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Spara ai mostri spaziali: Into the Black, di Evan Currie

2 commenti

71xyigvvydl-_ux250_Come ho spiegato in passato, ho scoperto Evan Currie per caso, con la space opera Heirs of Empire, e poi la serie Odyssey One partendo dal quinto volume.
E mi piace, Evan Currie: scrive bene, ha uno stile piano e delle trame che, per quanto intricate, si possono seguire senza particolari sforzi. Le sue influenze sono palesi, ed è abbastanza evidente che lui ed io abiamo letto un sacco degli stessi autori.
Bello liscio.

Perciò, complice un maxi-sconto promozionale e un buono regalo, mi sono affrettato a recuperare i quattro volumi che mi mancavano. E poi sono partito colprimo volume della serie – Into the Black.

La premessa: emersa da una terza guerra mondiale che ha ridisegnato l’assetto politico planetario, l’umanità sta compiendo i primi passi nell’esplorazione dello spazio interstellare.
La Odyssey è la prima nave a propulsione tachionica, e svolge anche un secondo compito meno evidente ma altrettanto importante: trovare qualcosa da fare ai veterani, che sanno fare poco altro che pilotare veicoli militari e combattere.
Il viaggio inaugurale della Odyssey parte col botto – dopo il primo balzo, l’equipaggio riceve quello che può essere solo un segnale di soccorso.
Questo porta la nave prima a imbattersi in un cimitero di mavi distrutte, i resti di una colossale battaglia fra due flotte aliene, e poi a recuperare un sopravvissuto allo scontro.
Da qui, i terrestri si ritroveranno invischiati loro malgrado in una guerra fra gli umani Priminae (anche noti come “i Coloniali”), un popolo tecnologicamente avanzatissimo e che esce ora in maniera traumatica da alcuni millenni di pace, e i sinistrissimi alieni Drasin.

intotheblackInto the Black è fantascienza militare alla vecchia maniera, ed è probabile che alcuni dei vostri amici storcano il naso e sussurrino a denti stretti fascista! se dovessero beccarvi a leggerlo – ma è solo perché molti appassionati di fantascienza ormai palesemente si vergognano di leggere fantascienza, e non sanno più distinguere fra militare e militarista.
L’idea che i militari siano persone competenti e qualificate e sappiano cosa fare in caso di un’emergenza, accoppiata all’idea che rispondere con le pistolettate alle pistolettate, meriterebbero forse un dibattito più ampio – ma non si legge un romanzo con un’astronave che schizza fuori dall’atmosfera lasciandosi dietro una scia di fuoco per il dibattito.
Sospeso a metà strada fra Star Trek e Yamato, con una bella spruzzata di Macross, e non senza una prevedibile ma divertente strizzata d’occhio a Heinlein, Into the Black è militare senza essere (troppo) militarista, e se per molti versi è “vecchio” per stile e impostazione, è anche vero che è un solido intrattenimento, che fila come un diretto e si legge in tre sere nonostante le 500 e rotte pagine.
I personaggi sono spesso bidimensionali e in generale ultra-competenti, la filosofia di base è spiccia e muscolare – ma Currie ha imparato bene la lezione di Niven & Pournelle di The Mote in God’s Eye e degli Hammer’s Slammers di David Drake, e costruisce una storia che non lascia il tempo al lettore per soffermarsi troppo a lungo sulle carenze della caratterizzazione e che mantiene bene la tensione.
Il romanzo si legge per vedere dopo cosa succederà.
E se la mistica dell’umanità come banda di primati arroganti e fortunati che se la cavano con un sacco di ingegno e facciatosta in barba alle culture più avanzate… beh, di fatto, dati alla mano noi siamo dei primati fortunati ed arroganti, quindi perché no?

Un lettore in cerca di grosse idee e concetti innovativi probabilmente troverebbe poco di che divertirsi in Into the Black – ma di solito non si legge fantascienza militare in cerca di speculazione scientifica avanzata, o di colossale worldbuilding, o di sperimentazione filosofica.
Poi c’è chi ci riesce (appunto, Niven & Pournelle citati più sopra), ma di solito non si tratta di ciò che sta cercando chi legge un romanzo come Into the Black.
Si è in cerca di intrattenimento, di esplosioni e di mostri spaziali, di grandi battaglie fra stormi di caccia (sì, sì, la fisica, il plasma, il suono nel vuoto, oddio oddio è tutto sbagliato!, ok, lo sappiamo…) e quello lo si trova, in abbondanza, fra queste pagine.
E lo ha capito bene l’artista della copertina dell’edizione polacca.

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Perché sì, ragazzi e ragazze, c’è un’edizione polacca, di tutta la serie e degli spin-off, e c’è anche in tedesco – ma non in italiano, e forse meglio così, che chissà cosa ci metterebbero, sulla copertina…

Ma al di là dei tedeschi e dei polacchi, prossimamente vi dirò dei romanzi successivi – che intendo leggere con calma, mettendo in mezzo qualcosa di diverso.
Per il momento, Into the Black è una lettura consigliata per chi cerca azione e divertimento – un buon libro da spiaggia, se volete, e se avete ancora tempo di andare in spiaggia in questa fine-estate.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

2 thoughts on “Spara ai mostri spaziali: Into the Black, di Evan Currie

  1. Allora, lo sto leggendo🙂
    Evidentemente io ho tempi diversi, per cui sono a metà libro, suppergiù.
    Concordo sulla tua analisi. All’inizio alcune delle debolezze del libro mi hanno fatto storcere un po’ il naso, e non parlo certo del militarismo (vero o presunto) del libro, ma della bidimensionalità (ti rubo il termine) dei personaggi e della trama stessa. Tutti un po’ stereotipati, alieni che fanno quello di cui la trama a bisogno in maniera pedissequa (distruggono e sterminano tutto), militari efficienti e dedicati alla causa senza nessuno che si ponga il problema di andare a morire per una guerra non loro, nessun problema interno. Interessante se vogliamo la dicotomia dello sviluppo di una società in tempo di pace o di guerra, ma veramente non elaborata granchè.

    Però poi mi sono fatto coinvolgere dalla buona scrittura e dall’azione sempre presente e comunque sto leggendo più in fretta di altri libri. Certo volendo leggere una space opera alla banks, non sarebbe il titolo adatto. Ma comunque sono arrivato a metà libro, per ora, c’è tempo per sviluppare alcune parti della trama solo accennate.

    Visto che l’ho pagato qualcosa come 1 euro, direi che sono contento della spesa, sicuramente vale più di un caffè.

    I rimandi a starship troopers, anche escludendo l’omaggio esplicito, sono evidenti anche a me che certamente non ho un occhio per queste cose🙂

    • Vale i soldi spesi🙂
      E certamente non è Banks.
      Senza fare spoiler, posso garantire che c’è un motivo sensato per cui gli alieni si comportano in maniera tanto prevedibile e stupida (ma io ho letto il quinto volume per primo😛 )

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