieci euro di benzina e un pomeriggio ad ascoltare una valanga di balle al ritmo del sempreverde “noi non cerchiamo venditori, noi cerchiamo i nuovi paladini della sblinda come se foss’antani”… 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

10 thoughts on “Curriculum – l’ultima frontiera

  1. Bravo! ottimo modo di investire il tempo. Sarei curioso dell’opinione dei docenti di questo corso sul cv europeo. Io odio quel formato e odio quando le azienda me lo richiedono tassativamente.
    Quando feci un’esperienza di lavoro all’estero, un mio collega vide il mio cv e mi disse “oh io ho lavorato come consulente senior in vari posti in giro per il mondo e mica ce l’ho un cv lungo come il tuo, ci sta tutto in una pagina”….allora ho capito che c’era qualcosa che non andava e ho eliminato il superfluo….

    • La voce CV è argomento della lezione di lunedì… ti saprò dire.
      Lo odio anch’io il CV europeo, perché a farlo bene vengono sei pagine, e si viene cestinati di default.

      • Quello che ho intuito è che, oltre a essere modificato e studiato per l’offerta che stai mandando, deve essere chiaro e sintetico. Una pagina intera è anche troppo.

        • Ma in effetti un CV in formato lettera, che si focalizzi sulle competenze e limiti al minimo il lato burocratico e le ovvietà (se ho un dottorato, è ovvio che ho anche una maturità di qualche genere), non deve essere necessariamente lunghissimo.
          Con d’altra parte il fatto che “i potenziali datori di lavoro vogliono conoscere i vostri hobby e interessi, che danno un’immagine più completa del candidato” – cosa che qui da noi è considerata ridicola.

          • Quest’ultima cosa degli hobby mi sembra una stron****, oh alle volte nei colloqui me lo hanno chiesto….

            • Il punto è che in qualche modo chi ti deve assumere deve conoscerti – le competenze sono fondamentali, ma sapere di più di te può essere utile.
              Io preferisco una lista di hobby a una foto, per farmi conoscere.
              Inoltre gli hobby forniscono spesso competenze trasferibili che altrimenti in CV non comparirebbero.
              Peccato che qui da noi nessuno sappia cosa sono…

  2. Persone come te dovrebbero essere messe su eBay e assunte dal miglior offerente con cifre a 5 zeri. Sono sicuro che qualcuno troverà presto in te una risorsa lavorativa immane. La “forza” in te scorre potente. Io però ti consiglio di farti fare un foto ritratto adeguato da qualche tuo amico fotografo, ho colleghi che su LinkedIn hanno foto da post venerdí da leoni in cui sembrano serial raper e poco funzionano 15 certificazioni

    • Quella della foto è una cosa che non capisco – posso ancora ancora accettarlo per una persona che abbia da fare un lavoro di vendita o promozione… ma se devo insegnarti ad analizzare dati, chissenefrega se sono George Clooney o Marty Feldman?

  3. Per gli USA, CV assolutamente senza foto, addirittura nessuna specificazione del sesso (anche se poi in alcune application sul sito della ditta la domanda c’era).

    La questione CV europeo, ma in un certo senso mi e’ capitata sottomano anche un CV formato Harvard, e’ che si basa su un concetto burocratiche/accademichese dove devi riportare la qualunque del candidato. Perche’ si considera qualunque aspetto del candidato importante.

    Nel privato assolutamente inutile, HR dedica generalmente pochi minuti alla lettura del curriculum e i mattoni vengono cestinati a priori.

    • alla fine, si tratta di scrittura – bisogna raccontare una buona storia, soddisfacendo le aspettative del lettore, senza annoiarlo, acchiappandolo fin da subito, e riuscendo a sorprenderlo.
      Che pare facile, ma…

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