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“Gratis” fra virgolette

9 commenti

Radionomy è una piattaforma internazionale per la creazione e gestione di stazioni radiofoniche online.
Vi iscrivere, selezionate i pezzi dai loro archivi o, a scelta, caricate i vostri.
È “gratis” con le virgolette come sono “gratis” con le virgolette i servizi gratuiti su internet.
Voi fate il lavoro, create la stazione radio, curate i palinsesti. I vostri ascoltatori si godono i vostri programmi.
L’azienda ci mette la pubblicità, paga i diritti d’autore agli artisti che voi trasmettete, e vi passa una parte degli introiti.
È un accordo chiaro, non ci sono doppifondi – chi lo accetta, sa a cosa sta andando incontro.

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Ed è un buono strumento. Immaginate come usarlo per promuovere un locale o un evento, o una band. O un blog. O qualunque altra cosa…

Da circa un anno meditavo di mettere un canale Radionomy sul mio blog in inglese, Karavansara. Avevo anche già un palinsesto di massima: un programma di musica jazz e swing anni ’30-’40, un programma di world music, un programma di colonne sonore di film (e magari videogiochi).
Radio Free Karavansara.
Bello liscio.
Radio-GraphicNon era per i soldi – peraltro minimi – delle pubblicità Radionomy, era l’idea di avere un qualcosa in più che avrebbe potuto attirare più visitatori.
E poi a me piace, la radio, come medium, ascolto molta radio quando guido o quando scrivo, e se il mio blog è il mio canale di talk radio, allora la musica ci starebbe bene.

Ah, e quando dico che non era per i soldi è inutile che facciate la faccetta furba e pensiate certo, come no…
Perché Radionomy in Italia non pagava – non potendo inserire nei programmi pubblicità italiane (non c’erano partner nel nostro paese), i canali italiani, a tutti gli effetti, non generavano ritorni.
Niente per Radionomy, niente per noi.
Gratis, ma senza virgolette.

Mio fratello ha gestito una sua radio su Radionomy per molti anni. Faceva cose di nicchia, musica giapponese, e aveva un discreto riscontro di pubblico.

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Poi, ad Aprile, la sua radio ha chiuso – in un mese, gli ascolti si erano azzerati.
Perché quest’anno Radionomy ha finalmente ceduto alle pressioni di SIAE e SCF, due entità secondo le quali i canali Radionomy gestiti dall’Italia erano fuorilegge, poiché i gestori non pagavano i diritti alla SIAE.

Il che è curioso, considerando che il materiale documentario di Radionomy (che è una azienda europea, di diritto Belga e Olandese), specifica chiaramente

Radionomy offers libraries comprised of songs, jingles, and audio content available for Radio Producers to compose their programs. These songs, jingles, and content may not be downloaded. They may only be listened to while streaming.
[…]
Radionomy allows Radio Producers to include the songs listed in the Radio Planner in their musical programming. These songs have been acquired legally and each broadcast involves royalty payments to the relevant copyright holders.

In italiano: i diritti li avevano già pagati loro, direttamente agli aventi diritto.
Dopotutto, Radionomy lavorava a stretto contatto con le case discografiche.
Ma se il vostro sedere è su una sedia sul suolo italiano, mentre scegliete i pezzi nella playlist della vostra stazione radio, alla SIAE non importa cosa abbiano fatto i belgi o gli olandesi che detengono i server e le collezioni dei brani.
La SIAE vuole i vostri soldi.

E così, per evitare minacce di azione legale e vari altri tipi di complicazioni, Radionomy ha semplicemente deciso che, dal Marzo del 2016, non si possono più creare radio da account italiani.
E i client e i widget delle stazioni preesistenti (come quella di mio fratello) sono stati oscurati. Niente widget, niente ascolti, niente ascolti, Radionomy cancella l’account dopo un mese.
Credo che solo Cina e Corea del Nord godano dello stesso trattamento.

E sì, lo so che ci sono mille sistemi per aggirare il problema.
Lo so benissimo.
Siamo italiani, ce l’abbiamo nel sangue.
Uno di questi, a quanto pare, consiste nel pagare la SIAE.
Per avere accesso ad un servizio “gratuito”, ancora una volta con le virgolette.

Per saperne di più, qui ci sono due link.
Facciamo tre.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

9 thoughts on ““Gratis” fra virgolette

  1. Radionomy, in Cina sta bene e Ti saluta!, la Siae e’ solo un altro modo per spillare soldi a CASO!!!!

  2. E’ una cosa al limite del surreale. Un artista italiano può scegliere di non essere sotto il cappello della SIAE ma di altre società che offrono servizi similari (es. Fedez, per citarne uno che piace ai giovani) ma lo stesso ente può forzare questo comportamento che hai descritto.
    Sento parlare di riformae la SIAE da quando ho capito cos’è il diritto d’autore ma vedo che la situazione è sempre la stessa. Burocrazia, ottusa come poche altre, che sopravvive a se stessa.

    • Sì, sono anni che aspettiamo una riforma della SIAE (che oltretutto opera in regime di pseudo-monopolio) e paradossalmente, per usare un server belga per far ascoltare musica Cinese agli americani – e tutto perfettamente in regola – in Italia devo usare escamotage da fuorilegge.

  3. Servisse a qualcosa, ‘sta SIAE… ricordo ancora quando, qualche anno fa, è venuta fuori con la trovata di far pagare chi ospita o fa embedding di video pubblicitari contenenti brani musicali, come i trailer dei film.
    Più assurda di questa trovata, solo quella – grazie al cielo abolita – del comune di Cagliari di far pagare come occupazione di suolo pubblico anche la proiezione dell’ombra dell’insegna sul marciapiede!

    Peccato, per questa storia di Radionomy: conosco un paio di persone che avrebbero apprezzato un servizio del genere. Invece tocca ancora sognare un mondo con una SIAE meno draconiana.

  4. la siae è un modo per rastrellare soldi dai piccoli artisti per pagare grosse royalties agli autori di successo. Robin hood alla rovescia, insomma. E la presidenza di Gino Paoli non fa che confermare questo assunto

  5. Chiunque abbia mai avuto a che fare con performances dal vivo odia la SIAE. La SIAE massacra la cultura, chiedendo pegno a prescindere dalla musica o dai testi usati nello spettacolo. Concerti di musica classica, di opere composte prima dell’esistenza del diritto d’autore, devono pagare come conceti di musica contemporanea con musiche di autori vivi e vegeti professionisti. Per non parlare di artisti amatoriali che devono pagare SIAE (o chi li ospita deve) per i diritti della propria musica, senza ovviamente ricevere questo pagamento a fine anno.
    Che sappia io, ma è da qualche anno che non mi interesso, l’unico modo di sfuggire la SIAE e` suonare in chiesa.

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