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The Quantum Thief: la leggenda del miglior ladro del sistema

22 commenti

7562764Oggi, un pezzo del piano bar del fantastico.
Mi è capitato di leggere un bel libro, nelle notti passate, e il mio amico Iguana si è detto curioso a riguardo.
E allora perché non farci un post?

Il romanzo è The Quantum Thief, opera prima del finlandese Hannu Rajaniemi, originariamente pubblicato da Gollancz nel 2010.

Di cosa stiamo parlando?
Di un futuro nel quale l’umanità ha colonizzato l’intero sistema solare, modellandolo apropria immagine grazie a materia programmabile, stampanti 3D, computer quantici e impianti di memoria.
Il nostro sistema è un paesaggio costellato di comunità transumane e post-umane, da Marte alle Nubi di Oort, ciascuna con le proprie tradizioni, i propri sistemi sociali e politici, i propri piani e progetti per il futuro. Esiste un precario equilibrio, fatto di spionaggio e complotti.
In tutto questo, Jean le Flambeur, il più grande ladro di tutti i tempi, viene fatto evadere dalla prigione mentale nella quale ha trascorso gli ultimi anni giocando al Dilemma del Prigioniero come pratica rieducativa. Coloro che hanno architettato la fuga del ladro vogliono usarlo come strumento nello sviluppo dei loro complotti. Ma prima Jean dovrà recuperare la propria identità perduta.

51oayprxplRajaniemi è abile nel precipitare i lettori nel bel mezzo del suo universo futuro senza dare spiegazioni e senza concedere tregua. Ci sono termini usati a pagina uno il cui significato esatto scopriremo a pagina duecento, ma va bene così.
Questa è fantascienza per chi vuole essere sorpreso e spiazzato, non rassicurato.
L’azione rimbalza fra due punti di vista, non ci sono spiegoni, non c’è nulla se non ciò che sta accadendo ai due protagonisti principali, Jean e Mieli, la sua riluttante guardia del corpo/carceriera.

E qui potrei fare dei paragoni, ma non vorrei che venissero fraintesi, e dare così l’impressione che il lavoro di Rajaniemi sia derivativo o poco originale.
Non è così.
E tuttavia il primo impatto con il romanzo mi ha ricordato il primo impatto con The Stone Canal, di Ken McLeod – e questo non è un paragone da poco, visto che considero McLeod un ottimo autore, e The Stone Canal un eccellente romanzo.
Intelligente, spiazzante, hard al punto giusto.
E c’è, nello scaraventare senza pietà il lettore in un universo alieno e incomprensibile anche un tocco di M. John Harrison, e anche questo è per me un fatto assolutamente positivo.
The Quantum Thief è scritto benissimo e ha un sacco di idee sulle quali lavorare, dai concetti di identità e memoria a questioni quali la libertà individuale, il libero arbitrio e la costruzione di una società ideale.

Ma in realtà è un altro l’autore che getta la sua ombra pesantissima su questo romanzo.
Perché alla fine, The Quantum Thief è un’opera mitologica, è la creazione di un mito, quello dell’eterno trickster, del ladro infallibile, a partire da Arsenio Lupin, e dai romanzi di Maurice Leblanc. Arsenio Lupin come archetipo.
Jean le Flambeur, per quanto sballottato dagli eventi successivi alla sua evasione, è un personaggio competente e capace di uscire da ogni situazione, che ha alle spalle una vita lunghissima e memorie spesso dolorose di un passato ormai perduto per sempre, ma non per questo oggetto di malinconia o di rimpianto. È colto, raffinato, ma non senza una punta di pragmatismo e di spietatezza. È un trickster che parla per quegli elementi della psiche umana che ci hanno fatto scendere dagli alberi. È invincibile nella sua umanità.
Si tratta di una miscela che conosciamo molto bene: Jean le Flambeur è un personaggio di Roger Zelazny, appartiene alla stessa razza di Conrad Nomikos o di Sam (che alcuni chiamavano Mahasamatman).
E davvero, al di là della struttura, l’impressione di avere frale mani una storia partorita dalla mente di Roger Zelazny è forte, fortissima.
E chi legge questo blog con regolarità sa che non paragono a casaccio autori esordienti a Zelazny.

Ma davvero, leggendo un paio di sue interviste, Rajaniemi cita Leblanc e Zelazny come le sue due influenze principali, e mi ha fatto piacere scoprirlo, successivamente alla lettura. Perché se l’omaggio a Lupin è palese fin dall’epigrafe che apre il volume, Zelazny è presente in spirito ma mai nominato. Scoprire a posteriori che la sua presenza è confernata dall’autore è rassicurante: evidentemente non vedo fantasmi.

Ma lo ripeto, questo non è semplicemente un clone, una copiatura, una fanfiction di Zelazny – o di Leblanc. È un romanzo solido, originale e sorprendente, scritto da un autore molto abile e che ha fatto molto bene i propri compiti a casa.

The Quantum Thief non è un libro facile.
I non morti del nostro fandom piangeranno calde lacrime per la struttura insolita, per i punti di vista che si alternano, per la mancanza di spiegoni e pistolotti orientativi.
Ma come si diceva, questo non è un romanzo per chi desidera la solita zuppa, per chi desidera essere rassicurato, per chi vuole cominciare un romanzo sapendo già come andrà a finire, e per godersi un percorso piano e confortevole.
Questo è un romanzo per chi vuole leggere della buona, dell’ottima fantascienza.
E ce ne sono altri due, perché questo è il primo di una trilogia.
Non si poteva chiedere di meglio.

La fantascienza, come al solito, sta bene e vi saluta tutti (anche quelli che vogliono solo ristampe di Asimov).

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

22 thoughts on “The Quantum Thief: la leggenda del miglior ladro del sistema

  1. Grazie per l’ottimo spunto! Ho in programma (ormai da anni, mannaggia a me) la lettura di Rajaniemi. Me l’ero segnato dopo averne letto meraviglie sul blog di Charlie Stross, ma ho continuato a rimandare perché m’era parso di capire che il romanzo fosse, soprattutto, un romanzo davvero hard (pun intended), dal punto di vista della speculazione scientifica in cui la storia è immersa (anche il fatto che si trattasse del primo volume di una trilogia ha contribuito a tenermi a distanza…).
    Ovviamente in questi ultimi anni il mio approccio da lettore è per forza di cose influenzato dal voler/dover scegliere i libri da leggere anche in funzione eventuale pubblicazione italiana futura, e visto come vanno le cose qua fuori, proporre un romanzo (una trilogia!) di hard sf sarebbe per noi della Zona un suicidio commerciale.
    Detto questo, mi sa che mi toccherà leggerlo.

    Grazie ancora per lo splendidio commento!

    • Sull’impossibilità di tradurre una trilogia, non posso che concordare, purtroppo.
      E credo che il grosso pubblico non apprezzerebbe questo romanzo per il semplice fatto che si è perso troppe cose che sono uscite da quando è morto Dick a oggi, e quindi lo shock sarebbe eccesivo.
      Ed è un peccato, perché sono romanzi come questi che spingono avanti il confine e allargano il campo della fantascienza. È qui che succedono le cose davvero eccitanti.

  2. venduto in due secondi: ho trovato una copia usata a un centesimo che non potevo lasciare lì.
    anche io mi sono perso troppe cose che sono uscite da quando è morto Dick a oggi, proprio perché non esistono tradotte, e perché un libro come questo in lingua mi impiega un secchio di tempo per leggerlo. ma è anche vero che non è il numero di libri all’anno che conta. e che purtroppo sto nel paese sbagliato, per pensare che possa avere una qualche possibilità commerciale la traduzione di tanta SF recente.

    • @melocipede, sul discorso traduzioni, noi nel nostro piccolo stiamo facendo il possibile.
      Spero che tu ci conosca!
      (nel caso: http://www.zona42.it/wordpress/libri-e-autori/ )

      (Davide, se pensi non sia opportuno, cancella pure questo commento)

      • Per quersta volta passi, la prossima ti banno 😉

      • vi conosco, vi conosco 😀
        e apprezzo il lavoro e il coraggio.
        non vi trovo in libreria ma vi trovo ordinando online senza problemi
        il ciclo di virga me l’ero letto in inglese (rifatevela col padrone di casa qui, che me l’ha venduto prima che uscisse tradotto :D) ma ho apprezzato pashazade. gli altri li ho in lista, ma la lista ha sempre il solito problema: troppo lunga, troppo poco tempo, troppo volubile io come periodi di lettura…
        mi ci vorrebbe una bolla di stasi temporale

        • Grazie per le parole di apprezzamento!
          …e buone letture!

          • intanto sono riuscito a iniziare e finire arresto di sistema, e finalmente delle traduzioni degne di questo nome, oltre a un gran bel libro.
            dopo un paio di traduzioni recenti di altre case dove si vedevano grossolani errori coi falsi amici basilari, fa parecchio piacere anche quello.
            approfitto per fare di nuovo i complimenti, motivati.

            peccato per la copia di quantum thief che m’è arrivata con la copertina più brutta (la seconda del post qui sopra) e sdrucitissima…

            vediamo come va con la storia, appena esco dall’ultimo iniziato 🙂

            • Ti ringrazio per le belle parole, soprattutto per aver apprezzato la traduzione di Marco Piva. Sappiamo bene come spesso le versioni italiane dei libri di genere siano approssimative, per questo cerchiamo di porre la maggior attenzione possibile al lavoro del traduttore, e quando un lettore se ne rende conto per noi è una grande soddisfazione.

  3. Sembra davvero fantastico… Ma un romanzo del genere temo abbia un inglese troppo difficile per me. Mi sa che rimarrà lì….

  4. Leggendo la recensione ho avuto la sensazione che avessimo a che fare con un analogo di Use of Weapons di Ian M. Banks, ma con un ladro al posto di un guerriero. Che strano.

  5. 7 dollari per kindle, da quel che leggo mi sembra che li valga tutti
    Come dissi in passato, devi farti pagare le percentuali 😉

    • Oh, semplicemente, se metto i link ad Amazon (prenderei circa un 7% per ogni vendita, senza ovviamente alcuna maggiorazione per gli acquirenti), i miei affezionati lettori non li cliccano, quindi tanto vale lasciar perdere.
      Quando i messaggi arrivano chiari bisogna tenerne conto 😉

  6. Mi hai convinto quaqbto hai citato Macleod….preso

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