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Blogathon: i classici della letteratura

8 commenti

Oggi è il 30 settembre, e il blog Liberi di Scrivere ha organizzato per oggi una blogathon sui classici della letteratura. Una iniziativa coraggiosa, in unpaese in cui si legge poco e in cui molte anime candide si domandano “ma chi ha deciso che i classici sono meglio di Twilight?”

blog

Fate un sato sul loro sito per trovare l’elenco dei partecipanti.
Ma poi tornate qui, perché anche strategie evolutive ha il suo classico pronto da servire.

pickwick-1Oggi parliamo, brevemente, de Il Circolo Pickwick, di Charles Dickens, un romanzo del 1836-37, originariamente apparso a puntate al prezzo di uno scellino a capitolo.

Il titolo completo del primo romanzo si Charles Dickens è The Posthumous Papers of the Pickwick Club, Containing a Faithful Record of the Perambulations, Perils, Travels, Adventures and Sporting Transactions of the Corresponding Members (di solito abbreviato in The Pickwick Papers), e fin dal titolo, pomposo e vagamente ridicolo, ci lascia intendere che avremo a che fare con una storia comica – come comico era stato l’esordio di Dickens, col suo Sketches of Boz – e che si farà beffe, tra le altre cose, della letteratura alta.

Di cosa parla, The Pickwick Papers?
Di un club, una dotta società fondata da Samuel Pickwick, Esq., allo scopo di viaggiare per l’Inghilterra, ed esplorarne le bellezze e le curiosità, con spirito scientifico eccetera eccetera.

pickwick

Episodico per sua natura (venne pubblicato, si diceva, a puntate), il romanzo segue i quattro prominenti membri del circolo, Pickwick Tupman, Winkle e Snodgrass – e un loro codazzo di servitori, associati, amici, conoscenze superficiali e quant’altro – nelle loro peregrinazioni e disavventure.
Perché i membri del circolo Pickwick sono eccentrici, provinciali, rappresentanti tipici di quella middle class in ascesa (middle-middle class sulla strada per diventare upper-middle class), e per quanto animati dalle migliori intenzioni, hanno una disastrosa tendenza a cacciarsi in situazioni complicate, surreali e potenzialmente pericolose.

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Dickens – che ha 24 anni, nel momento in cui avvia la pubblicazione apuntate dei Pickwick Papers – parte dall’idea di farsi beffe delle molte dotte società fondate, alla fine delle guerre napoleoniche, in Gran Bretagna. Una tipica espressione di quella variante dell’Illuminismo che viene chiamata a volte “Illuminismo Scozzese”, e che rappresenta il terreno fertile dal quale sarebbe cresciuta la Rivoluzione Industriale: una classe media benestante e con del tempo libero, e con fondi da investire nella cultura – propria e altrui. Società storiche, scientifiche e letterarie sorsero un po’ ovunque nelle isole britanniche a cavallo fra 18° e 19° secolo. E furono l’oggetto di ironia e sberleffi per le loro accentricità.
In questo, Dickens segue una certa vena popolare – sfottere i secchioni che vogliono studiare anziché divertirsi… peggio, che sostengono di divertirsi studiando, è sempre stato un tema popolare.

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Nel narrare le vicende di Pickwick e compagni, Dickens utilizza la struttura classica del romanzo inglese: il viaggio di uno o più personaggi, e gli incidenti relativi. E nel costruire il suo mondo portatile, dimostra uno straordinario controllo di personaggi e dialoghi, e se una certa critica tende a vedere in Pickwick un lavoro giovanile, semplice-semplice, e per di più (orrore!) comico, è innegabile che molti passaggi del romanzo andrebbero studiati per scoprire i trucchi e le tecniche dell’autore.

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Un altro dettaglio interessante è che Pickwick venne scritto in stretta collaborazione con il suo illustratore, tanto che alcuni capitoli vennero scritti a partire dalla tavoila illustrata già pronta.
Per cui, se ne cercate una versione, cercatela illustrata – solo persone molto meschine vi venderebbero i Pickwick Papers senza illustrazioni. Ne trovate a decine, tra l’altro, di edizioni, a cifre ridicole, oppure gratis in formato digitale.

Nei Pickwick Papers c’è tutto – c’è l’avventura (pr quanto sui generis), c’è il mistero poliziesco, l’avventura romantica, ci sono le storie di spettri. Ci sono anche uno spaccato di una certa società in un preciso momento storico, e una infinità di personaggi memorabili.

È un ottimo libro, è un classico, ed è una valanga di risate, anche cento e ottanta anni dopo la sua pubblicazione1.
E forse è per questo che è un classico.


  1. sì, questo è il cento e ottantenario del romanzo. Bella coincidenza, eh? 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

8 thoughts on “Blogathon: i classici della letteratura

  1. Pingback: :: Lancio Blogathon: i classici della letteratura | Liberi di scrivere

  2. Grazie per questo articolo! Ho il romanzo nella mia wishlist fin da quando è entrato in lizza per un gruppo di lettura.. ora è lì sul comodino e aspetto solo il momento propizio per iniziarlo.

  3. Sam Weller da solo vale la lettura

  4. Di Dickens ho letto Oliver Twist in inglese a scuola e questo non lo conoscevo.
    E’ utile conoscere comunque cose nuove, grazie!

    Ti lascio qui la mia tappa :https://milionidiparticelle.wordpress.com/2016/09/30/blogathon-2-i-classici-della-letteratura-incompreso-di-florence-montgomery/

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