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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Tutto il tempo per tacere

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Nel 2000, John Donatich, editor della Basic Books, una casa editrice newyorkese specializzata in saggistica ebbe un’idea – o meglio, la soffiò a Rainer Maria Rilke, che a quel punto era morto da un po’ e non se ne ebbe troppo a male.
L’idea era quella delle Lettere a un giovane poeta – un epistolario di dieci lettere inviate a un giovane poeta che aveva chiesto a Rilke delle recensioni o delle critiche. Rilke si rifiutò di recensire o criticare le poesie del giovane Franz Kappus, e gli scrisse invece dieci lettere sulla poesia, sul fare il poeta, sullo scrivere poesia come esperienza.
E se noi facessimo lo stesso?, si disse Donatich alla Basic Books, e così varò una collana chiamata The Art of 503150Mentoring: volumi nei quali, in forma epistolare, dei personaggi di chiara fama avrebbero discusso e insegnato l’essenza della propria attività, della propria pratica, a un ipotetico giovane interlocutore.
Ogni volume si sarebbe intitolato “Letters to a Young…” e poi quel che era… avvocato, attivista, terapista, giocatore di golf, attore, matematico…
Gli autori contattati rappresentavano in effetti una bella selezione di personaggi atipici con splendide credenziali – dal cuoco a due stelle Michelin Daniel Boulud alla ginnasta Nadia Comaneci.

Il primo volume della collana uscì nel 2001, si intitolava Letters to a Young Contrarian, e lo aveva scritto Christopher Hitchens.

letters_to_a_young_contrarianIn Italia non ne ho mai sentito parlare granché, di Christopher Hitchens – ma può darsi che io abbia frequentato i circoli sbagliati.
Chi pratica la paleontologia, e si interessa di scienza in generale, tuttavia, è probabile che su Christopher Hitchens ci inciampi per la sua associazione con personaggi come Richard Dawkins, o per la sua partecipazione a decine e decine di pubblici dibattiti sul valore della scienza, sul potere dell’empirismo, e sulla generale inutilità della fede religiosa.
Hitchens si definiva non ateo, ma antiteista.
Stiamo parlando dell’autore di God is Not Great: How Religion Poisons Everything e dell’uomo che venne convocato in Vaticano come Advocatus Diaboli nel processo di canonizzazione di Madre Teresa di Calcutta, essendo lui l’autore di The Missionary Position: Mother Teresa in Theory and Practice.
Non proprio il più comodo dei personaggi.
E d’altra parte un intellettuale acuto, coltissimo, con una verve polemica che… beh, guardate i titoli, e lo potete immaginare: nello stesso anno in cui uscivano le Lettere a un Giovane Bastian Contrario, Hitchens propose in un altro libro di processare Henry Kissinger come criminale di guerra. Kissinger gli fece causa, e Kissinger la perse.

Di cosa parla, Letters to a Young Contrarian1?
Del fatto che l’impopolarità di una idea non la rende necessariamente sbagliata. O giusta.
Bisogna discuterne.
Le voci discordanti, le voci che si differenziano dal coro, coloro che portano avanti la tesi opposta, fanno bene alla cultura, fanno bene alla civiltà, fanno bene al progresso.
Certo, non stiamo parlando dell’essere contrari perché sì, né stiamo parlando di dare dei ritardati o dei sottosviluppati, o dei malvagi, a coloro che non la pensano come noi.
Stiamo parlando del cercare un diverso punto di vista, documentato, circostanziato, costruito su una logica stringente e su dati empirici.

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Perché solo se esiste la possibilità di andare controcorrente esiste la libertà, naturalmente.
E lo ripeto per la seconda volta – non stiamo parlando dell’apologia dell’orrido “tutte le opinioni hanno la stessa dignità”, ma casomai l’esatto opposto.
La questione è come si pensa, come si ragiona. Le idiozie sono idiozie e dobbiamo avere la possibilità di definirle tali senza il terrore di offendere qualcuno.
Hitchens illustra i buoni motivi per cui si deve andare controcorrente, i metodi con i quali andare controcorrente, i rischi che si corrono e le critiche che si è costretti ad affrontare.
Così facendo parla dellapropria formazione politica, di alcuni dei casi illustri nei quali venne coinvolto, delle proprie posizioni su una quantità di argomenti.
E intanto delinea un percorso. Con esempi, citazioni da autori classici e meno classici (da John Milton a Rosa Luxemburg a Vaclav Havel, pasando per Karl Popper, George Orwell e John Stuart Mill), osserrvazioni sulla forma ma soprattutto sulla sostanza.
La critica del concetto di unità e omogeneità come valore è un altro punto interessante, e attualisimo. E la critica all’illusione di perfezione.

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Per motivi lunghi a spiegarsi nelle ultime settimane sono stato esposto a un sacco di conferenze e tavole rotonde alle quali Hitchens prese parte nel ventesimo e ventunesimo secolo, e leggere il suo manuale-epistolario, ieri, in una sera (sono 160 pagine, scorrevolissime) è servito a restituirmi un po’ del mio recetemente scarso amore smisurato per il genere umano.

md19372237514La sesta lettera in particolare, quella sui motivi del silenzio e dell’autocensura, è stata una boccata d’ossigeno.
La lettara sul ma chi sei tu per permetterti simili opinioni?, sul ma chi te l’ha chiesto?, sul ma ti pare il momento?, sul con tutti i problemi che ci sono…, sul in questo modo si danneggia la Causa!, sul queste non sono critiche costruttive, sul se non ti piace allora potresti anche tacere!

… e Hitchens va a ripescare un delizioso – e feroce – saggio del 1908 sulla vita accademica e sulla politica accademica a Cambridge, Microcosmographia Academica, di F.M. Cornford2, e li disinnesca tutti.

È un libricino, come dicevo, Letters to a Young Contrarian, e costa forse sei euro in ebook.
Parla di politica, di religione, di cultura, di retorica, dei buoni motivi per non buttare la propria esistenza tentando disperatamente di far parte del gruppo, per un ipotetico guadagno personale o per ottenerne una legittimazione di qualche tipo.
E io non sono più young in nessun senso, e quanto a contrarian, non sta a me giudicare. Ma è un libro prezioso, e da leggere. Perché a volte, per tante ragioni, si perde un po’ la poesia e in questo caso, per quel che mi riguarda, Hitchens funziona, per me, meglio di Rilke.


  1. che mi si dice in Italia sia stato tradotto da Einaudi come Consigli a un giovane ribelle (contraddicendo le considerazioni fatte da Hitchens nel primo capitolo, ma lui dopotutto era solo l’autore, naturalmente). 
  2. e che se vi interessa, trovare qui gratis. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

2 thoughts on “Tutto il tempo per tacere

  1. “Del fatto che l’impopolarità di una idea non la rende necessariamente sbagliata. O giusta.
    Bisogna discuterne.
    Le voci discordanti, le voci che si differenziano dal coro, coloro che portano avanti la tesi opposta, fanno bene alla cultura, fanno bene alla civiltà, fanno bene al progresso.”

    Meanwhile in America 2016: triggers, sjw, microaggresions, cultural appropriation, whte privilege, white guilt, safe space…

    Mi sa che come progresso e civiltà prossimo venturo siamo “fregati”…

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