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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

NaNoWriMo, NaCaSuMo, NaBaPluMo

7 commenti

51wpksnwz8l-_ac_ul320_sr220320_È bello di tanto in tanto imbattersi in un libro che si fatica a decidere se ci piace oppure no.
È bello perché significa che c’è ancora spazio per le sorprese, e perché – ne parlavamo quando abbiamo parlato di Christopher Hitchens – non necessariamente le idee sono tutte buone o tutte cattive, ed è bello dover dibattere, anche solo con noi stessi.

Il libro in questione è un regalo ricevuto di recente, per andare ad arricchire la mia collezione di libri sulla scrittura: No Plot? No Problem!, di Chris Baty.
Che sarebbe poi l’uomo che ha inventatro il NaNoWriMo – l’idea di mettersi lì a novembre e scrivere in un mese un romanzo da 50.000 parole.

Ora, io non ho mai partecipato al NaNoWriMo – se non per simpatia, nel senso che alcuni anni addietro passai Novembre a scrivere la tesi di dottoratoio, e quest’anno farò un esperimento, ma con un wordcount diverso.
Non ho nulla contro coloro che partecipano, naturalmente, ma mi rimane questa vaga sensazione di… non so come spiegarlo.

OK, facciamo così…
51x3ulw5qpl-_ac_ul320_sr246320_Se invece del NaNoWriMo – National Novel Writing Month – ci fosse il NaCaSuMo, il National Cardiothoracic Surgery Month, voi lo vivreste con tranquillità, divertimento e anticipazione?
Un mese in cui tutti coloro che hanno voglia, e magari hanno letto un manuale e imparato le regole, mettono mano al bisturi e operano a cuore aperto qualcuno, così, perché è bello avere un hobby. Vince chi riesce a suturare e il paziente è ancora vivo – potrà fregiarsi di una bella patacca sul proprio blog.
O anche solo il NaBaPluMo – il National Bathroom Plumber Month, in cui tutti coloro che hanno voglia, si comprano una chiave inglese (magari scontata, perché è il NaBaPluMo!) e poi si mettono a fare gli idraulici, per un mese.

0764569953Ma se non è comprarsi la chiave inglese e smontare un rubinetto a fare di me un idraulico, e non è strappare il cuore ancora palpitante dal petto di un estraneo a fare di me un cardiochirurgo1, allora scrivere 50.000 parole in un mese non fa di me uno scrittore.

E in effetti nessuna persona sana di mente si sognerebbe di darsi all’idraulica, alla cardiochirurgia o al ballo da sala o al ricamo al tombolo senza preparazione, studio, dedizione, e magari un momento a domandarsi ehi, aspetta, è questo il lavoro che fa per me?

E la parola chiave, qui, è lavoro,naturalmente.
Da nessuna parte il libro di Baty parla di scrittura come di un lavoro, di una professione.
Certo, Baty non vi dice che se uscite vivi e con un manoscritto dal NaNoWriMo siete scrittori certificati – però la patacca da mettere sul blog ve la dà.

Ora naturalmente chiunque può scrivere.
Non esiste una legge che lo impedisca (mentre mi risulta che esistano leggi che vi impediscono di fare gli idraulici senza licenza, e anche i cardiochirurghi).
E naturalmente alla fine rimane solo il testo – perché è quello che conta.
Non se l’autore è simpatico, se ce l’ha messa tutta, se arde di una passione inestinguibile, se ha scritto tre ore tutte le sere per trenta giorni.
Conta solo la qualità del testo.

Ecco, è su questo che il libro di Baty – che è divertente, ben scritto, e zeppo di ottimi suggerimenti per scrivere in fretta, e trovare il tempo per scrivere, e non ammazzarsi scrivendo a rotta di collo – mi urta leggermente.
Mi urta il discorso che è ok scrivere da schifo perché tanto tutte le prime stesure sono merda (lo ha detto Hemingway).
Ma Hemingway ha anche detto che si deve scrivere stando in piedi perché si scrive dall’inguine2.

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E mi urta il discorso del fatelo, provateci, vi distruggerà, sarà bellissimo, e dopo un mese potrete cancellare dalla vostra lista di cose da fare prima di morire la voce “scrivere un romanzo”!
Ecco, questo mi piace poco.
E badate, lo capisco lo spirito del togliersi lo sfizio.
Ma non posso dimenticare altri autori, in altri manuali, che mi parlano di duro lavoro fisico e di etica del lavoro. In manuali che, detto fra noi, mi piacciono di più.

Questa idea dello scrivere un romanzo come voce di una lista da spuntare che include anche partecipare alla corsa dei tori di Pamplona, fare bungee jumping, andare con una prostituta a Bangkok e fare il cammino di Santiago…
La capisco, ma non la rispetto granché.

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Eppure Baty fa un discorso che suona maledettamente convincente, e lo ripeto, fornisce una serie di consigli interessanti.
Persone che rispetto di più me ne hanno dati di migliori, ma è ok. Il libro si legge, è divertente.
È la mentalità che sta sotto all’impresa, che mi pare spiacevole.

Scrivere non è un diritto, non più di quanto lo sia operare a cuore aperto o ricondizionare tubature.
Chiunque può farlo, certo.
Ma poterlo fare non significa doverlo fare.

E qui si torna, per vie tortuose, al discorso che faceva Hitchens nella sua lettera numero 6.
Ma tu chi sei per dirmi cosa posso o non posso fare?
Tu scrivi, io leggo.
Io sono quello sul tavolo operatorio, e tu sei quello col bisturi.

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  1. al limite fa di me un sacerdote di Tezcatlipoca, ma quella è una categoria professionale poco richiesta e nessuno, ma davvero nessuno scrive “Pinco Pallino Sacerdote del culto di Tetzcatlipoca” sul proprio profilo Facebook… 
  2. … e che per fare un buon martini si riempie un bicchiere di gin e lo si agita in direzione dell’Italia. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

7 thoughts on “NaNoWriMo, NaCaSuMo, NaBaPluMo

  1. Mi viene in mente quando Simenon, da giovane, si fece rinchiudere in una gabbia di vetro sulla Senna e non uscì finchè non ebbe completato un romanzo..
    non so però se sia mai stato pubblicato!

  2. La cosa dea gabbia di vetro l’ha fatta anche P.J. Harvey pwr il suo ultimo disco

  3. Scrivere è un diritto, nella misura in cui nessuno obbliga nessun’altro a leggere quel che viene scritto.

    Alle volte mi chiedo cos’abbiano da dire, chessò, i fotografi con partita IVA, del fiorire, in flickr ed altrove, di tutta una serie di album amatoriali – alcuni, per carità, bellissimi.
    Come si sentirebbe un fotografo amatoriale, anche bravo, di fronte ad un post in cui un fotografo professionista scrive: “Mica è detto che dobbiate pubblicare album! Mica è un diritto scattare fotografie!” (perchè, poi, alla fine, c’è chi ti contatta anche se non sei un fotografo professionista, perchè le tue foto le ha viste in giro… e ti chiede se a 1500 euro gli scatti il servizio al matrimonio! E ce n’è tanti che accettano, pur non avendo partita IVA, strumentazione e competenze… ma per aver appena letto nemmeno Freeman ma appena NatGeo del Readers Digest! quindi credo si tratti di un paragone lievemente più calzante del NaCaSuMo…).

    C’è chi grida alla lesa maestà, c’è chi dice “Andate a lavurà, che qui noi ci si guadagna la pagnotta!”… c’è chi accetta che, di fronte al fiorire di strumenti di produzione a portata di click, a chiunque possa venire in mente di “provare”. E chiunque abbia il diritto di farlo. Perchè sarà il mercato, comunque, a mettere rimedio, livellando quasi immediatamente (sempre che, già prima, chi ha scritto u romanzo solo per il gusto di farlo non abbia anche la maturità di dire “Ok, fatto, ma evitiamo di farlo leggere in giro, non è il caso!”).

    Il post, in sè, è carino e alla fine comprensibilissimo… Ma quel sound un pochetto illividito, un pochetto “lesa maestà” e quella chiusa su te sul lettino ed un me, generico, col bisturi in mano… Quella chiusa ignora faziosissimamente una profonda verità: puoi scegliere che libro leggere… è un tuo diritto. Non devi per forza leggere il “mio”.
    Come mio è il diritto anche ad inondare un mercato ed inondarmi di ridicolo, se non son bravo e non scrivo bene. Mio dovere, al massimo, è quello di essere corretto e definire il mio lavoro come “frutto di un capriccio”, qualora mai dovessi scegliere di metterlo in giro.
    Per cui, io avrò anche il bisturi in mano… ma tu puoi scegliere il tuo chirurgo e lasciare ad altri il brivido.

  4. In effetti più che lo scrivere il diritto in discussione dovrebbe essere il pubblicare.

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