strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Whistler (forse)

13 commenti

41Kkq8HUtxLSuccedono cose strane.
Coincidenze. Serendipità pelosa.
Ad esempio, la settimana passata, risistemando un po’ i miei documenti, ho rinvenuto sul mio hard disk alcuni file – un paio in formato AbiWord, se riuscite a immaginare – di storie lasciate lì da anni.
Fra queste, l’edit finale di Faina Solitaria, il mio contributo di tanti anni or sono al Survival Blog, il mio vecchio pastiche Carroll/Lovecraftiano Alice in Dreamlands (in inglese, la prima cosa che io abbia scritto direttamente in inglese), e un inizio di un racconto senza nome.
Poco più di 2500 parole di una storia che non è il sequel di Blooper1, per il semplice fatto che si svolge in parallelo con gli eventi narrati in quella storia.

L’idea infatti era quella di scrivere tre storie, che si incastrasero le une nelle altre, e che avessero in comune i personaggi e, ovviamente, l’ambientazione.
Un’idea che ho ripreso di recente, tra l’altro, nel mio progetto Hope & Glory per Savage Worlds.

Se avete letto Blooper2 ricorderete che a circa metà della storia, l’azione si interrompe, e riprende alcune settimane dopo. Settimane durante le quali il protagonista ci spiega che ha fatto altro.
Ecco – io ho qui le prime 2500 parole della storia in cui scopriamo cosa d’altro abbia fatto il protagonista di Blooper.

E la storia – che è completamente delineata – è buona, forse meglio di Blooper.
Il fatto è che, naturalmente, non ho alcuna voglia di finirla.
Sono fermamente convinto, dati alla mano, che una storia di hard science fiction non avrebbe un pubblico in questo momento nel nostro paese.

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Però…
Ieri sera, poco dopo cena, un’amica e collega che sta in Canada mi ha segnalato una nuova antologia, pubblicata da una piccola ma agguerrita casa editrice canadese3 – che cerca storie esattamente come quella che io ho lì che aspetta.
E paga – tre centesimi a parola, che è poco ma è qualcosa – per una storia da 7000 parole.
Ora, naturalmente, il sequel di Blooper dovrebbe viaggiare sulle 10.000 parole – ma in effetti, rimuovendo tutti i riferimenti incrociati e facendone una storia a se stante, potrei stare nella lunghezza richiesta. Specie considerando che l’inglese è più compatto dell’italiano. E quindi, perché no?

Una pubblicazione su una antologia di lingua inglese amplierebbe il mio reach su un mercato vastissimo, fortemente competitivo ma anche estremamente diversificato, che rispetta gli autori e li paga, e che li valuta sulla base della qualità.
E mi permetterebbe di dividere la scena con colleghi che stimo.
Il progetto, quindi è scrivere tra oggi e domani le 5000 parole mancanti4, al limite aggiungere una nottata di ricerca per aggiornare i dettagli scientifici, revisionare il tutto entro il weekend e poi sottoporre il lavoro finito all’editor dell’antologia canadese. E sperare in bene.
L’antologia uscirà ad Agosto del 2017, e io per allora potrei essere morto e sepolto – però vale la pena provarci.

Poi, naturalmente, potrei anche ritradurre il tutto in italiano, inserirci le parti rimosse per connettere la storia a Blooper, e farne un ebook autoprodotto con la complicità degli amici della Moon Base Factory.
Potrebbe intitolarsi Whistler.


  1. che, qualora non lo sapeste, potete trovare scontato a 99 cent fino al primo di agosto… 
  2. e se non lo avete letto, guardate la nota qui sopra. 
  3. nel resto dell’universo funziona così – ci si scambia informazioni fra autori. 
  4. perché visto il compenso, più di due giorni di lavoro sarebbero antieconomici. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

13 thoughts on “Whistler (forse)

  1. Spero in una versione in italiano…….

  2. Mi associo alla speranza di Karadas, e buon lavoro comunque! mf

  3. a questo punto sarebbe malvagio non scriverla, questa storia
    e perdere l’occasione di legarla a blooper…
    non son cose che si fanno dopo aver salvato il mondo in sei giorni🙂

  4. E facciamolo un favore anche al pubblico italiano…

  5. Prima di tutto buon lavoro.
    Poi sollevo un quesito: è eticamente corretto vendere una storia ad una casa editrice, per poi tradurla, ampliarla di qualche pagina, e rivenderla come ebook autoprodotto (immagino che legale lo sia)?
    Ci tengo a precisare che la mia domanda non è tendenziosa, ma ignorando le abitudini del mondo editoriale sono onestamente curioso.

    Intendo nel caso che l’espansione dal racconto venduto sua relativamente limitata e non raggiunga – che so – il romanzo breve.

    • Considerando che il contratto prevede che io, come autore, conservi i diritti sul mio lavoro, pubblicare in una lingua diversa è perfettamente legale.
      E, SEMPRE, un lavoro di traduzione è anche un adattamento, quindi la conformità 1:1 che possiamo desiderare (ma non ottenere) in una traduzione tecnica, in una traduzione letteraria non ha significato (e questo liquida tutti i traduttori certificati ISO – è aria fritta).

      La questione etica mi lascia perplesso.
      Come ho spiegato nel post, si tratta da una parte di adattare la storia al mercato sulla quale la voglio vendere (dove nessuno ha letto Blooper, e quindi non apprezzerebbe le connessioni) e dall’altra presentarla completa affinché il pubblico italiano, che ha letto Blooper, possa apprezzare le connessioni.
      Non vedo cosa ci possa essere di poco etico in questo, ma forse è un mio limite.

  6. Evvai! Alla grandissima! Tanto io me le leggo tutte e due le storie se le scrivi… e per carità…quando si tratta di storie così, ho tutta la pazienza del mondo…😀

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