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Abbiamo Vinto: Pirro e la PFM

27 commenti

Avrei tutt’altro da scrivere1, ma ho promesso questo pezzo al mio amico Mauro Longo, e quindi via. Saranno idee sfuse, e non saranno convincenti.
Ci saranno un sacco di domande e poche risposte.
È andata così: Mauro, di ritorno dalla fiera di Lucca Comics & Games, ha pubblicato sul suo blog un lungo post, che vi invito a leggere. Lo trovate qui, si intitola Abbiamo vinto. E non ce ne siamo neanche accorti…
Leggetelo, per cortesia.

Fatto?
No, naturalmente no, voi i link non li seguite. Allora riassumiamo. Mauro Longo sostiene che

E dunque, signori, mi duole dirvelo ma ABBIAMO VINTO.

Non siamo più gente strana, gente fuori di testa, perdigiorno e nerd sfigati… Il Fantastico è ormai Pop Culture. I meme che girano su Facebook citano A Game of Thrones. I bambini vanno a scuola con lo zaino di Star Wars. Splendide ragazze di 16 anni prendono il manuale di Ultima Forsan perché vogliono iniziare a giocare con le amiche, e saranno LORO le Game Master.

Sauron è caduto, l’Inverno è passato, la Morte Nera è stata distrutta, Hogwarts ha aperto ai Babbani!

Abbiamo vinto.

Adesso tocca solo che ce ne rendiamo conto…

Tanta ingenuità è commovente, non trovate?
E quindi, avendo segnalato a Mauro che io non sono poi così convinto che l’aver vinto sia una buona cosa, gli ho promesso di dire la mia.
E ora la dico.

In realtà è ormai innegabile che la fantascienza e il fantastico siano diventati mainstream.
Lo abbiamo detto in passato.
Persone che non si sarebbero mai fatte beccare neanche morte con un fumetto di Conan ora postano regolarmente sul proprio blog il riassunto dell’ultimo episodio di Game of Thrones.
Ci sono quelli che Io non leggo fantascienza, ma impazziscono per CSI, che è mediocre fantascienza (e in NCIS hanno persino la macchina fotografica che gira dietro agli angoli, come in Blade Runner).
E poi avanti…
Quelli che mi fanno più tenerezza in assoluto sono i fan “duri e puri” di Doctor Who, quelli che Io Doctor Who lo seguo dal 2006!
E non è solo la TV – guardate al cinema.
O nella classifica dei libri più venduti.
Poi, OK, in testa alle vendite c’è un libro su una ragazzina che vuole scoparsi un licantropo, in un futuro distopico dove sono tutti vestiti come su MTV, ma dovete ammetterlo – a modo suo è letteratura fantastica.
Abbiamo vinto.
Non poteva capitarci di peggio.

E non sono io a sostenerlo.
Negli anni ’70 (credo) Damon Knight – che di letteratura fantastica, ammetterete, un poco se ne intendeva – disse più o meno

La fantascienza non potrà mai essere popolare. Non reggerebe alla soppressione.

Ora è interessante, perché mentre cercavo la fonte per questa affermazione, sono inciampato su un articolo del 1998, comparso su Locus Magazine, in cui Rob Chilson definiva due nuovi sottogeneri – PFM e PSFPseudo Fantastic Mainstream e Pseudo Science Fiction.

chilson_graphic

Ecco, l’impressione che si ha da qui dove sono seduto è che a vincere siano stati questi due sottogeneri. Per limitarmi ai due serial televisivi citati come esempi qui sopra:
. Game of Thrones è PFM – di fatto si tratta della Guerra delle Due Rose, con elementi fantastici aggiunti. E i sottotitoli.
. CSI è PSF – è vero che ha degli elementi scientifici e pseudoscientifici, ma vengono usati come se fossero magia: invoco il Test del DNA, e quello funziona se mi serve, non funziona se così sarebbe troppo facile e l’episodio finirebbe subito. Questo dell’uso della scienza in maniera inconsistente in prodotti televisivi mainstream e ipoteticamente “realistici” è un problema serio, ma non è questo il tema di cui voglio parlare.
Oh, incidentalmente, e tanto per farmi odiare, anche Star Wars è PSF.

Damon Knight parla di soppressione.
E Chilsom sottolinea come la buona fantascienza sia sovversiva.
Ursula K. LeGuin spiega, nel suo Some assumptions about Fantasy, come il fantasy sia lo strumento ideale per analizzare il Bene e il Male, e i grandi elementi filosofici, al di fuori degli schemi abituali.
Ma il mainstream fa fatica a tollerare troppe idee, troppo cambiamento, troppi “cosa succederebbe se…?”, troppi approcci insoliti e non-standardizzati.
Per questo quello è mainstream, e questa è fantascienza.

La mia preoccupazione è cosa possa accadere quando la fantascienza diventa mainstream.
In altre parole, mi preoccupa ciò che sta accadendo.
Perché Mauro Longo ha ragione – là fuori è pieno di cosplayer, di giocatori di ruolo, di appassionati perfettamente integrati, “normali”, senza le stimmate dell’essere nerd, geek o disadattati. Gente che compra i fumetti, i DVD, le maggliette, i gadget.
Gente che si chiude in casa per un weekend per giocarsi l’ultimo Uncharted o l’ultimo Assasin’s Creed.
Il fantastico ormai è mainstream.

E mi domando allora cosa accadrà alle idee scomode o pericolose.
Esiste, mi domando, il rischio che il genere si appiattisca, che diventi una cosa trita, fasulla e innocua?
Chessò, che si finisca col fare dei film di Star Trek in cui le infinite forme in infinite combinazioni vengano rimpiazzate con un sacco di esplosioni e un po’ di fanservice?
O serie TV in cui il Bene e il Male si scontrano, lui ama lei ma lei ama l’altro, ma poi l’amore trionfa?
Non è che la vittoria descritta da Mauro non sia poi una vittoria di Pirro?
Che nel vincere, tutto ciò che rendeva il genere vivo e vivace venga soppresso e il genere, quello vero, quello pericoloso, quello che veniva bandito dalle biblioteche perché “non adatto ai ragazzi” faccia i bagagli e se ne vada, trasferendosi altrove?
Non è che ciò che stiamo osservando sia la fase espansiva della supernova, che prelude al collasso, nella fase terminale della vita di una stella?

E attenzione, non sto facendo il vecchio brontolone, quello che ai miei tempi era meglio.
Questo è un momento straordinario per la letteratura fantastica. Si pubblica moltissimo, la qualità non è mai stata così alta e le idee sono straordinarie. Basta leggere i racconti inclusi in Hieroglyph, o The Three-Body Problem, o anche solo Thunderbird di cui parlavo ieri.

Però ecco, ho già sentito descrivere The Arrival, il film tratto da una storia che ha vinto un premio Hugo, come “non davvero fantascienza”.
“Ci hanno messo le astronavi e gli alieni per renderlo popolare.”
Davvero?
Lo vedete, vero, cosa sta succedendo?
Vent’anni or sono sarebbe successo il contrario. Avrebbero detto “è fantascienza – mettendoci le astronavi e gli alieni si sono persi i tre quarti del pubblico.”
Lo dissero a George Lucas, quarant’anni or sono, che il suo filmino con le spade laser, oltretutto troppo costoso, non avrebbe fatto botteghino, perché la fantascienza non attirava il grande pubblico.

Perciò è vero, abbiamo vinto.
Ma non so se sia una cosa così positiva.
Ma forse sbaglio, o mi mancano delle informazioni.
Io a Lucca non c’ero.
Ci sono alle fiere i cosplayer di The Expanse, di Black Mirror, di Sense8, di The Deep?


  1. una storia ambientata a Shanghai nel 1871 con il Drago di Soochow Creek e la Madre dei Fulmini e quindi anche una sorta di prequel/spinoff di The Ministry of Thunder, ma in realtà un pastiche di Verne. Ho ancora 12 ore per finirla e consegnarla all’editore. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

27 thoughts on “Abbiamo Vinto: Pirro e la PFM

  1. Io non mi sento di aver vinto. Per niente. Perché il fantastico che a vinto è quello dei personaggi e non le storie (personaggi adatti a costumi o su cui scrivere FF), quello del merchandising e quello edulcorato per passare i controlli delle mamme anti-rock. Lo stesso fantastico già masticato per bene da mettere in bocca ai teenager (vedi la serie di Shannara o Suicide Squad). Io credo che oggi come oggi, ci siamo allontanati ancora di più dal far cessare le risatine quando diciamo che ci interessiamo di fantastico.

  2. Grazie agli dei ci sono Esslemont e Erikson

  3. Non stigmatizzerò mai la diffusione di certo fantastico a livello popolare ma il retrogusto amaro e sgradevole mi rimane per un semplice motivo: è un fenomeno che monta e si diffonde dimenticando tutto quel che c’era prima

    • In realtà credo sia tipico dell’entusiasmo dei neofiti – tutti noi abbiamo unas opinione acritica dei titoli che ci hanno fatto scoprire i generi che amiamo.
      Purtroppo cause contingenti – come la scarsa varietà promossa da una certa editoria, la sovraesposizione di certi titoli, temi e autori ecc. fa sì che questo entusiasmo del neofita si cristallizzi in una sorta di visione unica e immutabile.
      “Basta Harry Potter!” invece di “Basta il Corano!”, pronunciato prima di dare alle fiamme la Biblioteca di Alessandria.

  4. Riporto pari pari il mio commento all’articolo:

    Questa tesi mi convince poco. Mi limito solo a fare un esempio riguardante il “mio” territorio fantastico di elezione, ovvero la fantascienza: quanti degli avventori di questo tipo di eventi saranno poi davvero fruitori di fantascienza, nel senso che la leggono? Quanti conosceranno, oltre ai soliti Asimov e Dick, Artur Clarke, Gregory Benford, David Brin, Charles Sheffield, Greg Bear, Larry Niven, Frank Herbert, Poul Anderson e così via?

  5. Io trovo delle similitudini con il rock, come ho già scritto nel commento al post FB di Mauro. Il rock ha fatto da supernova prima del fantastico, e con ancora maggiore forza. Il risultato sono rock band che escono dai talent show e che vengono seguite da milioni di fan (spesso molto giovani). Ma “fu vero rock”, quello degli ultimi anni, dopo l’esplosione della supernova, e Sweet Child O’Mine dei Guns usata oggi per la pubblicità dell’acqua minerale per le famiglie – quando i tizi che l’hanno scritta poco più di vent’anni fa si strafacevano di eroina e cocaina? Oggi forse il rock “duro e puro” si trova nell’underground – ammetto di non interessarmene da tempo – ma ho la sensazione che questa “ufficializzazione” di un certo tipo di rock abbia solo prodotto COSPLAY delle rock band, cioé tizi con tatuaggi modaioli che giocano con una chitarra elettrica. Lo sdoganamento del fantastico oggi ha indubbi lati positivi, il più importante di tutti, secondo me, non sta nella moltiplicazione dell’offerta (che trovo invece di qualità medio-bassa) ma piuttosto nella possibilità di avvicinare nuove leve al genere; opportunità che sarebbe criminale lasciarsi scappare. Ma ecco, sì, concordo di più con la tua visione che con quella di Mauro: la mia paura è che si stia creando il cosplay del fantastico. Bellissimo, per chi lo apprezza – ma molto diverso da Janis Joplin che canta Me and Bobby McGee.

  6. Premetto che ho letto il blog di Longo, e anche l’essay di Le Guin, seguendo i tuoi link😀
    Devo ammettere che propendo più verso la visione di Longo, anche se capisco i tuoi appunti, che si rifanno giustamente alle osservazioni di Le Guin.
    Non è una questione di vincere e perdere, ma è una questione di uscire dalle costrizioni del passato, avere più libertà di espressione, volendo. Il fantasy sta diventando argomento di discussione come il calcio e la politica. E sinceramente non mi spiace questa cosa, mi trovo a mio agio in questi argomenti di discussione🙂

    Il che non è necessariamente sempre un bene, ma sicuramente non un male, se ci pensiamo. La fantascienza ed il fantasy sono assoggettate alla legge del mercato? Non penso più di prima, e mi fido di te quando dici che la (*) sta bene e ci saluta tutti. E anche se sicuramente ci sono un sacco di nuovi fan che seguono il fanta* sbagliato, credo che non stiano azzerando i fan del fanta* vero.

    PS
    Secondo me Star Wars è più fantasy che fantascienza😉

    • È proprio la libertà diu espressione che è ilproblema – c’è più libertà di esprimere meno concetti,perché molti dei concetti che la fantascienza o il fantasy hanno tradizionalmente espresso sono troppo complicati, troppo difficili o troppo “diversi” per essere mainstream.
      Se vuoi un esempio – che cito perché mi è passato sotto gli occhi inquesti giorni – considera i vecchi film della serie de Il Pianeta Delle Scimmie, e i remake.
      Solo un folle affermerebbe che i remake non hanno effetti migliori – ma considera la carica sovversiva dei vecchi film – la satira politica e sociale del primo, il nichilismo del secondo…
      sono andati perduti, rimpiazzati dai soliti cliché della scienza arrogante e limitata, del confronto buoni/cattivi.
      Allora, io non sostengo che viviamo in un periodo oscuro – ritengo tuttavia che il passaggio da nicchia a mainstream porti ad una rarefazione, ad una diluizione, e alla soppressione di cui parlava Damon Knight.
      E Star Wars È science fantasy, o PFS – ci sono maghi e incantesimi, e alla fine tutto si riduce a uno scontro dinastico, in cui padri e figli si giocano il dominio.

      • Quello che ancora mi sfugge, però, è cosa comporti di negativo questa commercializzazione del fanta*. Mi spiego: se non fosse mainstream non ci sarebbero produzioni dedicate, mentre adesso fra parecchia banalità si spera ci siano anche delle gemme.

        Il tuo paragone con i film precedenti del pianeta delle scimmie è sacrosanto, però. Se questo sia colpa del mainstream fantascientifico o della banalizzazione di tutti i generi cinematografici, non ne sono sicuro.

        Scusami se ti rispondo anche con un OT: ma The Expanse che hai citato come buona fanta*?? Non la conoscevo, ma da quello che leggo, devo vederla!🙂

        • Ma le gemme ci sono sempre state – ilproblema non è tanto che siano disperse in unmare di banalità, ma che la banalità sia considerata come la norma, e le gemme guardate con sospetto o evitate perché “troppo difficili” (pensoa ciò che è capitato recentemente coi romanzi di M. John Harrison della trilogia del Kafauchi Tract – così, per citare untitolo a memoria).
          E The Expanse vale decisamente la visione, a mio parere.

  7. L’articolo è molto interessante, e solleva -giustamente- tante domande. La mia personale risposta è: siamo sicuri che l’angolo d’osservazione sia quello giusto? Spesso si sottovaluta la capacità delle nuove leve di espandere i propri interessi, andando a recuperare cose fuori dal mainstream. E’ ovvio, molti si fermeranno a Twilight, e nessuno costruirà una cultura onnicomprensiva sul fantastico -ma chi la possiede, in fondo? E siamo davvero sicuri che sia necessario leggere proprio TUTTO?-, ma parecchi verranno a sapere di 2001 attraverso Interstellar, cioè un film che omaggi il capolavoro di kubrick, fungendo da 2porta d’accesso” per un’opera più complessa ed ambiziosa. Altri passeranno da The Arrival a Contact, e da lì forse a Carl Sagan, oppure a Incontro con Rama, chissà..Mai sottovalutare la capacità delle nuove generazioni di aprirsi una strada, anche a livello culturale. Soprattutto in un’epoca caratterizzata dalla quasi totale reperibilità di tutto lo scibile umano recente, e di ogni altra opera narrativa. A livello personale, nel mio accesso al fantastico hanno contato molto anche i videogames – spesso, i videogames di maggior successo hanno coinciso con alcune delle opere più profonde e sperimentali del genere. La saga di Baldur’s Gate e Torment possedevano una solidità narrativa impressionante, restituendo al giocatore un mondo fantasy complesso, contraddittorio e vitale. Esempi recenti di giochi del genere si possono trovare nella saga di Mass Effect, in quella di Bioshock, in Dragon Age: origins e molti altri. E parlo di giochi che hanno venduto milioni di copie, abbinando successo di pubblico e qualità di scrittura e worldbuilding. Forse la solidità narrativa e la ricchezza di significato che Davide teme di vedere “diluita”da un fantastico mainstream, si è soltanto riposizionata nel contesto di un altro medium.

  8. Pingback: Chi ha vinto quando si parla di “fantastico”? – Plutonia Experiment

  9. Io la penso un po’ come verro. Intanto bene che si legga il fantastico, anche mainstream. Il 90% della gente lo abbandonerà alla prossima moda, ma il 10% scoprirà il mondo più di nicchia, underground, prezioso, che magari non avrebbe mai raggiunto altrimenti.
    Certo, noi che nella nicchia già c’eravamo forse ci sentiremo un po’ spodestati da questi nuovi arrivi. Ma in fondo, fa parte dell’evoluzione, no?😉

  10. Sull’abbiamo vinto avrei qualcosa da ridire. Primo, se in Italia la fantascienza si sta finalmente affrancando da una serie di pregiudizi, seguendo un percorso già fatto da anni dal giallo, per il fantasy siamo ancora lontani. Dimenticate The Game of Thrones. Questo genere di serie arrivano da noi grazie alla potenza di fuoco del cinema americano, perché se fosse per noi, non si vedrebbe una sola serie fantasy in Italia. Da noi il fantasy è ancora considerato letteratura di serie B e l’intellighenzia ottusa dei sedicenti “scrittori impegnati” non considera quella fantastica una vera forma di letteratura. Non vedremo ancora per anni un romanzo di letteratura fantastica vincere uno Strega o un Campiello. Non importa quanto sia scritto bene.

  11. Devo dire che sono combattuto.

    Da un lato, come diceva Wilde ” l’importante è che se ne parli”, perchè alla fine porta benefici anche a chi bazzica i generi da un pò di tempo, in termini di visibilità, di possibilità etc..
    Come dice Davide, il momento è propizio e questo è innegabile. Inoltre, si ripubblicano anche cose che magari un tempo erano introvabili,almeno per me (a meno di sortite nei mercatini o in librerie dell’usato). Penso a una bellissima ri-edizione di racconti di Sheckley edita da Nottetempo che trovai qualche anno fa in libreria.

    Dall’altro lato, anche io ho la sensazione che sia un pò la vittoria di Pirro, e che tutto questo interesse sia solo moda, che non ci sia il background o comunque l’interesse per costruirsi l’amore per il genere piano piano, capendolo fino in fondo e “scoprendolo”. Ma che, come in molti casi quando si tratta di mode, si voglia tutto e subito, per poi dimenticarsene dopo un secondo, solo per il gusto di dire “ah si l’ho letto certo fichissimo, un must, se non lo leggi non sei nessuno”.
    E poi il rischio paventato da Davide è reale, che per inseguire la moda si ammetta di tutto e la qualità scenda, soprattutto quella delle idee “pericolose” che sono sempre state alla base della fantascienza (campo che seguo un pelo di più).
    Vedo poi lo stesso fenomeno (con declinazioni un filo diverse) anche nel fumetto (il campo invece che sento più vicino) con tutto il fenomeno di cinecomics, graphic novel etc..

    Insomma, forse si stava meglio quando si stava peggio, però dei benefici di questa vittoria ne godo ben volentieri.

  12. Il fatto che molte persone si interessino a un genere è un bene.
    Interesse -> domanda -> soldi.
    Con i soldi attiri più persone che creano contenuti e in media ne attiri di più brave.
    Ovvio che ci sarà una parte mainstream ma è altrettanto ovvio che ci sarà una crescita in ogni settore della fantascienza.
    Ci saranno nuove nicchie da esplorare e abbastanza gente in ogni nicchia da renderla profittevole e quindi sviluppabile.

    Io c’ero a Lucca e non c’erano cosplayer di The Expanse o Black Mirror, ma ci sono The Expanse e Black Mirror e hanno budget da capogiro.
    Se non è una vittoria questa allora non ho idea di quale possa essere.

    • Se il successo di unprodotto popolare e adomesticato porta soldi per la produzione di qualcosa di innovativo e di rottura, com’è che Hollywood produce solo film collegati a properties ben avviate e remake, e i prodotti di nicchia sono indie e non trovano quattrini o distribuzione?

      • Bisogna distinguere tra le “cash cow” e i “question mark”🙂
        Nel senso, se voglio fare molti, molti soldi ovviamente punto sul sicuro e faccio 5 sequel di Harry Potter ma in un mercato allargato ho più probabilità di avere anche gente che vuole un film di Mellick.

        Secondo me il punto è superare l’asticella della profittabilità, ogni narrazuibe, progetto, libro, videogioco o in generale idea umana può farlo a patto che parta da un humus consolidato.
        Ben vengano 5 sequel di Harry Potter se porteranno milioni di persone a interessarsi del fantasy, di questi milioni magari solo l’1% cercherà altro ma l’1% di milioni è sufficiente a spingere qualcuno a produrre altro per loro.
        Viceversa se un prodotto (i.e. la fantascienza) rimane di nicchia è molto più improbabile che si formi una massa critica sufficiente a spingere qualcuno a esplorare qualcosa di ancora più sfidante e apprezzato da una popolazione ancora più ridotta.

        Senza il mainstream non ci sarebbero i numeri per le altre produzioni, nel mainstream c’è spazio per le nicchie, nelle nicchie non c’è spazio per altre nicchie.

        Poi è un discorso generale, ma rispetto anche solo a quarant’anni fa vedo un’esplosione senza precedenti di nuove idee, filoni, mode e quant’altro.
        Molta di questa roba è pessima, ma dopotutto il 99% di quello che viene prodotto è pessimo, quindi aumentarne la quantità farà aumentare anche la quantità di quell’1% ottimo.
        E io sono contento che sia così.

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