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Dovresti provare a pubblicare all’estero

13 commenti

Un amico qualche giorno fa mi ha detto una cosa piuttosto interessante.

Tu che sai così bene l’inglese dovresti provare a pubblicare all’estero.

Che mi pare un’idea assolutamente geniale.
Così geniale, in effetti, che è dal 1999 che io pubblico professionalmente all’estero – e con professionalmente intendo con un regolare contratto, con un pagamento di un fisso a parola, di una cifra forfettaria o di royalties, in un paio di casi anche con un anticipo.
E in tre ambiti differenti – la narrativa, la saggistica, e il gioco di ruolo1
Ma apparentemente la cosa non è universalmente nota.
E poiché a chiunque scriva non solo serve ma piace che la sua produzione sia universalmente nota, mi è parsa una buona idea mettere giù una lista, a futura memoria.
[lo so, non vi interessa – in questo caso potete anche fermarvi qui]

99299I miei primi lavori pubblicati professionalmente all’estero sono stati due contributi a Delta Green: Countdown: un dotto saggio scientifico sulla biologia ed ecologia degli Shan (vale a dire gli Insetti di Shagghai, inventati da Ramsey Campbell), e un capitolo su forze di polizia e servizi segreti italiani. Era l’ottobre del 1999, e quindi potrò festeggiare a breve il mio sedicesimo anno come autore pubblicato professionalmente all’estero.
E non sono in tanti a poter dire di aver esordito con un libro con dei nazisti in copertina.
Il volume vinse anche un premio Origin, ma certo non per merito mio.

strange-aeons-iiAl lavoro su DG: Countdown seguì uno scenario in Strange Aeons II, per Call of Cthulhu, pubblicato da Chaosium. Nello stesso volume venne anche pubblicato uno scenario scritto da mio fratello, che io mi limitai a tradurre. Lo scenario di mio fratello si meritò la copertina del volume.

Negli anni successivi passai gran parte del mio tempo a scrivere in italiano, a curare le pagine inglesi delle antologie della serie Alia e a lavorare come ricercatore e docente a contratto. Ci furono altri lavori pubblicati in inglese su riviste dedicate al gioco di ruolo, ma mi dicono che si tratta di semiprozine, e quindi non contano2.

Poi, tre saggi pubblicati su altrettanti volumi della McFarland fra 2007 e 2009:

51igadmebzl.-ss500-.jpgThank goodness they are on our side, un articolo sui gatti nei racconti di Fritz Leiber Jr., nel volume Fritz Leiber, Critical Essays.
It ain’t over till the fat lady sings, una analisi critica di Elswhere e una panoramica sulle case infestate in letteratura, in American Exorcist, Critical Essays on William Peter Blatty.
This is the blind leading the blind, una analisi sui legami fra sensibilità noir e horror in Red Dragon, nel volume Dissecting Hannibal Lecter.
Tutti e tre i volumi sono stati curati da Benjamin Szummskyj.

La Grande Mappa dell’Impero, quasi una flash-fiction, venne pubblicato sull’antologia giapponese Freak Out Collection, e resta probabilmente il mio lavoro meglio pagato, facendo una proporzione parole/quattrini.

kizunaPoi, nel 2011, un mio racconto per Kizuna – Fiction for Japan, una antologia internazionale i cui proventi andarono a Smile Kids Japan, una no profit che si prendeva cura dei bambini rimasti orfani nel disastro di Fukushima.

Andiamo avanti.
Parlando dei miei lavori professionali probabilmente farei imbizzarrire qualcuno se qui citassi i miei ebook autoprodotti in inglese, vale a dire la serie di Aculeo & Amunet, che al momento comprende Bride of the Swamp God, Lair of the White Ape e The Hand of Isfet.
Bride-of-the-swamp-god-previewSono autoprodotti, è vero, e quindi non contano, e sono anche i miei lavori più piratati in assoluto3, ma recentemente Aculeo & Amunet sono sbarcati su una rivista, con la storia Altar of the Toad, e proprio in questo momento sto finendo una nuova storia (tentativamente intitolata Curse of the Dead City) per un’altra rivista. E poi si vedrà.
Aculeo & Amunet mi hanno anche portato un contratto per sei storie (slegate da A&A) da consegnare una al mese per i prossimi sei mesi – ma si tratta di un progetto ancora coperto da una clausola di riservatezza da far impallidire una maledizione egizia, quindi, maggiori notizie in seguito (quandola maledizione verrà sollevata).

The Ministry of thunder smallPoi naturalmente c’è il mio primo romanzo, The Ministry of Thunder, una avventura che cerca di aggiornare i vecchi modelli dei pulp avventurosi, aggiungendoci un po’ di lovecraftianaggine sfusa e altre facezie. Pubblicato in inglese dalla italianissima Acheron Books, esiste anche un prequel, il racconto lungo Cynical Little Angels, autopubblicato grazie ad un accordo con Acheron.

Ed esattamente quindici anni dopo il mio debutto con Delta Green, sono tornato alla cospirazione lovecraftiana con A Spider with Barbed Wire Legs, inserito nell’antologia Extraordinary Renditions, uscita nel 2015 per i tipi della Arc Dream Publishing.

chasing the mermaid coverE qui arriviamo alle note tristi. La serie The Corsair che si apre con Chasing the Mermaid è al momento ferma in seguito all’improvivsa e prematura morte di Michael Hudson, persona squisita e editore di gran classe. Il secondo volume The Devil Under the Sea è fermo sull’hard disk del computer di Michael, che si è spento con lui.
Non so, in effetti, cosa sarà di The Corsair, una serie che mi piaceva scrivere e che piaceva anche – pare – ai miei lettori.
In attesa che la questione sull’eredità di Michael Hudson e sul destino della Raven’s Head si risolva, le due strade che mi sono state ventilate sono l’autopubblicazione, o provare ad andare a bussare alla porta di un’altra casa editrice. Ma entrambe le proposte mi fanno sentire a disagio, perché The Corsair senza Michael Hudson a fare editing e copertine non sarebe più la stessa cosa. Eppure, sarebbe anche un modo per tenere vivo il suo ricordo.

alternative pbkIntanto, il non-esattamente-steampunk The Loving Arms of Mother Earth è uscito nel volume Alternative Air Adventures, pubblicato quest’anno dalla Pro Se Press – gentiluomini ai quali devo consegnare entro sei settimane The Mother of Lightning, per il volume The New Adventures of Ned Land.

Prima, però, dovrò finire un romanzo zeppo di dinosauri che devo ad una casa editrice australiana (ho una settimana per finire la prima stesura), e un volume su Shanghai per un produttore di giochi di ruolo (mentre state leggendo queste righe, il mio editore sta scaricando – spero – i file pertinenti).

E poi naturalmente c’è Hope & Glory,la cui uscita è – come si suol dire – imminente, sviluppato in inglese per Savage Worlds Italia.
188098Per i quali ho anche scritto The Third Hand of the Devil, un’avventura per Deadlands in memoria del grande Bud Spencer. Ma anche questa, mi dicono, non conta in quanto offerta gratis al pubblico.

Così come non conta The Day we played at Middle Ages, un horror per ragazzi che comparirà nella raccolta **C is for Cabbadge*, una antologia i cui proventi andranno al finanziamento di un servizio di assistenza per bambini afflitti da malattie terminali.

E per finire (no, ci sono altri due o tre titoli, ma sono troppo incerti) ci sarebbe The Hunt for Tethys, il mio romanzo fantascientifico sottomarino, la cui uscita è prevista per il 2017. Ma questo è il futuro, e il futuro non si può ipotecare.

Però sì, è buona questa idea di provare a scrivere e pubblicare in inglese.
Non fosse che mi parrebbe una cialtronata, proverei quasi quasi a scriverci un manuale.
Chissà che non interessi a qualcuno.
Voi che dite?

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  1. non aggiungiamo alla lista le pubblicazioni accademiche, visto che normalmente tocca pagare, anziché essere pagati, quando si pubblica per una qualche rivista scientifica. E per pura perversità eviteremo i lavori pubblicati in inglese sotto pseudonimo. 
  2. gli italiani hanno una lista molto precisa di cosa conta e cosa non conta; sdi solito ciò che hanno fatto gli altri non conta. 
  3. ho probabilmente scritto più mail di diffida e richieste di abbattimento dei file rubati che non pagine di racconti. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

13 thoughts on “Dovresti provare a pubblicare all’estero

  1. Io intanto dico che, se lo scrivi, ne hai già venduta una copia!
    Comunque è bello non sentirsi soli… A me hanno detto per anni “sei bravo, perché non provi a fare teatro?”… Impagabili.
    Ah, ma i poveri idioti che vorrebbero scoprire i tuoi pseudonimi possono avere degli indizi?🙂

    • Sì, ci sono un sacco di persone là fuori che sanno cosa sarebbe meglio per noi🙂
      Quanto agli indizi – no.
      Altrimenti le persone che di solito dicono peste e corna del miolavoro (o semplicemente lo ignorano) e hanno recensito positivamente i miei pseudonimi, rischierebbero il collasso.

  2. Tra breve pubblicherai in inglese anche la traduzione del nostro Hell Creek, sulla quale hai fatto un ottimo lavoro.

  3. Che belle, però, certe persone! La mia vera domanda è: ma come fai a non scoppiare a ridere in faccia a uno che ti consiglia di fare qualcosa che già fai da anni?

  4. Pingback: Come farsi pubblicare all’estero? – una guida in sette punti circa | Space of entropy

  5. Complimenti Davide! Hai fatto qualche corso per traduttore?

    • No, mi sono limitato a studiare l’inglese, leggerlo per un po’ più di trent’anni, e vivere per un certo periodo in Gran Bretagna, dove studiavo all’università e lavoravo.
      Che, a quanto mi dicono, non conta, per poter tradurre.
      Però ho anche un proficiency rilasciato dall’università di Cambridge.

  6. Qualche settimana fa ho comprato aculeo ad amunet, hand of isfet. Che adesso risiede comodamente nel mio ebook, aspettando che finisca ciò che sto leggendo adesso (io non parallelizzo molto anche se con gli ebook la tentazione è forte). Volendo leggere qualcosa di tuo sono andato sulla tua produzione inglese, perchè ho un blocco psicologico ormai con la letteratura italiana.
    Partendo dal consiglio che hai ricevuto io aggiungo: dovresti pubblicare di più in inglese. Se non erro avevo trovato su amazon la serie aculeo-amulet, ministry of thunder e tyrannosaurus tex.

    Mi sembra che ci sia un sacco di carne al fuoco al momento, e ti auguro ti dia soddisfazioni e pecunia.

    • Speriamo in bene.
      Sì, la maggior parte del mio lavoro – sia in italiano che in inglese – è su amazon.
      Anche se prossimamente (lo dico da una vita) vorrei provare altre piattaforme.
      E che dire – buona lettura – the Hand of Isfet è il terzo volume, e spero ti invogli a leggere i primi due😉

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