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Fantasmi, Nazisti, e Remake

9 commenti

ghostbusters_ver6Avrei voluto fare un post sul nuovo Ghostbusters, quello che sta rovinando l’infanzia a un sacco di miei coetanei.
Peccato che in quest’angolo di Astigianistan le due sale cinematografiche disponibili vadano in ferie ad Agosto1, e quindi altri hanno deciso per me che questo film io non lo vedrò.
E mi dispiace, perché avrei voluto vederlo davvero, perché ritengo che per parlare di un dato argomento sia necessario conoscerlo.
Avrei voluto parlarne a ragion veduta, e non sulla base di qualche strano rigurgito preventivo, come gli autoproclamatisi Ghostbros2.

Non potendo parlare del nuovo Ghostbusters, ho pensato allora di parlarvi del vecchio Ghostbusters.
Ma poi mi sono detto che forse converrebbe partire da To Be or Not to Be di Lubitsch.

E prima che vi mettiate a dire che sono impazzito, beh, provate a leggere il seguito…

Ora, voi lo sapete che io ho una mia piccola ossessione3 per To Be or Not to Be (che in Italia si intitola Vogliamo Vivere), ed ho una venerazione malsana per Carole Lombard.
Ma il punto, in questo caso, non è questo.
E non è neppure il fatto che del film di Lubitsch venne fatto un remake, da Mel Brooks, e nessuno si mise a piangere per la propria infanzia stuprata.
Ma arriveremo anche a quello, perché il discorso è pertinente.

Ciò che mi interessa è cosa hanno in comune To Be or Not to Be (Ernst Lubitsch, 1942) e Ghostbusters (Iven Reitman, 1984).

Ci fu un tempo in cui i trailer li sapevano fare.
Vi siete fatti una valanga di risate, guardando questi due trailer?
No. Ci sono delle situazioni comiche, ma c’è anche qualcosa d’altro, non trovate.

Il fatto è che sebbene i due film siano fra le dieci 4 commedie migliori di tutti i tempi, questi non sono solo ed esclusivamente film comici.

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Il film di Lubitsch viene correttamente descritto nel trailer come comedy-melodrama, e se i toni dell’annunciatore sono enfatici, è anche vero che ciò che abbiamo fra le mani è qualcosa di molto diverso – ed esilarante – non una commedia, non un film comico, ma un melodramma, una storia di guerra (il film si svolge durante l’invasione nazista della Polonia) raccontata con il linguaggio della commedia.670_BD_box_348x490_original
Sarebbe possibile raccontare la stessa storia – spionaggio, triangoli sentimentali, nazisti… – senza neanche una risata.
E cosa c’è, in effetti, da ridere, nella storia di una donna obbligata a concedersi a una spia per salvare (tra gli altri) il proprio amante, che viene soccorsa dal marito tradito a rischio della vita, mentre l’Europa prende fuoco?

E attenzione, non sto dicendo che quesyto sia uno di quei casi in cui è una grande comedia ma è anche bla bla bla.
No.
Questo film è un ritratto di un momento tragico della nostra storia, raccontato col linguaggio della commedia.
Bisogna essere in gamba per riuscirci.

Il Ghostbusters del 1984 funziona nello stesso modo.
Non è un film comico. È un horror, e in particolare un horror dal taglio fantascientifico, raccontato con illinguagio della commedia. Il trailer non è esplicito come quello del film del 1942, ma sottolinea gli elementi da classico horror anni ’80.
OK, è impossibile contenere Bill Murray e compagni anche nel trailer, ma per il resto, è un trailer da film horror.

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E in effetti ricordo – e credo di averne già parlato – quella mia compagna del liceo che andò al cinema e ne uscì disgustata perché il film era solo una brutta copia de L’Esorcista, e non faceva neanche paura.
No, non aveva alcun senso dell’umorismo, la ragazza.
E si potrebbe rifare, in effetti, Ghostbusters, senza neanche una risata.

Poi, certo, To Be or Not to Be venne rifatto, nel 1983…

Ed è una commedia.
Lo ripeto, nessuno pianse e nessuno si strappò i capelli per il fatto che Brooks avesse la faccia di rifare Lubitsch, però il film di Brooks è una commedia.
Ci sono gli elementi del film originale – del quale è quasi una copia esatta, inquadratura per inquadratura – ma è tutto virato alla farsa (quel telefono che saltella sulla scrivania!)
Ed è curioso che l’unica scena che non viene “alleggerita” nel film del 1983, sia una scena che nel film originale non c’era – tesa, drammatica e crudele, e probabilmente l’unica scena che qualcuno ricordi, in effetti.
E il film di Brooks è una eccellente commedia – e Anne Bancroft è splendida.

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Ora, siamo arrivati al momento delle affermazioni pericolose.
Io non ho visto il nuovo Ghostbusters e non credo che lo vedrò, non per mia scelta, ma perché vivo nell’ascella dell’universo.
Credo però che il nuovo Ghostbusters sarà una commedia, e che de-enfatizzerà gli elementi orrifici.
Questo, però, badate bene, perché sia stato partorito dal demonio o chissà che.
Semplicemente, un film come To Be or Not to Be, o come il vecchio Ghostbusters, non è più probabile, come prodotto di cassetta di una major.
Ci vorrebbe un uomo come Wes Craven, per mescolare horror e commedia – ma Wes Craven non c’è più.
Come dite? Guardians of the Galaxy?
Sì, forse. Ma anche lì…
Di sicuro, per quanto l’idea del crollo delle barriere fra i generi sia ormai dominante, spiazzare il pubblico, dargli una storia con tanta polpa, sulla quale riflettere, sulla quale tornare più volte per cogliere le sfumature, forse non è più prioritario per Hollywood.

Il che tuttavia non significa che il nuovo Ghostbusters debba per forza essere pessimo aprescindere. Ho detto altrove che trovo le premesse interessanti, e spero il meglio.
Ma credo sarà una commedia, non un oggettocomplesso e divertente come il suo predecessore.
Non che i Ghostbros piangano per la perduta complessità, badate bene.
Sono solo degli idioti con un pene estremamente piccolo.

E se volete leggere una buona recensione fatta da chi il film l’ha visto, rivolgetevi alla mia amica Lucia.


  1. tutti in questo paese vanno in ferie ad Agosto, vorrete mica rompere con la tradizione. 
  2. ehm, ragazzi, quando Dan Ackroyd vi ha chiamati a quel modo non voleva farvi un complimento… 
  3. una delle tante 
  4. o venti, o cinquanta – dipende dalla rivista o dal sito web che compilano la classifica 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

9 thoughts on “Fantasmi, Nazisti, e Remake

  1. È esattamente una commedia, niente di più e niente di meno che una commedia, con un livello di complessità dato dal fatto che le protagoniste sono delle scienziate realizzate nel proprio lavoro. Ma è una cosa talmente subliminale che non ci si fa quasi caso.
    Bisogna volerlo vedere, a essere onesti.
    Ma è il problema principale della Hollywood contemporanea, quello di eliminare la complessità, perché la complessità può offendere qualcuno, che poi strepita su twitter, fa chiudere gli account, invoca la correttezza politica o il suo contrario. La complessità implica prendersi dei rischi nei confronti di un pubblico che rifiuta il rischio in favore della tranquillità.

  2. Mah. Il dubbio é se la gente arrivi già rimbambita da casa.

  3. Io volevo andarlo a vedere, e non perchè mi attirasse particolarmente, anche se ghostbusters è uno dei miei film preferiti di sempre, ma perchè tutte le insensate critiche a priori mi obbligavano a farlo.
    Solo che in questi giorni ho poco tempo, e avevo 4[1] film da vedere prima della fine di questa settimana, prima delle vacanze, e in pratica potevo vederne tre. Ho dovuto sacrificare ghostbusters, ho letto qualche critica assennata di chi l’ha visto senza preconcetti, e sembra che non mi sia perso nulla. La volpe e l’uva🙂

  4. Io l’ho visto con le mie figlie (6 e 8) che avevano già visto l’originale.
    Ci siamo spaventati (soprattutto loro) e ci siamo divertiti.

    Personalmente, l’originale per me non è un capolavoro ma uno di quei tanti film ben confezionati che negli anni ’80 hanno contribuito a creare un immaginario (insieme a indiana jones e ritorno al futuro, per dire). Non l’ho mai vis(su)to come un film horror, ma come una commedia.
    Questo, uguale.
    Magari anche io sono rimbambito (mah, non lo escludo).

    • Ciò che intendo è che il vecchio Ghostbusters è costruito come un horror – ha i ritmi, la struttura e gli elementi portanti che sono horror. Se togli le battute, resta un film che funziona comunque.

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