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Nuovi trionfali segnali di vittoria

17 commenti

Un nuovo, indiscutibile segnale di come la “cultura geek” abbia vinto su tutta la linea, senza se e senza ma, è certamente la recente apertura, su Amazon.it, di un Geek Store

selection_034Uno store specifico in cui potete trovare tutti i segni evidenti che la cultura del fantastico ha vinto, ma proprio alla grande.

selection_035Hanno persino le maschere da unicorno. E le ciabatte zombie. In evidenza.

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Peccato che non ci siano i libri.
Da nessuna parte.
Senza se e senza ma.

Però forza, una bella pacca sulla spalla collettiva, e ripetiamoci che abbiamo vinto, e non è mai stato così bello.
Lo so io, lo sapete anche voi: di sicuro chi si comprerà la maschera da unicorno poi andrà a cercarsi una copia di The Last Unicorn di Peter S. Beagle1.
D I   S I C U R O.

 


  1. (che uscì anche in italiano, sapete…) 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

17 thoughts on “Nuovi trionfali segnali di vittoria

  1. Continuo a intervenire perché il tema è molto interessante e stimolante, come tutti quelli proposti in questo blog. Mi pare che l’apertura di un Geek Store su Amazon ci dica che essere “esteriormente” geek, o nerd, o quel che é (personalmente preferisco appassionato del fantastico) sia ormai una moda. Come fu per i dark dopo Il Corvo, o per gli emo circa dieci anni fa. Tutto ciò é vero, d’altronde catene come Forbidden Planet da anni vanno riempiendosi di gadget, e il fenomeno del cosplay infesta ogni fiera del fumetto italiana. Nulla di nuovo sotto il sole, ma come aveva fatto notare un utente due post fa, questo successo porta fondi al macro-genere del fantastico. E se questi fondi vengono investiti in buona parte in prodotti mainstream (il Marvel Cinematic Universe), una parte di essi va ad alimentare un mercato che nel settore dei videogames viene definito “indie” (Chronicle, Super, Defendor, solo per citare alcuni film supereroistici che uscivano dal seminato e che nessuno avrebbe mai prodotto se i supereroi non fossero “trendy”).

    Detto questo, è vero che il pubblico generalmente vuole “more of the same”, ma come faceva notare sempre quell’utente “noi” non lavoriamo sulla massa, ma sulla creazione di nuove nicchie. Non sul 99%, ma sulla creazione di un 1%. Anche perché, se l’1% di tutti coloro che fruiscono di prodotti mainstream del fantastico ne fosse davvero un appassionato, anche a diversi livelli di profondità, allora credo che l'”ambiente” del fantastico (scrittori, fumettari, cinefili, game designer, illustratori, chi più ne ha più ne metta) sarebbe già molto più ampio e variegato di quanto non sia adesso.

    Che poi sia in atto una mercificazione del fenomeno è vero – d’altronde, è stato così per ogni fenomeno sociale dal rock di Elvis in poi. Personalmente, sono più spaventato dalla mercificazione e dall’idolatria verso gli anni 80 – una visione nostalgica che sa molto di reazionario, e che crea ottimi prodotti senz’anima come Stranger Things.

    • Quindi sostieni che il produttore di maschere da unicorno sottobanco passa parte dei suoi introiti per mantenere in vita i piccoli editori di narrativa fantastica?

      • No, sostengo che l’esplosione di una serie di fenomeni cinematografici a inizio anni 2000 – Il Signore degli Anelli, Harry Potter e il cinema supereroistico, con vigorosi aiuti da parte della trilogia di Matrix e altre cosette- abbia generato un boom che ha permesso, incidentalmente, a tutto il panorama del fantastico di irrobustirsi ed espandersi. Basta osservare il fenomeno del fumetto in Italia- è diventato “cool” negli ultimi anni, si è mercificato, ma tutto ciò sta facendo sì che esca di TUTTO. Da capolavori mai adeguatamente pubblicati in passato come Black Hole di Burns, a una serie di nuove offerte che nel campo del fumetto fantastico che sono tante e tali da perdere il conto.
        In parte robaccia? Fisiologico.
        In parte prive di originalità, frutto di emulazione? Fisiologico anche questo. Negli anni ’80 ad ogni kolossal hollywoodiano il cinema di genere italiano contrapponeva 20-30 titoli di imitazione, da ciofeche terribili come Alien 2 a piccole gemme come 2022-I sopravvissuti. E’ sempre e comunque un mercato, ed è normale che un mercato in espansione porti all’affollamento e al sovrasfruttamento.

        Detto questo, mi sembra difficile negare che l’espansione abbia portato a dei benefici economici. Perchè venti anni fa, un film come Pacific Rim o come Hellboy 2 non avrebbe semplicemente visto la luce – i produttori non lo avrebbero finanziato.
        Un fumetto come Dragonero, oppure Orfani (che è una tamarrata – almeno la prima stagione, ma resta pur sempre un progetto di serie fantascientifcia su cui la Bonelli ha investito TRE MILIONI DI EURO) non avrebbe mai visto la luce. Se non come autoprodotto, e incapace di raggiungere un pubblico più vasto.
        Quando vivevo vicino Roma andavo spesso alla fiera della piccola e media editoria, e mi pare che di case editrici di piccla taglia che si occupino di fantastico ve ne siano -la Gargoyle, la Iperborea- ma da questo punto di vista sei più ferrato te.
        E spezziamo anche una lancia in favore di Internet e dei social media – Dwarf Fortress vive da anni solo di donazioni, e credo si tratti di uno dei più giganteschi progetti mai tentati nel campo del fantasy e del gaming. Star Citizen è il progetto di crowdfunding più finanziato di sempre.

        Personalmente, non amo la gadgettizzazione del genere, e me ne tengo lontano. Ma essa ha apportato parecchi benefici, a mio parere. Al limite, chiediamoci perché fumetto, videogioco e cinema “sì”, e libri “no”.

        • mi scuso per il “sei ferrato tu”. Volevo dire “tu”, ma mi è uscito alla romana.

        • È un po’ che non ti fai un giro sulla Top 100 di Amazon nelle categorie Fantascienza, Fantasy e Horror, vero?

          • A dire il vero, ci vado molto spesso. E noto, come tutti, che le posizioni sono sempre occupate dal bestseller del momento (in questo caso, Harry Potter) più decine di romanzi su giovani vampiri e/o giovani con poteri magici (the giver, più infiniti altri). La mia domanda è: e allora? Questo inficia in qualche modo il discorso? Voglio dire, qui si ragiona sulla possibilità di prendere un 1-2% di color che stanno venendo investiti dalla Grande Onda del Fantastico degli ultimi anni. Non mi aspetterei mai di vedere Perdido Street Station in prima posizione, semplicemente perché questo non accadrà. Né oggi, né mai. Certi contenuti resteranno sempre di nicchia, e questo non vale solo per il fantastico: dopo essere stati costretti a leggere infinite antologie di italiano alle scuole medie e superiori (antologie magari bellissime, ma spesso spiegate in maniera pedestre da professori poco preparati o poco entusiasti), quanti di noi sono andati a leggerseli, certi libri? E quanti hanno superato gli anni Cinquanta, passando da Calvino e Moravia a Pier Vittorio Tondelli, per dirne uno?
            Credo che certe cose, in tutte le branche della narrativa, resteranno sempre di nicchia. Certi contenuti richiedono un lettore preparato anche da esperienze precedenti, che possegga il tempo per leggere e poi rileggere, nonché la disponibilità economica (che conta, anche se battessimo solo i mercatini dell’usato) per “esplorare” varie opzioni, e farsi pian piano un solido background di letture varie (per carità, ci sono le biblioteche, ma lì dipende se si abbia a disposizione una grossa biblioteca cittadina, o una paesana e minuscola). Non voglio con questo affermare che la letteratura di buona qualità abbia bisogno di un’élite: non è questione di spiriti elevati, ma di persone che dispongano allo stesso momento di passione, curiosità, tempo, soldi e magari di qualcuno con cui confrontarsi. L’insieme di questi fattori non può verificarsi per tutti. Per questo dico che, se da 50mila acquirenti di romanzi young adult, fra 10 anni avessimo tirato fuori 500 lettori abituali ed appassionati, disposti ad esplorare il genere (più qualche migliaio di frequentatori saltuari), sarebbe già un successo. Linfa vitale per un mercato che, come tu fai giustamente notare, rischia di diventare troppo chiuso ed autoreferenziale (com’era l’immagine? Pasticcerie frequentate solo da pasticceri, o qualcosa di simile?).

            • “Voglio dire, qui si ragiona sulla possibilità di prendere un 1-2% di color che stanno venendo investiti dalla Grande Onda del Fantastico degli ultimi anni. ”

              No, del 1-2% dei travolti continuate parlare voi. Io ho detto – nel post precedente a questo – che nel diventare mainstream il fantastico rischia di vedere smussata la propria carica sovversiva, che è ciò che lo rende vitale.
              Dell1-2% dei travolti me ne frega un po’ poco – tutti i dati sembrano indicare che sono interessati prevalentemente a cloni di Twilight e quindi la normalizzazione, a loro, sta benissimo.

              • 15 anni fa, nelle librerie di varia si trovavano soltanto Terry Brooks e Asimov (più parecchi stock di antologie della Nord, che aiutavano molto ma appartenevano al decennio precedente). Ma da quel contesto, sono comunque venuti fuori dei lettori interessati anche ad altro. Se così non fosse stato, blog come questo non avrebbero raggiunto certe cifre in termini di seguito e visualizzazioni, a mio parere. Il fatto è che la “normalizzazione” del fantastico procede da almeno 15 anni. Ma mi pare che continuino ad uscire autori ben lontani da tematiche mainstream, e di tanti ne hai parlato tu su questo blog. Credo anche che ci sarà sempre una divisione fra mainstream e nicchie. In fondo, è dall’avvento di Star Wars che si convive con un fantastico “standardizzato”, e da allora sono passati 40 anni. Personalmente, ritengo che la grande onda alla fine farà del bene, allargando il bacino di fruitori potenziali (dico “fruitori” perché bisogna considerare tutto: letteratura, fumetto, cinema, videogiochi, giochi da tavolo ecc.). Non allargherà di molto il bacino dei fruitori “esperti” o “abituali”, semplicemente perché resteranno sempre una minoranza. Ma aumenteranno, sia pur di poco, e questo mi pare già positivo. E’ vero che c’è una tendenza a ricercare la normalizzazione, lo svuotamento di contenuti contraddittori, il politically correct. Quello si combatte, immagino continuando a creare opere narrative che abbiano questi contenuti, e a supportarli quando vengon fuori. Il che sta ad ogni lettore/fruitore/come vogliamo chiamarlo. Inoltre, sarà difficile operare questo svuotamento di contenuti in senso retroattivo – perché se parli di fantastico parli, ad esempio di Maupassant, e risulta un pò difficile cancellarlo dalla storia letteraria mondiale, o “mondare” certi suoi racconti dagli elementi non voluti. Ho citato lui, ma ve ne sono altri – Stevenson è un altro esempio di quegli autori che rimane difficile “fare fuori”. Confido in questo.

  2. Be’, se mi citi “The Last unicorn” di Peter Beagle.. non posso non commentare!
    Libro un tantinello “da meditazione”, eh! Non proprio di facile beva. Però uno dei non pochi gioiellini della stradefunta collana Saga della MEB.
    Quanto alla vittoria.. che ti devo dire? Quarant’anni fa leggevo Iron-Man e Thor come seconde storie degli albi Corno; fumetti considerati robaccia, giusto i Fantastici 4 che aprivano l’albo erano presentabili perché apparsi in TV con Supergulp!.
    E adesso da qualunque supereroe di serie B, C e successive si traggono kolossal che attraggono folle, delle stesse persone che ai tempi leggevano al massimo Topolino, o magari Provolino.
    Una vittoria senz’altro.. ma mi divertivano di più le catacombe!?

    • Brian Aldiss a suo tempo affermò che avrebbe voluto che la fantascienza venisse nuovamente bandita da TV e biblioteche, perché quando succedeva si leggevano storie decisamente migliori.
      È un paradosso, ovviamente.
      Di sicuro, i libri li lasciamo per il momento nel sottoscala del Geek Store… meglio le tazze.

  3. Davide, è vero che non sono in evidenza nella home page. Ma se clicchi sulle pagine dedicate, tipo lo Hobbit e Star Wars, la categoria libri c’è. Questo non inficia comunque il tuo ragionamento.

  4. Geek Store > Libri è una categoria da 32.784 risultati, dai… mi pare onesta😀

    • Ma non è sulla splash, non è in evidenza – sono in evidenza i DVD e i Giochi, che pure hanno la loro catgoria.
      Se devo cercerli, perché fare uno store?
      Non facciamo equilibrismi – nel Geek Store i libri sono un prodotto secondario, perché per il target dello store i libri sono unprodotto secondario.
      Non è la fine del mondo – ma smettiamola di illuderci che quello che si compra le ciabatte zombie sta portando avanti la causa del fantastico e contribuisce ad accrescere la diffusione della cultura e della qualità.
      Cultura e qualità sono prodotti secondari.

  5. Quando il marketing avrà finito di masticare anche questa ennesima tendenza, ne rimarranno soltanto dei miseri resti…

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