strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

La zia di Henry

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48858Graham Greene è stato uno dei colossi della letteratura del ventesimo secolo, ed uno dei maestri incontrastati della narrativa spionistica, specializzato – ben prima di Le Carré o Deighton – in storie nelle quali l’ambiguità morale era la sostanza stessa della realtà.
Da Greene è tratto Il Terzo Uomo di Reed/Welles, ma anche Il Nostro Agente all’Avana, Un Americano Tranquillo
Lui li definiva entertainments, quei romanzi – non narrativa seria, ma cose scritte per divertimento, proprio e dei lettori. La fama, sosteneva Green, gli sarebbe derivata da altri lavori, quelli più francamente letterari, quelli nei quali osservava la società contemporanea attraverso il filtro del proprio cattolicesimo. Quelli per i quali venne in effetti candidato al nobel nel 1967.

Nel 1969, scampato il pericolo del Nobel, Greene scrisse un libro intitolato Travels with my Aunt, e non perse più tempo a definirlo entertainment, sebbene lo fosse – e io ne ho parlato la settimana passata sul mio blog in inglese. Ma in questi giorni l’ho riletto, dopo aver riguardato il film che ne venne tratto nel 1972. E allora ne parlo anche qui, anche se è una cosa che di solito non faccio. Perché forse non lo conoscete.

Il giorno del funerale della propria madre, Henry Pulling, bancario londinese di mezza età che per hobby coltiva petunie1, incontra la zia Augusta – che tutti credevano morta in un naufragio anni addietro. L’anziana congiunta prima rivela a Henry che sua madre non era in realtà sua madre, e poi lo coinvolge in un complicato intrigo internazionale. Ercole Visconti, l’unico uomo che Augusta abbia mai amato, è stato rapito, e i rapitori vogliono 100.000 sterline – o Augusta rivedrà Mr Visconti un pezzo alla volta… cominciando con un dito.

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Ricordo di aver visto il film in TV, molti anni or sono, per la prima volta. Un film sul passato, con per protagonista una donna scandalosa, dei truffatori e dei cialtroni – mi rimase impresso per anni, e pochi giorni dopo averlo visto mi procurai il romanzo, in una vetusta edizione Penguin.
E per quanto io ami Il Terzo Uomo, questo rimane il mio libro preferito del catalogo di Greene – e sono molto affezionato anche al film.

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A quanto pare Greene odiò il film di George Cukor tratto dal suo romanzo – ma ammise anche di essere uscito dalla sala dopo 5 minuti.
Di fatto Cukor e i suoi sceneggiatori distillano il romanzo di Greene, ne fanno una serie di tableaux e lasciano mano libera ai tre protagonisti – Maggie Smith nel ruolo di Augusta, il sottovalutato Alec McCowen nel ruolo del triste, disorientato Henry, e un incredibile Lou Gossett Jr., anni prima del suo ruolo in Ufficiale & Gentiluomo, che qui interpreta con divertimento evidente la parte di Wordsworth, attuale amante di Augusta e cartomante part time.

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Pur riuscendo a rimanere molto fedele al romanzo – pur con tute le concessioni alle esigenze della pellicola – Travels with My Aunt non è un capolavoro – ma è un film di George Cukor, e anche quando, ormai vecchio, dirige con la mano sinistra George Cukor è colossale2.
Il film è costruito suuna serie di flashback che ci rivelano il passato di Augusta e la sua evoluzione, da studentessa scappata dal collegio delle suore a prostituta d’alto bordo con La Quindicina (che il povero Henry pensa essere una compagnia teatrale), avventuriera e truffatrice, modella per Modigliani…

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Maggie Smith è straordinaria – una donna di 34 anni che interpreta una donna di 78.
I tempi comici della Smith sono perfetti, e il suo personaggio le permette di spaziare dal dramma alla commedia, dal romanticismo al cinismo assoluto, dall’essere una vecchia svampita (ma è svampita davvero?) all’esere una giovane donna innamorata, di volta in volta manipolata o manipolatrice.

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La pellicola è schedata come commedia ma è carica di malinconia e di amarezza, e alla fine rimane un ingegnoso caper movie – Augusta, Henry e Wordsworth viaggiano attraverso l’Europa contrabbandando valuta e opere d’arte per raccogliere i quattrini necessari a salvare la vita del misterioso Visconti.
Henry strada facendo dovrà smettere di essere un bancario, dovrà imparare a correre dei rischi, e scoprire non solo la storia di sua zia, ma anche la propria.

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Travels with My Aunt salta da una località all’altra e da un’epoca all’altra, ed è un tour de force visivo – e se l’Europa del 1972 ci appare scialba e un po’ di seconda mano, gli anni ’10, ’20 e ’30 del passato di Augusta sono semplicemente meravigliosi. Il film vinse un Oscar per i costumi.

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Il finale è costruito su una successione di sorprese – e se alcune erano telefonate, ciò rende solo quelle veramente inaspettate ancora più sorprendenti.
Il film si risolve in un inno all’infrazione alle regole come unica speranza di sopravvivenza, fisica e intellettuale. Augusta si è fatta beffe della morale e delle convenzioni per mezzo secolo e oltre, ed è questo che le ha permesso di sopravvivere – e Henry esce dall’esperienza trasformato e, inultima analisi, migliore.
La malinconia e l’amarezza non trionfano.

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Una vita lunga e variata è un tesoro da conservare con cura – perché nele nostre memorie si nasconde un mondo, al quale possiamo accedere e dal quale possiamo trarre forza, e sostentamento.
q per ciò che riguarda il futuro…
Nella scena finale, i protagonisti lanciano una moneta per decidere quale sarà la loro prossima mossa – una moneta che vediamo roteare nel cielo fino a congelarsi su un freeze-frame sul quale partano i titoli.
Il futuro è sospeso, e in mano al caso.
Potrebbe andare peggio.

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E forse è proprio nel sapore del finale che il film di Cukor si discosta maggiormente dal romanzo – non solo per la location, ma soprattutto per il tono. C’è, nella chiusura del libro, una vena di tristezza che il film nega su tutta la linea.
In questo modo le due storie diventano complementari.

Oh, e il film ha anche una storia curiosa, di veri cialtroni e di una vera vecchia signora piena di spirito – ma ne parleremo un’altra volta, magari.


  1. riuscite a immaginare una creatura più triste? 
  2. e se non sapete chi è George Cukor, allora ragazzi, non so davvero cosa dirvi… 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

2 thoughts on “La zia di Henry

  1. Cukor-Greene accoppiata vincente!

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