strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Una giornata tipo non esiste

10 commenti

rikers-island-penitentaryOK, c’è una specie di giochino che sta circolando qui nel blocco C della Blogsfera: alcuni di noi hanno cominciato a postare sui propri blog degli articoli su quello che è illoro processo di scrittura.
Lo ha fatto Alex Girola, lo ha fatto (in inglese) Angelo Benuzzi, lo ha fatto Germano Hell Greco.
E allora perché no?
In realtà ho già fatto in passato dei post più o meno su questo argomento (li abbiamo fatti tutti, in effetti) ma questa è una buona occasione per fare il punto di come sono cambiate – se sono cambiate – le cose negli ultimi mesi.

Negli ultimi due anni scrivere e tradurre sono state le mie principali attività – per il semplice motivo che quando si accudisce una persona ammalata, stare seduti lì vicino a scrivere è più semplice e comodo, per dire, che andare nei campi a raccogliere cotone.
Con la morte di mio padre, l’unica cosa che è cambiata è che ora non abbiamo più la sua pensione per arrotondare. Ed essendo il mercato del lavoro quello che è, io ho continuato a scrivere e a tradurre.
Sono solo cambiati i tempi. Fin qui, sono riuscito a pagare il grosso dei conti e a non far tagliare luce e telefono.
È un piccolo trionfo.

bulletin_2Nell’ultima settimana di settembre ho scritto 35.000 parole1, questo senza contare i post sui blog. Questo è più o meno il mio limite al momento. È tanto, ma non è ancora tantissimo – diciamo che la mia media mensile è sulle 85.000 parole.
Si tratta di quella che Dean Wesley Smith chiama Pulp Speed One : circa 3000 parole al giorno, 365 giorni l’anno.
La mia intenzione è quella di mantenere il ritmo (non è difficile) e passare a Pulp Speed Two: 100.000 parole al mese.
Si può fare2.

Ciò che importante è ricordare che velocità e qualità non hanno alcun legame.

Il discorso della velocità è importante perché proprio ieri, su Black Gate, Sean MacLachlan citava Guy Haley, eccellente autore, che per campare come autore a tempo pieno, e sul mercato anglosassone (ci torneremo) deve pubblicare almeno cinque romanzi l’anno.

Io non pubblico cinque romanzi l’anno. Mi piacerebbe arrivarci, ma ci vorrà del tempo. Al momento sto palleggiando racconti, commissioni, materiale di gioco e traduzioni. Sto pagando le bollette (gran parte, per lo meno), e tenendo duro per il futuro.
A differenza di ciò che racconta MacLachlan su Black Gate, io lavoro a più progetti contemporaneamente, e se è vero che i mal di testa ci sono, e spesso si fanno insopportabili, non mi è ancora esplosa la testa.

In questo preciso momento, sto lavorando a:
. un articolo su Torino nel 1916 (consegna domani)
. la traduzione di un breve articolo tecnico (consegna domani)
. un romanzo per un editore straniero (siamo a 35.000 parole sulle 45.000 concordate – consegna domenica)
. una novella per il progetto Hope & Glory (12.000 parole, consegna entro la settimana prossima)
. un racconto per la Pro Se Press (12.000 parole, consegna entro il primo novembre)
. la traduzione del prossimo titolo nella collana Zenobia di Acheron (consegna entro il primo novembre)

Sto anche curando due antologie, una per Acheron e una per la Horrified Press.
Ma sorvoliamo sulle traduzioni e sulle curatele varie – ecco come imposto il mio lavoro per la narrativa.

Outline, documentazione e pronto soccorso

Ormai delineo quasi tutto ciò che scrivo.
Delineare una storia, per me, non significa scendere nel dettaglio. L’outline è di solito una cosa molto semplice, cosa succede, a chi, quando, come.
È una cosa che posso fare a mente, mentre faccio quattro passi per sgranchirmi, o mentre sono in coda al supermercato.
Con mio comodo, riporto poi l’outline su computer. Utilizzo un software che si chiama Scrivener (e che consiglio caldamente), che mi permette di conservare tutto in un unico file: testi, revisioni, appunti, eccetera. Scrivener mi permette di creare una struttura plastica, tipo lavagna di sughero – per cui mi è abbastanza facile, dopo aver delineato, riorganizzare i blocchi in modo da soddisfare le esigenze strutturali della storia.
Cerco anche di avere sottomano – di solito sotto forma di una serie di appunti in Scrivener – anche il necessario per uscire dai momenti di secca: liste di nomi, link ad articoli necessari per la documentazione, anche semplicemente stralci di dialogo o immagimni che credo potrebbero tornare utili in fase di stesura.

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Visto che scrivo prevalentemente narrativa breve, scrivo per scene, articolando la storia in blocchi da 500/1000 parole.

Come ho già detto una infinità di volte, ormai scrivo prevalentemente in inglese per il mercato estero. Non per spocchia o per snobismo, come alcune anime semplici sembtrano credere, ma per il semplice fatto che si tratta di un mercato più vasto, più rispettoso del lavoro di chi scrive, comporta contratti chiari e ben definiti e paga.
Ma considerando che questo sta divetando un lavoro a tempo pieno, ignorare il mercato italiano – specie in ambito autoprodoto – sarebbe sciocco, quindi dovrò riprendere a scrivere anche in lingua patria.
Lo sforzo, d’altra parte, dev’essere proporzionale al ricavato.

Arnesi

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Visto che si è parlato di software: Google Earth è indispensabile per verificare luoghi e distanze. Stellarium serve per avere un’idea dellaposizione delle stelle nelle diverse stagioni ed epoche. Artha è un vocabolario e thesaurus per la lingua inglese, una benedizione quando ci si rende conto che si sono scritte tredici pagine usando solo venti vocaboli. WorkRave serve per darsi il ritmo ed essere obbligati a fare delle pause. Grammarly fornisce un buon servizio di revisione dei testi, per quanto automatico (se lo si vuole più approfondito, tocca pagare).
Uso un comune calendario a parete (gentilmente offerto dalla Cassa di Risparmio di Asti, che ha tutto l’interesse a che io prosperi, e paghi il mutuo sulla casa) per segnare le scadenze.

Il culo sulla sedia

keep-calm-and-butt-in-chairA questo punto mi siedo e scrivo.
Di solito mi impongo un target: in questo momento è un target di 2000 parole a sessione; significa che se apro il file di uno dei miei progetti, non posso chiuderlo prima di aver scritto 2000 parole.
Duemila parole le scrivo in circa un’ora e mezza/due ore, a seconda dei casi.
Se ho dei tempi stretti, posso anche assegnarmi dei premi – 2000, un pezzo di cioccolato.

Cerco di costruire le mie giornate in modo da alternare i periodi di scrittura alle altre faccende: preparare pranzo e cena, andare a fare la spesa o in lavanderia.
Questo è il mio lavoro dalle nove del mattino alle sette di sera.
Non passo tutto il tempo a scrivere – lo passo anche a fare ricerca, e a rivedere le cose già scritte.
Poi ci sono le mail con i committenti, e i contatti via Facebook, e il giro dei servizi che segnalano open call, per cercare nuovi mercati paganti.

After Dark

stardust-tiki_artLa sera dopo cena ho diverse opzioni.
Di solito leggo un libro, esco per fare una passeggiata e magari vedere qualche amico.
A volte riesco anche a giocare con la mia vecchia squadra, usando Hangouts.
Altri appuntamenti immancabili, il venerdì un giro al mercato e, se ci si riesce, una pizza ogni tanto. Oppure metto giù qualche idea per progetti futuri.
La vita sociale è quella che è – ma abito in un paese di 900 anime con una età media di 70 anni: la mia vita sociale farebbe schifo anche se facessi il raccoglitore di cotone.

Ascolto musica, anche quando scrivo3, e praticamente non guardo più la TV.
E non è che mi manchi granché.

E questo è più o meno tutto.
Alla lunga non ci sono molti trucchi o segreti.
Fin qui, scrivere e tradurre sono attività che mi piacciono. Questo è una grosa parte del metodo.


  1. per i nostalgici della composizione a caratteri mobili, farebbe circa 200.000 battute 
  2. per i curiosi, il massimo è la Pulp Speed Six: 5500 parole al giorno. 
  3. lo so, quelli fighi non lo fanno … lo diceva anche Ray Chandler, quando parlava di quelle persone che lavorano con la radio accesa…. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

10 thoughts on “Una giornata tipo non esiste

  1. Avrei un domandone: usi scrivener anche per i progetti legati ai gdr? non tanto la novella per Hope&Glory, ma, mettiamo, per eventuali supplementi o avventure.

    • Sì, ho cominciato proprio nei mesi passati.
      Posso creare un documento unico per tutto un progetto, e metterci il testo dello scenario, le schede dei personaggi, le annotazioni e tutto.
      È molto comodo – come con tutti i software (di scrittura o altro) bisogna prenderci la mano, ma poi ci si riesce abbastanza comodamente.

  2. Grande articolo, di grande ispirazione (nel senso che ti ispira). Una domanda: secondo te, il blocco dello scrittore è quindi una scusa per gli svogliati, come penso io?
    Ti ringrazio e ti saluto, Simone.

    P.S. Ci vieni a Lucca Comics & Games?

    • Grazie!
      Io mi ricordo sempre la vecchia battuta di Harlan Ellison: “Anche Isaac Asimov soffrì di blocco dello scrittore: furono i dieci minuti peggiori della sua vita.”
      Io credo che possa capitare – succede che ci si pianta, ma bisogna inqualche modo sviluppare dei meccanismi per aggirare il problema.
      Mettersi a scrivere altro, oppure aprire una parentesi (o cambiare font/colore dei caratteri) e continuare a scrivere, scrivendo perché non si riesce a scrivere. Passa. E passa abbastanza in fretta.
      Poi ci sono i momenti in cui si deve fare altro – io trovo che andare a fare fotografie mi sblocca il cervello, probabilmente perché devo pensare in terminir adicalmente rispetto alla scrittura, per fotografare.
      E no, non sarò a Lucca – ma sarò presente in spirito: stiamoorganizzando una mia apparizione in teleconferenza, per presentare Hope & Glory.
      Annuncerò qui date e ore precise, appena possibile.

      • Nel mio piccolo, posso dire che quando ho problemi di blocco, succede perché non ho progettato a sufficienza lo scheletro della storia.
        Non avere ispirazione è invece una cosa che non mi capita da un sacco: quando ti accorgi che le cose di cui parlare o a cui ispirarsi sono più numerose delle stelle nel cielo, resta solo da vincere la pigrizia!🙂

  3. Io adoro leggere i tuoi articoli sulla scrittura.
    Primo, perché sono sempre fonte di ispirazione, anche solo per il modo in cui scrivi – ne ho un paio nei segnalibri che tiro fuori nei giorni in cui sono particolarmente pigro.
    Secondo, perché trovo sempre programmini che salvano non solo la qualità della mia scrittura (vedi Writer’s Café) ma anche il mio benessere psicofisico (vedi Workrave). Scrivener mi attira per la possibilità di delineare bene la struttura di ciò che scrivo. Non tanto per la narrativa, visto che ho un metodo abbastanza confusionario ma che perlomeno mi impedisce di bloccarmi, ma per la non-fiction (ché chiamarla saggistica mi sembra eccessivo): se non stabilisco con cura introduzione, corpo e conclusione di un articolo, fosse anche solo su un evento improbabile di tre secoli fa, il blocco dello scrittore può durare anche per mesi.

    • Scrivener è davvero molto buono – purtroppo la versione per linux non è più aggiornata, ma in compenso mi pare sia appena uscita la versione per smartphone e tablet.
      È relativamente economico – e di solito a Novembre c’è un forte sconto in occasione del NaNoWriMo.

  4. Pingback: Il Metodo | Taccuino da altri mondi

  5. Complimenti!
    È raro trovare articoli su come si scrive (non come si scrive un romanzo, quelli abbondano, ma come si scrive se deve essere un lavoro).
    Da naive pensavo fosse un’attività un sacco meno stressante.

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